{"id":2363,"date":"2019-12-17T00:00:03","date_gmt":"2019-12-16T23:00:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=2363"},"modified":"2019-12-06T12:17:43","modified_gmt":"2019-12-06T11:17:43","slug":"un-regio-esercito-di-cartone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/storia\/un-regio-esercito-di-cartone\/","title":{"rendered":"Un Regio Esercito di cartone?"},"content":{"rendered":"<h2>Il flop del Regio Esercito durante la seconda guerra mondiale \u00e8 stato per decenni oggetto di indagini e di ricostruzioni. Questo breve articolo ne analizza gli aspetti principali, mettendone in luce le debolezze strutturali.<\/h2>\n<h6>Di Claudio Vercelli.<\/h6>\n<p>A met\u00e0 degli anni Trenta gli uomini alle armi nel Regio Eserci\u00adto arrivarono a essere 800.000, grazie all\u2019intensificazione delle campagne fasciste di aggressione. Nel 1939 superavano 1.200.000. L\u2019ufficialit\u00e0 cresceva a ruota, con un incremento in proporzione, seguendo tuttavia tre indirizzi di fondo: inflazione di generali, che nel 1940 arrivarono a essere ben 600; promozioni ripetute tra i gradi intermedi e superiori; reclutamento tra i ruoli di comple\u00admento di 70.000 ufficiali inferiori (a fronte di 4526 sottotenenti nominati dal 1936 attraverso le accademie militari). Gli squilibri erano evidenti: un elevato numero di \u00abcomandanti\u00bb, una gran\u00addissima presenza di subordinati privi di una reale e tangibile preparazione (molti complementari erano richiamati che, nel frattempo, avevano maturato il diritto alla promozione per an\u00adzianit\u00e0), un\u2019ampia fascia, compresa tra i tenenti e i maggiori, con scarsit\u00e0 di personale qualificato. Questo era il Regio Esercito alla vigilia dell&#8217;entrata in guerra.<\/p>\n<div id=\"attachment_2370\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2370\" class=\"size-large wp-image-2370\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/AO-Etiopia-1936-A-artiglieria-nel-Tembien-1024x689.jpg\" alt=\"Regio Esercito\" width=\"1024\" height=\"689\" \/><p id=\"caption-attachment-2370\" class=\"wp-caption-text\">Artiglieria nel Tembien durante la guerra d&#8217;Etiopia.<\/p><\/div>\n<h3><\/h3>\n<h3>Verso la seconda guerra mondiale.<\/h3>\n<p>Il 3 novembre 1939 il maresciallo d\u2019Italia Rodolfo Graziani suben\u00adtrava nella carica di Capo di Stato maggiore dell\u2019esercito. Nel loro complesso le forze armate non erano in alcun modo pronte a fare fronte agli impegni bellici che si stavano delineando all\u2019orizzon\u00adte. La deficienza era divenuta strutturale proprio negli anni delle \u00abguerre fasciste\u00bb, quando la questione del riarmo tedesco aveva ri\u00addisegnato da cima a fondo il problema degli equilibri continentali. Mentre i paesi a tradizione imperiale, come la Francia e la Gran Bretagna, provvedevano a un adeguamento degli arsenali \u2013 senza tuttavia che a ci\u00f2 si accompagnasse una revisione degli standard operativi, come poi nel 1940 il crollo francese avrebbe ampiamen\u00adte dimostrato \u2013 l\u2019Italia era rimasta consegnata a un\u2019evoluzione in sostanza marginale, scontando inoltre il peso dell\u2019impegno assun\u00adto in teatri di combattimento lontani dal territorio metropolitano. Pi\u00f9 in generale, nella vicenda dell\u2019impreparazione confluivano molte questioni di fondo. Il regime manifestava un inadeguato profilo politico, e di pensiero strategico, rispetto alle dimensioni della sfida che stava per essere lanciata. Non era solo un problema italiano (altri si sarebbero dovuti svegliare in maniera repentina da un lungo letargo), ma il Paese entrava nel novero degli aggres\u00adsori, in ragione della sua alleanza con la Germania e il Giappone. Ed era quindi chiamato ad adeguarsi a un registro di azione che, invece, non riusc\u00ec mai a fare proprio, pi\u00f9 che altro subendolo in\u00advece che imporlo. Le alleanze non erano pi\u00f9 quelle della prima guerra mondiale dove, in un conflitto in sostanza statico, si era pervenuti a una soluzione basata sul logoramento della coalizio\u00adne rivelatasi pi\u00f9 debole nel lungo periodo. Il legame con Berlino e Tokio s\u2019inseriva all\u2019interno di una logica ben diversa, dove in discussione erano le egemonie globali, dentro un disegno dai fe\u00adroci connotati ideologici. L\u2019Italia era un partner troppo piccolo e debole per riuscire a mantenere il passo. La natura del Regio Esercito derivava anche da questa carenza di compren\u00adsione dell\u2019evoluzione del quadro continentale, oltre che da tutto il resto. Problema da imputare, per inciso, tutto al fascismo e al cortocircuito tra una propaganda guerriera e la concreta mode\u00adstia dei dati di fatto.