{"id":1455,"date":"2018-08-21T00:00:14","date_gmt":"2018-08-20T22:00:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=1455"},"modified":"2019-09-26T18:40:34","modified_gmt":"2019-09-26T16:40:34","slug":"la-battaglia-del-san-matteo-piu-in-alto-delle-nuvole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/storia\/la-battaglia-del-san-matteo-piu-in-alto-delle-nuvole\/","title":{"rendered":"La battaglia del San Matteo: pi\u00f9 in alto delle nuvole"},"content":{"rendered":"<h2>La battaglia del San Matteo fu la pi\u00f9 alta combattuta da reparti numerosi nella prima guerra mondiale e fu l\u2019ennesima dimostrazione della capacit\u00e0 e dell\u2019abilit\u00e0 di operare ad alta quota raggiunte dopo tre anni di guerra dalle truppe alpine di entrambe le parti.<\/h2>\n<h6>Di Diego Vaschetto<\/h6>\n<p>Ben prima della battaglia del San Matteo, appena dopo le prime esperienze con gli sci all\u2019inizio del Ventesimo secolo, la pratica sciistica s\u2019impose rapidamente nel corpo degli Alpini e, allo scoppio della prima guerra mondiale, ogni battaglione aveva in organico un plotone sciatori con compiti essenzialmente esplorativi. Nell\u2019inverno 1916-1917 vennero costituiti 12 battaglioni sciatori, ciascuno composto da due compagnie da 250 soldati ciascuna. Nel luglio 1917, viste le caratteristiche del fronte, che non permetteva l\u2019utilizzo di grandi masse di sciatori, i battaglioni furono sciolti utilizzando le diverse compagnie per formare sette nuovi battaglioni ordinari: Cuneo, Courmayeur, Pallanza, Monte Tonale, Monte Pasubio, Monte Marmolada e Monte Nero. Vennero mantenuti solo i due battaglioni sciatori che operavano sui ghiacciai dell\u2019Ortles e dell\u2019Adamello, dove le vaste e pianeggianti distese innevate permettevano l\u2019impiego di tali reparti, che diedero prova di eccezionali capacit\u00e0 alpinistiche e di grande ardimento.<\/p>\n<div id=\"attachment_1459\" style=\"width: 964px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1459\" class=\"size-full wp-image-1459\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/vascehtto-2.jpg\" alt=\"Punta san Matteo\" width=\"954\" height=\"642\" \/><p id=\"caption-attachment-1459\" class=\"wp-caption-text\">Una veduta del San Matteo (e del Mantello a destra) con l\u2019impressionante seraccata intermedia del ghiacciaio Doseg\u00f9. Si notano le due creste della montagna risalite dalle colonna di Guide Ardite del sergente Maggiore Caimi (a sinistra) e dagli Alpini del tenente Compagnoni (a destra). Foto tratta da Diego Vaschetto,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/le-grandi-battaglie-degli-alpini-nella-grande-guerra\/\">\u00abLe grandi battaglie degli Alpini nella Grande Guerra\u00bb<\/a>.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Le tute bianche<\/h3>\n<p>Nel febbraio 1918, il 1\u00b0 battaglione sciatori, costituito l\u2019anno prima con soldati del 5\u00b0 Alpini, prese la denominazione di \u00abMonte Ortler\u00bb e inizi\u00f2 a operare, con le sue tre compagnie al comando del maggiore Ettore Caffaratti, nel tratto di fronte tra la valle dello Zebr\u00f9 e il passo del Gavia. Il 1\u00b0 battaglione sciatori e il 2\u00b0 (poi \u00abCorno di Cavento\u00bb) furono i soli a rimanere in linea fino alla fine della guerra, a causa della necessit\u00e0 di utilizzare su queste montagne, ricoperte dai ghiacci anche in estate, soldati abili con gli sci e addestrati a muoversi sui ghiacciai utilizzando l\u2019attrezzatura alpinistica. Questi reparti furono anche i primi a sperimentare le tute mimetiche bianche, ideate dal geniale capitano medico Ugo Cerletti, arruolato nella Prima Centuria Volante in val Zebr\u00f9, tute mimetiche poi adottate anche dai reparti austriaci. Dopo il periodo invernale passato di presidio al Gavia e negli avamposti di prima linea, questi Alpini organizzarono le posizioni sulla cima San Giacomo e sul Doseg\u00f9, preparandosi alle operazioni sul San Matteo.