{"id":2376,"date":"2019-12-10T00:00:30","date_gmt":"2019-12-09T23:00:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=2376"},"modified":"2019-12-06T12:16:46","modified_gmt":"2019-12-06T11:16:46","slug":"le-cinte-daziarie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/storia\/le-cinte-daziarie\/","title":{"rendered":"Le cinte daziarie, le ultime mura delle citt\u00e0"},"content":{"rendered":"<h2>Le cinte daziarie delle citt\u00e0 italiane sono state le ultime barriere a separare citt\u00e0 e campagna. Attive fino al Novecento, sono state l&#8217;ultimo\u00a0\u00abmuro\u00bb tra interno ed esterno e hanno caratterizzato l&#8217;urbanistica delle nostre citt\u00e0 molto pi\u00f9 di quanto si pensi. Questo il caso di Torino.<\/h2>\n<h6>Di Diego Vaschetto.<\/h6>\n<p>Le cinte daziarie sono oggi dimenticate nelle nostre citt\u00e0, ma hanno avuto un ruolo non secondario nello sviluppo urbanistico. Osservando una qualunque pianta di Torino, si potr\u00e0 notare come lo scacchiere romano, che con il progressivo ampliamento cittadino si \u00e8 tentato di prolungare e mantenere anche nei quartieri periferici, \u00e8 interrotto da due anelli concentrici oggi costituiti da grandi viali a scorrimento veloce.<\/p>\n<div id=\"attachment_2389\" style=\"width: 830px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2389\" class=\"wp-image-2389 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/1911-Paravia-Guida-Commerciale-ed-Amministrativa-di-Torino-mod-820x1024.jpg\" alt=\"cinte daziarie \" width=\"820\" height=\"1024\" \/><p id=\"caption-attachment-2389\" class=\"wp-caption-text\">Veduta generale di Torino nella carta Paravia del 1911 edita in occasione dell\u2019Esposizione Internazionale delle Industrie e del Lavoro. In rosso \u00e8 evidenziata la cinta daziaria con i caselli principali delle barriere di Milano (3), di Francia (4) e di Nizza (5), mentre la numero 1 e 2 sono le barriere di Piacenza e di Casale riprodotte in fotografia. Riportata in\u00a0<b>\u00ab<\/b><a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/torino-ieri-e-oggi-diego-vaschetto\/\">Torino ieri e oggi. Storie e immagini della citt\u00e0 che cambia<\/a><b>\u00bb<\/b> di Diego Vaschetto.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Il tracciato<\/h3>\n<p>L\u2019anello pi\u00f9 interno \u00e8 formato dal concatenamento dei corsi Bramante, Lepanto, De Nicola, Mediterraneo, Ferrucci, Tassoni, Svizzera, Mortara, Vigevano, Novara e Tortona, mentre quello pi\u00f9 esterno inizia in via Onorato Vigliani, a Mirafiori, per poi proseguire con via Guido Reni, via De Sanctis, via Pietro Cossa, via Sansovino, via Paolo Veronese, piazza Rebaudengo e via Botticelli, terminando presso il Po in piazza Sofia.<\/p>\n<p>Il tracciato di questi viali ricalca l\u2019antico percorso delle due barriere daziarie che, per quasi ottant\u2019anni, hanno caratterizzato la periferia di Torino.<\/p>\n<p>Le prime cinte daziarie, di circa 16 km, vennero realizzate su progetto dell\u2019ingegnere Edoardo Pecco, in seguito alle novit\u00e0 in materia fiscale previste nello Statuto Albertino del 1848, che concedevano alla citt\u00e0 il diritto di riscossione diretta dell\u2019imposta sui generi di consumo. Vennero completate nel 1858, dopo cinque anni di lavoro che consentirono d&#8217;innalzare un muro continuo che racchiudeva al suo interno l\u2019intero nucleo abitato ottocentesco e alcune aree campestri ancora non urbanizzate.<\/p>\n<div id=\"attachment_2390\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2390\" class=\"wp-image-2390 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/07-app1-1024x676.jpg\" alt=\"cinte daziarie \" width=\"1024\" height=\"676\" \/><p id=\"caption-attachment-2390\" class=\"wp-caption-text\">I resti del muro di cinta su cui s&#8217;innalzava la cancellata della cinta daziaria collinare in corso Lanza, nei pressi del colle dei Cappuccini. Immagine tratta da\u00a0<b>\u00ab<\/b><a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/torino-ieri-e-oggi-diego-vaschetto\/\">Torino ieri e oggi. Storie e immagini della citt\u00e0 che cambia<\/a><b>\u00bb<\/b> di Diego Vaschetto.