{"id":1957,"date":"2019-03-05T00:00:33","date_gmt":"2019-03-04T23:00:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=1957"},"modified":"2019-09-26T18:22:20","modified_gmt":"2019-09-26T16:22:20","slug":"aldo-moro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/storia\/aldo-moro\/","title":{"rendered":"Aldo Moro, chi era costui?"},"content":{"rendered":"<h2>Aldo Moro, giurista cattolico, dirigente democristiano e statista italiano \u00e8 stato uno dei personaggi pi\u00f9 importanti della Prima Repubblica. Ricordato soprattutto per la tragica fine, questo profilo biografico vuole invece porre l&#8217;accento sulle attivit\u00e0 e le capacit\u00e0 politiche, che hanno segnato lo storia d&#8217;Italia nel XX secolo.<\/h2>\n<h6>di Gianni Oliva.<\/h6>\n<div id=\"attachment_1964\" style=\"width: 546px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1964\" class=\"size-full wp-image-1964\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Aldo_Moro_ICAR.jpg\" alt=\"Aldo Moro\" width=\"536\" height=\"782\" \/><p id=\"caption-attachment-1964\" class=\"wp-caption-text\">Aldo Moro<\/p><\/div>\n<h3>La Famiglia<\/h3>\n<p>Aldo Moro \u00e8 nato il 23 settembre 1916 a Maglie, un grosso borgo del Salento, in Puglia.\u00a0\u00c8\u00a0il secondo dei cinque figli di Renato e Fida Stinchi. Entrambi i genitori lavorano nel settore dell\u2019educazione: il padre, maestro, poi direttore didattico, dal 1909 \u00e8 ispettore ministeriale: un tipico e severo funzionario meridionale, con un fortissimo senso del dovere e del servizio per lo Stato. Sul piano delle attitudini comportamentali, Renato Moro \u00e8 un uomo all\u2019antica, figlio del suo tempo, ma sul piano pedagogico \u00e8 vicino al movimento riformatore che guarda alla scuola come elemento di promozione umana e civile e che nel 1911 ottiene con la legge Daneo-Creparo la statalizzazione dell\u2019insegnamento elementare (sino ad allora i maestri dipendevano dai comuni, i quali non sempre investivano nell\u2019istruzione le risorse necessarie). La madre, proveniente da una famiglia della borghesia agraria calabrese, \u00e8 a sua volta maestra e condivide con il marito una visione politica liberale: a essa associa una cultura religiosa priva d&#8217;intransigenze ed estranea ai formalismi, tutta tesa a vivere la fede come un\u2019esperienza di responsabilit\u00e0 morale individuale, coltivata all\u2019interno della propria coscienza. Nel 1923 la famiglia si trasferisce a Taranto, una citt\u00e0 che vive una stagione di espansione legata all\u2019Arsenale e alla Marina Militare, e qui il giovane Aldo frequenta il ginnasio e il liceo\u00a0\u00abArchita\u00bb.\u00a0\u00abGiovane riservato, anche se niente affatto asociale, anzi non privo di una vivace vena ironica e uno spiccato senso dell\u2019amicizia\u00bb, egli si rivela studente brillante che\u00a0\u00abnella rigorosa applicazione dell\u2019intelligenza al percorso scolastico vede una via di promozione sociale\u00bb: dotato di una straordinaria memoria, egli vive tuttavia un momento di stress psicofisico durante la preparazione dell\u2019esame di maturit\u00e0, superato a pieni voti, ma da cui gli deriva\u00a0\u00abil caratteristico ciuffo di capelli bianchi sopra la fronte che segner\u00e0 per sempre la sua figura\u00bb\u00a0(Guido Formigoni,\u00a0<em>Aldo Moro<\/em>, Il Mulino, Bologna 2016, p. 19).<\/p>\n<div id=\"attachment_1963\" style=\"width: 353px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1963\" class=\"wp-image-1963 size-full\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Aldo_Moro_1943.jpg\" alt=\"aldo moro\" width=\"343\" height=\"469\" \/><p id=\"caption-attachment-1963\" class=\"wp-caption-text\">Aldo Moro, a Roma nel 1943 (foto via Wikimedia Commons).