{"id":1890,"date":"2019-02-05T11:14:19","date_gmt":"2019-02-05T10:14:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=1890"},"modified":"2019-09-26T18:24:48","modified_gmt":"2019-09-26T16:24:48","slug":"meridionale-a-torino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/storia\/meridionale-a-torino\/","title":{"rendered":"Ricordi dell\u2019immigrazione meridionale a Torino"},"content":{"rendered":"<h2>Il grande esodo meridionale a Torino degli anni del boom economico raccontato dalla voce di chi lo ha vissuto.<br \/>\nSogni, realt\u00e0 e ricordi di chi visse sulla sua pelle la pi\u00f9 grande mutazione sociale che l\u2019Italia ricordi.<\/h2>\n<h6>Di Gianni Oliva.<\/h6>\n<p>Sull\u2019immigrazione meridionale a Torino sono fortunatamente molte le voci e i ricordi conservati tra libri, <a href=\"https:\/\/www.raiplay.it\/video\/2016\/09\/Sapere-Il-Pregiudizio-Nord-Sud-83318cb4-21da-4f25-8803-2a0a57fa7911.html\">documentari<\/a> e memorie orali. Le testimonianze riportate qui sono tratte da L. De Rossi, <em>Il treno del Sole: Storie di immigrati<\/em>, in V. Castronovo (a cura di), <em>Storia illustrata di Torino<\/em>, Sellino Editore, Milano 1994.<\/p>\n<blockquote><p>Avevo appena finito la quinta elementare. Ero piccolo. Non sapevo che cosa fosse il tram. Credevo fosse un treno. Dicevo spaventato \u00abattenzione, passa il treno!\u00bb. A casa mia parlavo dialetto, ma qui l\u2019ho perso completamente, parlavo una forma di linguaggio ibrida, che non so bene che cosa fosse [\u2026]. Dato che giocavo bene al pallone, sono subito entrato in una squadra di ragazzini e non sono stato isolato.<\/p><\/blockquote>\n<p>Laura De Rossi, studiosa dei problemi dell\u2019immigrazione, ha raccolto numerose testimonianze sull\u2019esperienza di chi \u00e8 arrivato a Torino dal Sud: sono memorie di persone ormai inserite nel contesto cittadino, che parlano del passato senza rancore, ma fotografandone le difficolt\u00e0 e le contraddizioni. Un elemento di diversit\u00e0 che crea disagio \u00e8 l\u2019aspetto fisico dei quartieri:<\/p>\n<blockquote><p>Certo che qui a Torino non riuscivo pi\u00f9 ad orientarmi, non riuscivo pi\u00f9 a capire la realt\u00e0 che avevo intorno. L\u2019architettura fisica \u00e8 diversa, qui le case sono condomini. Al mio paese le case avevano tante finestre, case basse, solo il primo piano, tante porte, i balconi enormi che tu riuscivi a comunicare dalla casa con l\u2019esterno, sbraitando, gridando. Qui invece non, non puoi comunicare con l\u2019esterno perch\u00e9 sei a distanza di dieci metri d\u2019altezza, magari di pi\u00f9. Le finestre, l\u00ec da noi, erano sempre spalancate. Potevi capire che passava quello che vendeva la roba o che vendeva i vestiti e le uova. Io avevo una casa con quattro numeri civici, tante porte avevamo! Qui, invece, non riuscivi pi\u00f9 a controllare il potere, mentre l\u00e0, al paese, sapevi che il potere passava per certi posti, per certi luoghi precisi. Ma adesso, dove\u2026? Il Santo, va a sapere qui il Santo com\u2019\u00e8, io la processione non l\u2019ho mai vista! I simboli qui non funzionavano, ti trovavi spiazzato.<\/p><\/blockquote>\n<p>Un altro elemento di difficolt\u00e0 \u00e8 la scansione del tempo. La Torino degli anni Cinquanta- Settanta vive al ritmo dei turni FIAT, i cambi alle 6.00, alle 14.00 e alle 22.00: in quegli orari le vie attorno a Mirafiori e a Lingotto sono quasi impraticabili, tram stracolmi di operai che vanno o tornano dal lavoro, periferie affollatissime di turnisti:<\/p>\n<blockquote><p>Qui il tempo \u00e8 regolato in modo diverso che da noi, tu potevi andare via con le stelle e tornare con le stelle, per\u00f2 potevi anche dire \u00abio oggi non vado in nessun posto, me ne sto a casa mia\u00bb. Qui invece vedevi la gente che si muoveva tutta da quest\u2019orario a quell\u2019orario. C\u2019era qualcuno che comandava il tempo e ti dirigeva la vita, le sirene dei turni erano la bacchetta del potere che ti stava sopra.