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>In collina<\/h3>\n<p>Sul versante collinare, la cinta venne realizzata nell\u2019ultimo quarto dell\u2019Ottocento seguendo il Po tra il ponte Isabella e la barriera di Piacenza in corso Moncalieri, dove resta l\u2019ultimo casotto di guardia ottocentesco. Da questo punto saliva in collina aggirando il colle dei Cappuccini seguendo i corsi Giovanni Lanza e Quintino Sella, per poi scendere in piazza Borromini (barriera di Casale) al ponte Regina Margherita, realizzato nel 1882 sulla linea della cinta daziaria per allacciarne i due capi interrotti dal fiume.<\/p>\n<p>Le cinte daziarie erano costituite da un vero \u00e8 proprio muraglione protetto da un fossato e percorso da due strade, una interna e una esterna, pattugliate dai dazieri che controllavano il muro anche attraverso torrette distribuite lungo tutta la recinzione.<\/p>\n<p>Sul lato collinare era presente una cancellata in ferro sostenuta da un basso muro in mattoni, di cui restano numerosi resti sui corsi Quintino Sella e Giovanni Lanza, che tutt\u2019ora ne separano le carreggiate facendo anche da contrafforte laddove corrono su piani sfalsati. 07app1, 07app2 e 3<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-2382\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/07-app2-1024x686.jpg\" alt=\"cinte daziarie \" width=\"1024\" height=\"686\" \/><\/p>\n<div id=\"attachment_2383\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2383\" class=\"wp-image-2383 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/07-app3-1024x684.jpg\" alt=\"cinte daziarie \" width=\"1024\" height=\"684\" \/><p id=\"caption-attachment-2383\" class=\"wp-caption-text\">Qui e sopra: I resti del muro di cinta su cui s&#8217;innalzava la cancellata della cinta daziaria collinare nel primo tratto di corso Giovanni Lanza.\u00a0Immagini tratte da\u00a0<b>\u00ab<\/b><a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/torino-ieri-e-oggi-diego-vaschetto\/\">Torino ieri e oggi. Storie e immagini della citt\u00e0 che cambia<\/a><b>\u00bb<\/b> di Diego Vaschetto.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>La nascita dei borghi e la nuova cinta<\/h3>\n<p>Attorno alle cinte daziarie si svilupparono ben presto numerose attivit\u00e0 industriali cui si aggiunsero artigiani e commercianti, che evitavano cos\u00ec di pagare l\u2019imposta di consumo, obbligatoria per chi risiedeva in citt\u00e0.<\/p>\n<p>Questi primi nuclei abitati saranno poi all\u2019origine dei successivi quartieri periferici di Torino, che spesso presero il nome proprio dalle barriere daziarie, come nel caso della barriera di Milano, di Nizza o di Francia.<\/p>\n<p>Per porre un freno al disordinato sviluppo urbanistico e all\u2019aumento incontrollato della popolazione al di fuori delle cinte daziarie pi\u00f9 importanti, nel 1912 si decise di dismettere la prima barriera per realizzarne una seconda molto pi\u00f9 vasta che inglobasse del tutto i nuovi quartieri.<\/p>\n<p>La nuova barriera era per\u00f2 molto pi\u00f9 bassa di quella ottocentesca e in alcuni tratti non venne mai completata, mentre nel settore collinare rimase pressoch\u00e9 la stessa, soltanto allungata verso nord: la barriera di Casale venne spostata da piazza Borromini al vasto spiazzo poco oltre il piccolo cimitero di Sassi, lungo la strada per San Mauro.<\/p>\n<div id=\"attachment_2384\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2384\" class=\"wp-image-2384 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/07-app4-1024x485.jpg\" alt=\"cinte daziarie \" width=\"1024\" height=\"485\" \/><p id=\"caption-attachment-2384\" class=\"wp-caption-text\">L\u2019edificio di piazza Rebaudengo, 23, adibito a spazio gioco con il centro per bambini e genitori \u00abArcobirbaleno\u00bb, \u00e8 uno dei caselli superstiti della cinta daziaria pi\u00f9 esterna risalente al 1912. La barriera di piazza Rebaudengo, che aveva sostituito quella di piazza Crispi, costituiva il principale varco di accesso per le merci provenienti da nord e per importanza era seconda solo alla barriera di Francia. Oltre a questo casello sono sopravvissuti anche quelli di piazza Stampalia (barriera di Lanzo), piazza Bengasi (barriera di Nizza) e via Pianezza.