<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Tra la FUCI e Azione Cattolica<\/h3>\n<p>Nel 1934, il trasferimento a Bari e l\u2019iscrizione alla facolt\u00e0 di Giurisprudenza. Bari \u00e8 una citt\u00e0 vivace: l\u2019istituzione dell\u2019ateneo pochi anni prima, la decisione di Mussolini di avviare nel 1930 la Fiera del Levante, la costruzione del moderno lungomare sprovincializzano il centro pugliese e lo rilanciano nel quadro della politica mediterranea e orientale perseguita con decisione (e velleit\u00e0) dal fascismo. Qui Aldo Moro compie le esperienze fondamentali per la sua formazione. Gi\u00e0 negli anni del liceo si \u00e8 avvicinato all\u2019Azione Cattolica, l\u2019organizzazione dei laici cattolici, riformata da papa Pio XI e capillarmente presente nelle parrocchie di tutta Italia. Il movimento (il cui sviluppo \u00e8 legato alla scelta della Chiesa di ritirarsi sul piano religioso per gestire il rapporto di incontro-scontro con il fascismo) promuove una religiosit\u00e0 consapevole: il cattolico non deve rinchiudersi nelle pratiche di piet\u00e0 tradizionale, ma vivere nella propria interiorit\u00e0 i principi del Cristianesimo, farne un\u2019esperienza coscienziale in grado di guidarlo come uomo e come cittadino. A Bari Aldo Moro s&#8217;iscrive alla Federazione Universitaria Cattolici Italiani (FUCI), l\u2019articolazione dell\u2019Azione Cattolica il cui uomo di riferimento \u00e8 Giovan Battista Montini, il futuro papa Paolo VI. Ambito di formazione della classe dirigente cattolica che guider\u00e0 la Democrazia Cristiana, la FUCI combina l\u2019intransigenza della fede al dialogo con le culture moderne: per inserire il credente nella nascente societ\u00e0 industriale di massa, non basta l\u2019osservanza delle pratiche del culto, ma serve un Cristianesimo maturo e convinto, che sappia cogliere e interloquire con gli aspetti laici proposti dal mondo del Novecento. La fede cattolica come moralit\u00e0, ereditata dalla madre (che morir\u00e0 ancor giovane nel 1939), si sposa cos\u00ec a un impegno verso la realt\u00e0 circostante e rester\u00e0 un tratto caratterizzante di Aldo Moro, come intellettuale e come politico. Della FUCI Moro diventa dirigente a livello pugliese e nel 1939, dopo la laurea in diritto penale, presidente nazionale: lascer\u00e0 la carica nel 1941 perch\u00e9 chiamato alle armi e a succedergli sar\u00e0 Giulio Andreotti. Mentre scorrono gli anni di guerra (in cui Moro presta servizio come ufficiale dell\u2019aviazione, senza peraltro essere impegnato al fronte), matura la carriera universitaria, con l\u2019incarico all\u2019ateneo di Bari di filosofia del diritto, cattedra che terr\u00e0 dal 1940 sino al 1963.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>L\u2019esordio sulla scena politica nazionale<\/h3>\n<p>Le prospettive sono quelle di un giovane brillante della piccola borghesia colta meridionale: la docenza, le pubblicazioni, l\u2019impegno nel sociale. Ma la conclusione della guerra e la sfida per la ricostruzione del Paese aprono prospettive nuove e segnano i destini individuali. Nel giugno 1946, Aldo Moro \u00e8 eletto deputato all\u2019Assemblea Costituente nella circoscrizione Bari-Foggia e inizia l\u2019attivit\u00e0 politica nazionale. I dirigenti della Democrazia Cristiana ne valorizzano la competenza tecnico-giuridica e lo inseriscono nella\u00a0\u00abCommissione dei 75\u00bb, l\u2019organismo