{"id":1428,"date":"2018-07-10T00:25:23","date_gmt":"2018-07-09T22:25:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=1428"},"modified":"2018-07-10T00:25:23","modified_gmt":"2018-07-09T22:25:23","slug":"sessantotto-cinema-e-contestazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/oltre\/sessantotto-cinema-e-contestazione\/","title":{"rendered":"Sessantotto: cinema e contestazione"},"content":{"rendered":"<h2>Sessantotto e cinema vissero un rapporto stretto, a volte quasi camminando a braccetto. Ma esiste un cinema del Sessantotto? Quali film ispirarono quei giovani e quali furono prodotti mentre soffiava, fuori e dentro le sale, il vento della contestazione?<\/h2>\n<h6>Di Carlo Ugolotti<\/h6>\n<p>Del Sessantotto sono state date tante interpretazioni, spesso contrastanti tra loro; di quest\u2019anno speciale, a suo modo rivoluzionario senza mai essere una rivoluzione, ne hanno parlato storici, giornalisti, scrittori, registi, artisti, testimoni, protagonisti e critici. Vincenzo Camerino ha individuato nel cinema lo strumento di comunicazione che pi\u00f9 risultava idoneo alla militanza politica del movimento ma anche il medium di produzione culturale che pi\u00f9 aveva forgiato l\u2019immaginazione dei contestatori, molti di essi provenienti da placide citt\u00e0 di provincia. Ma esiste un cinema del Sessantotto?\u00a0 Un cinema che abbia una sua specificit\u00e0 e una sua unicit\u00e0 rispetto a quello degli anni precedenti? Rispondere \u00e8 molto difficile ma, analizzando i film allora distribuiti e qualche documento d\u2019archivio, ci si pu\u00f2 rendere conto della complessit\u00e0 del Sessantotto cinematografico, una complessit\u00e0 che rispecchia quella del <a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/il-68-a-torino\/\">rapporto tra contestatori e la societ\u00e0<\/a> nel suo intero.<\/p>\n<div id=\"attachment_1430\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1430\" class=\"wp-image-1430 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/ugolotta-1024x512.jpg\" alt=\"Sessantotto Jean-Luc Godard, Roman Polanski e Fran\u00e7ois Truffaut.\" width=\"1024\" height=\"512\" \/><p id=\"caption-attachment-1430\" class=\"wp-caption-text\">Foto scattata nel fatidico 1968. Si riconoscono, tra gli altri, Jean-Luc Godard, Roman Polanski e Fran\u00e7ois Truffaut.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Il cinema: la palestra dell\u2019antiautoritarismo<\/h3>\n<p>Alcuni intellettuali, tra cui Luisa Passerini e Silverio Tomeo, hanno parlato, in riferimento al caso italiano, di un \u00ablungo Sessantotto\u00bb, un anno che non si esaurisce nei suoi 366 giorni (si tratt\u00f2 infatti di un anno bisestile!) i cui effetti continuano senza interruzione per i decenni successivi; altri storici hanno parlato della Grande Contestazione come uno dei primi casi di vero e proprio \u00abevento globale\u00bb. Proviamo a partire da queste due ipotesi applicandole al cinema, mettendo in discussione il concetto stesso di Grande Contestazione.<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/wXRgAXU1-T4?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Sessantotto cinematografico fu senza dubbio lungo e globale, non solo nelle sue proiezioni future ma anche nel suo essere figlio del periodo precedente; per certi versi il cinema di quest\u2019anno cruciale segna addirittura la fine delle grandi rivoluzioni espressive degli anni precedenti. Gli USA avevano aperto la strada alla Grande Ribellione nel decennio precedente con una figura inquieta che contestava l\u2019autorit\u00e0 costituita (ben prima degli studenti \u00abcinesi\u00bb), James Dean, giovane arrabbiato e ribelle senza causa in <em>Giovent\u00f9 bruciata, <\/em>affiancato dal suo simile \u2013 seppur pi\u00f9 animalesco-, Marlon Brando ne <em>Il Ribelle. <\/em>Anche il Regno Unito aveva prodotto un cinema nuovo, provocatorio verso le regole e la tradizione: il cinema a tematica proletaria e sociale (i film del <em>kitchen sink<\/em>) ma soprattutto l\u2019esplosione pop e anarcoide di <em>Hard day\u2019s night<\/em>, film con i Beatles diretto da Richard Lester. Proprio questa produzione, cos\u00ec libera nella forma, nei contenuti e dichiarata nella sua aperta sfida a tutto ci\u00f2 che incarnava la tradizione sembrava incarnare quella \u00abcomunicazione esplosiva\u00bb che Maurice Blanchot ha usato per descrivere il maggio 1968.<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/TWbiVqlSMgc?