{"id":1363,"date":"2018-06-26T00:00:50","date_gmt":"2018-06-25T22:00:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=1363"},"modified":"2018-06-25T22:32:00","modified_gmt":"2018-06-25T20:32:00","slug":"orsi-e-arlecchini-il-carnevale-delle-alpi-occidentali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/oltre\/orsi-e-arlecchini-il-carnevale-delle-alpi-occidentali\/","title":{"rendered":"Orsi e arlecchini: il carnevale delle Alpi occidentali"},"content":{"rendered":"<h2>I carnevali alpini offrono una particolare stratificazione di maschere e riti, alcuni antichissimi. Cultura cristiana e riviviscenze pagane si mescolano nei giorni in cui l&#8217;ordine sociale viene rovesciato e le paure pi\u00f9 profonde esorcizzate.<\/h2>\n<h6>Di Gian Vittorio Avondo<\/h6>\n<p>Derivante dalle dionisiache greche (le <em>antesterie<\/em>) e dai saturnali romani (feste durante le quali erano aboliti gli ordini sociali legati alle gerarchie per far andare in scena l\u2019esatto contrario), il carnevale assunse importanza nel <a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/oltre\/saraceni-sulle-alpi\/\">Medioevo<\/a>, quando divenne occasione per irridere il potere e, soprattutto, per trasgredire le abitudini alimentari, cibandosi di ci\u00f2 che in altri momenti dell\u2019anno era scarsamente disponibile. In particolare della carne, tant\u2019\u00e8 che il carnevale trae proprio la sua denominazione dalla locuzione latina <em>carnem levare<\/em> (ovvero togliere la carne), in riferimento al lungo digiuno imposto dalla quaresima, un momento di espiazione introdotto dalla Chiesa per temperare gli eccessi cui vissuti durante il periodo carnevalesco.<\/p>\n<div id=\"attachment_1369\" style=\"width: 778px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1369\" class=\"wp-image-1369 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/4Champlas-la-danza-768x1024.jpg\" alt=\"carnevale Champlas\" width=\"768\" height=\"1024\" \/><p id=\"caption-attachment-1369\" class=\"wp-caption-text\">Scene di danza dal carnevale di Champlas. Foto di Gian Vittorio Avondo.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>I carnevali alpini e le loro simbologie<\/h3>\n<p>I carnevali alpini, pur cogliendo l\u2019essenza di questi principi, rappresentano per\u00f2 qualcosa di pi\u00f9 rispetto a quelli cittadini. Se questi ultimi, infatti, volevano e vogliono soprattutto essere irrisione del potere, nei carnevali propri delle montagne vanno individuati elementi ulteriori. L\u2019autorit\u00e0 irrisa nel corso di queste manifestazioni non \u00e8 dunque genericamente la classe politica, ma la tradizionale autorit\u00e0 di paese o comunque le figure di riferimento cui i valligiani si dovevano rapportare: il parroco, il medico e il giudice, spesso chiamato a dirimere questioni di confini e di propriet\u00e0.<\/p>\n<p>Accanto a questi, trovavano poi spazio figure destinate a turbare l\u2019immaginario collettivo, a volte legate a particolari credenze, cui era affidato il ruolo fondamentale di rappresentare o il carnevale stesso o il responsabile della sua morte. Si tratta del lupo, l\u2019orso o l\u2019uomo selvatico: figure con cui diuturnamente si dovevano fare i conti.<\/p>\n<p>La morte del carnevale e l\u2019avvento della Quaresima altro non vogliono essere che l\u2019auspicio legato al rinnovarsi delle stagioni, all\u2019arrivo della primavera, alla ripesa del ciclo agrario e alla speranza di raccolti proficui. Basti pensare, a questo proposito, al formidabile significato simbolico dell\u2019aratura della neve, nel carnevale di Champlas du Col (Torino).<\/p>\n<p>I carnevali alpini, densi di simbologia, intrisi di cultura materiale e di metafore legate alla societ\u00e0 e alla vita quotidiana, rappresentano una categoria antropologica di estremo interesse in quanto sintesi di ansie e speranze delle genti montane.<\/p>\n<div id=\"attachment_1366\" style=\"width: 693px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1366\" class=\"wp-image-1366 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Lajetto-Arlecchini-683x1024.jpg\" alt=\"arlecchino Lajetto\" width=\"683\" height=\"1024\" \/><p id=\"caption-attachment-1366\" class=\"wp-caption-text\">Una danza tra arlecchini a Lajetto. Foto di Gian Vittorio Avondo.