\u00a0Immagine tratta da\u00a0<b>\u00ab<\/b><a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/torino-ieri-e-oggi-diego-vaschetto\/\">Torino ieri e oggi. Storie e immagini della citt\u00e0 che cambia<\/a><b>\u00bb<\/b> di Diego Vaschetto.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>La fine delle cinte daziarie<\/h3>\n<p>Nel 1930 un decreto a firma di Mussolini abol\u00ec definitivamente le cinte daziarie cittadine nell\u2019ottica della modernizzazione fascista delle citt\u00e0, che vedeva una nuova urbanizzazione basata su strade larghe, ampi spazi e grandi assi viari di collegamento che trasformavano i muri daziari in fastidiosi impedimenti appartenenti al passato.<\/p>\n<p>L\u2019imposta di consumo, con riscossione ai caselli daziari, nel frattempo sorti lungo tutte le strade di accesso, rimase in vigore fino al 1972, quando venne abolita con la riforma finanziaria di quell\u2019anno, che accentrava tutte le imposte a Roma e poi le distribuiva ai vari enti locali, comuni compresi.<\/p>\n<p>La trasformazione cre\u00f2 grandi problemi finanziari per il Comune, che aveva nella riscossione del dazio la sua entrata principale; queste difficolt\u00e0 portarono a rivedere i finanziamenti centralizzati solo vent\u2019anni pi\u00f9 tardi, quando l\u2019antico dazio fu trasformato nelle tasse comunali (ICI, IMU, TARI, IUC ecc.).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-2388\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/07bis-1024x716.jpg\" alt=\"cinte daziarie \" width=\"1024\" height=\"716\" \/><\/p>\n<h3><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-2379\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/07-bisatt.tif\" alt=\"\" width=\"1\" height=\"1\" \/><\/h3>\n<h3><\/h3>\n<h3>Le barriere di Piacenza e di Casale<\/h3>\n<p>Il casotto della barriera di Piacenza in corso Moncalieri (07bis e 07bisatt) \u00e8 l\u2019ultimo casello rimasto tra quelli realizzati nel 1858 lungo il perimetro della prima cinta daziaria dismessa nel 1912, poich\u00e9 in questo tratto il confine daziario rimase sempre lo stesso fino all\u2019eliminazione della tassa.<\/p>\n<p>Il tram elettrico a trolley della linea B delle Linee Belghe faceva capolinea poco oltre la barriera daziaria, e colloca questa immagine nei primissimi anni del Novecento.<\/p>\n<p>Le barriere pi\u00f9 trafficate (di primo ordine) come quella di Nizza (piazza Carducci), di Francia (piazza Bernini) e di Milano (piazza Crispi) avevano due casotti (uno per la guarnigione fissa e il secondo per le attivit\u00e0 daziarie), mentre le altre barriere principali (di secondo ordine) possedevano un solo edificio realizzato in forme standardizzate. Sotto al portico avvenivano le operazioni doganali e la pesa delle merci, nei locali al pianterreno vi erano gli uffici per il calcolo e la riscossione delle imposte, mentre ai piani superiori si trovavano gli alloggiamenti delle guardie, che fino al 1930 risiedevano nei caselli.<\/p>\n<div id=\"attachment_2385\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2385\" class=\"wp-image-2385 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/07-bisatt-1024x696.jpg\" alt=\"cinte daziarie \" width=\"1024\" height=\"696\" \/><p id=\"caption-attachment-2385\" class=\"wp-caption-text\">Corso Moncalieri con l\u2019ultimo casello rimasto della cinta ottocentesca oggi e nei primi anni del secolo scorso.\u00a0Immagine tratta da\u00a0<b>\u00ab<\/b><a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/torino-ieri-e-oggi-diego-vaschetto\/\">Torino ieri e oggi. Storie e immagini della citt\u00e0 che cambia<\/a><b>\u00bb<\/b> di Diego Vaschetto.