<\/p>\n<div id=\"attachment_1458\" style=\"width: 768px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1458\" class=\"wp-image-1458 size-full\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/vascehtto-1.jpg\" alt=\"alpini sugli sci\" width=\"758\" height=\"574\" \/><p id=\"caption-attachment-1458\" class=\"wp-caption-text\">Un gruppo di alpini \u00abskyatori\u00bb del battaglione Monte Ortler con la caratteristica tuta mimetica bianca, ideata dal geniale capitano medico Ugo Cerletti, che i reparti di Alpini sciatori utilizzarono per primi al mondo. Foto tratta da Diego Vaschetto,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/le-grandi-battaglie-degli-alpini-nella-grande-guerra\/\">\u00abLe grandi battaglie degli Alpini nella Grande Guerra\u00bb<\/a>.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Punta San Matteo<\/h3>\n<p>La punta San Matteo \u00e8 una delle grandi montagne del gruppo Ortles-Cevedale, una montagna imponente che si eleva dall\u2019unione di tre creste che la collegano a nordovest con il Pizzo Tresero, a est con la punta Cadini e a sudest con il monte Mantello. La vetta \u00e8 circondata da estesi ghiacciai come quello dei Forni a nord e del Doseg\u00f9 a ovest. La conquista della montagna e della vicina cima del Mantello venne decisa per sottrarre al nemico un importante osservatorio sul vallone del Gavia e al contempo saggiare la capacit\u00e0 combattiva degli austriaci, sempre pi\u00f9 a corto di cibo e munizioni. Gli austriaci avevano occupato fin dal luglio 1916 il monte San Matteo (3684 metri) e il vicino monte Mantello, con le retrostanti cime Giumella e Cadini, e avevano attrezzato queste cime con artiglierie con le quali battevano le postazioni italiane del Doseg\u00f9, della Pedranzini, del Tresero, di Vallombrina e del Gavia. Piccole bocche da fuoco erano posizionate in un\u2019ampia caverna circa 150 sotto la vetta, mentre un quarto obice dipinto di bianco era stato piazzato sulla vetta del San Matteo, dov\u2019era stato anche realizzato un osservatorio. Presso la cima della montagna venne anche scavata una galleria utilizzata come dormitorio dal presidio di trenta soldati e come deposito munizioni. Trincee scavate nella neve e nel ghiaccio difendevano la posizione dagli attacchi di fanteria e univano tra loro un ridottino in muratura affacciato sul ghiacciaio del Doseg\u00f9 con altre due postazioni che fronteggiavano il monte Mantello. Le posizioni austriache del monte Mantello (3537 metri) e del monte San Matteo dominavano tra l\u2019altro la valle del Noce e la Vallombrina, permettendo ampi punti d\u2019osservazione sulle posizioni italiane.<\/p>\n<div id=\"attachment_1460\" style=\"width: 963px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1460\" class=\"size-full wp-image-1460\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/vascehtto-3.jpg\" alt=\"vallombrina\" width=\"953\" height=\"623\" \/><p id=\"caption-attachment-1460\" class=\"wp-caption-text\">Una delle numerose trincee italiane che s\u2019incontrano salendo verso la vetta di Vallombrina.\u00a0Diego Vaschetto,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/le-grandi-battaglie-degli-alpini-nella-grande-guerra\/\">\u00abLe grandi battaglie degli Alpini nella Grande Guerra\u00bb<\/a>.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019incarico per la conquista del San Matteo e del Mantello venne affidato agli Alpini della 307a e 308a compagnia del monte Ortler, coadiuvate dalla 527a compagnia mitragliatrici (capitano Zino) del battaglione Mondov\u00ec, mentre alla 306a compagnia con un reparto mitraglieri fu affidato il compito di tenere le linee cha vanno dal Tresero alla Sforzellina. La sera del 12, la 308a venne suddivisa in cinque piccole colonne: quattro si appostarono sul rovescio della cima Doseg\u00f9, mentre la quinta, assieme a due plotoni della 527a mitragliatrici, si posizion\u00f2 dietro quota 3452 metri lungo la Cresta di Villacorna. I resti della compagnia mitragliatrici e la 307a compagnia vennero tenute di rincalzo sul San Giacomo. Il mattino del 13, dopo un lungo bombardamento, si mossero per prime le colonne uno e quattro. La prima colonna, al comando del sergente