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>L\u2019orso di segale di Valdieri<\/strong><\/h3>\n<p>L\u2019orso di segale, ovvero un figurante vestito con un goffo costume, con tanto di cappello, intessuto con la paglia di segale, evoca e incarna a Valdieri, piccolo centro nel cuore delle Alpi Marittime, i miti e le paure ancestrali delle genti della montagna: l\u2019uomo selvaggio, i grandi mammiferi predatori. Vuole anche essere, tuttavia, un importante messaggio d\u2019augurio, legato agli antichi culti di Sant\u2019Orso, vescovo di Aosta dal nome fortemente evocativo. La ricorrenza di Sant\u2019Orso, di cui il poco che si conosce \u00e8 pi\u00f9 leggenda che storia, \u00e8 stato cos\u00ec denominato, \u00e8 posta tra la fine dell\u2019inverno e l\u2019inizio della primavera. \u00c8 collocata nel periodo (il primo giorno di febbraio) in cui gli orsi cominciano a dare i primi segni di vita dopo il lungo sonno invernale. Innumerevoli i detti popolari legati a questa stagione (\u00aba Sant\u2019Orso i ruscelli cominciano a scongelare\u00bb) o quelli che invitano il contadino a non buttare le provviste per gli animali (paglia e fieno), perch\u00e9 l\u2019inverno non \u00e8 ancora terminato. In questo contesto l\u2019orso \u00e8 spauracchio e auspicio allo stesso tempo: queste sue due qualit\u00e0 sono sostanzialmente il messaggio che la manifestazione carnevalesca vuole lasciare.<\/p>\n<p>Dopo anni di abbandono, decretato anche dal fascismo, che nel 1931 soppresse con decreto prefettizio la manifestazione, l\u2019orso \u00e8 tornato in anni recenti a danzare tra le case di Valdieri. Si tratta, come detto, di un personaggio avvolto da un goffo abito intessuto con paglia di segale, che calca un cappello costituito dello stesso materiale.<\/p>\n<p>Il giorno di carnevale questa specie di \u00abmostro\u00bb, con la faccia annerita di caligine, viene esibito per le vie del paese incatenato dai domatori e seguito dalle <em>fantine,<\/em> ragazze vestite con costumi fantasiosi, dai <em>perul\u00ecer <\/em>o <em>magn\u00ecn<\/em>, gli stagnini. Alla fine l\u2019orso fugge, mentre la giovane donna che per tutta la manifestazione ha danzato con lui, simbolo della Quaresima, rimane tra la gente.<\/p>\n<div id=\"attachment_1370\" style=\"width: 694px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1370\" class=\"wp-image-1370 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Valdieri-2-e1528026546387-684x1024.jpg\" alt=\"orso Valdieri\" width=\"684\" height=\"1024\" \/><p id=\"caption-attachment-1370\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;orso vestito di paglia di segale di Valdieri. Foto di Gian Vittorio Avondo.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Quando balla l\u2019orso di Mompantero<\/strong><\/h3>\n<p>L\u2019orso che si mette in movimento la prima domenica di febbraio in occasione della festa di Santa Brigida e nelle vicinanze del giorno della \u00abCandelora\u00bb, momento fondamentale del ciclo agrario (quando si poteva presumere la durata futura dell\u2019inverno), \u00e8 quello che a Urbiano (frazione di Mompantero) anima l\u2019importante\u00a0 manifestazione che i locali chiamano <em>F\u00f4ra l\u2019ours<\/em>. In questa occasione si festeggia il grande plantigrado, un tempo comune nelle montagne piemontesi, che nei detti popolari comincia a muoversi e a scuotersi dal letargo nei giorni di tardo inverno, nei giorni cio\u00e8, in cui ricorre la festa di Sant\u2019Orso, santo mitico cui venivano attribuite virt\u00f9 particolari (come per esempio nella <em>Chapelle de St. Ours<\/em> a Ubayette, dove si praticava il rito del ritorno in vita per i bimbi morti prima del battesimo).<\/p>\n<p>L\u2019orso di Urbiano, come a Valdieri, se da un lato vuole rappresentare l\u2019auspicio di una rapida morte per l\u2019inverno e un saluto alla primavera incipiente, dall\u2019altro vuole esorcizzare una tra le pi\u00f9 significative paure delle genti della montagna: nell\u2019occasione, infatti, l\u2019orso si presenta ridotto all\u2019impotenza, legato e governato da un domatore. Non bisogna abbassare l\u2019attenzione, tuttavia, perch\u00e9 se si allenta la corda comincia l\u2019orso inizia a dimenarsi e a emettere <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=dsKMN4AHlwQ\">urla terribili<\/a>.