{"id":1560,"date":"2018-09-04T00:00:33","date_gmt":"2018-09-03T22:00:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=1560"},"modified":"2019-09-26T18:39:12","modified_gmt":"2019-09-26T16:39:12","slug":"immaginare-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/storia\/immaginare-litalia\/","title":{"rendered":"Immaginare l&#8217;Italia"},"content":{"rendered":"<h2>In un concorso pubblico bandito il 29 settembre 1796 dall\u2019Amministrazione generale con il titolo <em>Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicit\u00e0 d\u2019Italia?<\/em>, forse caldeggiato da Bonaparte in persona, si confrontarono le posizioni di giacobini, illuministi e patrioti, che svolgeranno poi un ruolo di primo piano nelle vicende dei governi italiani. Un laboratorio politico per una nazione fino ad allora solo immaginata.<\/h2>\n<h6>Di Filippo Ambrosini &amp; Redazione Chirone<\/h6>\n<p>L&#8217;Italia, la sua libert\u00e0 e la lotta per cacciare i tiranni erano l&#8217;obiettivo prefisso dal bando di concorso: \u00abil primo nostro dovere nelle fortunate circostanze in cui ci troviamo, si \u00e8 dunque quello di aprire agli ingegni italiani una vasta carriera, in cui trattando i grandi interessi dell\u2019intera nazione rendino familiari al popolo gli eterni principi della Libert\u00e0 e dell\u2019Uguaglianza\u00bb. L\u2019espressione \u00abnazione italiana\u00bb superava i particolarismi regionali e costituiva uno scarto importante rispetto al passato.<\/p>\n<p>Le 57 dissertazioni, parte a stampa e parte manoscritte (di cui 31 sono rimaste e sono state studiate e pubblicate dallo storico Armando Saitta) arrivarono da ogni parte d\u2019Italia ed esprimevano una profonda cultura e una padronanza dei classici, grande razionalit\u00e0 e lucidit\u00e0 di giudizio. Per la prima volta nella storia quasi tutti gli autori svilupparono il concetto di un governo italiano libero e democratico. Si pu\u00f2 quindi identificare in tale documento una tappa fondamentale, la prima, del riscatto nazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>E il vincitore \u00e8\u2026<\/h3>\n<p>Dopo alcuni mutamenti nella sua composizione, la giuria fu presieduta da <strong>Pietro Verri<\/strong> e il giorno 8 messidoro anno V della Repubblica francese (26 giugno 1797) attribu\u00ec il premio, consistente in una medaglia d\u2019oro di duecento zecchini, alla dissertazione numero 39, con il titolo <em>Omnia ad unum<\/em>, di <strong>Melchiorre Gioia<\/strong>, in quel momento rinchiuso nelle galere del duca di Parma, che uscir\u00e0 sette mesi dopo, il 5 gennaio 1798, e riscuoter\u00e0 il premio.<\/p>\n<div id=\"attachment_1567\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1567\" class=\"wp-image-1567 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Medaglia_conte_Pietro_Verri_milanese-1024x429.jpg\" alt=\"Pietro Verri\" width=\"1024\" height=\"429\" \/><p id=\"caption-attachment-1567\" class=\"wp-caption-text\">Medaglia commorativa per l&#8217;inaugurazione della statua del conte Pietro Verri. Immagine di pubblico dominio.<span style=\"font-size: 16px;\">\u00a0<\/span><\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gioia si distingueva per equilibrio e moderazione, ma affermava anche con forza che essendo l\u2019Italia \u00abfortemente accessibile quasi da tutte le parti ai nemici esteri, conviene darle quel governo che pu\u00f2 opporre la massima resistenza all\u2019invasione; ora questo \u00e8 assolutamente la repubblica una e indivisibile\u00bb. E quindi una repubblica unitaria. Quanto alla fiducia nella Francia Gioia riteneva che, abbattendo la monarchia, si era dichiarata amica dei popoli, interessata a conservare la libert\u00e0 che aveva promesso agli italiani, per la sua stessa gloria e per il vantaggio di essere circondata da repubbliche amiche.<br \/>\nIl progetto inoltre considerava \u00abnemici della libert\u00e0 il clero, dopo i monarchi e la nobilt\u00e0\u00bb: una netta posizione anticlericale sposata da molti dei memorialisti, che difendevano la libert\u00e0 di culto contro la Chiesa, identificata da questi autori imbevuti di Illuminismo, come uno dei maggiori responsabili della frammentazione politica e della diffusa ignoranza.<\/p>\n<div id=\"attachment_1568\" style=\"width: 448px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1568\" class=\"size-full wp-image-1568\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Melchiorre_Gioia.jpg\" alt=\"Melchiorre Gioia\" width=\"438\" height=\"568\" \/><p id=\"caption-attachment-1568\" class=\"wp-caption-text\">Melchiorre Gioia, immagine di pubblico dominio.