{"id":2778,"date":"2021-11-22T00:00:21","date_gmt":"2021-11-21T23:00:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=2778"},"modified":"2021-11-16T23:07:26","modified_gmt":"2021-11-16T22:07:26","slug":"a-tavola-con-il-re","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/storia\/a-tavola-con-il-re\/","title":{"rendered":"A tavola con il re"},"content":{"rendered":"<h2>A tavola con il re di Sardegna come ci si comportava? Cosa si mangiava in una delle corti pi\u00f9 importanti del Settecento italiano? Una ricostruzione storica dei cerimoniali al tavolo del re.<\/h2>\n<h6>Di Andrea Merlotti<\/h6>\n<p>Stare a tavola con il re non era affatto cosa semplice, anche per i membri della corte.\u00a0Nel Seicento il pranzo dei duchi di Savoia avveniva sempre, o quasi, in pubblico. Nel Settecento sempre, o quasi, in privato. Il <em>Regolamento<\/em> scritto nel 1679 dal segretario dei cerimoniali Bernardino Bianco, su incarico di Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, presentava diversi tipi di convitti, a partire da quelli \u00absolenni\u00bb, che si tenevano in occasione di nozze e della presenza a corte di \u00abteste coronate e principi forestieri\u00bb. Il \u00abmangiare ordinario\u00bb del duca e della duchessa avveniva nelle anticamere, ed era quindi pubblico.<\/p>\n<p>Il <em>Regolamento<\/em> spiegava per\u00f2 che il duca soleva \u00abnella medesima anticamera mangiare talora con maggiore, talora con minore cerimonia\u00bb. La differenza, per\u00f2, non era grande. Nei pranzi pi\u00f9 semplici la vivanda non era portata dalla cucina all\u2019anticamera dai paggi, bens\u00ec da \u00abservienti a ci\u00f2 deputati\u00bb, e i paggi la prendevano solo una volta che arrivava in sala. Inoltre, non si poneva \u00abin capo della tavola\u00bb la nave d\u2019argento dorato \u00abpiena di serviette bianchissime con odoriferi profumi\u00bb.\u00a0Dalla lettura attenta del testo emerge per\u00f2 l\u2019esistenza di un terzo tipo di pranzo: quello \u00abin camera\u00bb, quindi privato. Ma esso non era oggetto di trattazione.<\/p>\n<div id=\"attachment_2781\" style=\"width: 746px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2781\" class=\"size-large wp-image-2781\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Dufour_-_Marie_Jeanne_Baptiste_of_Savoy_as_a_widow_-_Palazzo_Madama-736x1024.jpg\" alt=\"A tavola con il re\" width=\"736\" height=\"1024\" \/><p id=\"caption-attachment-2781\" class=\"wp-caption-text\">Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours.<\/p><\/div>\n<h3>Vittorio Amedeo II e Carlo Emanuele III<\/h3>\n<p>La situazione cambi\u00f2 in maniera radicale con l\u2019ascesa al trono di Vittorio Amedeo II. Non \u00e8 chiaro da quando, ma certo gi\u00e0 prima del 1713, i pranzi pubblici caddero in disuso, riservati solo alle giornate di gran gala e alle feste nuziali. I pranzi ordinari dei Savoia si spostarono dall\u2019anticamera alla camera, passando dalla sfera pubblica a quella privata. Molti viaggiatori furono colpiti da questo cambiamento e ne diedero conto nei loro scritti. Key\u00dfler scriveva nel 1729: \u00abIl re mangia solo con il principe di Piemonte e con la moglie di questi\u00bb. Si trattava, in realt\u00e0, di tutta la famiglia, poich\u00e9 la regina Anna d\u2019Orl\u00e9ans era scomparsa l\u2019anno prima, gli altri figli erano anch\u2019essi deceduti da tempo e il principe di Carignano Vittorio Amedeo \u2013 genero del re per averne sposato la figlia naturale avuta dalla contessa di Verrua \u2013 s\u2019era trasferito in Francia, per sfuggire ai creditori, ormai da un decennio.<\/p>\n<p>Nel 1731, quando sovrani erano Carlo Emanuele III e Polissena d\u2019Assia, l\u2019ufficiale prussiano George Ludwig von P\u00f6llnitz confermava che \u00abil re e la regina mangiano sempre insieme e non permettono a nessuno di guardarli, se non agli ufficiali di Camera che devono servirli\u00bb. Trent\u2019anni dopo nulla era cambiato. Lo storico francese Pierre-Jean Grosley nelle\u00a0<em>Observations sur l\u2019Italie et les Italiens<\/em> (1764)\u00a0scriveva: \u00abIl re e la famiglia reale non mangiano mai in pubblico; li si vede insieme solo negli uffici sacri che si tengono nella Regia Cappella. Tutta questa famiglia [&#8230;] ha un\u2019aria di gaiezza, di salute, d\u2019unione e di gioia che \u00e8 rara anche nelle famiglie normali \u00bb. Chiaro nelle sue parole era il confronto critico con quanto avveniva a Versailles, dove pranzi pubblici, pur limitati ad alcuni giorni, si tennero sino alle soglie della Rivoluzione e dove la famiglia reale era lacerata da conflitti che ebbero non piccola parte nella crisi degli anni Ottanta. Grazie a un progetto di cerimoniale scritto all\u2019inizio del regno di Carlo Emanuele III, possiamo ricostruire i principali tipi di pranzo previsti alla corte sabauda, oltre a quello solenne.