{"id":2107,"date":"2019-06-11T01:16:47","date_gmt":"2019-06-10T23:16:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=2107"},"modified":"2019-09-26T18:13:48","modified_gmt":"2019-09-26T16:13:48","slug":"vigevano-ludovico-il-moro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/luoghi\/vigevano-ludovico-il-moro\/","title":{"rendered":"Vigevano, la \u00abcitt\u00e0 ideale\u00bb di Ludovico il Moro"},"content":{"rendered":"<h2>Immerso nel verde della pianura che circonda il fiume Ticino in territorio pavese, Vigevano rappresenta il prototipo della \u00abcitt\u00e0 ideale\u00bb del Rinascimento.<\/h2>\n<h6>Di\u00a0Elena Percivaldi.<\/h6>\n<p>A Vigevano, ancora oggi, tutto parla del suo artefice, il duca di Milano Ludovico il Moro, che elesse il luogo a simbolo del suo potere e della sua gloria, radunando intorno a s\u00e9 artisti come Leonardo e Bramante, che lo arricchirono con i loro capolavori. Il castello, monumentale e dotato di tutti i comfort della \u00abdimora di charme\u00bb, rappresenta con la sottostante Piazza Ducale, cui \u00e8 unito in un formidabile e vastissimo complesso architettonico, il cuore pulsante e l\u2019anima del borgo.<\/p>\n<div id=\"attachment_2115\" style=\"width: 876px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2115\" class=\"size-full wp-image-2115\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Vigevano_Piazza_2.jpg\" alt=\"vigevano\" width=\"866\" height=\"709\" \/><p id=\"caption-attachment-2115\" class=\"wp-caption-text\">Un particolare di piazza Ducale a Vigevano.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Nato sotto il segno del biscione<\/h3>\n<p>La posa della prima pietra del castello si fa tradizionalmente risalire all\u2019anno 1341, quando Luchino Visconti, gi\u00e0 podest\u00e0 di Vigevano, elev\u00f2 la cittadina, da tempo residenza della famiglia e caratterizzata da una fortificazione molto semplice, al rango di cruciale avamposto di difesa lungo la linea del Ticino dal confinante marchesato di Monferrato. Luchino ripens\u00f2 completamente la struttura gi\u00e0 esistente, che si trovava in posizione rialzata rispetto all\u2019abitato, e la trasform\u00f2 in un ampio maschio a pianta quadrangolare composto da tre edifici delimitati da torri angolari, aggiungendovi una torre d\u2019ingresso. Questo complesso, destinato a diventare il cuore della cittadella fortificata, divenne la sua residenza, mentre a scopo esclusivamente difensivo fu costruita la \u00abrocca vecchia\u00bb\u00a0eretta ai margini orientali del borgo, in seguito collegata al corpo centrale da un passaggio fortificato sopraelevato, la \u00abStrada coperta\u00bb. Purtroppo, Luchino non riusc\u00ec a godersi molto a lungo la sua \u00abcreatura\u00bb. Nel 1349, infatti, mor\u00ec in circostanze misteriose, e gir\u00f2 voce che fosse stato avvelenato dalla bellissima e lussuriosa moglie Isabella Fieschi, non a caso soprannominata Fosca: la donna avrebbe preferito sbarazzarsi del consorte, geloso dei suoi numerosi e illustri amanti, giocando d\u2019anticipo sull\u2019inevitabile punizione che le sarebbe spettata dopo che lui l\u2019aveva sorpresa al ritorno dall\u2019ennesima notte brava.<\/p>\n<div id=\"attachment_2111\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2111\" class=\"size-large wp-image-2111\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Biscione_Visconteo1-1024x696.jpg\" alt=\"Vigevano\" width=\"1024\" height=\"696\" \/><p id=\"caption-attachment-2111\" class=\"wp-caption-text\">Lo stemma dei visconti, conservato nel castello di Vigevano.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Il castello di Ludovico<\/h3>\n<p>L\u2019apogeo del castello di Vigevano coincise con il successivo dominio degli Sforza grazie a Galeazzo Maria e, soprattutto, a Ludovico il Moro, duca di Milano dal 1494 (ma gi\u00e0 da tempo di fatto padrone del potere in quanto tutore del nipotino Gian Galeazzo Maria) fino al 1499, quando fu destituito\u00a0dai francesi. Nella breve stagione in cui resse le sorti del ducato, Ludovico ampli\u00f2 il complesso aggiungendo, attorno al maschio, una serie di nuovi edifici concepiti appositamente per ingentilirne l\u2019aspetto. Inoltre, lo dot\u00f2 di tutti i comfort necessari alla corte, a cominciare dalle enormi scuderie in grado di contenere un migliaio di cavalli. A seguito dello sfarzoso matrimonio con Beatrice d\u2019Este, celebrato nel 1491 nella cappella ducale del castello di Pavia, e alla nascita del piccolo Massimiliano, Ludovico ordin\u00f2 la costruzione di una nuova ala interamente riservata alla moglie e alle sue cortigiane: del complesso resta la \u00abLoggia delle Dame\u00bb, che fu abbellita