{"id":2335,"date":"2019-10-29T00:00:36","date_gmt":"2019-10-28T23:00:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=2335"},"modified":"2019-10-23T15:39:41","modified_gmt":"2019-10-23T13:39:41","slug":"fascismi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/storia\/fascismi\/","title":{"rendered":"Quanti fascismi?"},"content":{"rendered":"<h2>Fascismi o fascismo? Come si \u00e8 generato un movimento poi diventato partito e infine regime? Ripercorriamo brevemente la storia di alcuni\u00a0<b>\u00ab<\/b>fasci<b>\u00bb <\/b>che hanno\u00a0preceduto e accompagnato l&#8217;evoluzione di quello di Mussolini negli anni infuocati dell&#8217;interventismo, della guerra e del dopoguerra.<\/h2>\n<h6>Di Claudio Vercelli.<\/h6>\n<p>La nascita del movimento dei <em>Fasci Italiani di Combattimento<\/em> prese il suo avvio con l\u2019assemblea tenutasi il 23 marzo 1919 in piazza San Sepolcro a Milano (in una sala della sede dell\u2019Alleanza Industriale e Commerciale), per volont\u00e0 di Benito Mussolini e del gruppo di esponenti dell\u2019interventismo e del nazionalismo che ruotava intorno alla sua figura. Si presentava come erede diretto dei <em>Fasci di Azione Rivoluzionaria Interventista<\/em>. Gi\u00e0 il 2 marzo su <em>Il Popolo d\u2019Italia<\/em> era apparsa una comunicazione con la quale s\u2019indiceva una riunione programmatica per l\u2019istituzione di una nuova organizzazione politica. Nei giorni successivi le prime adesioni iniziarono a pervenire. Una settimana dopo l\u2019invito fu ripetuto, sottolineando che \u00abil 23 marzo sar\u00e0 creato l\u2019\u0374antipartito\u0374, sorgeranno cio\u00e8 i Fasci di Combattimento, che faranno fronte contro due pericoli: quello misoneista di destra e quello distruttivo di sinistra\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_2340\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2340\" class=\"size-full wp-image-2340\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Fasci_di_combattimento.jpg\" alt=\"fascismi\" width=\"700\" height=\"492\" \/><p id=\"caption-attachment-2340\" class=\"wp-caption-text\">Il programma dei neonati <em>Fasci Italiani di combattimento<\/em>.<\/p><\/div>\n<h3><\/h3>\n<h3>Storia di un aggettivo<\/h3>\n<p>L\u2019aggettivazione \u00abfascista\u00bb per definire un\u2019organizzazione fu adottata con tutta probabilit\u00e0 per la prima volta in pubblico durante l\u2019agitazione dei Fasci dei lavoratori siciliani nel 1893. Mussolini la us\u00f2 molto dopo su <em>Il Popolo d\u2019Italia<\/em> per definire i \u00abnuclei di forti e di volitivi\u00bb che si stavano attrezzando per muovere guerra contro gli imperi centrali, spronando il governo italiano in tal senso. Di essi celebrava una sorta di spirito volontaristico, anarcoide e pseudolibertario: \u00abNon vogliono avere le regole e le rigidit\u00e0 di un Partito, ma sono e vogliono restare una libera associazione di volontari: pronti a tutto: alle trincee e alle barricate. Io penso che qualche cosa di grande e di nuovo pu\u00f2 nascere da questi manipoli di uomini che rappresentano l\u2019eresia ed hanno il coraggio dell\u2019eresia\u00bb. Nel dicembre del 1918, sulla rivista <em>Energie nove<\/em>, da lui fondata, un giovanissimo Piero Gobetti qualificava come \u00abfascisti\u00bb i senatori e i deputati antigiolittiani che avevano aderito subito dopo Caporetto al Fascio Parlamentare per la Difesa Nazionale. La Grande Guerra aveva infatti profondamente inciso nel ripetuto ricorso alla parola, indicando per convenzione ormai assodata quanti s\u2019identificavano, a prescindere dalla propria appartenenza politica, sul versante interventista e antineutralista.<\/p>\n<div id=\"attachment_2341\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2341\" class=\"size-large wp-image-2341\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/covo-1024x696.jpg\" alt=\"fascismi\" width=\"1024\" height=\"696\" \/><p id=\"caption-attachment-2341\" class=\"wp-caption-text\">Il \u00abcovo\u00bb di Mussolini in via Paolo da Cannobio a Milano. Nella foto spiccano simboli dell&#8217;arditismo come il teschio appeso sul muro e le bombe a mano sulla scrivania.