ristretto che elabora e propone il testo costituzionale: nei mesi successivi egli rivela le sue qualit\u00e0 distintive, \u00abl\u2019intelligenza acuta e pensosa\u00bb\u00a0(come la definisce Giuseppe Dossetti, l\u2019uomo politico a cui si avvicina in quegli anni), uno stile portato alla mediazione e alla paziente ricerca di soluzioni condivise, la cautela di fronte a disegni riformatori che pretendono di mutare la realt\u00e0 in modo troppo rapido, la capacit\u00e0 di coniugare la fermezza nei principi con la duttilit\u00e0 dell\u2019azione politica. Eletto parlamentare nel 1948, riconfermato nel 1953 e nel 1958, dopo lo scioglimento del gruppo dossettiano egli anima la corrente di Iniziativa Democratica insieme ad Amintore Fanfani, Mariano Rumor, Emilio Colombo, Paolo Emilio Taviani, Benigno Zaccagnini: \u00e8 la seconda generazione di dirigenti democristiani, quelli che raccolgono l\u2019eredit\u00e0 di De Gasperi e guidano il partito nella complessa fase di passaggio dall\u2019Italia rurale dell\u2019immediato dopoguerra all\u2019Italia industriale del miracolo economico.<\/p>\n<div id=\"attachment_1965\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1965\" class=\"size-large wp-image-1965\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Tesserino_di_Aldo_Moro_allAssemblea_Costituente-1024x726.jpg\" alt=\"aldo moro\" width=\"1024\" height=\"726\" \/><p id=\"caption-attachment-1965\" class=\"wp-caption-text\">Tesserino di Aldo Moro all&#8217;Assemblea Costituente (foto via Wikimedia Commons).<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>L\u2019apertura ai socialisti e la nascita del centrosinistra<\/h3>\n<p>Con le elezioni del 1953 sfuma l\u2019ipotesi a cui De Gasperi ha legato la continuit\u00e0 del progetto\u00a0\u00abcentrista\u00bb, un premio di maggioranza che permetta alla Democrazia Cristiana di governare con stabilit\u00e0: il meccanismo elettorale (quella che le opposizioni hanno bollato come\u00a0\u00ablegge truffa\u00bb) prevede che il partito o i partiti apparentati che ottengano il 50% dei voti pi\u00f9 uno abbiano il 65% dei seggi alla Camera, ma per 57.000 voti (pari allo 0,2%) il premio non scatta. Per l\u2019Italia inizia un periodo contraddittorio e difficile: mentre gli effetti del miracolo economico segnano una decisa modernizzazione del Paese e i cittadini accedono a nuovi beni di consumo (l\u2019auto, gli elettrodomestici, la televisione, il telefono), la politica stenta a rinnovare i propri equilibri. Le maggioranze di centro che hanno retto l\u2019esecutivo dal 1948 non hanno pi\u00f9 i numeri per governare in maniera stabile: soprattutto, non hanno le risorse intellettuali per interpretare i bisogni di una societ\u00e0 in crescita tumultuosa, dove milioni di persone si trasferiscono dalle aree rurali del Sud per concentrarsi in quelle industriali nel Nord-Ovest, e dove i costumi e le abitudini di vita cambiano a ritmi sino ad allora sconosciuti. Aldo Moro \u00e8 tra i dirigenti democristiani pi\u00f9 coerenti nel sostenere la necessit\u00e0 di un\u2019\u00abapertura a sinistra\u00bb\u00a0e a guardare come possibile partner di maggioranza al Partito Socialista (che a sua volta rompe il patto di unit\u00e0 d\u2019azione con il Partito Comunista e abbandona i riferimenti alla vecchia tradizione rivoluzionaria): si tratta di un percorso lento, in cui vanno affrontate le resistenze politiche interne alla Democrazia Cristiana, le diffidenze ideologiche della Santa Sede e ancor pi\u00f9 le rigidit\u00e0 dell\u2019amministrazione americana, preoccupata per la stabilit\u00e0 del fianco meridionale dell\u2019Alleanza Atlantica.