<\/p><\/blockquote>\n<p>Ci\u00f2 che muta \u00e8 la dimensione sociale:<\/p>\n<blockquote><p>Io non amo stare in mezzo ai palazzoni, in mezzo a tanta gente sconosciuta. Io nella mia terra scorrazzavo nel verde. Arrivando qua, mi ricordo che avevo otto anni e mi ero appoggiata ad un muro, mio padre si \u00e8 messo a urlare, quasi come se facessi chiss\u00e0 cosa: \u00abTogliti di l\u00e0 che qua \u00e8 tutto sporco!\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1894\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Treno_del_sole.jpg\" alt=\"treno del sole\" width=\"620\" height=\"235\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>La citt\u00e0 verticale<\/h3>\n<p>I vecchi quartieri torinesi, che nello sviluppo urbanistico della prima met\u00e0 del Novecento hanno conservato la propria identit\u00e0 e garantito ambiti di solidariet\u00e0, si snaturano con costruzioni che annullano le distanze l\u2019uno dall\u2019altro e le conseguenti specificit\u00e0: i nuovi quartieri sono dormitori anonimi, dove ad alloggi relativamente confortevoli fa da riscontro l\u2019assenza di servizi e di luoghi di incontro.<\/p>\n<blockquote><p>A Solarino io vivevo in piazza, ci passavano tutti, si chiacchierava, c\u2019erano le panchine, la gelateria. Qui c\u2019era solo il condominio mio, e di fianco il condominio degli altri, e dopo il condominio di altri ancora. Se stavi ai piani bassi, facevi persino fatica a vedere il sole sopra la testa.<\/p><\/blockquote>\n<p>Torino \u00e8 una \u00abcitt\u00e0 verticale\u00bb, che rompe con la comunit\u00e0 di immigrati compaesani o corregionali e anche con la struttura parentale allargata, isolando la famiglia nel nuovo appartamento, uno tra centinaia di altri abitati da sconosciuti: \u00abSi tratta una cultura dell\u2019abitare\u00bb, ha scritto Laura De Rossi \u00abche oppone drasticamente il \u2018dentro\u2019e il \u2018fuori\u2019, la casa e la citt\u00e0, creando luoghi per l\u2019intimit\u00e0 privata della famiglia opposti ai luoghi della socialit\u00e0 spesso del tutto assenti\u00bb. Se il senso della solitudine \u00e8 quello che caratterizza la prima fase dell\u2019immigrazione, non mancano esperienze di emergenza, dalla rissa per trovare uno spazio in cui dormire all\u2019interno della stazione, all\u2019uso dell\u2019auto come casa:<\/p>\n<blockquote><p>Si era sparsa la voce che la Fiat assumeva e io e mio fratello abbiamo fatto domanda. Ci hanno subito mandati a chiamare e siamo venuti su con la 500 nel mese di marzo, il mese delle piogge. Eravamo spaesati perch\u00e9 non si trovava un posto da dormire. Rimanevamo dentro la 500 e ci andavamo a mettere in corso Traiano. Tutte le notti ci veniva a trovare la volante dei carabinieri, erano bravi perch\u00e9 ci chiedevano documenti e ci lasciavano stare l\u00ec. Noi non avevano ancora niente, a dormire siamo andati anche a Porta Nuova, ma l\u00ec la sera dovevi quasi fare a botte per la sala d\u2019attesa.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Visti dai torinesi<\/h3>\n<p>Elemento di rottura per chi si trasferisce, l\u2019immigrazione lo \u00e8 in forma diversa per la popolazione residente. L\u2019immigrato \u00e8 un \u00abdiverso\u00bb, che mette in discussione gli equilibri sociali e culturali consolidati. Come testimonia Margherita Giai Piancera, classe 1920 di Giaveno,<\/p>\n<blockquote><p>Io non sono razzista, non lo sono mia stata, poi sono della generazione che ha visto la guerra, figurarsi se potevo pensare ad una razza superiore e a una inferiore. Per\u00f2 io ero insegnante a Torino alla media \u00abMameli\u00bb, vicino a Piazza Vittorio, da anni