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Un movimento trasversale<\/h3>\n<p>Il 23 marzo 1919 tra i cento e i duecento astanti, perlopi\u00f9 provenienti dalla sinistra, accomunati dall\u2019aver appoggiato e partecipato alla Grande Guerra, avviarono un percorso politico dai tratti inediti, imprevedibili, comunque caratterizzato dall\u2019obiettivo di rompere i crismi delle appartenenze precedenti. La questione di fondo era infatti quella pi\u00f9 generale della collocazione nel quadro politico del dopoguerra di una parte di quanti erano stati interventisti. Anche per questa ragione problematica i Fasci vollero da subito presentarsi come movimento e non in quanto partito, lasciando ai loro militanti la possibilit\u00e0 di continuare ad aderire ad altre formazioni e, quindi, enfatizzando il carattere trasversale e aperto della propria identit\u00e0. Secondo un modello concettuale tipico del nazionalismo, d\u2019altro canto, si rifiutava la natura di \u00abparte\u00bb che gli stessi partiti invece rivendicavano per se stessi, denunciandone il carattere semmai divisivo. I locali della sede milanese furono arredati dai simboli dell\u2019arditismo: pugnale, gagliardetti, teschi, bombe a mano, in sintonia con la fresca memoria dei combattimenti, ma anche e soprattutto con la crescente retorica della politica come lotta esclusivista, di mera sopraffazione, ovvero come il proseguimento della guerra con altri mezzi, al netto di qualsiasi tentazione residua d\u2019intenderla come mediazione.<\/p>\n<div id=\"attachment_2342\" style=\"width: 696px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2342\" class=\"size-full wp-image-2342\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Manifestazione_interventista_piazza_Cordusio_a_Milano_1915.jpg\" alt=\"fascismi\" width=\"686\" height=\"460\" \/><p id=\"caption-attachment-2342\" class=\"wp-caption-text\">Una manifestazione interventista a Milano.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Fasci Autonomi di Azione Rivoluzionaria<\/h3>\n<p>Fondati da Benito Mussolini, gi\u00e0 direttore dell\u2019Avanti!, espulso il 29 novembre 1914 dal Partito Socialista Italiano, l\u201911 dicembre 1914 vennero fusi con i <em>Fasci di Azione Internazionalista<\/em> nei <em>Fasci di Azione Rivoluzionaria Interventista<\/em>.<\/p>\n<div id=\"attachment_2343\" style=\"width: 200px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2343\" class=\"size-full wp-image-2343\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Mussolini_nel_1919.jpg\" alt=\"fascismi\" width=\"190\" height=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-2343\" class=\"wp-caption-text\">Mussolini nel 1919.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Fasci di Azione Rivoluzionaria Interventista<\/h3>\n<p>I <em>Fasci di Azione Rivoluzionaria Interventista<\/em> furono un movimento di mobilitazione collettiva, nato l\u201911 dicembre 1914 per volont\u00e0 di Filippo Corridoni e Angelo Oliviero Olivetti a Milano e quindi patrocinato da Benito Mussolini e Alceste De Ambris. Era strettamente legato al circuito degli interventisti rivoluzionari, che raccoglieva elementi della sinistra radicale, del repubblicanesimo intransigente, del sindacalismo rivoluzionario e dell\u2019irredentismo trentino, giuliano e dalmata. Come tale, s\u2019ispirava al manifesto programmatico denominato <em>Fascio rivoluzionario d\u2019azione internazionalista<\/em>, firmato il 5 ottobre 1914 da un gruppo di interventisti e sindacalisti rivoluzionari dell\u2019Unione Sindacale Italiana (tra i quali Filippo Corridoni, Amilcare De Ambris, Cesare Rossi e Michele Bianchi, quest\u2019ultimo primo segretario del Partito Nazionale Fascista). In esso si asseriva la necessit\u00e0 dell\u2019impegno bellico come momento di catarsi storica, politica e sociale contro le potenze conservatrici rappresentate dagli imperi centrali. Il manifesto fu pubblicato da Mussolini sul Popolo d\u2019Italia del 1\u00b0 gennaio 1915. Al primo congresso, nello stesso mese, i Fasci potevano contare su un seguito di poco meno di diecimila elementi. Nel maggio del 1915, con l\u2019ingresso dell\u2019Italia nel conflitto, il movimento esaur\u00ec di fatto le sue funzioni di promozione dell\u2019intervento. Nel 1919 buona parte dei suoi promotori conflu\u00ec nei <em>Fasci Italiani di Combattimento<\/em>.