<\/p>\n<p>Moro si muove con la pazienza e la gradualit\u00e0 dimostrate sin dai primi interventi alla Costituente, ma anche con la determinazione di chi ritiene che per governare il grande sviluppo industriale in corso nel Paese e ottimizzare la congiuntura economica favorevole occorra una politica di programmazione dell\u2019intervento dello Stato: correggere gli squilibri tra aree di arretratezza e aree di progresso, agire nel campo dell\u2019istruzione, della sanit\u00e0 e delle\u00a0\u00abpubbliche utilit\u00e0\u00bb, associare all\u2019aumento dei consumi privati quello dei consumi pubblici, realizzare una politica di\u00a0\u00abconvergenze parallele\u00bb\u00a0con la sinistra non comunista. Il percorso di allargamento della maggioranza (favorito da mutate condizioni esterne, come l\u2019avvento al soglio pontificio di Giovanni XXIII e l\u2019elezione di John Fitzgerald Kennedy alla presidenza degli Stati Uniti) porta a una svolta degli equilibri politici nel febbraio 1962, con la nascita del primo governo di centrosinistra, guidato da Fanfani e comprendente DC, PRI, PSDI con l\u2019appoggio esterno del PSI; meno di due anni dopo, nel novembre 1963, i socialisti entrano a far parte direttamente del governo, e il nuovo esecutivo \u00e8 guidato da Aldo Moro con vicepresidente Pietro Nenni, il leader socialista.<\/p>\n<div id=\"attachment_1966\" style=\"width: 738px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1966\" class=\"wp-image-1966 size-full\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Aldo_Moro_and_Pietro_Nenni.jpg\" alt=\"aldo moto pietro nenni\" width=\"728\" height=\"802\" \/><p id=\"caption-attachment-1966\" class=\"wp-caption-text\">Aldo Moro e Pietro Nenni<\/p><\/div>\n<h3><\/h3>\n<h3>Il riformismo senza riforme<\/h3>\n<p>L\u2019esperienza del centrosinistra \u00e8 segnata da limiti evidenti: da un lato, la nuova formula di governo nasce in un\u2019atmosfera di speranza e di progetti politici di ampio respiro (alcuni dei quali saranno realizzati, come l\u2019istituzione della scuola media unica e obbligatoria, o la nazionalizzazione dell\u2019energia elettrica); dall\u2019altro, essa coalizza contro di s\u00e9 le resistenze di vasti settori dell\u2019apparato dello Stato e dei potentati economici e sconta le diffidenze alimentate dall\u2019anticomunismo che ha cementato i governi degli anni precedenti. In particolare, suscita reazioni la proposta di riforma tributaria, che porta imprenditori e gruppi finanziari al blocco degli investimenti e al trasferimento di capitali all\u2019estero per il timore di una loro tassazione; a funzionare da elemento frenante vi \u00e8 inoltre la pressione di oscuri tentativi reazionari emersi nel 1964 con il\u00a0\u00abpiano Solo\u00bb, che inducono i socialisti a mettere la sordina alle richieste di riforma di fronte al rischio di destabilizzazione antidemocratica. Esaurito lo slancio iniziale, la stagione del centrosinistra modernizzatore finisce cos\u00ec per arenarsi nell\u2019immobilismo legislativo e i successivi governi Moro (che durano sino al 1968) gestiscono una situazione faticosa di\u00a0\u00abriformismo senza riforme\u00bb: di fatto, il leader democristiano si dimostra pi\u00f9 acuto nei processi di ridefinizione della politica che nella concreta azione di governo, dove le prudenze hanno il sopravvento sulle intuizioni.