<\/p>\n<div id=\"attachment_2369\" style=\"width: 698px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2369\" class=\"size-full wp-image-2369\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Italian-soldiers-in-the-Yugoslavian-Front-in-Albania-391759053046.jpg\" alt=\"Regio Esercito\" width=\"688\" height=\"657\" \/><p id=\"caption-attachment-2369\" class=\"wp-caption-text\">Soldati italiani in Jugoslavia durante la seconda guerra mondiale.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>L&#8217;altra faccia dell&#8217;isolamento.<\/h3>\n<p>Un secondo aspetto, non a caso, era costituito dalla mancanza di una struttura industriale in grado di soddisfare le esigenze che una politica di riarmo avrebbe comportato. L\u2019impreparazione bel\u00adlica del Regio Esercito era direttamente correlata anche all\u2019arretratezza tecnologica dell\u2019apparato industriale nazionale, incapace anch\u2019esso di tenere il passo con le dimensioni di grandezza dell\u2019impegno. Nondimeno, la sua mancata mobilitazione ai fini della produzione militare \u2013 cosa che invece avevano fatto in precedenza le \u00e9lite dirigenti libe\u00adrali \u2013 ne amplific\u00f2 ancor di pi\u00f9 le originarie discrasie rispetto alle crescenti esigenze del Paese. Non si comprese, o si finse di non dover comprendere, che il rapporto pressoch\u00e9 assoluto e univoco con la Germania privava l\u2019Italia di una serie di preziose opportu\u00adnit\u00e0 che le erano invece derivate, durante la Grande Guerra, dagli scambi continuativi con il sistema di rapporti istituito dalla Tripli\u00adce Intesa. A tale riguardo, il sostegno finanziario angloamericano, il modello d\u2019innovazione tecnologica, ma anche il controllo dei mari che le potenze alleate esercitavano, erano fattori competitivi di cui l\u2019Italia liberale si avvalse durante tutto il 1915-18. Cos\u00ec, in\u00advece, non era pi\u00f9 dal 1936. Per sopramercato, la pesante capacit\u00e0 delle flotte avversarie di controllare i mari avrebbe condizionato in maniera decisiva i rifornimenti per l\u2019Italia. In generale l\u2019indu\u00adstria, pubblica e privata, opt\u00f2 in un primo tempo per un indirizzo attendista, non intervenendo nei processi decisionali espressi dal regime, ma adattandovisi, a volte con malcelata insoddisfazione. Con l\u2019inizio della guerra, e almeno fino al 1942, aument\u00f2 invece il grado di coinvolgimento, tuttavia interferito dai limiti strutturali che si accompagnavano alla produzione (inadeguatezza e vetust\u00e0 di impianti e macchinari; mancanza di materie prime; dipendenza dalla Germania per una parte delle forniture; scollatura tra capaci\u00adt\u00e0 di progettazione e tempi di messa in produzione).<\/p>\n<div id=\"attachment_2368\" style=\"width: 940px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2368\" class=\"size-full wp-image-2368\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Difficulties-for-the-Italian-advance-in-Greece-1941-352041788575.jpg\" alt=\"Regio Esercito\" width=\"930\" height=\"645\" \/><p id=\"caption-attachment-2368\" class=\"wp-caption-text\">Soldati italiani alle prese con la costruzione di strade in Grecia, durante la seconda guerra mondiale.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Sottovalutazioni?<\/h3>\n<p>Un terzo elemento fu la scelta operata dal regime, evidentemente consapevole dei limiti di consenso che doveva registrare, di non ricorrere a una mobilitazione generale che chiamasse davvero in causa tutte le risorse disponibili. Si rispecchiava in questa con\u00addotta non solo la sottovalutazione della sfida bellica, insieme alla convinzione di poter comunque condizionare sul piano politico molti dei suoi sviluppi, ma anche il timore di non riuscire a ge\u00adstire i processi sociali che una scelta che avesse chiamato l\u2019intero Paese all\u2019appello avrebbe potuto innescare all\u2019interno. Cosa che re\u00adstituisce il senso della debolezza di una dittatura che in vent\u2019anni aveva esaurito le sue risorse di credibilit\u00e0, dopo l\u2019apice di