<\/p>\n<p>La manifestazione, si scandisce in due momenti, uno religioso, il mattino quando dopo la messa vengono distribuiti i pani benedetti, e uno laico, quasi pagano, viste le sue probabili origini precristiane. Consiste nella sfilata dell\u2019orso, interamente vestito di pelo e con un campanaccio, e dei quattro cacciatori suoi custodi, che al seguito di alcuni musicanti si mostrano per il paese, fermandosi ogni tanto per calmare la sete con robuste bevute di vino rosso. Il gioco consiste, almeno per la prima parte della manifestazione, nel cercare di trattenere l\u2019orso che con urla belluine cerca di avventarsi sugli spettatori. In un secondo momento la banda inizia a intonare motivi pi\u00f9 ballabili e l\u2019orso, ammansito dalla musica, sceglie una tra le tante ragazze in costume e inizia a danzare con lei senza che i cacciatori cerchino di ostacolarlo. \u00c8 la resa dell\u2019uomo selvatico, vinto dalla bellezza e dalla dolcezza.<\/p>\n<div id=\"attachment_1368\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1368\" class=\"wp-image-1368 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/OrsoMompantero-1024x1019.jpg\" alt=\"orso di Mompantero\" width=\"1024\" height=\"1019\" \/><p id=\"caption-attachment-1368\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;orso di Mompantero. Foto di Gian Vittorio Avondo.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>L\u2019antico Carnevale di Champlas du Col<\/strong><\/h3>\n<p>Morto nel 1947 e rinato episodicamente nel\u00a0 2006, ad opera di alcune associazioni locali, il carnevale di Champlas du Col ha origini assai antiche ed \u00e8 caratterizzato da brevi rappresentazioni (oggi si direbbe \u00abFlash mob\u00bb) inscenate da gruppi di giovani mascherati che percorrono il paese nei giorni della domenica e di marted\u00ec.<\/p>\n<p>Un tempo si trattava di un rito assai complesso, che prendeva l\u2019avvio il giorno successivo la festa di Sant\u2019Antonio Abate, il 17 gennaio. Tra quella data e primo febbraio, in tempi diversi cominciavano a muoversi i figuranti.\u00a0 Il vecchio e la vecchia danzavano nella stalla pi\u00f9 grande del paese, fingendo di mungere una capra, il <em>Mons\u00f9<\/em> e la <em>Madama, <\/em>vestiti in abiti cittadini, passavano a visitare le case del villaggio e infine nella notte tra il 31 gennaio e il primo febbraio, l\u2019orso e il domatore visitavano le stalle per ricordare al contadino l\u2019approssimarsi della primavera (e quindi l\u2019uscita dell\u2019orso dal letargo).\u00a0Poi non restava che attendere la settimana di carnevale, quando tra gioved\u00ec e marted\u00ec grasso le maschere uscivano per la questua tra le frazioni di Sestriere, chiedendo cibo per la festa finale. Ci\u00f2 che offrivano in cambio era l\u2019annuncio della fine dell\u2019inverno.<\/p>\n<p>I personaggi rappresentati dai giovani mascherati sono predefiniti e del tutto tipici dei carnevali alpini. Per buona parte rappresentano simbolicamente gli stereotipi della societ\u00e0 otto-novecentesca: due arlecchini, due carabinieri, due medici\/avvocati, la cantiniera, il giudice, il narratore, due vecchi e una vecchia, la quaresima, il carnevale e la figlia di carnevale.\u00a0Il momento pi\u00f9 pregnante e simbolico dell\u2019intera rappresentazione \u00e8 sicuramente costituito dall\u2019aratura della neve, praticata con un vecchio aratro. Questo evidentemente pu\u00f2 essere considerato una sorta di eredit\u00e0 di un antico rito propiziatorio, utile a invocare buoni raccolti per l\u2019anno che andava a cominciare e per stimolare il risveglio della terra dopo il \u00absonno\u00bb invernale.<\/p>\n<p>Dopo il rito, la sceneggiata carnevalesca continua con la morte del vecchio, soccorso dal medico, e con il \u00abprocesso al carnevale ed alla quaresima\u00bb nel quale alcuni personaggi del corteo mascherato vengono accusati di comportamento amorale. All\u2019atto della condanna i personaggi vengono imprigionati, ma non gli arlecchini, che in virt\u00f9 della loro scaltrezza riescono a sfuggire alla cattura. In base alla sentenza la quaresima viene considerata innocente e per questo motivo autorizzata a prendere il posto del carnevale.<\/p>\n<div id=\"attachment_1365\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1365\" class=\"wp-image-1365 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/4Champlas-laratura-della-neve-foto-Bianchetti-1-1024x681.jpg\" alt=\"aratura della neve\" width=\"1024\" height=\"681\" \/><p id=\"caption-attachment-1365\" class=\"wp-caption-text\">Un particolare dell&#8217;aratura della neve. Foto di Gian Vittorio Avondo.