<\/p>\n<div id=\"attachment_1962\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1962\" class=\"size-large wp-image-1962\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Aldo_Moro_1977-1024x636.jpg\" alt=\"Aldo Moro\" width=\"1024\" height=\"636\" \/><p id=\"caption-attachment-1962\" class=\"wp-caption-text\">Aldo Moro<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Il compromesso storico<\/h3>\n<p>Il 1968-69, con le contestazioni studentesche nelle universit\u00e0 e l\u2019\u00abautunno caldo\u00bb\u00a0nelle fabbriche, segnano una fase nuova nella storia nazionale: la rabbia operaia per la crescente automazione e per l\u2019intensificarsi dei ritmi di lavoro alla catena di montaggio, la stretta sulla disciplina imposta dai vertici aziendali, i disagi sociali legati alla concentrazione di masse di lavoratori nelle periferie urbane si saldano con le rivendicazioni dei giovani studenti, stretti in un modello d&#8217;istruzione antiquato e sordo ai nuovi bisogni di partecipazione. Si tratta di un fenomeno diffuso in molti paesi europei, che in Italia acquista tratti particolarmente acuti e che (a differenza di quanto avviene all\u2019estero) si prolunga sino alla met\u00e0 del decennio successivo: \u00e8 il malessere di un Paese cresciuto economicamente in modo tanto rapido quanto squilibrato e a cui la politica non ha saputo dare le risposte attese e le riforme necessarie (in questo limite di fondo vanno cercate <a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/oltre\/conti-gli-anni-piombo\/\">le radici del terrorismo degli anni Settanta<\/a>, da quello di destra espresso nella \u00abstrategia della tensione\u00bb\u00a0a quello di sinistra delle Brigate Rosse e degli altri gruppi eversivi). Moro \u00e8 tra i dirigenti nazionali pi\u00f9 lucidi nel cogliere il significato di rottura dei movimenti di piazza e nell\u2019affermare la necessit\u00e0 di\u00a0\u00abuna effettiva e attenta considerazione\u00bb\u00a0delle proteste in atto nel Paese: questo significa in primo luogo (come egli afferma intervenendo nel novembre 1968 al consiglio nazionale del suo partito)\u00abriconoscere il fatto nuovo e irreversibile della partecipazione, cio\u00e8 della presenza attiva e consapevole nella societ\u00e0 civile di ogni persona in modo autonomo\u00bb.<\/p>\n<p>Mentre una parte della Democrazia Cristiana (guidata da Mariano Rumor e Flaminio Piccoli) punta a proseguire sulla strada del centrosinistra moderato, Moro ritiene invece si debba affrontare la situazione adottando una \u00abstrategia dell\u2019attenzione\u00bb\u00a0nei confronti delle opposizioni e aprendo il dialogo con il Partito Comunista e con i sindacati. Il quadro internazionale, con l\u2019allentamento delle tensioni tra le due superpotenze e il passaggio dalla Guerra Fredda alla\u00a0\u00abcoesistenza pacifica\u00bb, sembra legittimare questo percorso:\u00a0\u00abTempi nuovi si annunciano e avanzano in fretta come non mai\u00bb,\u00a0egli dice.\u00a0\u00abSiamo davvero ad una svolta nella storia e dobbiamo preparare bene i binari, altrimenti saremo travolti.\u00bb<\/p>\n<p>Il ragionamento \u00e8 coerente: lo spostamento a sinistra in atto nella societ\u00e0 implica un cambio di rotta da parte del centrosinistra e la ricerca di equilibri pi\u00f9 avanzati, perch\u00e9, se si vogliono contenere gli effetti politici delle turbolenze sociali, occorre misurarsi con il partito che, per capacit\u00e0 organizzative e consenso elettorale, rappresenta la parte pi\u00f9 significativa del mondo del lavoro. La\u00a0\u00abstrategia dell\u2019attenzione\u00bb\u00a0sostenuta da Aldo Moro si sviluppa nell\u2019atmosfera inquieta degli anni Settanta, dove le bombe di piazza Fontana, il tentato golpe di Junio Valerio Borghese, le stragi di piazza Della Loggia e dell\u2019Italicus testimoniano la presenza di forze che vogliono rispondere alle lotte con la destabilizzazione delle istituzioni democratiche, mentre all\u2019opposto l\u2019affermarsi di una sinistra extraparlamentare, l\u2019escalation di violenza delle manifestazioni di piazza e la nascita del terrorismo rosso segnano l\u2019emergenza di uno scontro sempre pi\u00f9 radicalizzato.