<\/p>\n<div id=\"attachment_2344\" style=\"width: 798px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2344\" class=\"size-full wp-image-2344\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/1914_Filippo_Corridoni_dietro_Benito_Mussolini.jpg\" alt=\"fascismi\" width=\"788\" height=\"635\" \/><p id=\"caption-attachment-2344\" class=\"wp-caption-text\">Filippo Corridoni in comizio nei mesi dell&#8217;interventismo. Alle sue spalle si intravede un giovane Mussolini con baffi e paglietta.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Fascio Parlamentare per la Difesa Nazionale<\/h3>\n<p>Costituito sotto la guida di Maffeo Pantaleoni, nel dicembre 1917, dopo la rotta di Caporetto, raccoglieva tutti gli interventisti, sia di destra sia di sinistra, tra i quali gli stessi nazionalisti e futuristi. Dall\u2019originario fascio parlamentare ne derivarono, per filiazione, diversi altri, tra i quali il <em>Fascio Nazionale Italiano<\/em>, il <em>Fascio Romano per la Difesa Nazionale<\/em>, la <em>Federazione dei Fasci di Resistenza<\/em>. In comune avevano la rilettura della guerra in corso come impegno di \u00abresistenza\u00bb alla minaccia austrotedesca, attraverso la richiesta di adottare una ferrea disciplina di guerra, il ricorso alla mobilitazione civile, la costituzione di un\u2019armata di volontari, l\u2019utilizzo nelle zone di combattimento dei militari mutilati che ne avessero fatto richiesta, l\u2019introduzione di misure vessatorie e persecutorie (arresto, internamento, confisca dei beni) nei riguardi dei civili appartenenti a paesi ostili, l\u2019azione sistematica contro gli \u00abimboscati\u00bb e, soprattutto, l\u2019\u00abassoluta certezza che la concordia nazionale non verr\u00e0 turbata (e sarebbe tradimento della patria) col ritorno al governo di uomini che avversano le ragioni ideali ed immanenti della nostra guerra\u00bb (cos\u00ec nella petizione inviata dal <em>Comitato Italiano di Resistenza Interna al Parlamento<\/em>). Il riferimento a Giovanni Giolitti era implicito. Il <em>Fascio Interventista<\/em> venne esaurendo le sue ragioni con la fine della guerra.<\/p>\n<div id=\"attachment_2337\" style=\"width: 834px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2337\" class=\"size-full wp-image-2337\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/cartol25.jpg\" alt=\"fascismi\" width=\"824\" height=\"539\" \/><p id=\"caption-attachment-2337\" class=\"wp-caption-text\">\u00abA noi!\u00bb grida l&#8217;ardito in questa cartolina d&#8217;epoca.<\/p><\/div>\n<h3><\/h3>\n<h3>L&#8217;arditismo<\/h3>\n<p>Inizialmente la parola indicava uno stile di combattimento militare e le unit\u00e0 combattenti del Regio Esercito (le \u00abfiamme nere\u00bb, dal colore delle mostrine), istituite nell\u2019estate del 1917 presso la II Armata al comando del generale Luigi Capello, su iniziativa del tenente colonnello Giuseppe Alberto Bassi. La medesima parola, nel primo dopoguerra, \u00e8 servita poi a definire una generica area politica composta perlopi\u00f9 di reduci, poco proclivi alle mediazioni parlamentari e alla rappresentanza democratica, essendo semmai abituati a ricorrere alle vie di fatto. L\u2019arditismo \u00e8 sinonimo di temerariet\u00e0, ma anche di tendenziale insubordinazione. Cos\u00ec Giuseppe Bottai, prima tenente di un reparto d\u2019assalto durante la guerra e poi squadrista: \u00abGli \u2018arditi\u2019 non furono una specialit\u00e0 dell\u2019esercito, ma una categoria ideale del popolo italiano\u00bb. A coloro che venivano scelti per entrare nei reparti militari venivano richieste particolari qualit\u00e0, tra le quali una marcata aggressivit\u00e0, la propensione a compiere azioni fuori dall\u2019ordinario, una forte vocazione al nazionalismo pi\u00f9 accentuato. Il vitalismo, come l\u2019abitudine a fare ricorso sistematico alla violenza, ne erano componenti indispensabili, accompagnandosi all\u2019insofferenza per i lunghi tempi morti che caratterizzavano la vita in trincea, tra un combattimento e l\u2019altro. Da ci\u00f2 deriv\u00f2 quindi uno spiccato senso di corpo, che si tradusse nell\u2019autoidealizzazione della propria appartenenza in quanto espressione di un\u2019\u00e9lite del combattimento.