assensi registrato con l\u2019aggressione e l\u2019occupazione dell\u2019Etiopia del 1935- 36. A consegnare un quadro dalle tinte sempre pi\u00f9 cupe non era solo il declino nel seguito di adesioni, ma il crescere dell\u2019evidenza che il fascismo con la guerra stava perdendo il ruolo di mediatore tra le componenti sociali che ne costituivano l\u2019ossatura: la crisi del consenso diventava crisi di coesione sociale, investendo di conse\u00adguenza tutte le istituzioni, non solo quelle politiche, come sarebbe puntualmente avvenuto con l\u20198 settembre 1943. In questo quadro di progressivo scollamento dai dati di fatto, come anche di persistente improvvisazione, s\u2019inseriva l\u2019ulteriore fattore dell\u2019impreparazione degli alti comandi, quindi di buona parte del\u00adla scala gerarchica del Regio Esercito a discendere, rispetto alle esigenze della guerra moderna. Le incongruit\u00e0 strategiche non erano solo un proble\u00adma dei comandanti del Regio Esercito, richiamando semmai l\u2019impostazione politica data all\u2019insieme della questione militare dall\u2019ascesa del fascismo in poi. La difficolt\u00e0 di capitalizzare i risultati ottenuti sui campi di battaglia cos\u00ec come dagli scambi con i colleghi degli altri paesi, aspetti in cui invece i tedeschi non difettavano in alcun modo, si coniugava a una scarsa propensione a ottimizzare le poche ri\u00adsorse disponibili. Cosa che richiamava soprattutto l\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019istituzione militare di adattarsi alle mutevoli condizioni di condotta, di ambiente, di circostanze che un conflitto armato, tanto pi\u00f9 se mondiale, portava con s\u00e9.<\/p>\n<div id=\"attachment_2371\" style=\"width: 810px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2371\" class=\"size-full wp-image-2371\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Bundesarchiv_Bild_101I-783-0104-38_Nordafrika_italienische_Panzer_M13-40.jpg\" alt=\"Regio Esercito\" width=\"800\" height=\"511\" \/><p id=\"caption-attachment-2371\" class=\"wp-caption-text\">Carri italiani durante la guerra africana.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Tra l&#8217;incudine e il martello.<\/h3>\n<p>Le forze armate, quindi, sembravano essersi consegnate a un atteggiamento che rasen\u00adtava l\u2019autoreferenzialit\u00e0. La guerra, in un tale stato di cose, fu presto impopolare non solo in s\u00e9, in quanto evento di rottura del tempo di pace, ma per l\u2019evidente natura di fenomeno estraneo al comune sentire. Non produceva immedesimazione, e ancor meno entusiasmo, come invece la propaganda si ostinava ad af\u00adfermare, e oltre a divenire fattore decisivo di erosione e scolla\u00admento del consenso residuo nei confronti del fascismo marc\u00f2 anche la crescente distanza che molta popolazione nutriva verso il ruolo dell\u2019esercito. Se ci si preoccupava per il destino dei pro\u00adpri congiunti sotto le armi, crebbe altrettanto quel sentimento di estraneit\u00e0 che poi divenne diffidenza verso l\u2019istituzione militare in quanto tale. Non era ancora un pensare politico, e tuttavia ne poneva le premesse a venire. Un ultimo elemento di criticit\u00e0 era la relazione con il \u00abcamera\u00adta germanico\u00bb, fondata su una crescente sproporzione, non solo militare, ma anche politica. Rispetto all\u2019alleanza del 1915-18, non si trattava pi\u00f9 di mediare da posizioni differenti, a volte minori\u00adtarie ma comunque basate sulla reciprocit\u00e0. Con Berlino le cose ben presto si rivelarono nella loro nuda essenza: poche risorse, scarsi aiuti (in cambio di 300.000 italiani mandati a lavorare nelle industrie tedesche), condizioni e decisioni spesso imposte, comu\u00adnicazioni lacunose e diffidenza crescente. Quando si verificarono operazioni militari in coordinamento, le truppe del Regio Esercito svolsero quasi sempre una funzione ancillare. Il regime si trov\u00f2 in tal modo stretto tra l\u2019incudine di un\u2019alleanza asimmetrica, che consegnava il Paese a un ruolo drammaticamente subalterno, e il martello di una societ\u00e0 che in parte minore accettava, in buona parte subiva, in altra parte ancora andava maturando il rifiuto di un conflitto vissuto soprattutto come incomprensibile.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\">Vuoi approfondire? 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