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Le Barbuire di Lajetto<\/strong><\/h3>\n<p>Lajetto \u00e8 un piccolo borgo del Comune di Condove, in cui storicamente si teneva un importante carnevale alpino, certamente uno tra i pi\u00f9 curiosi e studiati del Piemonte. Tenutosi per l\u2019ultima volta nel 1950 il carnevale \u00e8 stato riproposto in chiave pi\u00f9 moderna e organizzata nel 2010, grazie alla tenacia di un\u2019associazione culturale (l\u2019Associazione <em>Le Barbuire<\/em>) che tutt\u2019oggi si occupa della sua organizzazione.<\/p>\n<p>L\u2019evento si svolge in un\u2019unica giornata, il pomeriggio della domenica di carnevale, ed \u00e8 messo in scena da maschere (<em>Barbuire<\/em>) che si dividono in due gruppi: i belli ed i brutti.\u00a0Del primo gruppo fan parte personaggi che si ritrovano in molti carnevali alpini: due Arlecchini, il <em>Munss\u00f9<\/em> e la <em>T\u00f2ta<\/em> elegantemente vestiti e raffiguranti altrettanti cittadini (addirittura il <em>Munss\u00f9<\/em> reca una valigia in mano, come fosse nell\u2019atto di partire o di arrivare), il dottore e il soldato, ovvero altre due figure immancabili in questo genere di rappresentazioni.<\/p>\n<p>Appartengono invece alla categoria dei brutti: le coppie di vecchie e vecchi (caratterizzate da maschere deformi e bitorzolute) e il cosiddetto <em>Pajasso<\/em>, ovvero una figura vestita con pelle di capra e maschera animalesca, che vorrebbe significare l\u2019uomo selvatico, figura tipica della cultura e della mitologia alpina. Costui reca un lungo bastone cui \u00e8 appeso per le zampe un gallo, oggi di plastica, ma un tempo vivo e vegeto.\u00a0Ai brutti \u00e8 anche demandato il compito di infastidire con scherzi (talora pesanti) i convenuti per assistere alla sfilata, che si svolge per le vie del paese, al seguito di alcuni suonatori di strumenti tradizionali. Qui e l\u00e0, dove possibile, ci si ferma per ballare tra le case, ponendo sempre molta attenzione agli scherzi dei brutti, che sbucano dai nascondigli.<\/p>\n<div id=\"attachment_1367\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1367\" class=\"wp-image-1367 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Lajetto-Pajass-1024x683.jpg\" alt=\"Pajasso di Lajetto\" width=\"1024\" height=\"683\" \/><p id=\"caption-attachment-1367\" class=\"wp-caption-text\">Il <em>Pajasso<\/em> di Lajetto, si appoggia al bastone su cui campeggia la gallina. Foto di Gian Vittorio Avondo.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Passando tra le case, il corteo giunge lentamente al grande prato denominato del \u00abTerah\u00e9\u00bb, posto al fondo del paese. Qui, tra le danze degli arlecchini e del <em>Munss\u00f9<\/em> e della <em>T\u00f2ta<\/em>, il <em>Pajasso<\/em> stacca il gallo dal suo bastone, per appenderlo a testa in gi\u00f9 al ramo di un albero. Tra lazzi e danze, di tanto in tanto alcuni personaggi tentano di tagliare la testa al gallo, senza per altro riuscirci: sar\u00e0 lo stesso <em>Pajasso<\/em>, che con un colpo netto, staccher\u00e0 la testa all\u2019animale, uccidendo simbolicamente il Carnevale e con esso l\u2019inverno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I carnevali alpini offrono una particolare stratificazione di maschere e riti, alcuni antichissimi. Cultura cristiana e riviviscenze pagane si mescolano nei giorni in cui l&#8217;ordine sociale viene rovesciato e le paure pi\u00f9 profonde esorcizzate. Di Gian Vittorio Avondo.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":1367,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[148,146,64,147],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Lajetto-Pajass.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1363"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1363"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1363\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1427,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1363\/revisions\/1427"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1367"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1363"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1363"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1363"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}