{"id":2631,"date":"2021-03-19T14:32:34","date_gmt":"2021-03-19T13:32:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=2631"},"modified":"2021-03-19T14:33:11","modified_gmt":"2021-03-19T13:33:11","slug":"i-ponti-del-diavolo-in-piemonte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/luoghi\/i-ponti-del-diavolo-in-piemonte\/","title":{"rendered":"I ponti del diavolo in Piemonte"},"content":{"rendered":"<h2>I ponti del diavolo sono ricorrenti nel territorio piemontese: un toponimo &#8211; a volte ufficiale, altre volte ufficioso &#8211; nato nella notte dei tempi e che perpetua il ricordo di antiche leggende popolari.<\/h2>\n<h6>di\u00a0Diego Priolo, Gian Vittorio Avondo e Claudio Rolando<\/h6>\n<p>I ponti del diavolo sono un tema ricorrente nel mondo fantastico della leggenda, tanto da pensare che Satana di professione faccia l\u2019architetto in quanto a lui \u00e8 attribuita la costruzione di alcuni tra i pi\u00f9 belli e antichi ponti d\u2019Italia: i cosiddetti \u00abponti del diavolo\u00bb. Proprio molti di questi si trovano in Piemonte o nelle sue immediate adiacenze, per esempio: a Lanzo, in val Sesia; a Dronero; a Saorge (paese della val Roja che fu piemontese prima del 1861) e in val Germanasca ove, pur non essendoci un ponte, sono ancora visibili i resti di un\u2019opera di canalizzazione assai ardita: la bealera (canale d\u2019irrigazione) del Bess\u00e9, detta in occitano lou bial d\u00e2 Diaou (\u00abil canale del Diavolo\u00bb).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-2635\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Ponte_del_Diavolo_Lanzo2-1024x766.jpg\" alt=\"i ponti del diavolo\" width=\"1024\" height=\"766\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Il tema<\/h3>\n<p>Le leggende fiorite attorno a questo argomento, i ponti del diavolo, sono tutte frutto dello stupore che, nei secoli, gli uomini palesarono ogni volta che si trovavano al cospetto di uno di questi capolavori, tutti in pietra, ad arco e di origine medievale. Logico quindi che, per sottolineare come la costruzione di queste strutture fosse stata ardua e come l\u2019impresa avesse comportato dei rischi per chi la stava compiendo, non si trov\u00f2 nulla di pi\u00f9 stupefacente che non affidarne la costruzione al re delle tenebre. Caratteristica fondamentale di questi racconti sta nel fatto che il tema di fondo \u00e8 sempre il medesimo: esso vede il demonio artefice del ponte che l\u2019uomo avrebbe avuto molte difficolt\u00e0 a realizzare, con gli strumenti\u00a0di cui disponeva un tempo. Satana dunque viene chiamato in causa ma, poich\u00e9 \u00e8 l\u2019incarnazione del male, egli non \u00e8 mai disponibile a fare favori ad alcuno, se non in cambio di un lauto corrispettivo. \u00c8 per questo motivo che il diavolo, nell\u2019assumere l\u2019incarico della realizzazione dell\u2019opera pretende, a compenso, di avere l\u2019anima del primo viandante che transiter\u00e0 sulla struttura.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-2637\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Dronero_2-1024x768.jpg\" alt=\"i ponti del diavolo\" width=\"1024\" height=\"768\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>E le variazioni<\/h3>\n<p>Le variazioni sul tema, ancorch\u00e9 poche, stanno semmai sugli espedienti adottati per evitare che il diavolo possa trionfare nella sua opera malefica e allo stesso tempo evitare che egli possa distruggere ci\u00f2 che ha appena edificato. Ecco allora che a Lanzo, conclusa l\u2019impresa, prima che il ponte fosse aperto al transito i maggiorenti del paese costrinsero un cane a passare sull\u2019altra sponda, facendo infuriare a tal punto l\u2019artefice della struttura, da far s\u00ec che egli, lanciandosi nel vuoto verso l\u2019inferno, urtasse contro le rocce sottostanti lasciando impronte durante la caduta: le famose marmitte dei giganti, delle cavit\u00e0 erosive visibili nelle rocce della Stura. Lo stesso racconto si trova a Dronero, ove il merlato ponte del Diavolo varca in modo ardito il torrente Macra, che scorreva cos\u00ec impetuoso da impedire all\u2019uomo la costruzione di una struttura che lo attraversasse. Dopo aver incaricato Belzeb\u00f9 e averne ottenuto la disponibilit\u00e0 in cambio della solita anima del primo viandante, i maggiorenti del paese attesero che stesse