{"id":2121,"date":"2019-06-18T00:00:37","date_gmt":"2019-06-17T22:00:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=2121"},"modified":"2019-06-14T15:39:59","modified_gmt":"2019-06-14T13:39:59","slug":"tomaso-montanari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/oltre\/tomaso-montanari\/","title":{"rendered":"Tomaso Montanari: il barocco visto da Torino."},"content":{"rendered":"<h2>Intervista a Tomaso Montanari,\u00a0professore ordinario di Storia dell&#8217;Arte moderna all&#8217;Universit\u00e0 per Stranieri di Siena.<\/h2>\n<h6>di Roberto Bamberga<\/h6>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-2130 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Barocco4-1024x683.jpg\" alt=\"barocco torino\" width=\"1024\" height=\"683\" \/><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>La prima domanda non pu\u00f2 che essere questa: che cosa rappresenta Torino per uno studioso dell\u2019arte barocca?<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il tratto fondamentale della Torino barocca e moderna \u00e8 proprio quello che oggi manca all\u2019Italia: una fortissima, e consapevole, capacit\u00e0 di pianificazione, che tiene insieme la rappresentazione del potere ducale, il collegamento strategico e funzionale, l\u2019unificazione formale delle preesistenze e la progettazione unitaria delle nuove componenti urbane, attuata anche attraverso l\u2019obbligo imposto ai privati di dotare le nuove case di una facciata che continuasse senza soluzioni di continuit\u00e0 il fronte viario. E poi l\u2019estro, quasi inaudito: questo <b>\u00ab<\/b>basso continuo<b>\u00bb<\/b> urbanistico \u00e8 felicemente lacerato dalle architetture progettate da Guarino Guarini, caratterizzate da un&#8217;irrituale, travolgente individualit\u00e0.\u00a0Non si sarebbe potuto complicare in modo pi\u00f9 felice e immaginifico il controllato equilibrio che i duchi di Savoia andavano imponendo alla loro regolatissima capitale. E ancor\u2019oggi questa divina capacit\u00e0 di Guarini di costruire un calcolato controcanto all\u2019ordine sabaudo \u00e8 evidente a chiunque percorra le vie ortogonali e monocrome della citt\u00e0 secentesca e s&#8217;imbatta nelle inquietanti curve del geniale palazzo Carignano.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Il rapporto tra Barocco e controriforma \u00e8 stato diffusamente studiato. Personalmente ho sempre trovato suggestivo il fatto che la magnificenza barocca ornasse le chiese di Torino, una citt\u00e0 che nel Seicento si trovava a guardare le Alpi abitate da popolazioni protestanti. Potrebbe, questa dialettica tra cattolici e protestanti, fornire un ulteriore livello di lettura per il barocco piemontese?<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Forse pi\u00f9 importante \u00e8 il legame con la cattolicissima corte di Francia: Torino \u00e8 Italia, ma \u00e8 anche Parigi. E come il barocco romano pu\u00f2 trapiantarsi a Parigi: la risposta riguarda anche Torino. La risposta \u00e8 la Torino barocca.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-2129\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Barocco3-1024x805.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"805\" \/><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Esiste una peculiarit\u00e0 del barocco piemontese, un\u2019aria di famiglia che lo differenzi da quello romano e da quello europeo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">S\u00ec, ed \u00e8 il rapporto tra ordine e rottura dell\u2019ordine. A Torino questo gioco \u00e8 portato a un parossismo vertiginoso, che non cede alle rotture clamorose del Sud e non dialoga cos\u00ec esplicitamente col Rinascimento, come a Roma. \u00c8 tutto pi\u00f9 astratto, pi\u00f9 mentale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Solitamente il barocco piemontese viene considerato \u2013 soprattutto dai non addetti ai lavori \u2013 quasi un\u2019arte di Stato. Dalla capitale alle citt\u00e0 di provincia, chiese e interventi urbanistici sembrano voler omologare il regno, plasmando un\u2019immagine unica di un territorio, in realt\u00e0, culturalmente molto diverso. Una tesi che pare accreditarsi anche considerando la lentezza con cui il successivo neoclassicismo s&#8217;impose da queste parti, abbastanza in ritardo rispetto ad altri palcoscenici europei. Pensa che questo possa essere solo una facile ricostruzione o c\u2019\u00e8 del vero?