<\/p>\n<div id=\"attachment_2338\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2338\" class=\"size-large wp-image-2338\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/cartol24-1024x666.jpg\" alt=\"fascismi\" width=\"1024\" height=\"666\" \/><p id=\"caption-attachment-2338\" class=\"wp-caption-text\">Il teschio e il pugnale, due simboli dell&#8217;arditismo.<\/p><\/div>\n<h3><\/h3>\n<h3>Il mito dell&#8217;arditismo<\/h3>\n<p>Agli arditi \u00e8 attribuito il motto \u00abA noi!\u00bb, l\u2019uso di gagliardetti neri e di simbolismi che rimandano alla morte, il saluto con il pugnale sguainato, pi\u00f9 in generale l\u2019esibizione sfrontata di atteggiamenti sprezzanti, nel nome del coraggio e della determinazione al limite dell\u2019avventatezza. L\u2019insieme di queste caratteristiche contribu\u00ec quindi a creare una vera e propria mitologia dell\u2019arditismo che, nell\u2019immediato dopoguerra, fu recuperata e trasformata in strumento politico. Soprattutto laddove una parte di loro identific\u00f2 tra i nemici dell\u2019Italia non solo le potenze straniere, ma anche i \u00abpavidi\u00bb, i \u00abtraditori\u00bb, gli \u00abimboscati\u00bb, i \u00abvigliacchi\u00bb, epiteti che, di volta in volta, erano distribuiti a una parte dei civili, alla borghesia liberale, al ceto politico tradizionale e ai movimenti socialisti. \u00abIl loro contributo originale al primo fascismo consistette, oltre che nella messa in circolo di una terminologia religiosa, di canti, simboli e gesti che diventeranno elementi costitutivi della ritualit\u00e0 fascista, nel culto dell\u2019azione e nell\u2019esercizio della violenza, esaltata come manifestazione di coraggio e strumento necessario per \u2018liberare la nazione dai suoi denigratori\u2019\u00bb (Gianfranco Porta). Lo stesso squadrismo s\u2019ispir\u00f2 alle tecniche di aggressione e di sopraffazione dell\u2019arditismo. Quanti tra coloro rifiutarono di essere omologati al nascente fascismo diedero vita nel 1921 alla breve esperienza degli <em>Arditi del Popolo<\/em>, organizzazione paramilitare avversa al nascente regime, alla quale aderirono, fino al suo scioglimento a Parma nel 1922, circa ventimila militanti. Il resto dell\u2019arditismo sarebbe poi stato canonizzato dal regime fascista, dopo il 1922, all\u2019interno della mitologia combattentistica, perdendo tuttavia qualsiasi residua vitalit\u00e0 e autonomia politica. Un ritorno di fiamma si sarebbe verificato solo nei seicento giorni dell\u2019effimera <a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/storia\/italia-1945\/\">Repubblica Sociale Italiana<\/a>, quando le sue milizie avrebbero rivendicato il recupero dello spirito originario degli arditi, tuttavia piegandolo all\u2019idea del combattimento come ricerca della \u00abbella morte\u00bb.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\">Vuoi approfondire? Clicca <a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/lanno-fatale-1919\/\">qui<\/a><a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/lanno-fatale-1919\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-2345\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/1919sito.png\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"527\" \/><\/a><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fascismi o fascismo? Come si \u00e8 generato un movimento poi diventato partito e infine regime? Ripercorriamo brevemente la storia di alcuni\u00a0\u00abfasci\u00bb che hanno\u00a0preceduto e accompagnato l&#8217;evoluzione di quello di Mussolini negli anni infuocati dell&#8217;interventismo, della guerra e del dopoguerra. 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