{"id":2590,"date":"2020-11-26T00:00:38","date_gmt":"2020-11-25T23:00:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=2590"},"modified":"2020-11-18T19:57:24","modified_gmt":"2020-11-18T18:57:24","slug":"i-barabba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/storia\/i-barabba\/","title":{"rendered":"I barabba"},"content":{"rendered":"<h2>Quella dei\u00a0\u00abbarabba\u00bb \u00e8 una pagina a tinte fosche tutta torinese quella che riguarda, un fenomeno malavitoso diffuso a Torino tra la seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento e i primi del Novecento.<\/h2>\n<h6>Di Daniela Schembri Volpe<\/h6>\n<p>Barabba \u00e8 un termine che qualcuno si sar\u00e0 ancora sentito dire nella sua infanzia da qualche nonna o vecchia zia. Si tratta di un fenomeno di devianza che si contrapponeva in quel preciso momento storico al lavoro dei cosiddetti santi sociali, personaggi come Don Bosco o Juliette Colbert, che investivano il loro tempo per ovviare a un welfare neanche accennato dalle istituzioni, che potesse garantire benessere e sicurezza ai cittadini e riportare all\u2019onest\u00e0 ragazzi e ragazze avviati su una pericolosa china, come i \u00abbarabba\u00bb. Il costante flusso migratorio iniziato nei primi anni dell\u2019Ottocento verso la citt\u00e0 aveva attratto lavoratori dalle zone rurali, i quali non sempre trovavano un\u2019occupazione vivendo di espedienti e nell\u2019emarginazione della societ\u00e0. Ed ecco che l\u2019unico mezzo di sostentamento diventava ingrossare le fila della malavita. I malavitosi erano giovani lavoratori stagionali, operai, sbandati o miserabili che sovente riempivano le pagine della cronaca nera con le loro numerose vicende di microcriminalit\u00e0.<\/p>\n<p>A contrastare le loro nefandezze vi erano due organi, la Polizia governativa e i Carabinieri, sebbene con ambiti differenti d\u2019intervento. Il 7 giugno 1898 \u00e8 una data che riporta a un grave fatto di sangue avvenuto nella Birreria Viennese, un locale a quel\u00a0tempo molto frequentato, al civico 54 di via XX Settembre angolo via Santa Teresa. Da notare che il 1898 fu l\u2019anno in cui a Torino si tenne l\u2019Esposizione Universale e che l\u2019ordine pubblico sarebbe dovuto essere garantito al massimo. Occorre anche ricordare che le forze di ordine pubblico erano in numero esiguo rispetto a oggi e quindi era pi\u00f9 difficile intervenire in tempo utile. <em>La Stampa<\/em> descrisse l\u2019episodio come un \u00abterribile fatto di sangue, avente a protagonisti i soliti barabba crudeli e sanguinarii \u00bb. Di questi avvenimenti di cronaca e di altro scriveva \u00abToga-Rasa\u00bb, che era lo pseudonimo di Giovanni Saragat \u2013 Giovanni e non Giuseppe, non confondiamo le carte e andiamo per ordine. In un articolo a lui attribuito cos\u00ec si narra dei barabba:<\/p>\n<blockquote><p>L\u2019orribile fattaccio avvenuto alcune settimane fa a Torino ha richiamato l\u2019attenzione del pubblico italiano sui barabba, una piaga torinese, come a Milano i teppisti, a Bologna i salati, a Napoli i guappi e i camorristi, a Palermo i mafiosi e via dicendo. [\u2026] Bisogna per\u00f2 notare che, mentre in Sicilia e nel Napoletano mafia e camorra assumono la forma di vere e proprie associazioni a delinquere contro le persone e le propriet\u00e0, i barabba non sono che prepotenti del momento, giovinastri e avvinazzati, talvolta ladri e \u00ab<em>souteneurs<\/em>\u00bb, ma non vincolati da un legame fra loro. [\u2026] Ad ogni modo <em>barabba<\/em> significa in ebraico \u2018figlio della vergogna\u2019 e il nome \u00e8 bene appropriato a questi tipi di delinquenti [N.d.A.: barabba significa in realt\u00e0 \u00abfiglio del padre\u00bb]. Il barabba torinese ha generalmente un\u2019et\u00e0 dai 18 ai 25 anni: dopo i venticinque se non \u00e8 finito in galera, diventa un buon operaio o magari un onesto borghese.