<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Innegabilmente vero.\u00a0Cos\u00ec va intesa la capacit\u00e0 di progettare il rapporto tra la capitale e il suo territorio, innervato di residenze ducali che sono altrettanti nodi di un\u2019urbanizzazione attentamente studiata. \u00c8 in questo senso illuminante la risposta che \u2013 nella finzione letteraria del dialogo su\u00a0<em>Venaria Reale. Palazzo di piacere e di caccia ideato dall\u2019Altezza Reale di Carlo Emanuel II Duca di Savoia,<\/em>\u00a01674<em>\u00a0<\/em>\u2013 l\u2019artefice della Torino moderna e barocca, Amedeo di Castellammonte, fornisce alla domanda del Bernini personaggio letterario: il duca Carlo Emanuele II ha voluto la reggia di Venaria per completare (dopo le residenze dovute ai suoi predecessori: tra cui Rivoli, Mirafiori, il Valentino, la romanissima Vigna del cardinale Maurizio di Savoia) \u00abun\u2019intiera corona di delizie a quest\u2019augusta citt\u00e0 di Torino\u00bb. Venaria non \u00e8, dunque, solo uno straordinario santuario dedicato alla passione ducale per la caccia al cervo, ma \u00e8 anche una espansione della capitale che iscrive Torino al canone delle grandi capitali europee: a partire dalla Parigi, e dalla Versailles, del Re Sole. \u00c8 un intero territorio che prende forma e prende ordine.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-2128\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/baroc2-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" \/><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Il restauro e la riapertura al pubblico della cappella della Sindone ha svelato agli occhi di tutta una generazione un\u2019opera che \u00e8 una vera e propria macchina scenica, una costruzione architettonica che \u00e8 insieme scenografica e totalmente immersiva per lo spettatore. Eppure, la fama del suo progettista, Guarino Guarini, sembra essere impolverata: pochi i libri su di lui cos\u00ec come lo spazio dedicatogli dai media che si occupano di divulgazione culturale. Quale pu\u00f2 essere il motivo, secondo lei?<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Perch\u00e9 Guarino \u00e8 un irregolare, uno che rompe le griglie dei manuali. Un eclettico storicista <em>ante litteram<\/em>, se vuoi. Guarini era senza una patria definita: nato a Modena, dal 1639 al 1647 si form\u00f2 a Roma, nel noviziato dell\u2019ordine dei Teatini, nel quale poi prese i voti: ed \u00e8 qui che assorb\u00ec profondamente (oltre a una complessa dottrina matematica, filosofica e teologica) le suggestioni, i risultati, le sfide della trionfante stagione in cui Bernini, Pietro da Cortona e Borromini cambiavano il volto della citt\u00e0 e insieme quello dell\u2019architettura stessa. Guarini fu conquistato soprattutto dalla lezione di Borromini, che approfond\u00ec e radicalizz\u00f2, verificandola alla luce della sua stessa radice: quella della grande stagione gotica. \u00c8 lo stesso Guarini a dichiararlo, in un testo illuminante: \u00abLe simmetrie dell\u2019architettura possono, senza sconcerto fra loro, essere varie. Si prova: perch\u00e9 non vi \u00e8 scienza, sebben evidente, che non abbia non solamente varie, ma di pi\u00f9 contrarie opinioni, ed anche in materie gravissime di fede, di costumi, e d\u2019interesse; onde quanto pi\u00f9 potr\u00e0 essere varia l\u2019architettura, che non si compiace, se non di piacere al senso; n\u00e9 altra ragione la governa, se non l\u2019aggradimento di