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Francia<\/h3>\n<p>Analoga fiducia era espressa dal romano <strong>Giuseppe Lattanzi<\/strong>, che considerava il governo francese l\u2019unico legittimo e utile all\u2019Europa, grazie alla sua Costituzione, e amico il suo popolo, il primo che, dopo aver combattuto per la propria indipendenza, aveva continuato ancora a battersi per la libert\u00e0 d\u2019Italia. Anche <strong>Vincenzo Lancetti<\/strong> non manifestava alcun dubbio sulla promessa che, al momento di firmare i trattati di pace con i suoi nemici la Repubblica francese avrebbe creato in Europa un nuovo popolo degno della sua amicizia.<\/p>\n<p>Ma affiorava pure una linea di opposizione alla Francia, sviluppata da premesse ideologiche, come quella di <strong>Carlo Botta<\/strong>, convinto che le conseguenze della Rivoluzione francese fossero dannose e controproducenti. Oppositore era anche il poeta <strong>Giovanni Fantoni<\/strong>, autore di un contributo anonimo al concorso (era firmato \u00abun italiano\u00bb). Anch\u2019egli, ma in modo diverso da Botta, dimostrava il suo scetticismo verso la Francia, che \u00abnon permetter\u00e0 mai accanto a lei una Repubblica talmente potente che possa divenirne rivale\u00bb. Tuttavia, pur di scacciare dall\u2019Italia la casa d\u2019Austria, Fantoni accettava di fondarvi una repubblica nemica degli Asburgo.<\/p>\n<div id=\"attachment_1569\" style=\"width: 769px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1569\" class=\"wp-image-1569 size-full\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Bonaparte_parla_alle_truppe_dellArmata_dItalia.jpg\" alt=\"Napoleone\" width=\"759\" height=\"550\" \/><p id=\"caption-attachment-1569\" class=\"wp-caption-text\">Il generale Bonaparte parla alle truppe dell&#8217;Armata d&#8217;Italia (1796). Immagine di pubblico dominio.<\/p><\/div>\n<p>Un\u2019articolata analisi storica della situazione italiana era fatta dall\u2019esule napoletano <strong>Matteo Galdi<\/strong>, cospiratore con <strong>Filippo Buonarroti<\/strong> e ritornato al seguito dell\u2019armata napoleonica come battagliero giornalista, fondatore (con il cognato) del giornale <em>Il termometro politico della Lombardia<\/em>. Galdi concludeva la sua dissertazione sostenendo che \u00abi popoli non si conquistano e quelli che hanno eretto l\u2019albero della libert\u00e0 non devono essere abbandonati alla vendetta dei tiranni o scambiati per l\u2019interesse della Francia, ma si deve costruire una libera e indipendente Repubblica lombarda alleata della Francia, sotto la sua protezione e infine si faccia la Repubblica in Italia\u00bb. Sulle sue stesse posizioni erano diversi suoi compagni meridionali e il romagnolo <strong>Giuseppe Compagnoni<\/strong>, animatore della Repubblica Cispadana, colui che aveva proposto l\u2019adozione del vessillo tricolore come bandiera nazionale.<\/p>\n<div id=\"attachment_1566\" style=\"width: 687px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1566\" class=\"wp-image-1566 size-full\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Giuseppe_Compagnoni.jpg\" alt=\"Giuseppe Compagnoni\" width=\"677\" height=\"961\" \/><p id=\"caption-attachment-1566\" class=\"wp-caption-text\">Giuseppe Compagnoni, foto di pubblico dominio.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Peculiarit\u00e0 italiane<\/h3>\n<p>La Costituzione da adottare, e in particolare quella in vigore in Francia, costituiva il maggior problema. Sebbene le norme l\u00ec contenute rappresentassero una rivoluzione per gli ex sudditi degli stati della Penisola (un vero rovesciamento di mondo!) Carlo Botta non la riteneva utile per lo scopo prefissato. Per fare le leggi, sosteneva, \u00e8 necessario rispettare \u00abil genio, la natura, le inclinazioni, le consuetudini, gli piaceri, i capricci\u00bb differenti nelle varie nazioni. Di contro <strong>Giovanni Ristori<\/strong>, il maggiore giornalista italiano negli anni di passaggio tra l\u2019illuminismo riformatore e il giacobinismo rivoluzionario, delineava i principi e le istituzioni della migliore Costituzione per gli italiani, riconoscendo di aver ripreso proprio quelli della carta francese perch\u00e9 non vi \u00e8 \u00abaltra costituzione atta a conservare costantemente a un popolo libero i suoi diritti\u00bb; riconosceva anche che, secondo ragione, bisogna porre dei limiti al diritto di voto. Il suo timore era che la democrazia potesse trasformarsi in oligarchia o in tirannia. Il carattere degli italiani era anche la preoccupazione che stava alla base della proposta costituzionale molto articolata di Vincenzo Lancetti, che si ispirava al regime costituzionale inglese. <strong>Eustachio Delfini<\/strong> proponeva invece il modello federale svizzero.