{"id":1264,"date":"2018-05-15T00:00:05","date_gmt":"2018-05-14T22:00:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=1264"},"modified":"2019-09-26T18:47:57","modified_gmt":"2019-09-26T16:47:57","slug":"i-cecchini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/storia\/i-cecchini\/","title":{"rendered":"I Cecchini"},"content":{"rendered":"<h2>Con lo sviluppo della guerra moderna e i miglioramenti tecnici, i cecchini si ritagliarono un ruolo sempre pi\u00f9 significativo. Ma come si svilupp\u00f2 questa modalit\u00e0 di combattimento e a chi i cecchini devono il loro nome?<\/h2>\n<h6>Di\u00a0Gian Vittorio Avondo e Gianbattista Aimino<\/h6>\n<p>Come nascono i cecchini? Da quando esistono le armi da fuoco, danneggiare il nemico decimandone gli uomini tenendoli costantemente sotto tiro con fucilieri scelti \u00e8 una tattica assai vantaggiosa. Ci\u00f2 perch\u00e9 oltre ad arrecare un danno numerico si arreca un danno psicologico di vastissima portata, costringendo chi si sente inquadrato a vivere nel perenne terrore, impedendogli anche le operazioni pi\u00f9 importanti e necessarie come il trasporto e la consegna del cibo a chi si trova in prima linea. Fino alla fine del Settecento, tuttavia, questa pratica risult\u00f2 molto difficile perch\u00e9 non si usavano fucili a canna rigata ma a canna liscia, che non permettevano di indirizzare il proiettile con precisione. Nel Seicento e nel primo Settecento si cerc\u00f2 di ovviare al problema utilizzando fucili con canne lunghe circa 2 metri (famosa la colubrina con cui il capitano valdese Giosu\u00e9 Gianavello teneva sotto tiro i soldati sabaudi), che per\u00f2 offrivano enormi svantaggi nel brandeggio, nell\u2019a\u00advancarica e nel peso.<\/p>\n<div id=\"attachment_1269\" style=\"width: 1008px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1269\" class=\"size-full wp-image-1269\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/EarlyCoulevrines.jpg\" alt=\"\" width=\"998\" height=\"530\" \/><p id=\"caption-attachment-1269\" class=\"wp-caption-text\">Ricostruzione ottocentesca delle prime colubrine (foto via Wikimedia Commons).<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Metti una sigaretta in tre<\/h3>\n<p>I primi fucili a canne rigate risalgono alla fine del Settecento e sono inglesi, e il pri\u00admo vero banco di prova per i tiratori fu la <a href=\"http:\/\/www.storia.rai.it\/articoli\/la-guerra-anglo-boera\/11022\/Rai%20Storia\">guerra anglo-boera<\/a>, combattuta in Su\u00addafrica a due riprese tra il 1880 e il 1902, che consacr\u00f2 alla Gran Bretagna l\u2019intero possesso dello Stato del Capo. Nell\u2019occa\u00adsione furono proprio i boeri \u2013 contadini di origine olandese primi emigrati nel luogo \u2013 che, privi di addestramento ma abili nel\u00adla caccia, si dettero alla guerra di cecchi\u00adnaggio proprio sfruttando le potenzialit\u00e0 e la precisione dei nuovi fucili a canne rigate. A questa guerra si fa anche risalire la credenza secondo cui quando si accen\u00adde una sigaretta e la si fa circolare fra tre persone, la pi\u00f9 giovane sarebbe condan\u00adnata a morire nel giro di poco tempo. In questa convinzione c\u2019\u00e8 un fondo di verit\u00e0, ed \u00e8 legato proprio all\u2019abitudine boera di stare in costante osservazione delle trincee nemiche e sfruttare le fiammelle dei cerini per le sigarette per prendere la mira. So\u00adprattutto tra gli inglesi, per i quali il bon ton non era un optional, quando si con\u00addivideva una sigaretta in tre di norma fu\u00admava prima il pi\u00f9 anziano e il pi\u00f9 giovane arrivava ultimo. Bene, proprio il passaggio della fiammella dall\u2019uno all\u2019altro alla fine risult\u00f2 essere fatale in innumerevoli casi: sul primo uomo il tiratore spianava il fucile, sul secondo lo puntava e sul terzo sparava\u2026<\/p>\n<div id=\"attachment_1268\" style=\"width: 390px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1268\" class=\"size-full wp-image-1268\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Boers_1881.png\" alt=\"\" width=\"380\" height=\"401\" \/><p id=\"caption-attachment-1268\" class=\"wp-caption-text\">\u00abThe war in the Transvaal: The Boers&#8217; method of fighting\u00bb. Da <em>The Illustrated London News<\/em>, 1881 (foto via Wikimedia Commons).<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Cecco Beppe e i suoi cecchini<\/h3>\n<p>Nella Grande Guerra gli austriaci utiliz\u00adzarono molto questa tecnica sul fronte carsico, gettando nel terrore i fanti di trincea italiani e scompigliandone le fila. Tra Ottocento e Novecento, le guerre tra Austria e Piemonte (prima) e Italia (poi) furono ben quattro: le tre guerre d\u2019indi\u00adpendenza e la prima guerra mondiale. In tutte e quattro l\u2019imperatore austriaco fu sempre il medesimo: Francesco Giuseppe d\u2019Asburgo, che salito al trono nel 1848 vi rimase fino al 1916, anno della sua morte.