{"id":2210,"date":"2019-09-18T00:00:49","date_gmt":"2019-09-17T22:00:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=2210"},"modified":"2019-09-18T00:34:54","modified_gmt":"2019-09-17T22:34:54","slug":"muro-di-berlino-cinema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/oltre\/muro-di-berlino-cinema\/","title":{"rendered":"Il Muro di Berlino al cinema. Tra spy movies e rappresentazione del nemico."},"content":{"rendered":"<h2>La notte del 13 agosto 1961 la DDR chiude la frontiera che marca il confine tra il settore Est ed Ovest di Berlino. Viene cos\u00ec creata un non-luogo, una frontiera diventata uno dei simboli centrali della storia europea novecentesca e, in quanto tale, consacrata a vero e proprio <em>locus<\/em> della narrazione cinematografica.<\/h2>\n<h6>Di Carlo Ugolotti.<\/h6>\n<p>Come ha scelto di rappresentare il cinema occidentale il Muro di Berlino e la divisione delle due Germanie? Il caso che si vuole qua affrontare, tra storia, cinema e politica, \u00e8 la resa cinematografica del Muro in un genere cinematografico particolare: lo <em>spy-movie.<\/em> Berlino divisa diventa infatti una terra di frontiera, senza regole, legge o ordine, novello Far West popolato non da cow-boy ma da agenti segreti delle fazioni in conflitto.<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/bD_ubBlZ-FM?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Mica solo Bond.<\/h3>\n<p>Il muro di Berlino viene infatti edificato negli anni del <em>boom<\/em> degli <em>spy-movie, <\/em>a seguito del successo planetario dell&#8217;esordio di James Bond \u2013 il quale, curiosamente prediligendo mete pi\u00f9 esotiche non vi far\u00e0 tappa fino a <em>Octopussy<\/em> nel 1983 \u2013 e il film di spionaggio di ambiente berlinese diventa quasi un sottogenere che domina gli anni Sessanta. Spesso queste produzioni si aprono sulle immagini del filo spinato del muro (si veda <em>La spia che venne dal freddo<\/em>, 1965 e <em>Funeral in Berlin, <\/em>1966<em>) <\/em>facendo cos\u00ec della barriera e di altri luoghi celebri come il Checkpoint Charlie dei veri e propri monumenti della Guerra Fredda, immediatamente riconoscibili dal pubblico esattamente come la Monument Valley del western e i cancelli dei campi di concentramento delle narrazioni sulla Shoah.<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/1AHOUwBdsKs?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Come rappresentare la differenza?<\/h3>\n<p>La rappresentazione delle due zone del Muro di Berlino rispetta la propaganda politica che il blocco occidentale faceva della Germania divisa: il settore occidentale capitalista ricco di beni di consumo, attivamente coinvolto per l&#8217;abbattimento del muro, opposto a quello orientale, rassegnato, compiacente con i sovietici e controllato costantemente dalle forze di sicurezza della DDR o dell&#8217;URSS, dominato da privazioni e\u00a0 dalle macerie. All&#8217;intraprendenza del berlinese occidentale \u00e8 contrapposta l&#8217;indolenza lamentosa dell&#8217;orientale. Come ha segnalato la storica Camilla Poesio, la rappresentazione della Germania Est \u00e8 dominata da un&#8217;<b>\u00ab<\/b>ottica etologica, con un misto di compassione e derisione<b>\u00bb<\/b> e, a tal proposito, conviene citare anche Barbara Gr\u00fcning, che ha notato come vi sia un&#8217;assenza di narrazioni riguardo le esperienze quotidiane della Berlino orientale. La scelta di incorniciare le vicende della capitale tedesca divisa sotto il genere esotico-avventuroso della <em>spy-story<\/em> si pu\u00f2 considerare una scelta politica di rappresentazione: il settore orientale come un spazio di illeciti, bugie e violenza privo di una dimensione di\u00a0 vita quotidiana e delle sue regole del vivere civile, ambedue appannaggio esclusivo della zona occidentale.<\/p>\n<p>Se prendiamo un film di Alfred Hitchcock ambientato in questo contesto, <em>Il sipario strappato<\/em><em>\u00a0<\/em>(1966), nella celeberrima scena della lotta nel capanno in campagna, si pu\u00f2 notare che le armi usate per uccidere una spia sono proprio gli oggetti quotidiani: un forno e un coltello da cucina. Ai berlinesi dell&#8217;Est \u00e8 sottratta la dimensione quotidiana in nome della Guerra Fredda. Come li defin\u00ec un articolo dell&#8217;<em>Unit\u00e0 <\/em>\u00a0del 1989, i tedeschi orientali erano <b>\u00ab<\/b>cittadini del nulla<b>\u00bb<\/b>.<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/z2TlfRvNh8M?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Forti caratterizzazioni.<\/h3>\n<p>Ma non c&#8217;\u00e8 solo il Muro di Berlino: la citt\u00e0 \u00e8 dominata da spie che si ritrovano nei bar in cui \u00e8 severamente vietato anche solo parlare ad alta voce per paura che chiunque possa origliare una conversazione e anche prima di uscire con una ragazza \u00e8 necessario verificare la sua identit\u00e0 per timore che sia un&#8217;agente segreto &#8211; quale infatti si rivela essere (<em>Funeral in Berlin).