<\/p>\n<div id=\"attachment_1571\" style=\"width: 993px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1571\" class=\"size-full wp-image-1571\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Italy_northern_1796.jpg\" alt=\"Italia 1796\" width=\"983\" height=\"932\" \/><p id=\"caption-attachment-1571\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;Italia settentrionale nel 1796. Immagine di pubblico dominio.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sulle caratteristiche del futuro stato unificato, democratico e indipendente, parte dei contributi sostenevano che dovesse essere unitario, altri sostenevano l\u2019obiettivo pi\u00f9 limitato di una federazione di stati, pi\u00f9 realistica e adeguata alle profonde differenze esistenti nelle varie regioni. Ci\u00f2 era auspicato anche come difesa delle autonomie regionali, soprattutto nell\u2019ambiente moderato. <strong>Giuseppe Fantuzzi<\/strong> sosteneva che un\u2019Italia \u00abcostruita sulla base della libert\u00e0 ed uguaglianza, former\u00e0 una Repubblica unica, sola ed indivisibile. Affine poi che venga saviamente governata, verr\u00e0 distinta in dieci uguali Senati\u00bb. Le leggi fondamentali, civili, criminali, di polizia; pesi e misure, monete ecc. saranno invece uguali per tutto la Repubblica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Unitari e federalisti<\/h3>\n<p>L\u2019abate vercellese <strong>Giovanni Antonio Ranza<\/strong> affermava di desiderare ardentemente, al pari di ogni altro italiano, unit\u00e0 di governo repubblicano, ma \u00absiccome l\u2019Italia \u00e8 divisa da molti secoli in domini, e costumi, e dialetti, ed interessi diversi; non \u00e8 ora possibile di darle una forma di governo unica. Adunque adotteremo l\u2019unit\u00e0 del governo federativo degli Stati Uniti d\u2019America e dei cantoni svizzeri, ad onta dello spauracchio degli imbecilli chiamato federalismo; organizzandolo in undici repubbliche federate\u00bb adunate in una Convenzione nazionale, ma ognuna con la propria Costituzione, Gli undici stati immaginati da Ranza si contrapporrebbero, nella sua visione, all\u2019unit\u00e0 della Francia \u00abche \u00e8 gi\u00e0 uno e indiviso da molti secoli\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_1570\" style=\"width: 468px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1570\" class=\"size-full wp-image-1570\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/01_giacobina-napoleonica_672-458_resize.jpg\" alt=\"\" width=\"458\" height=\"458\" \/><p id=\"caption-attachment-1570\" class=\"wp-caption-text\">Bandiera della \u00abLegione Lombarda\u00bb, coeva al concorso (1796).\u00a0Immagine di pubblico dominio.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sull\u2019altro versante stava invece la convinzione che solo la nascita di una repubblica unitaria che comprendesse anche le regioni centrali e meridionali avrebbe potuto garantire la sopravvivenza e la concreta possibilit\u00e0 di difesa militare, con o senza i francesi. Tra i fuoriusciti napoletani, Matteo Galdi enumerava i mali che poteva produrre il federalismo in Italia, esasperando le divisioni e le dispute tra i diversi stati che ne avrebbero aumentato le debolezze, aprendo la strada al dispotismo. Ancora pi\u00f9 drastica l\u2019opinione del Ristori, che vedeva nella confederazione di tante piccole repubbliche prefigurarsi l\u2019avanzata di un \u00abdemone della discordia\u00bb, o quella del Lancetti, secondo cui unit\u00e0 e indivisibilit\u00e0 dovevano formare il fondamento principale del governo: una posizione comunque abbracciata da met\u00e0 dei partecipanti.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/albero-della-liberta-le-repubbliche-giacobine-in-italia\/\">Vuoi approfondire? Clicca qui.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1572\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Filippo_Ambrosini-Lalbero-della-liberta\u0300.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"395\" \/><\/a><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un concorso pubblico bandito il 29 settembre 1796 dall\u2019Amministrazione generale con il titolo \u00abQuale dei governi liberi meglio convenga alla felicit\u00e0 d\u2019Italia?\u00bb, forse caldeggiato da Bonaparte in persona, si confrontarono le posizioni di giacobini, illuministi e patrioti, che svolgeranno poi un ruolo di primo piano nelle vicende dei governi italiani. Un laboratorio politico per una nazione fino ad allora solo immaginata. 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