un ragionevole giudizio, e di un occhio giudizioso? Ci\u00f2 esperimentasi nelle diverse proporzioni, che danno gl\u2019ingegnosi e celebri architetti moderni, come vedremo nelle antichit\u00e0 romane, che variansi da\u2019 sentimenti di Vitruvio. Si pu\u00f2 anche questo conoscere, e nell\u2019architettura gotica, la quale doveva pur piacere a que\u2019 tempi, pur al giorno d\u2019oggi non \u00e8 punto stimata, anzi derisa, bench\u00e9 quegli uomini veramente ingegnosi abbiano in essa erette fabbriche s\u00ec artificiose, che chi con giust\u2019occhio le considera, sebbene non cos\u00ec esatte in simmetria non lasciano per\u00f2 di essere meravigliose, e degne di molta lode\u00bb.<\/p>\n<blockquote><p>Se c\u2019\u00e8 una differenza vera e profonda tra il barocco e il Rinascimento \u00e8 proprio questa consapevolezza della propria modernit\u00e0: che significa anche una tormentata consapevolezza della propria fragilit\u00e0, della propria relativit\u00e0.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Un aspetto che potrebbe parere paradossale nell\u2019urbanistica barocca di Torino \u00e8 come la creativit\u00e0 e la libert\u00e0 espresse dalle facciate di chiese e palazzi siano incastrate in una scacchiera assolutamente rigorosa. Allo stesso modo, andando oltre le facciate, si scopre che i palazzi furono costruiti improntati alla pi\u00f9 pura funzionalit\u00e0, impiegando materiali per nulla magnificenti, come i classici e \u201cpoveri\u201d mattoni. Si tratta di una \u00abcontraddizione\u00bb puramente locale oppure \u00e8 riscontrabile anche in altri contesti?<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Naturalmente l\u2019uso di materiali meno costosi era assai diffuso, ma questo singolare connubio direi che \u00e8 molto torinese, s\u00ec.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-2127\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/barocc1-1024x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Togliendo dal novero due maestri quali Guarini e Juvarra, quale tra Benedetto Alfieri, Vittone, Plantery e gli altri architetti del barocco piemontese ritiene degno di maggiori attenzioni?<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Personalmente trovo le chiese-pagode di Vittone un apice assoluto della fantasia umana.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Quale eredit\u00e0 ha lasciato il barocco nel nostro gusto e nella nostra cultura, cosa si \u00e8 salvato nel nostro retaggio a distanza di secoli?<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Se c\u2019\u00e8 una differenza vera e profonda tra il barocco e il Rinascimento \u00e8 proprio questa consapevolezza della propria modernit\u00e0: che significa anche una tormentata consapevolezza della propria fragilit\u00e0, della propria relativit\u00e0. Per gli artisti del Quattro e del Cinquecento, infatti, il confronto con il magistero degli antichi era stato soprattutto teorico: la pittura antica era del tutto perduta, e quel che restava dell\u2019architettura e della scultura non era abbastanza per impaurire quei giovani rivoluzionari. Ma per gli artisti nati dagli anni settanta del Cinquecento in poi, guardarsi indietro doveva essere un vero incubo: perch\u00e9 significava trovarsi faccia a faccia con l\u2019intera opera di Raffaello, Tiziano, Michelangelo, e di moltissimi altri colossi la cui statura non verr\u00e0 pi\u00f9 messa in discussione. Ed \u00e8 esattamente per questo che con il Seicento inizia un\u2019epoca artistica che possiamo chiamare moderna perch\u00e9 ce ne sentiamo ancora parte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Tomaso Montanari,\u00a0professore ordinario di Storia dell&#8217;Arte moderna all&#8217;Universit\u00e0 per Stranieri di Siena. di Roberto Bamberga La prima domanda non pu\u00f2 che essere questa: che cosa rappresenta Torino per uno studioso dell\u2019arte barocca? 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