<\/em><\/p>\n<p>In queste narrazioni, le spie occidentali devono aiutare i cittadini tedeschi ad andare oltre il muro (si veda ancora il film di Hitchcock in cui la fuga dall&#8217;Est \u00e8 proprio il motore della <em>suspance <\/em>del finale) e smantellare le reti di spie dell&#8217;Unione Sovietica in un mondo senza regole e senza piet\u00e0. Spesso le spie sovietiche sono i classici <em>villain <\/em>ma, anche in virt\u00f9 del disgelo seguito ad eventi quali la crisi di Cuba, esistono racconti in cui le strategie occidentali non sono troppo dissimili da quelle dei corrispettivi avversari (si veda ancora\u00a0<em>La spia che venne dal freddo<\/em>\u00a0e <em>Sull&#8217;orlo della paura<\/em><em>, <\/em>1968). Al centro delle vicende si intersecano anche vicende di stretta attualit\u00e0 della Germania dell&#8217;epoca come il processo di de-nazificazione (<em>The Quiller memorandum<\/em>, 1966 e <em>Un, due, tre,<\/em><em>\u00a0<\/em>1961) e la questione atomica (<em>Il sipario strappato<\/em>).<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/XAYuZ-F-GhI?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;assurdit\u00e0 di una capitale europea divisa nel suo cuore e dominata da spie, cos\u00ec come rappresentata dal cinema occidentale, non sfugge all&#8217;occhio del cinema stesso che realizza versioni ironiche dei film di spie: dallo <em>humor nero<\/em> di <em>Un, due, tre<\/em>\u00a0di Billy Wilder alla comicit\u00e0 pi\u00f9 popolare di <em>Tot\u00f2 e Peppino divisi a Berlino (<\/em>1961) che unisce la parodie dei film di spie a quella del film drammatico <em>I magliari <\/em>di Francesco Rosi del 1959, pellicola drammatica sui lavoratori italiani in Germania.<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/MCAMJoj9uM8?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<h3><\/h3>\n<h3>La costruzione dell&#8217;identit\u00e0 del nemico.<\/h3>\n<p>Fare della vita nella Germania Est una terra di nessuno dominata da sotterfugi, tradimenti e mancanza di regole o leggi significava negare alla DDR uno statuto di nazione civile al pari delle altre. Il muro di Berlino, come la Grande muraglia, avrebbe simboleggiato il limite stabilito tra civilt\u00e0 e barbarie. Nella costruzione di questo paradigma, il cinema ha giocato una carta vincente che \u00e8 rimasta nella memoria pubblica e cinematografica degli anni a venire: anche dopo il crollo del muro, la rappresentazione cinematografica ha continuato a usare Berlino come un\u00a0 perfetto <em>setting <\/em>di storie di spie (<em>The innocent, <\/em>1993) e in <em>Atomica Bionda<\/em><em>\u00a0<\/em>(2017) un personaggio esplicita il paradigma sotteso al genere dagli anni Sessanta in poi: \u201cBerlin is the Wild West\u201d.<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/aieQrj9Yy8s?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>Solo un film molto recente, <em>Il ponte delle spie<\/em><em>\u00a0<\/em>(2015)<em>, <\/em>prova a sovvertire lo stereotipo, pur rimanendo nei canoni del genere: il film si apre non sul muro ma con il ponte di Brooklyn \u2013 si tenga in mente il titolo, in realt\u00e0 riferito al ponte Glienicke \u2013, ricordandoci come anche negli Stati Uniti vi fosse stata una guerra di spie con tanto di <b>\u00ab<\/b>caccia alle streghe<b>\u00bb<\/b>. Il pubblico vede attraverso gli occhi del protagonista Tom Hanks, arrivato a Berlino, prima il muro in costruzione, poi la barbara fucilazione di tedeschi che provano ad attraversare la barriera e infine, tornato a New York, la facilit\u00e0 con cui dei giovani americani scavalcano giocando i muri delle residenze americane; questo film non pu\u00f2 non ricordare allo spettatore del 2020 il muro tra Messico e Stati Uniti ricollegando l&#8217;assurdit\u00e0 della Germania divisa alle barriere ancora esistenti nel mondo globale del Nuovo Millennio.<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/mBBuzHrZBro?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Muro di Berlino crea una citt\u00e0 non-luogo, una frontiera simbolo della storia europea novecentesca e, in quanto tale, un vero e proprio locus della narrazione cinematografica. Scopriamo come il cinema rappresent\u00f2 quella divisione e quali modelli veicol\u00f2. Di Carlo Ugolotti.<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":2212,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[152,168,202],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/toto.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2210"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2210"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2210\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2215,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2210\/revisions\/2215"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2212"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2210"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2210"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2210"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}