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Pellicole impegnate<\/h3>\n<p>Anche la <em>nouvelle vague<\/em> francese nasce in anticipo sul Sessantotto \u2013 la sua sfida al <em>cin\u00e9ma de papa <\/em>\u00e8 quanto di pi\u00f9 sessantottino si possa pensare \u2013 : rottura dei linguaggi tradizionali (Godard), una nuova sessualit\u00e0 non pi\u00f9 bacchettona (<em>Jules et Jim)<\/em>, la ricerca di figure \u00abmaestre\u00bb lontane da quelle canonizzate e un progressivo avvicinamento ai temi della politica e della rivoluzione stessa. Anche in Italia il cinema anticipa, seppur in forma pi\u00f9 discreta, i temi della Contestazione: il rapporto conflittuale con i grandi partiti e la ripresa del mito resistenziale (<em>Le stagioni del nostro amore,<\/em> <em>La lunga notte del \u201943 <\/em>e <em>Il terrorista<\/em>), il conflitto generazionale (<em>Gli sbandati<\/em>), la critica alla civilt\u00e0 del benessere (<em>I mostri<\/em> e <em>La voglia matta)<\/em> e il sentimento anti-borghese di un film come <em>Prima della rivoluzione. <\/em>Senza neanche volere tirare in ballo<em> I pugni in tasca <\/em>di Bellocchio!<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/RtAphYxZibc?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fu proprio Bellocchio in un\u2019intervista all\u2019Espresso del 1966 a fare un \u201cmanifesto\u201d del cinema \u00abarrabbiato\u00bb:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abQui da noi manca una carica provocatoria, educativa non in senso didascalico. O meglio c\u2019\u00e8 ma a livello delle \u00e9lite. Per il resto tu mi provochi e io me ne frego. E invece bisogna provocare, perch\u00e9 i conti non tornano con una certa societ\u00e0 borghese, puntellata dal regime e dalla socialdemocrazia. Nel periodo della resistenza erano i fatti esterni a stimolare, tutti erano pi\u00f9 all\u2019erta, pi\u00f9 dialettici. Ma oggi, mancano perfino le occasioni per avviare un discorso. E allora, bisogna crearle artificialmente. Poesia e letteratura sono impotenti, solo il cinema pu\u00f2 tentare, anche senza troppe illusioni.\u00bb <em>\u00a0<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/XLIwsianBJ0?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Il Sessantotto in poltroncina<\/h3>\n<p>Ma da queste premesse possiamo quindi affermare che i film del Sessantotto fossero rappresentanti di un cinema \u00abcontestatore\u00bb e che il pubblico cercasse nelle sale un corrispettivo filmico delle rivolte nelle strade? Le produzioni di quell\u2019anno rappresentano proprio la spaccatura sociale di quegli anni in cui i giovani protestavano davanti ai cinema che proiettavano <em>Berretti verdi <\/em>di John Wayne ma anche anni in cui spettatori allibiti dalle \u00abnefandezze\u00bb che vedevano sullo schermo scrivevano lettere irate ai giornali locali invocando una censura sul cinema, corruttore di giovani. I giovani stessi erano divisi: un giovane <em>beatnik <\/em>di Parma in una lettera alla \u00abGazzetta di Parma\u00bb (11 settembre 1968), in seguito a una protesta davanti a un cinema che gli ha impedito di vedere un film sul Vietnam, si lamenta del fatto che \u00abi comunisti e i loro soci psiuppini ormai hanno puntato sui capelloni per continuare la loro marcia di conquista. Hanno fatto diventare comunisti Bob Dylan, Joan Baez ed ora anche i capelloni della nostra citt\u00e0\u00bb. Il 1968 \u00e8 l\u2019anno di film politici e contestatari, di <em>La cinese<\/em> di Godard e de <em>La Cina \u00e8 vicina <\/em>di Bellocchio (anche se entrambi furono realizzati l\u2019anno prima), di documentari contro la guerra nel Vietnam e a favore della liberazione sessuale, ma furono prodotti convenzionali a vincere la guerra del box-office: la massa del pubblico premi\u00f2 <em>Il medico della mutua, Mayerling <\/em>e <em>Straziami di baci saziami.<\/em><\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/2xhfSWEbbhM?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fu l\u2019anno dei cinema del terzo mondo, di Glauber Rocha e delle contestazioni ai grandi festival di cinema, ma fu anche l\u2019anno in cui l\u2019Oscar per il miglior film \u2013 assegnato nel 1969 \u2013 and\u00f2 a <em>Oliver! <\/em>\u00a0e in cui la rivoluzione sessuale fu inglobata da una maxi-produzione De Laurentis come <em>Barbarella, <\/em>il sogno hippy veniva gi\u00e0 dichiarato morto da Dennis Hopper in <em>Easy Rider <\/em>e le ombre della paranoia e della violenza del decennio successivo venivano anticipate da <em>Rosemary\u2019s Baby<\/em> e dall\u2019horror politico <em>La notte dei morti viventi. <\/em>Tra tante rivoluzioni annunciate e disattese, tra film politici (<em>La classe operaia va in paradiso) <\/em>e film di cassetta, la grande rivoluzione cinematografica venne dallo spazio sotto forma di monolite: il 1968 infatti fu l\u2019anno di <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ivPu3t2j4Fg\"><em>2001: odissea nello spazio <\/em><\/a>di Stanley Kubrick.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sessantotto e cinema vissero un rapporto stretto, a volte quasi camminando a braccetto. 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