con uno spettacolare giardino pensile progettato sul modello dei giardini di delizie antichi, per alimentare il quale fu approntato un apposito sistema di irrigazione. Per realizzare il suo sogno di grandeur, e fare bella figura con i suoi illustri ospiti (dimorarono al castello il re di Francia Carlo VIII e l\u2019imperatore Massimiliano I d\u2019Asburgo) Ludovico non esit\u00f2 a richiedere la collaborazione di alcuni fra i pi\u00f9 grandi artisti e architetti del tempo, alcuni dei quali egli aveva gi\u00e0 impiegato sia a Milano sia a Pavia. Tra essi svettano Leonardo e Donato Bramante, quest\u2019ultimo gi\u00e0 artefice per gli Sforza della canonica della basilica milanese di Sant\u2019Ambrogio con i due attigui chiostri, nonch\u00e9 della celebre tribuna di Santa Maria delle Grazie. A Vigevano Bramante progett\u00f2 alcuni edifici porticati nel castello e realizz\u00f2 la decorazione pittorica di quelli che davano sul cortile (oggi, purtroppo, ne rimangono solo alcuni lacerti). A lui \u00e8 anche impropriamente attribuita l\u2019intera risistemazione della torre, che appunto viene detta \u00abbramantesca\u00bb; all\u2019urbinate si deve forse soltanto il sopralzo, essendo il progetto complessivo opera probabilmente (cos\u00ec come il rivellino del castello) del toscano Benedetto Ferrini. Con la sua impressionante mole, la Torre Bramantesca svetta per 75 metri sulla sottostante Piazza Ducale, cui \u00e8 collegata da uno scalone. Voluta da Ludovico il Moro nel 1492, doveva al pari dell\u2019antico Foro romano costituire il cuore pulsante della citt\u00e0 ma anche il luogo di rappresentanza e ostentazione del potere ducale, unendo idealmente in un solo grandioso insieme il polo politico (costituito dal castello), quello economico (la piazza vera e propria) e quello religioso dello Stato.<\/p>\n<div id=\"attachment_2113\" style=\"width: 778px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2113\" class=\"size-large wp-image-2113\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Vigevano_-_Torre_del_Bramante_-_antmoose-768x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"1024\" \/><p id=\"caption-attachment-2113\" class=\"wp-caption-text\">La torre del Bramante.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Il declino<\/h3>\n<p>La caduta di Ludovico il Moro segn\u00f2 anche la fine della centralit\u00e0 di Vigevano come centro propulsivo del Ducato. Chiusa per sempre l\u2019epoca sforzesca, nel 1535 il castello pass\u00f2 agli spagnoli e inizi\u00f2 un lento declino, al punto che gi\u00e0 nel 1696 i rappresentanti delle potenze che vi giunsero per firmare il trattato di Vigevano (che metteva fine, almeno in Italia, alla Guerra della Grande Alleanza) lo trovarono inagibile. Persasi memoria degli antichi fasti, intorno alla met\u00e0 dell\u2019Ottocento gli edifici furono addirittura utilizzati come caserma, secondo una scellerata prassi \u2013 quella di acquartierare le truppe in edifici dismessi, non importa se di pregio \u2013 inaugurata in et\u00e0 napoleonica e che sarebbe durata, nel caso di Vigevano, fino alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso. Un lungo e impegnativo restauro, che continua tuttora, ha consentito il recupero di gran parte del complesso e la sua restituzione alla fruizione e alla visita. Oggi ospita musei, eventi, mostre e manifestazioni ed \u00e8 tornato a pieno titolo a essere insieme alla piazza, come nei desideri del Moro, il simbolo vivo e vitale della citt\u00e0.<\/p>\n<div id=\"attachment_2112\" style=\"width: 762px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2112\" class=\"size-full wp-image-2112\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Vigevano_Rocca_Vecchia_Ian_Spackman_2007-002-25.jpg\" alt=\"Vigevano\" width=\"752\" height=\"554\" \/><p id=\"caption-attachment-2112\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;ingresso alla rocca vecchia.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>La visita<\/h3>\n<p>Con i suoi 70 mila metri quadri di estensione, cui vanno aggiunti i 36 mila del cortile, il castello di Vigevano si presenta come uno dei complessi fortificati pi\u00f9 grandi d\u2019Europa: \u00e8 stato calcolato infatti che potrebbe contenere due volte Buckingham Palace, tre volte la basilica di San\u00a0Pietro e sei volte il duomo di Milano. Il percorso di visita inizia entrando nel cortile attraverso lo scalone che, dalla sottostante piazza Ducale (di cui si dir\u00e0 fra poco) conduce alla <strong>Torre Bramantesca<\/strong>. Quest\u2019ultima, alta 75 metri sulla piazza e 55 sul cortile, oggi svolge la funzione di torre civica ed \u00e8 visitabile: la salita al terrazzo