{"id":2768,"date":"2021-11-15T23:39:10","date_gmt":"2021-11-15T22:39:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=2768"},"modified":"2021-11-15T23:39:10","modified_gmt":"2021-11-15T22:39:10","slug":"animali-per-modo-di-dire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/oltre\/animali-per-modo-di-dire\/","title":{"rendered":"Animali per modo di dire"},"content":{"rendered":"<h2>Animali per modo di dire, ovvero quanto del nostro sapere popolare \u00e8 stato trasmesso ed \u00e8 sopravvissuto attraverso i modi di dire legati al mondo animale?<\/h2>\n<h6>Di Nicola Di Mauro<\/h6>\n<p>\u00abAnimali, per modo di dire\u00bb \u00e8 un gioco di parole che esplicita in modo veloce un ragionamento pi\u00f9 complesso: esistono frasi di senso compiuto ed espressioni che si legano al mondo animale e che affondano direttamente nel nostro passato. Esattamente come per i proverbi, questa saggezza popolare \u00e8 arrivata fino a noi perdendo per\u00f2 i contesti, le cornici di senso da cui traevano origine. Vediamo qualche esempio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>L&#8217;asino<\/h3>\n<p>Questo quadrupede mammifero della famiglia degli equidi ha dato\u00a0origine a una lunga e articolata storia, dai risvolti e contorni pi\u00f9\u00a0vari. Ecco qui di seguito un approssimativo elenco di locuzioni in\u00a0uso nella nostra lingua: \u00abAsino!\u00bb, \u00abChe asino!\u00bb, \u00abFare come l\u2019asino\u00a0di Buridano\u00bb, \u00abLegare l\u2019asino dove vuole il padrone\u00bb, \u00abMancano\u00a0i cavalli e trottano gli asini\u00bb, \u00abNon fare l\u2019asino!\u00bb, \u00abNon essere un\u00a0asino!\u00bb, \u00abPezzo d\u2019asino\u00bb, Qui casca l\u2019asino!\u00bb, \u00abMeglio un asino vivo\u00a0che un dottore morto\u00bb, \u00abOrecchie d\u2019asino\u00bb, \u00abPezzo d\u2019asino!\u00bb, \u00abChe\u00a0somaro!\u00bb, \u00abCome un somaro!\u00bb, \u00abSomarone!\u00bb. Nel romanzo di Natalia\u00a0Ginzburg <em>Lessico famigliare<\/em>, \u00e8 riportato: \u00ab\u2018Asino\u2019 voleva dire,\u00a0nel linguaggio di mio padre, non un ignorante, ma uno che faceva\u00a0villanie o sgarbi\u00bb. Un\u2019altra espressione, \u00abFare la barba all\u2019asino\u00bb, \u00e8\u00a0usata nel senso di fare una cosa inutile. In molte culture, paesi, civilt\u00e0,\u00a0tradizioni ed epoche storiche diverse tale animale da soma\u00a0e da trasporto ha fatto scaturire una percezione di s\u00e9 con caratteristiche\u00a0a volte positive, a volte poco accattivanti. Una dualit\u00e0 di\u00a0giudizio che si manifestava da una civilt\u00e0 all\u2019altra, da un periodo\u00a0storico precedente a quello successivo. Dalla Grecia all\u2019Egitto, dalla\u00a0Mesopotamia all\u2019Anatolia, dalla Roma antica all\u2019India, nel mondo<br \/>\nebraico e in quello cristiano, la sua ricezione culturale assunse connotazioni\u00a0che si richiamavano alla testardaggine, alla stoltezza, alla\u00a0lussuria, ma anche allo spirito di sacrificio, a un\u2019indole paziente e\u00a0saggia, addirittura regale o divina, alla sua resistenza e alla fatica\u00a0nel sopportare il peso del carico o del trasporto, alla sottomissione\u00a0e asservimento. Il raffronto con il cavallo, altro animale da soma, di\u00a0aspetto pi\u00f9 nobile \u2013 cos\u00ec lo definiva Omero \u2013 rispetto a quello del\u00a0quadrupede con le orecchie lunghe, come con il mulo, s\u2019inserisce\u00a0di frequente nel modo di esprimersi quando si vuole intendere la\u00a0disposizione o costrizione a portare pesi o fare lavori pesanti. Nel\u00a0mondo ebraico, infatti, l\u2019asino \u00e8 considerato con un\u2019accezione molto\u00a0positiva. Per\u00f2, i modi di dire dove questo animale compare (anche\u00a0nell\u2019accezione somaro) in riferimento al comportamento di qualcuno,\u00a0esortano in termini poco carini a non assumere un comportamento\u00a0da ebete, da perfetto ignorante o molesto; invitano a vigilare di fronte a situazioni poco chiare, in cui si percepisce un\u2019insidia, una\u00a0trappola, una sorta d\u2019inganno, insomma, a fare attenzione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-2772 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Asino_Amiatino_7-1024x768.jpg\" alt=\"Animali per modo di dire\" width=\"1024\" height=\"768\" \/><\/p>\n<p>Inoltre, \u00e8 preferibile essere presi per sciocchi e ignoranti e restare indisposti,\u00a0non tanto bene in salute, e vivere cos\u00ec come tali, piuttosto che finire male o morire sia pure da dottori che curano le malattie, o da persone colte, istruite e con tanto di titolo di dottore in qualche disciplina o scienza. Insomma, essere definiti \u00abasini\u00bb o in qualche modo essere identificati come tali non \u00e8 proprio un elogio. Il significato dell\u2019espressione \u00abQui casca l\u2019asino!