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli agenti daziari, i cui ufficiali provenivano spesso dalla Guardia di Finanza, erano a tutti gli effetti agenti di polizia locale in grado di operare arresti, con una loro specifica divisa (che rest\u00f2 obbligatoria fino al 1953) e dotati di pistola d&#8217;ordinanza. Sulle vie di accesso secondarie esistevano barriere di terzo ordine, non abilitate alla riscossione, chiamate \u00abbaracconi\u00bb e costituite da casotti in legno o da semplici garitte che ospitavano gli agenti in servizio che lasciavano passare persone e merci non soggette a dazio, inviando quelle tassabili alla pi\u00f9 vicina barriera principale.<\/p>\n<p>In questo tratto collinare le barriere di terzo ordine erano quelle di Val Salice e di Villa della Regina, cui si aggiunsero quelle di Val San Martino, di Valpiana, di Chieri e di Superga con l\u2019allargamento della cinta dopo il 1912.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-2386\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/07-1024x668.jpg\" alt=\"cinte daziarie \" width=\"1024\" height=\"668\" \/><\/p>\n<div id=\"attachment_2387\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2387\" class=\"wp-image-2387 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/07att-1024x667.jpg\" alt=\"cinte daziarie \" width=\"1024\" height=\"667\" \/><p id=\"caption-attachment-2387\" class=\"wp-caption-text\">Qui e sopra: Piazza Borromini al giorno d\u2019oggi e come si presentava negli anni Venti del secolo scorso, con il casello ormai dismesso della barriera di Casale.\u00a0Immagine tratta da\u00a0<b>\u00ab<\/b><a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/torino-ieri-e-oggi-diego-vaschetto\/\">Torino ieri e oggi. Storie e immagini della citt\u00e0 che cambia<\/a><b>\u00bb<\/b> di Diego Vaschetto.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il casello della carriera di Casale in piazza Borromini, anch\u2019esso di secondo ordine, rimase in funzione fino al 1912, per poi essere spostato nei pressi del cimitero di Sassi.<\/p>\n<p>L\u2019edificio venne abbattuto all\u2019inizio degli anni Trenta, mentre la presenza del tram della linea 5 ATM, attestato presso il casotto del dazio ormai dismesso, permette di collocare quest&#8217;immagine nella seconda met\u00e0 degli anni Venti.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\">Vuoi approfondire? Clicca\u00a0<a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/torino-ieri-e-oggi-diego-vaschetto\/\">qui<\/a><a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/torino-ieri-e-oggi-diego-vaschetto\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-2392\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/veschetto-diego-torino-ieri-e-oggi.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"395\" \/><\/a><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le cinte daziarie delle citt\u00e0 italiane sono state le ultime barriere a separare citt\u00e0 e campagna. Attive fino al Novecento, sono state l&#8217;ultimo\u00a0\u00abmuro\u00bb tra interno ed esterno e hanno caratterizzato l&#8217;urbanistica delle nostre citt\u00e0 molto pi\u00f9 di quanto si pensi. Questo il caso di Torino. Di Diego Vaschetto.<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":2388,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[90,114],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/07bis.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2376"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2376"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2376\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2394,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2376\/revisions\/2394"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2388"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2376"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2376"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2376"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}