{"id":1827,"date":"2019-01-09T00:00:47","date_gmt":"2019-01-08T23:00:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=1827"},"modified":"2019-09-26T18:29:23","modified_gmt":"2019-09-26T16:29:23","slug":"italia-1945","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/storia\/italia-1945\/","title":{"rendered":"Italia 1945: la resa dei conti"},"content":{"rendered":"<h2>Nel 1945, con la fine del conflitto, in Italia si conobbe una coda di violenza politica, una resa dei conti tra fascisti e antifascisti che da decenni \u00e8 oggetto di studio: facciamone il punto.<\/h2>\n<h6>Di Claudio Vercelli<\/h6>\n<p>Nel 1945, la conclusione di un conflitto vissuto in Italia in modo dilacerante, dai connotati fortemente ideologici, si prestava a una lunga scia di recriminazioni, come anche di <strong>violenze a seguire<\/strong>. In realt\u00e0 furono pi\u00f9 le prime che non le seconde a lasciare il segno. I numeri parlano al riguardo. Secondo i dati del governo (disponibili all\u2019aprile 1946), nella sola lotta di Liberazione, tra i primi giorni di settembre 1943 e il 1\u00b0 maggio 1945, erano morti 128.505 combattenti, mentre i feriti ammontavano a 29.398. I partigiani caduti risultavano essere 46.747, di cui 20.288 uccisi per rappresaglia o per ragioni politiche, quindi non legate ai combattimenti. Per il ministero degli Interni (dati del medesimo anno) le vittime della \u00abresa dei conti\u00bb, successiva alla conclusione dei combattimenti, furono complessivamente 9348 (8197 morti e 1167 scomparsi), la grande maggioranza dei quali nelle regioni settentrionali.<\/p>\n<div id=\"attachment_1835\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1835\" class=\"size-large wp-image-1835\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/7885_-_Pallanza_-_Scritta_fascista_RSI_-_Foto_Giovanni_DallOrto_-_1-Apr-2007-1024x680.jpg\" alt=\"885_-_Pallanza_-_Scritta_fascista_RSI_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto_-_1-Apr-2007\" width=\"1024\" height=\"680\" \/><p id=\"caption-attachment-1835\" class=\"wp-caption-text\">Verbania. Vecchia scritta fascista risalente alla Repubblica Sociale Italiana. Foto di Giovanni Dall&#8217;Orto via Wikimedia Commons.<\/p><\/div>\n<h3><\/h3>\n<h3>Il mito dei 300.000<\/h3>\n<p>Di ben altro tenore si \u00e8 rivelata la memorialistica saloina, schieratasi su unit\u00e0 di grandezza completamente diverse. Giorgio Pisan\u00f2, per la sola Emilia-Romagna, fornendo un censimento nominativo, individua 3976 vittime, per poi spingersi alla misura complessiva di 35.000 morti. Altri autori dell\u2019underground neofascista si azzarderanno nell\u2019ipotesi record di circa 300.000 assassinati. Cos\u00ec in un opuscoletto di area, per il quale valgono tuttavia le parole di replica pronunciate da Mario Scelba:<\/p>\n<blockquote><p>In merito ai \u00abtrecentomila\u00bb assassinati al Nord, devo dire che si tratta di una delle menzogne pi\u00f9 spudorate della propaganda del Movimento sociale. Secondo un\u2019inchiesta fatta dal governo sulle persone scomparse dopo la liberazione, e che si potevano presumere uccise per motivi politici, il loro numero \u00e8 risultato accertato in 1732. E posso dire che non sono forse neppure 1732, perch\u00e9 in quell\u2019elenco sono comprese persone non soppresse, ma squagliatesi per timore di incorrere in rappresaglie.<\/p><\/blockquote>\n<p>La cifra dei 300.000 cominci\u00f2 a comparire sulla carta stampata con l\u2019inizio del 1946. Bench\u00e9 pi\u00f9 volte smentita dalle autorit\u00e0, assunse in alcuni ambienti quella forza che \u00e8 propria di certe <strong>leggende metropolitane<\/strong>, capaci di alimentarsi e reiterarsi da s\u00e9. La pubblicistica neofascista l\u2019ha fatta propria in due opere di rilievo, quella di Edmondo Cione, <em>Storia della Repubblica sociale italiana<\/em>, e il <em>Contromemoriale<\/em> di Bruno Spampanato. Pi\u00f9 verosimilmente, studiosi e ricercatori di area antifascista \u2013 che mai hanno negato il fenomeno in s\u00e9 \u2013 si sono attestati intorno alle 15.000-20.000 vittime. Tra il minimalismo di Scelba e le iperboli di alcuni reduci della Repubblica Sociale Italiana esiste quindi una misura intermedia, una proporzione di grandezza, sulla quale ragionevolmente si sono andati riconoscendo gli uni e gli altri. Con tuttavia significativi scarti all\u2019ins\u00f9 o verso il basso.<\/p>\n<div id=\"attachment_1837\" style=\"width: 516px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1837\" class=\"wp-image-1837 size-full\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Partigiani1.jpg\" alt=\"partigiani\" width=\"506\" height=\"350\" \/><p id=\"caption-attachment-1837\" class=\"wp-caption-text\">Formazione partigiana in movimento durante la Resistenza.