{"id":1663,"date":"2018-10-23T00:00:09","date_gmt":"2018-10-22T22:00:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=1663"},"modified":"2019-09-26T18:33:38","modified_gmt":"2019-09-26T16:33:38","slug":"il-tramonto-della-cavalleria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/storia\/il-tramonto-della-cavalleria\/","title":{"rendered":"Il tramonto della cavalleria"},"content":{"rendered":"<h2>La fine della cavalleria segn\u00f2 un vero trapasso culturale in Europa. Le sue ultime cariche, animate dalla disperazione e dalla consapevolezza della propria inattualit\u00e0, sono tra le pagine pi\u00f9 curiose della Grande Guerra.<\/h2>\n<h6>Di Claudio Razeto.<\/h6>\n<p>Alla vigilia del primo conflitto mondiale la cavalleria godeva ancora di grandissima popolarit\u00e0 e prestigio. I cavalli erano il simbolo dell\u2019arte militare, e non a caso in quasi tutti gli eserciti ogni ufficiale ne possedeva almeno uno. I militari di grado superiore di quest\u2019arma erano il modello del gentiluomo in divisa, e i reparti montati quelli pi\u00f9 ammirati. Le immagini dei primi giorni del 1914 mostravano pattuglie di cavalleria con elmo, lancia e corazza in perlustrazione sulle strade del Belgio. Questi cavalieri, perfetti bersagli nelle loro lucenti uniformi, sembravano usciti dalle fila di un reparto napoleonico. Presto la comparsa di nuovi mezzi bellici come le mitragliatrici, i carri armati e l\u2019aeroplano avrebbero segnato il definitivo tramonto dei reparti montati come forza di aggiramento e sfondamento. Solo i militari pi\u00f9 tradizionalisti \u2013 i russi per esempio \u2013 continueranno durante la Grande Guerra a servirsi di queste unit\u00e0, a volte con esiti tanto eroici quanto disastrosi.<\/p>\n<div id=\"attachment_1665\" style=\"width: 810px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1665\" class=\"size-full wp-image-1665\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Bundesarchiv_Bild_136-C1455_Garde-Ulanen_in_D\u00f6beritz-e1539808846506.jpg\" alt=\"Ulani\" width=\"800\" height=\"576\" \/><p id=\"caption-attachment-1665\" class=\"wp-caption-text\">Gli Ulani tedeschi nei giorni della prima guerra mondiale. Foto via Wikimedia Commons.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Gli \u00abUnni\u00bb a cavallo<\/h3>\n<p>Nei primi mesi di guerra gli aerei servivano soprattutto a effettuare perlustrazioni e ricognizioni, in pratica le stesse mansioni in cui erano stati storicamente utilizzati i reparti a cavallo. La cavalleria tradizionale aveva anche avuto l\u2019occasione di combattere sul serio. In una linea che andava da Liegi a Maubeuge, da Namur a Charleroi fino a Mons, nei primi scontri gli inglesi si erano misurati con gli Ulani tedeschi. Questi cavalleggeri erano soldati duri e spietati; il 26 agosto 1914, con una carica di oltre tremila uomini attaccarono le batterie di artiglieria inglesi a Tournai, travolgendole a colpi di lancia. Arroganti, duri, ma anche brutali: il 12 settembre, a sudovest di Reims, dopo che due soldati di cavalleria germanici erano caduti uccisi dai soldati francesi gli Ulani avevano ritenuto colpevoli i civili della zona, e raso al suolo un villaggio passando gli abitanti per le armi. Gli \u00abUnni\u00bb a cavallo avevano iniziato ad accrescere la loro fama sinistra in tutto il Paese.<\/p>\n<div id=\"attachment_1666\" style=\"width: 810px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1666\" class=\"size-full wp-image-1666\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Bundesarchiv_Bild_136-C0176_Garde-Ulanen_in_D\u00f6beritz.jpg\" alt=\"ulani\" width=\"800\" height=\"575\" \/><p id=\"caption-attachment-1666\" class=\"wp-caption-text\">Ulani immortalati durante una manovra a D\u00f6beritz.