\u00bb \u00e8 quello di trovarsi di fronte a un ostacolo o un problema con l\u2019intento di venirne a capo. Sul piano etimologico, si pensa sia originato dalla formula della Scolastica e delle discipline intellettuali dell\u2019epoca antica e medievale, in virt\u00f9 della quale con l\u2019espressione latina <em>pons asinorum<\/em> (\u00abponte degli asini\u00bb) s\u2019intendeva una questione teorica difficile da risolvere, un punto critico da superare, su cui filosofi, intellettuali e tecnici si arrovellavano per sbrogliare la matassa, sciogliere l\u2019enigma, trovare una soluzione. Il fatto che l\u2019asino abbia le orecchie molto lunghe comporta poi la tendenza a canzonare chi ha i padiglioni auricolari molto grandi. Nel mondo della scuola, gli scolari o gli studenti biasimati per la scarsa volont\u00e0 e la negligenza nell\u2019apprendimento sono comunemente paragonati a questo quadrupede da soma (anche con il diminutivo o il peggiorativo: \u00abasinello\u00bb, \u00absomarone\u00bb). La celebre favola di Pinocchio rende molto bene l\u2019idea che si aveva riguardo ai ragazzi poco volenterosi e non disposti all\u2019impegno nello studio. \u00abFare come l\u2019asino di Buridano\u00bb deriva poi da una teoria di Jean Buridan (XIV secolo), filosofo francese e rettore dell\u2019Universit\u00e0 di Parigi, il quale suppose che un asino, di fronte a due secchi, uno di acqua e uno di avena, posti alla stessa distanza dall\u2019animale, rimanesse fermo e incerto sul da farsi, ossia se prima bere o mangiare, per finire morto di stenti. Di qui avrebbe avuto origine il detto popolare per indicare l\u2019esitazione o la perplessit\u00e0 di qualcuno di fronte a due possibilit\u00e0. A questo apologo filosofico si dedicarono anche Spinoza, Leibniz e Voltaire; anche Achille Campanile ci scrisse sopra un vivace raccontino.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Balena<\/h3>\n<p>Il paragone con questo cetaceo \u00e8 di consueto adottato con riferimento spesso e volentieri alla corpulenza e alle dimensioni sin troppo grandi o enormi di una persona in evidente sovrappeso. La formula augurale \u00abIn culo alla balena\u00bb, usata per auspicare la buona riuscita di qualcosa, fa riferimento esplicito al cetaceo per via di un brano della Bibbia (Vecchio Testamento, libro di <em>Giona<\/em>, ma con un richiamo anche nei Vangeli), quando il profeta rimase accucciato nel ventre di una balena, o comunque di un grosso pesce, per tre giorni, scampando cos\u00ec a una tempesta. Il restare prigioniero all\u2019interno di un\u00a0rosso pesce ritorna\u00a0anche come episodio fiabesco in <em>Pinocchio<\/em>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-2773 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Jonas-und-der-Wal-736x1024.jpg\" alt=\"Animali per modo di dire\" width=\"736\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Bufala<\/h3>\n<p>Con questa voce si designa una notizia sbagliata, un\u2019informazione falsa o artefatta, non tanto frutto di un errore interpretativo o incidentale, quanto conseguente a una volont\u00e0 mistificatoria di trarre in inganno per qualche fine. Il significato prenderebbe origine dal dialetto romanesco, nel senso pi\u00f9 generale di \u00abfregatura\u00bb o \u00abimbroglio\u00bb, dal momento che poteva capitare che esercenti di trattorie della capitale offrissero ai clienti carne di bufala spacciandola per carne di vitello, pi\u00f9 pregiata e costosa. D\u2019altro canto, a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, secondo alcuni studiosi, la parola era usata nel mondo del cinema per indicare film di scarsa qualit\u00e0. Secondo il <em>Vocabolario degli Accademici della Crusca<\/em>, l\u2019origine etimologica si rif\u00e0 all\u2019espressione \u00abMenare per il naso come una bufala\u00bb, nel senso di portare dove si vuole l\u2019interlocutore con discorsi menzogneri, trascinandolo come si fa con i buoi o i bufali, condotti con l\u2019anello al naso. Altri studi filologici spiegano invece che il termine deriverebbe ancora dal dialetto romanesco per indicare una persona stolta e grossolana, paragonandola al quadrupede ruminante. Il vocabolo, inoltre, potrebbe avere avuto origine anche dalla \u00abBufalata\u00bb, una festa che si celebrava a Siena o a Firenze in cui si svolgevano gare di corsa tra bufale. Infine, il termine potrebbe anche derivare etimologicamente dalla locuzione \u00abPescare a bufala\u00bb, cio\u00e8 secondo una tecnica di pesca o con un tipo di rete che non sempre davano i risultati sperati. Altre ipotesi filologiche escluderebbero, per\u00f2, la derivazione dall\u2019animale in questione, chiamando in causa, per spiegarne l\u2019origine del termine, il vocabolo <em>buffa<\/em>, ossia \u00abfolata, buffo, o soffio di vento\u00bb (dato che si usava dire <em>buffare<\/em> nel senso di <em>soffiare<\/em>).<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\">Vuoi approfondire? Clicca\u00a0<a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/qui-gatta-ci-cova\/\">qui<\/a><a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/qui-gatta-ci-cova\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-2775\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/qui-gatta-ci-cova.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"395\" \/><\/a><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Animali per modo di dire, ovvero quanto del nostro sapere popolare \u00e8 stato trasmesso ed \u00e8 sopravvissuto attraverso i modi di dire legati al mondo animale? 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