<\/p>\n<blockquote><p>Del pericolo non ne faccio pi\u00f9 caso, i colpi di cannone e fucilerie non ne faccio pi\u00f9 caso, ma di pi\u00f9 son sei giorni che veglio senza dormire mezzora nelle trincee ce l\u2019acqua [sic] e fango alto al ginocchio e addossato a me non si trova un filo asciutto e continua a piovere, di cambio non se ne parla e si continua da male a peggio<\/p><\/blockquote>\n<p>Essendo cos\u00ec longevo e in qualche modo responsabile di questi conflitti, divenne per gli italiani una vera ossessione e, come tale, svilito e ridicolizzato ogni volta si parlasse di lui. Tra gli sfott\u00f2 pi\u00f9 benevoli vi era la deformazione confidenziale del suo nome in Cecco Beppe. I cecchini, quindi, erano i tiratori di Cecco, e il termi\u00adne, al di l\u00e0 delle intenzioni di chi lo aveva creato, varc\u00f2 i confini e divenne interna\u00adzionale.<\/p>\n<div id=\"attachment_1266\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1266\" class=\"size-large wp-image-1266\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Cecco-beppe-756x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"1024\" \/><p id=\"caption-attachment-1266\" class=\"wp-caption-text\">Frontespizio dell&#8217;<em>Asino<\/em>, pubblicato circa due settimane dopo la morte dell&#8217;imperatore. Cecco Beppe, raffigurato come un \u00abboia austriaco\u00bb, si presenta all&#8217;inferno con il suo \u00abkit da forca\u00bb. Viene spedito dal diavolo tra gli assassini, mentre dal cielo i \u00abmartiri italiani\u00bb osservano la scena.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>E non solo loro<\/h3>\n<p>I cecchini furono solo uno dei tanti ingredienti di una guerra che si combatt\u00e9 anche e soprattutto sul <a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/storia\/luigi-cadorna-il-comandante-e-solo\/\">morale dei soldati<\/a>, sulla loro capacit\u00e0 di resistenza fisica e psicologica. Un\u2019esperienza molto ben riassunta in questa lettera, spedita a pochi mesi dall\u2019ingresso dell\u2019Italia nel conflitto. \u00abDa qui in mezzo ai patiboli rispondo alle vostre care parole che solo pi\u00f9 quelle mi danno un po\u2019 di tranquillit\u00e0 sapendovi in salute tutti Carissimi cognato e sorelle, anch\u2019io ancora sono in salute ma anche quella mi toccher\u00e0 consumare, non tutto vi posso spiegare perch\u00e9 certo vi farei fare qualche lagrima. Del pericolo non ne faccio pi\u00f9 caso, i colpi di cannone e fucilerie non ne faccio pi\u00f9 caso, ma di pi\u00f9 son sei giorni che veglio senza dormire mezzora nelle trincee ce l\u2019acqua [sic] e fango alto al ginocchio e addossato a me non si trova un filo asciutto e continua a piovere, di cambio non se ne parla e si continua da male a peggio, ma voi altri non vi dovere fastidire io non ne faccio neanche pi\u00f9 caso siamo tutti cos\u00ec, bisogna rassegnarsi a un solo volere e stare sotto la protezione di Dio che solo lui ci pu\u00f2 aiutare. La grandezza d\u2019Italia sar\u00e0 quella che sar\u00e0 a noi quasi tutti la. [\u2026] Io son di buon umore lo stesso e anche voi fatevi coraggio che se Dio vorr\u00e0 qualche volta s\u2019abbraccieremo [sic] tutti quanti, vostro Carlino amato [\u2026] Fevla bin e via i sagrin cic ciuc nduma a la posta\u00bb. (Lettera del 2 ottobre 1915 di un alpino non identificato del battaglione \u00abVal Pellice\u00bb, Archivio privato \u2013 Pinerolo).<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/la-grande-guerra-dei-piemontesi\/\">Vuoi approfondire? Clicca qui.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1273 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/aimino-avondo-la-Grande-Guerra-dei-piemontesi-300x400.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"400\" \/><\/a><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con lo sviluppo della guerra moderna e i miglioramenti tecnici, i cecchini si ritagliarono un ruolo sempre pi\u00f9 significativo. Ma come si svilupp\u00f2 questa modalit\u00e0 di combattimento e a chi i cecchini devono il loro nome? Di\u00a0Gian Vittorio Avondo e Gianbattista Aimino.<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":1271,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[127,126,78],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Photograph_Boeren_brandwacht_Boer_Picker._Wellcome_L0021296.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1264"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1264"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1264\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2317,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1264\/revisions\/2317"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1271"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1264"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1264"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1264"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}