\u00a0Foto via Wikimedia Commons.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Il massacro della cavalleria inglese<\/h3>\n<p>Anche i cavalleggeri britannici si erano battuti come leoni. Il 1\u00b0 settembre, a Compi\u00e8gne tocc\u00f2 ai Dragoni del 6\u00b0 scontrarsi con gli avversari. Lo fecero con tale veemenza che persino il fabbro del reggimento era montato a cavallo armato di martello per uccidere i \u00abcrucchi\u00bb. I lancieri inglesi si coprirono di gloria, mentre la situazione a Mons volgeva al peggio. I cavalleggeri britannici avevano dotazioni che potevano definirsi moderne. Uniformi kaki, meno vistose di quelle francesi, berretti morbidi che verranno sostituiti presto da elmetti in acciaio, moschetti e cartuccere fatte appositamente per le cavalcature. Il 9\u00b0 era uno dei tre reggimenti della 2a Brigata di Cavalleria al comando del generale De Lisle. Il 24 agosto la fanteria inglese venne messa in difficolt\u00e0 dall\u2019avanzata nemica, e la cavalleria fu inviata in aiuto. La 2a Brigata raggiunse per prima la zona dei combattimenti. I tedeschi stavano avanzando in massa. Nei pressi del villaggio di Audregnies il generale De Lisle aveva ordinato ai suoi di smontare e di sparare sulle avanguardie tedesche, che per\u00f2 continuarono ad avanzare incuranti del fuoco. A quel punto De Lisle ordin\u00f2 una carica, nella migliore tradizione della cavalleria, e scelse proprio il 9\u00b0 Lancieri che senza esitare, al comando, si lanci\u00f2 sul nemico. Centinaia di uomini e animali galopparono intrepidi verso la morte. In seguito, un colonnello afferm\u00f2 di aver pensato che nessun cavaliere inglese sarebbe tornato vivo da quell\u2019assalto. Davanti a un torrente di fuoco e di piombo, i reparti proseguirono decimati fino a quando due linee di filo spinato interruppero la carica in modo drammatico. I cavalli sopravvissuti si schiantarono contro i reticolati, rovinando al suolo. Dei 400 che si erano lanciati avanti, solo 72 superstiti risposero all\u2019appello degli ufficiali.<\/p>\n<div id=\"attachment_1667\" style=\"width: 810px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1667\" class=\"size-full wp-image-1667\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/British_cavalry_resting_1917.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"594\" \/><p id=\"caption-attachment-1667\" class=\"wp-caption-text\">Cavalleria britannica fotografata nel 1917.\u00a0Foto via Wikimedia Commons.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Alla carica, nonostante tutto<\/h3>\n<p>Nell\u2019ottobre del 1914 i reparti a cavallo cercarono di attraversare il fiume Lys, ma a parte quest\u2019azione ormai erano impiegati per lo pi\u00f9 come truppe appiedate e normale fanteria: era iniziata la guerra di trincea. I reparti di cavalleria si batterono con il nemico a Ypres, a piedi, nel fango, dietro i reticolati, o con la maschera antigas. La guerra a cavallo sembrava definitivamente tramontata. Qualche eccezione si ebbe sul fronte a est, dove gli austro-ungarici affrontarono i reparti a cavallo dei temibili cosacchi, ma il fronte occidentale ormai si era trasformato in un paesaggio lunare e apocalittico di linee di trincee che rendevano impossibile ogni manovra alla cavalleria. Tuttavia, l\u2019integrazione tra le varie forze iniziava a prendere piede anche in altre aree di guerra, come l\u2019Egitto e la Palestina, dove i reparti di cavalleria leggera appoggiati da squadriglie aeree dei contingenti australiani e neozelandesi dimostrarono che i tempi stavano decisamente cambiando. A Be\u2019er Sheva, una piccola citt\u00e0 situata nel deserto del Negev, si verific\u00f2 l\u2019episodio pi\u00f9 significativo. Il 31 ottobre del 1917 due reggimenti australiani della 4a Brigata andarono alla carica come nei tempi andati contro turchi e tedeschi. Anticonformisti per natura, questi cavalleggeri, che montavano armati di moschetto, fissarono prima dell\u2019assalto la baionetta sui fucili trasformandoli in lance.