permette di abbracciare l\u2019intero borgo, spingendo lo sguardo nel verde delle campagne della Lomellina. La peculiare concezione della torre, frutto dell\u2019intervento nel tempo di pi\u00f9 mani tra cui quelle del Bramante (la cupola attuale fu realizzata nel Seicento), ne ha decretato un ampio successo al punto che Luigi Beltrami, il grande architetto incaricato nell\u2019Ottocento di restaurare il castello Sforzesco di Milano, si ispir\u00f2 all\u2019edificio vigevanese per \u00abricostruire\u00bb la torre del Filarete. Gli edifici sono visitabili e uniscono alla suggestione degli spazi antichi soluzioni decisamente moderne, come il <strong>Museo della Calzatura<\/strong>. Aperto nel 2003 nel piano superiore della prima scuderia e ricco di rari esemplari, deve la sua ragion d\u2019essere alla prestigiosa arte calzaturiera locale, attestata a Vigevano fin dal Trecento e proseguita, tra Otto e Novecento, con una serie di invidiabili primati: la creazione, nel 1866, del primo calzaturificio industriale (fratelli Bocca); l\u2019apertura nel 1901 della prima fabbrica italiana di macchine per calzature (Antonio Ferrari); infine nel 1929 la prima produzione in Italia di scarpe da tennis in gomma. La prima scuderia \u00e8 sede anche della <strong>Pinacoteca<\/strong>, dove si possono ammirare capolavori artistici realizzati tra il XV e il XX secolo (ampia in particolare la sezione moderna).<\/p>\n<div id=\"attachment_2110\" style=\"width: 919px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2110\" class=\"size-full wp-image-2110\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Vigevano03.jpg\" alt=\"Vigevano\" width=\"909\" height=\"682\" \/><p id=\"caption-attachment-2110\" class=\"wp-caption-text\">La strada coperta.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il corpo centrale del maschio, sede di Leonardiana, museo dedicato alle opere del genio da Vinci, \u00e8 collegato con la <strong>Rocca Vecchia<\/strong> (la Cavallerizza),\u00a0dall\u2019impressionante <strong>Strada Coperta<\/strong>: lunga ben 163 metri e larga 7, \u00e8 come una sopraelevata fortificata che attraversa la cittadella. La terza scuderia ospita il <strong>Museo Archeologico Nazionale della Lomellina<\/strong>, inaugurato nel 1998 e ampliato nel 2006, che raccoglie ed espone buona parte dei ritrovamenti archeologici avvenuti sul territorio. Al 1360 risale invece l\u2019edificio loggiato che un tempo costituiva la <strong>Falconiera<\/strong>: qui erano allevati e addestrati i falchi e gli altri uccelli da preda utilizzati per la caccia, sport e svago amatissimo dalla nobilt\u00e0 del Medioevo e del Rinascimento. Terminata la visita al complesso del castello, si scende di nuovo nella <strong>piazza Ducale<\/strong> per ammirarne l\u2019insieme armonico e monumentale, un tempo \u00abbiglietto da visita\u00bb che testimoniava il benessere e la potenza raggiunta dal ducato, e oggi animatissimo salotto della citt\u00e0. Lunga 134 metri e larga 48, \u00e8 porticata su tre lati mentre l\u2019ultimo \u00e8 chiuso dalla cattedrale intitolata a sant\u2019Ambrogio, patrono di Milano. Modificata varie volte nel corso del tempo, deve il suo aspetto attuale e definitivo all\u2019intervento voluto nel 1680 dal vescovo Juan Caramuel y Lobkowitz allo scopo di inserire in modo armonico la facciata della chiesa, curvata cos\u00ec da abbracciare idealmente la stessa piazza. Nell\u2019antica <strong>Sagrestia<\/strong> \u00e8 visitabile il <strong>Museo del Tesoro del Duomo<\/strong> che comprende codici miniati, reliquiari e preziosi vestimenti sacri. L\u2019impressione che la piazza Ducale, con la sua grandiosit\u00e0, dest\u00f2 sui contemporanei fu grandissima, tant\u2019\u00e8 che a suo modello furono realizzate altre piazze di rappresentanza in tutta Europa, dalla Francia (place des Vosges a Parigi) alla Spagna (plaza Mayor a Madrid), fino alla Germania e ai Paesi Bassi. Un\u2019ammirazione che pervade il visitatore <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=9V1ijhOZiBA\">ancora oggi<\/a>.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/35-castelli-imperdibili-lombardia\/\">Vuoi approfondire? Clicca qui<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-2118\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/castellilombardi.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"395\" \/><\/a><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Immerso nel verde della pianura che circonda il fiume Ticino in territorio pavese, Vigevano rappresenta il prototipo della \u00abcitt\u00e0 ideale\u00bb del Rinascimento. Di\u00a0Elena Percivaldi. 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