{"id":2351,"date":"2019-11-26T00:00:01","date_gmt":"2019-11-25T23:00:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=2351"},"modified":"2019-11-19T10:14:54","modified_gmt":"2019-11-19T09:14:54","slug":"la-rivolta-di-berlino-est","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/storia\/la-rivolta-di-berlino-est\/","title":{"rendered":"La rivolta di Berlino est"},"content":{"rendered":"<h2>Il 17 giugno 1953: la rivolta a Berlino Est vide gli operai in piazza contro un governo comunista. La DDR richiese l&#8217;aiuto del Cremlino e i carri sovietici tornarono sui selciati di Berlino, spegnendo le dimostrazioni nel sangue. Fu la prima incrinatura dell&#8217;impero dell&#8217;est.<\/h2>\n<h6>Di Donatella Sasso.<\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel quadro degli stati rientrati sotto l\u2019influenza sovietica alla fine della seconda guerra mondiale, in seguito alle decisioni prese a Jalta nel febbraio del 1945, la Germania Orientale rivestiva un ruolo del tutto particolare. L\u2019area occupata dalle truppe sovietiche rimase a lungo senza una destinazione precisa. Secondo le intenzioni di Mosca, l\u2019intera Germania, e questo era l\u2019obiettivo minimale ma necessario, doveva diventare uno Stato neutrale, una democrazia borghese in cui ai comunisti sarebbe stata concessa la partecipazione alla gestione del potere. Con l\u2019irrigidirsi del distacco fra Est e Ovest, incrementato dalla \u00abdottrina Truman\u00bb del 1947 che istitu\u00ec il programma per la ricostruzione dell\u2019Europa, pi\u00f9 noto come \u00abpiano Marshall\u00bb, letto dall\u2019Unione Sovietica quale tentativo di egemonia politica ed economica da parte degli Stati Uniti, anche l\u2019ipotesi di una Germania neutrale venne a tramontare.<\/p>\n<div id=\"attachment_2355\" style=\"width: 810px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2355\" class=\"size-full wp-image-2355\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Bundesarchiv_B_145_Bild-F005191-0040_Berlin_Aufstand_sowjetischer_Panzer.jpg\" alt=\"berlino est\" width=\"800\" height=\"563\" \/><p id=\"caption-attachment-2355\" class=\"wp-caption-text\">Berlino, Sch\u00fctzenstrasse. I carri sovietici in citt\u00e0 per reprimere la rivolta operaia.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>La nascita della DDR<\/h3>\n<p>L\u2019Unione Sovietica reag\u00ec con durezza agli aiuti americani, che in prima battuta erano rivolti anche ai paesi della parte centrorientale dell\u2019Europa, e vi contrappose la formazione del Cominform, l\u2019Ufficio di Informazione dei partiti comunisti, organismo volto al controllo delle comunicazioni e alla diffusione del modello politico e culturale sovietico. Due anni dopo fu istituito il Comecon, il Consiglio di mutua assistenza economica, organizzazione commerciale che coinvolgeva gli stati del blocco e che, nel corso degli anni, fu allargato alla Jugoslavia e a paesi extraeuropei come il Vietnam e Cuba, oltre che a paesi considerati cooperanti, fra cui Iraq, Messico e Nicaragua. In questo nuovo clima di contrapposizione radicale, che assumer\u00e0 la suggestiva definizione di Guerra Fredda, anche la Germania divenne area di spartizione e contesa. Cos\u00ec, il 7 ottobre 1949, poche settimane dopo la nomina di Konrad Adenauer a cancelliere della Germania Occidentale, fu fondata fondata la DDR, Deutsche Demokratische Republik, la Repubblica Democratica Tedesca. Stalin, che aveva dato il suo consenso il 27 settembre a una delegazione formata anche dai futuri presidente e segretario generale della nascitura repubblica, Wilhelm Pieck e Walter Ulbricht, manteneva le sue perplessit\u00e0. Era soprattutto preoccupato per l\u2019influenza capitalista e \u00abimperialista\u00bb che sarebbe giunta dalla Germania Occidentale, ma, alla fine, diede il via libera alla costituzione di uno Stato dominato da un partito unico, nel caso specifico la SED, Sozialistische Einheitspartei Deutschlands, Partito Socialista Unitario della Germania, che stabil\u00ec precisi obiettivi economici, politici, culturali. In sintesi, si orchestr\u00f2 nel Paese una sorta di stalinizzazione tardiva, operata attraverso la costruzione del culto del leader supremo, l\u2019istruzione di numerosi processi \u00abdimostrativi\u00bb contro politici accusati di essere agenti occidentali, un\u2019azione capillare di collettivizzazione dell\u2019agricoltura e l\u2019avvio di un piano economico quinquennale che mirava al conseguimento di risultati molto rigidi.