{"id":1842,"date":"2019-01-15T15:26:56","date_gmt":"2019-01-15T14:26:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=1842"},"modified":"2019-09-26T18:27:24","modified_gmt":"2019-09-26T16:27:24","slug":"animali-civilta-contadina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/oltre\/animali-civilta-contadina\/","title":{"rendered":"La cura degli animali nella civilt\u00e0 contadina"},"content":{"rendered":"<h2>Per la famiglia contadina la cura degli animali dalle malattie era una seria fonte di preoccupazione, quasi si trattasse di uno dei membri della famiglia stessa. Cure e curiosit\u00e0 legate alla tradizione contadina.<\/h2>\n<h6>Di Gian Vittorio Avondo<\/h6>\n<p>Gli animali, soprattutto bovini ed equini, rappresentavano una fonte di reddito irrinunciabile, in quanto ogni famiglia traeva dal loro allevamento i prodotti necessari per sopravvivere: il latte per i formaggi e il burro, le uova, la lana per gli indumenti invernali e, ma solo in circostanze eccezionali, la carne. Questo spiega perch\u00e9 in molti comuni e in molte frazioni della montagna piemontese esistessero particolari accordi (le cosiddette <em>convenzioni<\/em>) stipulati in maniera autonoma dai proprietari di bestiame, che li obbligava ad acquistare una quantit\u00e0 di carne proporzionale al numero di capi posseduti, in caso di incidente mortale occorso a un bovino (non era insolito che questi animali precipitassero in un dirupo durante il pascolo). Ci\u00f2 ovviamente per risarcire, almeno in parte, un danno che per chi aveva perso l\u2019animale sarebbe potuto risultare irreparabile.<\/p>\n<div id=\"attachment_1844\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1844\" class=\"size-large wp-image-1844\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/avondo1-1024x706.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"706\" \/><p id=\"caption-attachment-1844\" class=\"wp-caption-text\">Ex voto realizzato per un pericolo durante il pascolo. Tratto da: Gian Vittorio Avondo\u00a0<a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/rimedi-cibi-e-altre-stranezze-della-tradizione-piemontese\/\"><b>\u00ab<\/b>Rimedi, cibi e altre stranezze della tradizione piemontese<\/a><b>\u00bb.<\/b><\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Bovini ed equini innanzitutto<\/h3>\n<p>In tutte le famiglie contadine esistevano in genere almeno una mucca e un bue (o un cavallo), utilizzati per il reperimento di risorse alimentari e per il lavoro nei campi, cui si affiancavano pecore e capre (soprattutto in montagna), maiali le cui carni conservate fornivano l\u2019apporto proteico durante la brutta stagione, e animali da cortile. Com\u2019\u00e8 ovvio, le bestie pi\u00f9 tutelate, per le quali valeva la pena di spendere i soldi per il veterinario, erano bovini ed equini, che erano minacciati da diverse patologie pi\u00f9 o meno gravi. Tra tutte, risultavano di gran lunga le pi\u00f9 pericolose l\u2019afta epizootica, la tubercolosi, la mastite, l\u2019atonia del rumine, il malrossino, la morva e le intossicazioni alimentari, spesso determinate dall\u2019ingestione di piante velenose o dall\u2019eccessiva ingestione di cibo.<\/p>\n<div id=\"attachment_1846\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1846\" class=\"wp-image-1846 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Mucche-al-pascolo_Giuseppe_Palizzi-1024x719.jpg\" alt=\"mucche palizzi\" width=\"1024\" height=\"719\" \/><p id=\"caption-attachment-1846\" class=\"wp-caption-text\">Mucche al pascolo, di Giuseppe Palizzi (1812-1888)<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Rudimentali medicine<\/h3>\n<p>Anche per questi inconvenienti non era insolito ricorrere a rimedi fitoterapici o comunque empirici. Per la morva, un\u2019affezione batterica che colpiva gli equini, si ricorreva a decotti di genziana, malva o verbasco che andavano somministrati all\u2019animale per inalazione. Allo stesso modo, raccontano ancora oggi gli anziani, si curavano le mastiti che colpivano le mammelle delle bovine con impacchi prima freddi, poi caldi, di malva e serpillo. Alterativa a queste due piante era la conosciutissima arnica che trovava anche larghissimo impiego nella cura di malattie umane. Per le affezioni all\u2019apparato genitale dei bovini trovava larghissimo impiego l\u2019assenzio. Si preparava un decotto con le foglie e i fiori di questa pianta, che poi veniva somministrato all\u2019animale mediante un clistere. L\u2019operazione andava ripetuta pi\u00f9 volte e, a quanto pare, infallibilmente produceva un effetto benefico nella bestia. C\u2019erano poi particolari deformazioni che non potevano essere curate, e che facevano s\u00ec che si dovesse fornire assistenza all\u2019animale; lo stesso momento del parto della vacca richiedeva la presenza assidua del contadino.