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Il problema delle fonti<\/h3>\n<p>Alle cifre inflazionate che venivano proposte non seguivano <strong>riscontri documentali<\/strong>, di per s\u00e9 comunque non sempre facili da ottenere, poich\u00e9 di certe morti non vi era traccia alcuna, se non nella memoria di chi a esse aveva assistito. Il mancato rinvenimento dei corpi poteva essere in concreto qualificato solo in quanto effetto di una scomparsa (non necessariamente un\u2019uccisione, bens\u00ec una fuga), rendendo molto problematico il computo degli assassinati. A certe cifre, piuttosto che a \u00abcifre certe\u00bb, si perveniva quindi per induzione: il riscontro che in determinati luoghi vi fossero stati dei giustiziati, rapportato all\u2019estensione dei territori considerati, portava a una proiezione statistica, per elevato grado di approssimazione, basata sulla pura ipoteticit\u00e0. Quel che da ci\u00f2 conseguiva, ovvero una data misura di grandezza, veniva poi offerto dalla pubblicistica d\u2019area come fatto assodato e definitivo. La fantasia e la vocazione polemica colmavano il divario tra immaginazione e realt\u00e0. Una nota curiosa, a latere della querelle, \u00e8 il fatto, pi\u00f9 volte riscontrato, che i martirologi repubblichini non sempre distinguono tra caduti della propria parte e quelli partigiani, elencando insieme gli uni e gli altri e attribuendosi, computandoli ai propri, i numeri altrui.<\/p>\n<div id=\"attachment_1836\" style=\"width: 863px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1836\" class=\"size-full wp-image-1836\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Valdossola.jpg\" alt=\"Partigiani in Valdossola\" width=\"853\" height=\"787\" \/><p id=\"caption-attachment-1836\" class=\"wp-caption-text\">Partigiani in Ossola durante la guerra.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>I numeri ufficiali<\/h3>\n<p>Sommando agli assassinati, di cui vi era la certezza della morte, anche gli scomparsi, un <em>Appunto<\/em> del ministero dell\u2019Interno del 4 novembre 1946 calcola in <strong>8153<\/strong> le vittime alla data dell\u2019ottobre del medesimo anno, seguendo una scala decrescente che va dal numero massimo attribuito a Torino (1138) alla misura minimale di Ravenna (170). Questo per il Nord d\u2019Italia. Estendendo l\u2019area geografica e comprendendo nel computo tutto il Paese, nel biennio 1945- 1946 si arriverebbe a un totale di 9384 persone \u00abpoliticamente compromesse\u00bb uccise o rapite e \u2013 presumibilmente \u2013 subito dopo assassinate. I valori assoluti sono funzionali per capire l\u2019intensit\u00e0 degli eventi secondo un criterio di ripartizione geografica: in cima alla scala si colloca il Piemonte (2523), seguono poi l\u2019Emilia- Romagna (1958), la Lombardia (1481), la Liguria (1360), il Veneto (907), il Friuli- Venezia Giulia (472 con l\u2019esclusione di Trieste), la Toscana (308), il Lazio (136), la Valle d\u2019Aosta (107), le Marche (84), l\u2019Umbria (17), l\u2019Abruzzo (16), il Trentino-Alto Adige (6), la Campania (5), la Basilicata (3) e, infine, il Molise (1).<\/p>\n<div id=\"attachment_1833\" style=\"width: 778px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1833\" class=\"size-full wp-image-1833\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Piazzale_Loreto_10_ago_1944.jpg\" alt=\"Piazzale_Loreto_10_ago_1944\" width=\"768\" height=\"483\" \/><p id=\"caption-attachment-1833\" class=\"wp-caption-text\">La strage di piazzale Loreto del 10 ago 1944, motivo della pi\u00f9 nota reazione antifascista dell&#8217;aprile del 1945.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La prima inferenza possibile \u00e8 quella con la presenza partigiana, la cui distribuzione quantitativa avrebbe potuto costituire l\u2019elemento dirimente nella scelta di passare per le armi, o comunque eliminare in vari modi, i repubblichini. La decrescenza, infatti, corre di pari passo alla distribuzione di aderenti alle formazioni resistenziali. L\u2019addensamento al Nord, e in particolare nel Piemonte, segnala senz\u2019altro, confortandolo, tale aspetto. Che tuttavia non \u00e8 il solo da prendere in considerazione. Affinch\u00e9 le misure, pur nel loro contrastarsi sulla base delle diverse fonti che le originano, non paiano fini a se stesse, bisogna poi rapportarle a una dimensione pi\u00f9 ampia, di cornice, che \u00e8 quella offerta dal quadro di riferimento della seconda guerra mondiale e, nello specifico, delle tragedie consumatesi nella nostra Penisola. Il numero di vittime \u00e8 stimato, per tutti i teatri del conflitto, intorno ai 50-55 