<\/p>\n<div id=\"attachment_2356\" style=\"width: 810px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2356\" class=\"size-full wp-image-2356\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Bundesarchiv_Bild_175-14676_Leipzig_Reichsgericht_russischer_Panzer.jpg\" alt=\"berlino est\" width=\"800\" height=\"566\" \/><p id=\"caption-attachment-2356\" class=\"wp-caption-text\">I carri russi arrivano a Lipsia, il 17 giugno del 1953<\/p><\/div>\n<h3>Esilio e malcontento<\/h3>\n<p>Nonostante la diffusione di un\u2019attenta propaganda volta a esaltare il nuovo corso politico della DDR, molti cittadini iniziarono a mal sopportare la crescente pressione fiscale e l\u2019aumento dei prezzi dovuti a una crisi economica sempre pi\u00f9 evidente. L\u2019esortazione ad aumentare la produttivit\u00e0 non incontr\u00f2 la sperata e disinteressata collaborazione dei lavoratori, tanto che nell\u2019autunno del 1952 i membri della commissione di controllo del partito furono invitati a scovare, con mezzi pi\u00f9 o meni leciti, i responsabili delle difficolt\u00e0 economiche del Paese. I licenziamenti, per motivi futili e costruiti ad arte, non si contarono fra gli operai, i contadini delle cooperative agricole e i dipendenti dei segretariati circondariali della SED. Anche dopo la morte di Stalin proseguirono i processi dimostrativi e furono ventilati un aumento delle ore di lavoro (gli obiettivi produttivi obbligatori) pari al 10% e una pari riduzione dello stipendio. Il malcontento cresceva di giorno in giorno e in molti scelsero la via dell\u2019esilio volontario: nel corso del 1952 abbandonarono la DDR circa 182.000 cittadini, e nei primi quattro mesi del 1953 se n\u2019erano andati gi\u00e0 in 120.000. Era questa la situazione generale quando, sabato 13 giugno, tra i 500 e i 600 lavoratori dei cantieri dell\u2019ospedale di Friedrichshain, un quartiere di Berlino, si ritrovarono sul lago Mu\u0308ggelsee per una gita aziendale. Durante il pranzo in trattoria le chiacchiere spensierate da tempo libero si trasformarono in un dibattito politico spontaneo, al termine del quale fu decretato uno sciopero per il luned\u00ec seguente.<\/p>\n<div id=\"attachment_2354\" style=\"width: 650px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2354\" class=\"size-full wp-image-2354\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/1953-6.jpg\" alt=\"berlino\" width=\"640\" height=\"476\" \/><p id=\"caption-attachment-2354\" class=\"wp-caption-text\">I berlinesi lanciano disperatamente sassi contro i carri armati sovietici.<\/p><\/div>\n<h3>Lo sciopero<\/h3>\n<p>Il 15 giugno i lavoratori sospesero il lavoro e, quando la polizia popolare circond\u00f2 il cantiere, entrarono in sciopero anche gli operai edili impegnati nella realizzazione dell\u2019imponente Stalinallee di Berlino, spingendosi in corteo verso i loro colleghi. Grazie alle radio occidentali, la notizia si diffuse in fretta in tutta la DDR e il 17 giugno si prepar\u00f2 una manifestazione molto pi\u00f9 imponente e organizzata. In mattinata molte fabbriche si svuotarono, i lavoratori sfilarono per le vie di Berlino Mitte e, insieme a diversi passanti che si unirono a loro, si diressero verso la sede del governo della DDR. In breve, alle rivendicazioni economiche, scandite ad alta voce, si aggiunsero richieste di democrazia, unit\u00e0 e libert\u00e0: un canovaccio che si reiterer\u00e0 con quasi monotona ripetitivit\u00e0 in altri paesi del blocco sovietico e in momenti successivi. Il corteo, del tutto pacifico, all\u2019inizio fu tenuto d\u2019occhio dai carri armati sovietici, di stanza nella DDR, e verso le 12 un ufficiale sovietico ordin\u00f2 alla polizia popolare di attaccare. All\u2019inizio gli agenti usarono i manganelli e i manifestanti reagirono con un lancio di pietre, ma subito dopo si sentirono i primi spari, lo sferragliare dei carri armati che avanzavano come impazziti sulle strade di Berlino e le urla dei feriti. Alla fine della giornata si contarono decine di morti, saranno almeno cinquanta in tutta la DDR, dove si moltiplicheranno analoghe manifestazioni; nelle settimane successive saranno arrestate tra le 8000 e le 10.000 persone; 20 saranno fucilate subito dopo la dichiarazione dello stato di emergenza. Nei giorni dei disordini, che si protrassero fino a luglio, a Berlino Ovest gli alleati scelsero di non intervenire: non fu una scelta occasionale, ma il primo passo di una strategia di lungo periodo che avrebbe relegato tutte le rivolte nell\u2019area d\u2019influenza sovietica a questioni interne. Per i dirigenti della SED gli eventi del 17 giugno rappresentarono un vero choc; dir\u00e0 uno di loro: \u00abEra una pugnalata al cuore \u2013 con quanto amore avevamo costruito il partito \u2013 rendersi conto che i nostri compagni ci abbandonavano, che i giovani ci abbandonavano! \u00bb (M\u00e4hlert 2009, p. 64). Anche se ufficialmente la rivolta fu definita una \u00abprovocazione fascista\u00bb, era chiaro a tutti, anche ai pi\u00f9 fanatici, che era sorta dalla spontanea iniziativa popolare, all\u2019interno di un diffuso scontento. Lo scarto fra le intenzioni di chi credeva, forse in maniera ingenua, al progetto di un socialismo realizzato e l\u2019esistenza quotidiana di chi viveva sulla propria pelle le contraddizioni del regime si manifest\u00f2 per la prima volta in uno degli stati del blocco orientale in tutta la sua virulenta drammaticit\u00e0.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\">Vuoi approfondire? 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