<\/p>\n<div id=\"attachment_1845\" style=\"width: 729px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1845\" class=\"size-large wp-image-1845\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/avondo2-719x1024.png\" alt=\"avondo rimedi\" width=\"719\" height=\"1024\" \/><p id=\"caption-attachment-1845\" class=\"wp-caption-text\">Ex voto in cui si chiede la grazia per gli animali da cortile. Tratto da: Gian Vittorio Avondo\u00a0<a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/rimedi-cibi-e-altre-stranezze-della-tradizione-piemontese\/\"><b>\u00ab<\/b>Rimedi, cibi e altre stranezze della tradizione piemontese<\/a><b>\u00bb.<\/b><\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Un aiuto a procreare<\/h3>\n<p>Proprio perch\u00e9 il bestiame, e in particolar modo i bovini, rivestiva grande importanza per la famiglia, si poneva molta attenzione affinch\u00e9 tutti gli anni gli animali si potessero riprodurre. Per far ci\u00f2 era necessario organizzare l\u2019incontro fra la bestia da fecondare e il toro, che non tutti possedevano. Essendo un animale improduttivo, il toro era reperibile solo presso pochi allevatori che, non potendone sfruttare altre doti, ne sfruttavano le capacit\u00e0 riproduttive. Per poter far fecondare una bovina, dunque, bisognava rassegnarsi a pagare un compenso, talora anche salato, al proprietario del toro. Compiuto l\u2019accoppiamento era abitudine diffusa sfregare i fianchi e il dorso della femmina con un grosso bastone, perch\u00e9 si credeva che ci\u00f2 potesse essere di buon auspicio. In molte valli alpine, per esempio in val Varaita, c\u2019era l\u2019abitudine di mettere un po\u2019 di neve nelle orecchie dell\u2019animale. Anche a quest\u2019operazione veniva attribuito un significato rituale, ed era credenza diffusa che fosse fondamentale per favorire l\u2019incontro tra l\u2019ovulo e lo spermatozoo nell\u2019utero dell\u2019animale. Sempre in alta val Varaita pare che al momento del parto fosse abitudine diffusa nutrire le bovine con le cosiddette <em>routi\u00e9s<\/em>, ovvero fette di pane fritte nell\u2019olio e imbevute nel vino. Ci\u00f2 doveva servire a preservare la bestia dalle convulsioni, assai pericolose per il vitello nascituro.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1847 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Orka_p\u0142ugiem_kole\u015bnym_-_Sudo\u0142y_-_000917n-1024x690.jpg\" alt=\"pastorizia animali\" width=\"1024\" height=\"690\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>L\u2019<em>erba stella<\/em>, \u00e8 quasi magia<\/h3>\n<p>Quanto fossero efficaci questi rimedi non \u00e8 dato sapere. Di certo, l\u2019importanza che l\u2019animale rivestiva nell\u2019economia familiare era tale che si era pi\u00f9 disposti a spendere soldi per un consulto veterinario che per un consulto medico. Un\u2019ultima notazione va fatta per un\u2019erba particolare che trovava svariati impieghi nella cura di affezioni umane e animali: la cosiddetta <em>erba stella<\/em>, che in alcune aree alpine o di pianura del Piemonte era conosciuta con i nomi dialettali <em>\u00e8rbo carantino<\/em>, <em>\u00e8rba del fidich<\/em> o <em>erba dla sinchen-a<\/em>. Questa piccola pianta con la foglia stellata, utilizzata in decotto per la cura dei dolori epatici, era ritenuta capace di far ritrovare ai pastori gli animali dispersi nella nebbia.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/rimedi-cibi-e-altre-stranezze-della-tradizione-piemontese\/\">Vuoi approfondire? 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