<\/p><\/blockquote>\n<p>Saragat, poi, riporta una grottesca descrizione dei costumi del barabba, anche quelli morali:<\/p>\n<blockquote><p>Il barabba non \u00e8 che un ragazzaccio: magro, livido, cencioso, col cappello sulla nuca o calato sugli occhi a seconda delle circostanze; sputa tra i denti, lanciando lontano uno sputo che cade preferibilmente sulle vesti delle signore e sugli abiti dei pacifici borghesi. La giacca corta, i pantaloni aderenti al ginocchio e larghi in fondo; le scarpe a punta, con tacchi alti, quando non sono bucate e rotte, ecco la <em>toilette<\/em> del barabba. La sua figura morale \u00e8 ancora pi\u00f9 brutta. Egli vuol essere una protesta continua, vivente, contro la societ\u00e0 e contro chi sta meglio di lui. Se la prende infatti, generalmente, coi signori e coi militari per uno sfogo di brutale malvagit\u00e0, incontrando qualcuno sputacchia, insulta, percuote, accoltella. \u00c8 un anarchico, senza avere quasi sempre una concezione politica del suo\u2026 anarchismo.<\/p><\/blockquote>\n<p>Certo non un ritratto incoraggiante! E ancora, se non fosse abbastanza:<\/p>\n<blockquote><p>Ma \u00e8 anche, non di rado, un essere ignobile, che vive alle spalle di donne perdute, sulle cui carni lascia per\u00f2 la livida impronta delle sue bastonate. E quando la ragazza non molla danari corre anche il rischio di essere uccisa.<\/p><\/blockquote>\n<p>Non si preoccupi chi legge, perch\u00e9 anche allora c\u2019erano le quote rosa, in percentuale inferiore ma ben attestate, come si pu\u00f2 leggere:<\/p>\n<blockquote><p>Pur troppo, le donne ingrossano la famigerata schiera, e non poche di esse vanno ogni anno condannate per ferimenti e omicidi, come per ribellioni alla forza pubblica. [\u2026] E questi tipi sono tutt\u2019altro che rari in Torino: se ne incontrano, invece, frequentemente. [\u2026] La sera si vedono comitive di dieci o dodici barabba tra maschi e femmine, andar gironzolando per varii quartieri: guai a chi li incontri quando \u00e8 solo, in una strada deserta.<\/p><\/blockquote>\n<p>Giovanni Saragat si era trasferito dalla Sardegna a Torino nel 1880. Esercitava la professione di avvocato penalista e aveva una spiccata passione per la scrittura, collaborava con il\u00a0giornale umoristico <em>Il Fischietto<\/em>, e sotto lo pseudonimo di Toga- Rasa tenne la rubrica di cronaca giudiziaria della <em>Gazzetta Piemontese<\/em> per nove anni. Riusc\u00ec a pubblicare dodici testi, tra cui sei libri che narravano le storie di cronaca giudiziaria che lui bene conosceva. Giovanni spos\u00f2 Ernestina Stratta, s\u00ec, il cognome \u00e8 proprio quello che campeggia nell\u2019insegna della nota pasticceria-confetteria torinese sotto i portici in piazza San Carlo, ed ebbe tre figli, tra cui Giuseppe, che divenne quinto presidente della Repubblica Italiana dal dicembre 1964 al dicembre 1971. Ripensando ai barabba, a volte pare che il tempo si sia fermato, che tutto si ripeta nei noti corsi e ricorsi storici e sociali perch\u00e9 i barabba, purtroppo, non si sono mai estinti: hanno solo cambiato denominazione.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\">Vuoi approfondire? Clicca\u00a0<a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/torino-dark\/\">qui<\/a><a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/torino-dark\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-2593\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Torinodark2.png\" alt=\"barabba\" width=\"400\" height=\"527\" \/><\/a><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella dei\u00a0\u00abbarabba\u00bb \u00e8 una pagina a tinte fosche tutta torinese quella che riguarda, un fenomeno malavitoso diffuso a Torino tra la seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento e i primi del Novecento.\u00a0Di Daniela Schembri Volpe.<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":2595,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[90,114],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/8.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2590"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2590"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2590\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2596,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2590\/revisions\/2596"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2595"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2590"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2590"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2590"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}