Pietro Caimi, formata da 10 Guide Alpine della val Zebr\u00f9, si mantenne sotto cresta sul versante del ghiacciaio di Doseg\u00f9, puntando dritto verso la vetta del San Matteo, mentre la quarta, al comando del caporalmaggiore Venturini, con nove guide alpine, si abbass\u00f2 in direzione del Mantello. A distanza di pochi metri seguirono verso gli stessi obiettivi sia la seconda colonna al comando del sottotenente Giovan Battista Compagnoni, con 30 Alpini, sia la terza colonna del tenente De Filippi, con 34 alpini. Allo stesso tempo, la quinta colonna del tenente Fausto Ceccon si avvicinava da sudovest al Mantello seguendo la cresta di Villacorna.<\/p>\n<div id=\"attachment_1461\" style=\"width: 596px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1461\" class=\"size-full wp-image-1461\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/vascehtto-4.jpg\" alt=\"vallombrina cannone\" width=\"586\" height=\"422\" \/><p id=\"caption-attachment-1461\" class=\"wp-caption-text\">Il cannone austriaco catturato presso la vetta del San Matteo. Foto tratta da\u00a0Diego Vaschetto,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/le-grandi-battaglie-degli-alpini-nella-grande-guerra\/\">\u00abLe grandi battaglie degli Alpini nella Grande Guerra\u00bb<\/a>.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Nel centro della battaglia<\/h3>\n<p>Verso mezzogiorno tutte le colonne giunsero ai piedi dei rispettivi obiettivi, iniziando la scalata per raggiungerli coperte dal preciso fuoco dei piccoli e medi calibri che precedevano di qualche decina di metri. La terza colonna, raggiunta la Sattel (la sella tra il San Matteo e il Mantello), pieg\u00f2 a sudovest, prendendo la posizione nemica alle spalle e catturando l\u2019intero presidio austriaco. Nel frattempo, le colonne uno e due (tenente Compagnoni), salirono in contemporanea le due creste del San Matteo, sia dalla Sattel sia dal crinale ghiacciato rivolto verso il Pizzo Tresero. Le sezioni della 527a compagnia mitragliatrici coprirono l\u2019avanzata facendo fuoco sulla vetta. Nonostante la prima colonna fosse assai ostacolata dalle posizioni dominanti della vetta, la fitta nebbia che avvolgeva la montagna favor\u00ec l\u2019assalto degli Alpini, che, salendo in contemporanea dallo spigolo meridionale e da quello occidentale, sorpresero i nemici, che si ritenevano al sicuro perch\u00e9 coperti dalla posizione del Mantello. Alle 12.10, con la resa del presidio di vetta, il San Matteo veniva conquistato, con la cattura di diverse decine di soldati austriaci e di molto materiale bellico.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/le-grandi-battaglie-degli-alpini-nella-grande-guerra\/\">Vuoi approfondire? Clicca qui.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1462 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/vaschetto-le-grandi-battaglie-degli-alpini.png\" alt=\"\" width=\"304\" height=\"400\" \/><\/a><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La battaglia del San Matteo fu la pi\u00f9 alta combattuta da reparti numerosi nella prima guerra mondiale e fu l\u2019ennesima dimostrazione della capacit\u00e0 e dell\u2019abilit\u00e0 di operare ad alta quota raggiunte dopo tre anni di guerra dalle truppe alpine di entrambe le parti. Di Diego Vaschetto.<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":1458,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[154,126],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/vascehtto-1.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1455"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1455"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1455\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2297,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1455\/revisions\/2297"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1458"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1455"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1455"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1455"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}