<\/p>\n<p>La prospettiva di Moro incontra opposizione a Washington, dove i presidenti Nixon e Ford e il segretario di Stato Henry Kissinger temono che la strategia dell\u2019attenzione sia il preludio di una nuova maggioranza aperta ai comunisti. Spiegher\u00e0 Kissinger a Moro nel 1975:<\/p>\n<blockquote><p>Qualsiasi cosa lei mi dica non c\u2019\u00e8 alcuna possibilit\u00e0 che noi possiamo essere persuasi a partecipare a un\u2019alleanza con governi che includano dei comunisti che sarebbero contro il comunismo.<\/p><\/blockquote>\n<p>E alle osservazioni di Moro, che si chiede perch\u00e9 ci debbano essere queste barriere quando invece\u00a0\u00abil presidente americano dialoga con i leader sovietici\u00bb, Ford replica pronto:\u00a0\u00abIl fatto che io stringa la mano a Breznev non significa certo che io lo voglia come mio vicepresidente\u00bb\u00a0(Roberto Gualtieri,\u00a0<em>L\u2019Italia dal 1943 al 1992<\/em>, Carocci, Roma 2006, p. 186).<\/p>\n<div id=\"attachment_1967\" style=\"width: 502px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1967\" class=\"wp-image-1967 size-full\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Enrico_Berlinguer.jpg\" alt=\"Berlinguer\" width=\"492\" height=\"651\" \/><p id=\"caption-attachment-1967\" class=\"wp-caption-text\">Enrico Berlinguer<\/p><\/div>\n<h3><\/h3>\n<h3>Enrico Berlinguer<\/h3>\n<p>Nonostante gli ostacoli della Casa Bianca, in Italia l\u2019indirizzo di fondo indicato da Aldo Moro si rivela via via pi\u00f9 credibile, anche perch\u00e9 s&#8217;incontra con le trasformazioni in atto nel Partito Comunista. Nell\u2019autunno del 1973, dopo il golpe cileno e la drammatica conclusione dell\u2019esperienza socialista del governo Allende, il segretario comunista Enrico Berlinguer scrive infatti sulle colonne di\u00a0<em>Rinascita<\/em>\u00a0tre lunghi articoli in cui propone\u00a0\u00abun nuovo grande compromesso storico tra le forze che raccolgono e rappresentano la grande maggioranza del popolo italiano\u00bb (<em>Rinascita<\/em>, 5 ottobre 1973): partendo dalla constatazione dei vincoli del sistema internazionale bipolare e dalla conseguente impossibilit\u00e0 politica di un\u2019alternativa di sinistra in Italia, Berlinguer sostiene la necessit\u00e0 di uno sforzo di solidariet\u00e0 nazionale che affronti la stabilizzazione dell\u2019economia e risponda alle minacce eversive con il consolidamento del sistema democratico. Per questo il rapporto con la Democrazia Cristiana deve spostarsi dal terreno dell\u2019opposizione a quello del confronto costruttivo, aprendo il dialogo con le componenti di quel partito pi\u00f9 disponibili alle aperture a sinistra. In quest\u2019ottica, Moro diventa l\u2019interlocutore privilegiato e tra i due leader inizia uno scambio dinamico e intenso destinato a durare nel tempo e a preparare le condizioni per un coinvolgimento del PCI nella maggioranza. Per Berlinguer si tratta di ottenere la legittimazione del proprio partito e di affermarne le potenzialit\u00e0 trasformatrici; per Moro, di\u00a0\u00abcontenere\u00bb\u00a0il PCI stesso e, attraverso l\u2019accordo, di attenuare le spinte che vengono dalle lotte dei lavoratori; per