per concludere l\u2019opera per buttare sul ponte un pezzo di pane e incitare un cane ad andarlo a raccogliere. L\u2019animale non si fece pregare e pass\u00f2 sull\u2019altra sponda, facendo s\u00ec che il costruttore venisse beffato. I ponti del diavolo si trovano per\u00f2 anche altrove. In val Mastallone, per esempio, valle laterale del Sesia, l\u2019ardito e incredibile ponte della Gula (o del Diavolo), con la schiena molto incurvata fu edificato dal maligno su ordine di un eremita che lo minacci\u00f2. Se egli non si fosse deciso a dare una mano agli uomini di quelle montagne, infatti, sarebbe stato ricacciato all\u2019inferno dal sant\u2019uomo, che, si ritiene, ne avesse il potere. La fretta e la precisione con cui Satana comp\u00ec l\u2019opera, stanno a testimoniare quanto egli ci tenesse a poter rimanere ancora nascosto fra gli uomini per seminare zizania tra di loro\u2026.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>L&#8217;inganno della fata<\/h3>\n<p>Ma i ponti del diavolo si trovano anche in val Roja.\u00a0A Saorge, valle che fu italiana fino alla met\u00e0 del XIX secolo, esiste un Pont du Diable di cui narra una leggenda analoga alle prime due qui raccontate, mentre a Perrero, nel Pinerolese, la grande opera oggi distrutta della Bealera di Bess\u00e9, adduceva l\u2019acqua del Germanasca da Massello fino al villaggio che le d\u00e0 il nome, i cui campi non erano irrigati. Dovendo attraversare salti rocciosi e valloni, la costruzione del\u00a0canale fu molto dispendiosa, ma alla fine ne risult\u00f2 un\u2019opera assai ardita, che fu per anni il vanto di quella popolazione alpina. Tali furono le difficolt\u00e0 realizzative che non poteva non nascerne una leggenda, secondo cui un padre di tre figlie, dovendo lasciare in eredit\u00e0 a una di esse, la pi\u00f9 bella, i campi del Bess\u00e9, incaric\u00f2 alcuni muratori di realizzare un canale irriguo. I costruttori trovarono impensabili difficolt\u00e0, allora il padre si rivolse a una fata la quale, a sua volta, ne incaric\u00f2 il demonio. Questi accett\u00f2 l\u2019incarico, ma pretese in cambio la figlia pi\u00f9 bella dell\u2019uomo. La fata, per\u00f2, aveva predisposto un inganno e disse che per avere ci\u00f2 che chiedeva il diavolo avrebbe dovuto finire l\u2019opera entro la domenica successiva, prima del cantare del gallo. Il maligno si attiv\u00f2, ma fu gabbato, perch\u00e9 il sabato notte, a lavoro quasi ultimato il gallo si mise a cantare prima che egli finisse del tutto. \u00c8 evidente che dietro tutto ci\u00f2 vi era l\u2019opera della fata, che si era recata nel pollaio con una lucerna, in modo da far luce e far cantare l\u2019animale.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\">Vuoi approfondire? Clicca\u00a0<a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/leggende-delle-montagne-piemontesi\/\">qui<\/a><a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/leggende-delle-montagne-piemontesi\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-2648\" title=\"I ponti del diavolo\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/leggende-delle-montagne-piemontesi.png\" alt=\"I ponti del diavolo\" width=\"400\" height=\"527\" \/><\/a><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I ponti del diavolo sono ricorrenti nel territorio piemontese: un toponimo &#8211; a volte ufficiale, altre volte ufficioso &#8211; nato nella notte dei tempi e che perpetua il ricordo di antiche leggende popolari. di\u00a0Diego Priolo, Gian Vittorio Avondo e Claudio Rolando.<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":2636,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[214,64],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Ponte_del_diavolo_Lanzo04.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2631"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2631"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2631\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2649,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2631\/revisions\/2649"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2636"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2631"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2631"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2631"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}