andavo a scuola al mattino e avevo organizzato la mia vita di conseguenza: ad un certo punto abbiamo cominciato a fare i doppi turni, perch\u00e9 le aule non bastavano, quindici giorni dalle 8.00 alle 12.00, gli altri undici dalle 14.00 alle 18.00. E poi c\u2019erano alcuni allievi che arrivavano dal Casermone di via Verdi, indisciplinati, nessuna voglia di studiare, impossibili da tenere in classe. Certo, con il senno di poi tutto si comprende e nella mia carriera ho avuto allievi meridionali brillantissimi, ma allora per me l\u2019immigrazione voleva dire solo disagi, difficolt\u00e0 nelle classi, orari alternati: io avevo un figlio alle elementari che invece faceva sempre il mattino, dovevo lasciarlo in casa da solo.<\/p><\/blockquote>\n<p>Riporta invece Luigi Ughetto, classe 1926, commerciante di Torino:<\/p>\n<blockquote><p>Al terzo piano \u00e8 venuta ad abitare una famiglia di Cerignola. Brava gente, niente da dire: ma sempre a gridare, quando erano a tavola si sentiva tutto e sembrava che stessero bisticciando, invece era il loro modo. Ce ne ho messo ad abituarmi: io sono torinese, sono abituato a farmi i fatti miei, a non parlare delle mie cose in pubblico. Loro, invece, sempre a voce alta: se tutti avessimo fatto cos\u00ec, in una casa dove c\u2019erano dieci alloggi, sarebbe sembrato un mercato. I disagi per il sovraffollamento e per le differenze comportamentali si associano a una percezione di insicurezza tipica di tutti i momenti di immigrazione. L\u2019aumento della microcriminalit\u00e0 viene veicolata dalla stampa cittadina associando il crimine alla provenienza regionale di chi lo commette: \u00abNapoletano ruba\u00bb, \u00abCalabrese minaccia con il coltello\u00bb, \u00abRissa tra immigrati siciliani\u00bb sono titoli ricorrenti nelle pagine di cronaca. \u00abPrima Torino era pi\u00f9 tranquilla e pi\u00f9 pulita. Quelli del Sud non erano come noi, non erano abituati al lavoro, volevano tutto in fretta e prendevano le scorciatoie. In certi posti non si poteva uscire la sera, non sapevi chi incontravi.\u00bb Altre testimonianze si riferiscono alla scuola: \u00abC\u2019erano due gemelli calabresi, non ricordo se di Catanzaro o dove, avevano undici anni, erano tremendi, volevano sempre comandare e alzavano le mani per niente. Io nell\u2019intervallo stavo vicino alla maestra, avevo paura\u00bb.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/un-secolo-di-immigrazione-a-torino\/\">Vuoi approfondire? Clicca qui.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1896\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/oliva-un-secolo-di-immigrazione-a-torino.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"395\" \/><\/a><\/h3>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il grande esodo meridionale verso Torino degli anni del boom economico raccontato dalla voce di chi lo ha vissuto. Sogni, realt\u00e0 e ricordi di chi visse sulla sua pelle la pi\u00f9 grande mutazione sociale che l\u2019Italia ricordi. Di Gianni Oliva.<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":1893,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[185,114],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/cover-meridionali.png","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1890"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1890"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1890\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2264,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1890\/revisions\/2264"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1893"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1890"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1890"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1890"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}