entrambi, di affrontare l\u2019emergenza politico-sociale del Paese. I tempi sono lunghi per le resistenze ideologiche che in entrambi gli schieramenti derivano da tradizioni identitarie contrapposte. Ma nel 1977-78 le condizioni maturano: negli Stati Uniti la nuova amministrazione democratica del presidente Carter appare pi\u00f9 incline di quelle che l\u2019hanno preceduta ad\u00a0\u00abavere fiducia nella capacit\u00e0 della DC di cooptare il PCI mantenendolo in una posizione subalterna e ridefinisce la propria politica verso l\u2019Italia in base al principio della non interferenza e non indifferenza\u00bb\u00a0(Roberto Gualtieri,\u00a0<em>op. cit.<\/em>, p. 195) ; gli effetti della crisi economica, iniziata verso la met\u00e0 degli anni Settanta, richiedono d\u2019altra parte misure di austerit\u00e0 difficilmente praticabili senza il coinvolgimento del PCI e dei sindacati; la sfida del terrorismo e l\u2019inattesa esplosione di rabbia giovanile espressa dal movimento del 1977, a loro volta, spingono verso la prospettiva della solidariet\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p>Nelle prime settimane del 1978 \u00e8 Aldo Moro a pilotare il percorso verso l\u2019ingresso dei comunisti nella maggioranza, dispiegando tutte le proprie capacit\u00e0 di mediazione politica. Il 5 gennaio 1978, incontrando Berlinguer, gli spiega le ragioni per le quali \u00e8 possibile il coinvolgimento dei comunisti della maggioranza, ma non nel governo (gli equilibri interni nella DC e nel Paese, le prudenze americane, ma anche il rischio di dirottare il malcontento giovanile sulle forze extraparlamentari); il 28 febbraio, in un impegnativo discorso ai gruppi parlamentari democristiani, circoscrive la portata dell\u2019intesa con il PCI alla necessit\u00e0 di gestire l\u2019emergenza, ma ne sostiene anche l\u2019inevitabilit\u00e0, determinando il successo della mozione favorevole alla nuova maggioranza, che raccoglie 215 voti favorevoli contro i 130 contrari. Il 16 marzo 1978 il nuovo governo, guidato da Giulio Andreotti, si presenta alla Camera per la fiducia: si tratta di un monocolore DC, sostenuto da una maggioranza di emergenza, di cui per la prima volta dal 1947 fa parte il Partito Comunista. I comunisti non sono soddisfatti della composizione dell\u2019esecutivo, nel quale non \u00e8 stato inserito nessun tecnico di area, e si riservano di decidere il proprio atteggiamento parlamentare in una riunione di direzione dopo il discorso di Andreotti: il giorno del suo rapimento Aldo Moro si reca alla Camera proprio per consolidare politicamente <a href=\"http:\/\/www.raistoria.rai.it\/articoli-programma-puntate\/aldo-moro-il-grande-tessitore\/24841\/default.aspx\">la nuova maggioranza che tanto ha contribuito a creare<\/a>.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/il-caso-moro-gianni-oliva-edizioni-del-capricorno\/\">Vuoi approfondire? Clicca qui.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1969\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/gianni-oliva-il-caso-moro.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"395\" \/><\/a><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aldo Moro, giurista cattolico, dirigente democristiano e statista italiano \u00e8 stato uno dei personaggi pi\u00f9 importanti della Prima Repubblica. Ricordato soprattutto per la tragica fine, questo profilo biografico vuole invece porre l&#8217;accento sulle attivit\u00e0 e le capacit\u00e0 politiche, che hanno segnato lo storia d&#8217;Italia nel XX secolo. 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