<\/p>\n<div id=\"attachment_1671\" style=\"width: 810px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1671\" class=\"size-full wp-image-1671\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/14th_Hussars_First_World_War.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"464\" \/><p id=\"caption-attachment-1671\" class=\"wp-caption-text\">Cavalieri e cavalli immortalati in un momento di riposo.\u00a0Foto via Wikimedia Commons.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>L\u2019ultima carica della Grande Guerra<\/h3>\n<p>Verso la fine della guerra le ultime azioni sul fronte occidentale. Il 25 luglio 1918 gli inglesi attaccarono in massa con la propria forza aerea, sganciando tonnellate di bombe sulle linee tedesche ad Amiens. Quando il fronte cedette, le truppe in ritirata vennero inseguite con i carri armati e la cavalleria, mentre l\u2019aviazione a volo radente mitragliava le truppe nemiche a terra. In poco pi\u00f9 di quattro anni di guerra l\u2019utilizzo integrato delle forze operative era divenuto una realt\u00e0. Nell\u2019ultimo anno di guerra, tra l\u2019altro, mancarono proprio gli animali, uccisi o sbandati dietro le linee. Tanto che spesso le unit\u00e0 di artiglieria, specie per i tedeschi, risultarono in pratica paralizzate e anche i rifornimenti di munizioni e viveri, fatti quasi esclusivamente a mezzo di unit\u00e0 ippotrainate, si fecero sempre pi\u00f9 difficili.<\/p>\n<div id=\"attachment_1673\" style=\"width: 810px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1673\" class=\"size-full wp-image-1673\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/American_Cavalryman_in_France_World_War_One.jpg\" alt=\"cavaliere\" width=\"800\" height=\"521\" \/><p id=\"caption-attachment-1673\" class=\"wp-caption-text\">Cavaliere americano in Francia.\u00a0Foto via Wikimedia Commons.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ciononostante, verso la fine della Grande Guerra in Europa ci furono gli ultimi episodi di valore della cavalleria tradizionale. Il 9 ottobre 1918, nella foresta di Gattigny il reggimento Fort Garry Horse canadese travolse i tedeschi, e a colpi di sciabola uccise decine di nemici facendo oltre duecento prigionieri. L\u2019azione venne definita dal comandante del British Cavalry Corps \u00abla migliore azione condotta da un\u2019unit\u00e0 di cavalleria in tutta la guerra\u00bb. Alla fine dei combattimenti mancava meno di un mese. Nell\u2019ultimo giorno di guerra, l\u201911 novembre del 1918, la cavalleria britannica effettu\u00f2 l\u2019ultima carica della Grande Guerra, a Lessines. L\u2019azione fu per\u00f2 sospesa alle 11 esatte, nell\u2019ora fissata dall\u2019armistizio per il termine del conflitto. L\u2019epoca gloriosa della cavalleria era finita.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/le-nuove-armi-della-grande-guerra\/\">Vuoi approfondire? Clicca qui.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1675\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/razeto-claudio-nuove-armi-della-grande-guerra.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"395\" \/><\/a><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La fine della cavalleria segn\u00f2 un vero trapasso culturale in Europa. Le sue ultime cariche, animate dalla disperazione e dalla consapevolezza della propria inattualit\u00e0, sono tra le pagine pi\u00f9 curiose della Grande Guerra. Di Claudio Razeto. 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