milioni. In questo contesto l\u2019Italia offr\u00ec un tributo relativamente \u00abmodesto\u00bb, se si intende ragionare solo secondo parametri quantitativi e statistici. Per il periodo che va dal settembre 1943 agli inizi di maggio 1945, i morti in campo partigiano e tra i civili nei territori occupati dai tedeschi sono stati poco meno di 55.000 (44.720 caduti in combattimento e 9980 assassinati per rappresaglia, ai quali si aggiungono 21.168 resistenti e 412 civili mutilati o resi invalidi per molteplici cause). A questo computo vanno aggiunti i circa 300.000 decessi, tra militari e civili, che costituiscono le perdite effettive per tutta la durata del conflitto, tra il 1940 e il 1945. Se si paragona questo bilancio, pur nella sua tragicit\u00e0, con quello di paesi come l\u2019Unione Sovietica (dai 22 ai 25 milioni di morti), la Polonia (6 milioni, circa il 22 per cento dell\u2019intera popolazione, con la quasi totale eliminazione della componente ebraica), la medesima Germania (5 milioni), che nello stesso tempo dovevano confrontarsi con catastrofi di dimensioni ben maggiori, si avr\u00e0 il senso della scala delle proporzioni. Ma non \u00e8 questo il solo punto sul quale soffermarsi.<\/p>\n<div id=\"attachment_1832\" style=\"width: 678px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1832\" class=\"size-large wp-image-1832\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Paolo_Monti_-_Servizio_fotografico_-_BEIC_6363809-668x1024.jpg\" alt=\"Paolo_Monti_-_Servizio_fotografico_-_BEIC_6363809\" width=\"668\" height=\"1024\" \/><p id=\"caption-attachment-1832\" class=\"wp-caption-text\">Giacomo Manz\u00f9, Monumento al partigiano (1977), Bergamo. L&#8217;immagine proviene dal\u00a0<a class=\"external text\" href=\"http:\/\/www.beic.it\/it\/articoli\/fondo-paolo-monti\" rel=\"nofollow\">Fondo Paolo Monti<\/a>, di propriet\u00e0 BEIC e collocato presso il\u00a0<a class=\"external text\" href=\"http:\/\/archiviofotografico.milanocastello.it\/en\/content\/hours-and-contacts\" rel=\"nofollow\">Civico Archivio Fotografico di Milano<\/a>.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>La \u00abbrezza\u00bb del Nord<\/h3>\n<p>Per i fascisti sconfitti, il cedimento non era solo militare, ma anche e soprattutto ideologico. Il rischio che l\u2019esperimento totalitario di cui erano gli accaniti sostenitori si sfaldasse definitivamente, non avendo pi\u00f9 alcuna futura occasione di rilancio, era dietro l\u2019angolo. Presentare l\u2019immediato dopoguerra come un sistematico lavacro di sangue a danno degli sconfitti indifesi serviva a costruire una modalit\u00e0 di autorappresentazione destinata a essere molto diffusa nell\u2019ambiente dei neofascisti: quella di vittime sistematiche di una violenza poi occultata, esercitata dai vincitori ai danni dei vinti, questi ultimi tali solo perch\u00e9 sconfitti dalla preponderanza delle armi altrui e non per responsabilit\u00e0 politica propria. Se di vera resa dei conti si poteva parlare, questa, invece, doveva essere di natura politica ed eventualmente giudiziaria. Le <strong>misure coercitive<\/strong> assunte al riguardo dai tribunali furono oltremodo contenute. I processi per collaborazionismo coinvolsero 43.000 italiani. Pi\u00f9 della met\u00e0 furono amnistiati in fase istruttoria e altri 14.000 rilasciati. I condannati in via definitiva sommavano a 5928. I successivi provvedimenti di clemenza permisero a 2231 fascisti, spesso riconosciuti responsabili di crimini di sangue, di uscire dalle carceri. Altri 3363 godettero di riduzioni di pena, spesso considerevoli. Alla fine del 1952 i fascisti in galera non superavano i 266. Ai militi della RSI <strong>non fu concesso lo status di prigionieri di guerra<\/strong>, in quanto il governo italiano non aveva riconosciuto la legittimit\u00e0 della Repubblica di Sal\u00f2. Le condanne a morte furono 469, della quali 91 effettivamente eseguite. Il \u00abvento del Nord\u00bb, l\u2019espressione coniata dal socialista Pietro Nenni nell\u2019autunno del 1944 per definire la spinta politica prodotta dalla Resistenza, che avrebbe dovuto spazzare via non solo il fascismo, ma anche tutte le \u00abforze antidemocratiche, tutti gli interessi reazionari\u00bb, essendo \u00abuna forza in irresistibile movimento, che non si accontenter\u00e0 di parole sulla libert\u00e0 e la democrazia, ma vorr\u00e0 fondare la libert\u00e0 su nuove istituzioni politiche e su nuovi ordinamenti economici\u00bb, si sarebbe rivelato ben presto qualcosa di molto pi\u00f9 tenue di quanto non pensassero i resistenti.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/neofascismi\/\">Vuoi approfondire? 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