<\/p>\n<div id=\"attachment_2782\" style=\"width: 626px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2782\" class=\"size-large wp-image-2782\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Portrait_of_King_Victor_Amadeus_II_of_Sardinia_by_Martin_van_Meytens-616x1024.jpg\" alt=\"A tavola con il re\" width=\"616\" height=\"1024\" \/><p id=\"caption-attachment-2782\" class=\"wp-caption-text\">Vittorio Amedeo II di Savoia.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Prima colazione<\/h3>\n<p>Quando il re si ritirava per dormire, l\u2019aiutante di camera \u00abdi guardia\u00bb doveva \u00abtener in luogo appartato ed opportuno, pane, vino, acqua, brodo, che si domander\u00e0 la colazione, con sottocoppa d\u2019argento, servietta e bicchieri per ogni occorrenza\u00bb. A portargli il brodo era il controllore delle cucine, cui\u00a0spettava anche il compito dell\u2019assaggio. Se al risveglio il sovrano voleva fare colazione, prendendo \u00abciocolato, te, brodo o altre simili cose\u00bb, sarebbe stato il gentiluomo di camera a tenere la sottocoppa porgendo al re la \u00absarvietta\u00bb per asciugarsi le labbra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Pranzo in camera da letto<\/h3>\n<p>Quando il re decideva di mangiare in camera da letto, il compito di servirlo spettava al gran ciambellano, insieme a due gentiluomini di camera: quello \u00abdi guardia\u00bb si sarebbe occupato del piatto, mentre quello \u00abdi ritegno\u00bb della coppa. Qualora il sovrano fosse stato ammalato, il gran ciambellano lo avrebbe servito del piatto e il gentiluomo di camera della coppa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Pranzo in camera<\/h3>\n<p>Anche quando il re mangiava in camera (nel proprio appartamento, ma non a letto), il compito di servirlo spettava alla Camera e non alla Casa. Prima di tutto i garzoni di camera portavano le tavole nella sala. Gli aiutanti di camera le preparavano prima dell\u2019arrivo del re e dei commensali. Se per qualche ragione il re fosse gi\u00e0 stato presente nella sala, gli aiutanti avrebbero solo portato \u00abmantile e posate sino alla tavola\u00bb e poi il compito di apparecchiare sarebbe stato assunto dai gentiluomini di camera. Il cibo giungeva dalle cucina sotto la supervisione del maggiordomo (carica della Casa). Questi aveva in precedenza avuto dal sovrano indicazioni su che cosa preferisse mangiare. Gli uomini della cucina, per\u00f2, non entravano nella camera, ma sulla porta consegnavano tutto ai paggi e agli aiutanti di camera. I cibi venivano posti su un \u00abbuffetto\u00bb da cui paggi e aiutanti li passavano al gentiluomo, che li portava in tavola.<\/p>\n<p>Prima che il re iniziasse a mangiare, il gentiluomo li toccava con un pezzo di pane (collocato a questo scopo su un vassoio, detto \u00abtondo dell\u2019assaggio\u00bb) che veniva poi dato da mangiare a un paggio o all\u2019aiutante di camera. Il compito di porgere al re la \u00absarvietta\u00bb per lavarsi le mani (\u00absarvietta\u00bb che un paggio aveva preparato su un altro \u00abtondo \u00bb) spettava al gran ciambellano o al gentiluomo di camera. Lo stesso per il compito di \u00abdare la sedia a Sua Maest\u00e0\u00bb. Quando il re voleva bere, il gentiluomo di camera \u00abdi ritegno\u00bb (incaricato di servire \u00aballa coppa\u00bb) si recava alla porta della sala, dove era il \u00absomigliere\u00bb. Questi gli passava il bicchiere e le caraffe dell\u2019acqua e del vino, non prima per\u00f2 d\u2019averne fatto l\u2019assaggio alla presenza del gentiluomo. Nel caso il re volesse esser servito \u00abin tutta cerimonia\u00bb anche il gentiluomo avrebbe dovuto fare un secondo assaggio prima di servire il re.<\/p>\n<div id=\"attachment_2783\" style=\"width: 686px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2783\" class=\"size-large wp-image-2783\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Clementi_-_Charles_Emmanuel_III_in_coronation_robes_Palazzo_Madama-676x1024.jpg\" alt=\"A tavola con il re\" width=\"676\" height=\"1024\" \/><p id=\"caption-attachment-2783\" class=\"wp-caption-text\">Carlo Emanuele III<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>\u00abTavola ordinaria del re in Torino\u00bb: il pranzo in famiglia a Palazzo Reale<\/h3>\n<p>I tipi di pranzo che abbiamo sinora presentato erano per\u00f2 praticati di rado dal re. Il cerimoniale era molto chiaro a questo proposito: \u00abMangia la Maest\u00e0 Sua d\u2019ordinario con sua famiglia, sia pranzando sia cenando, e ci\u00f2 in una delle camere interne del suo appartamento. Ivi vien servita senza pubbliche formalit\u00e0 di cerimoniale\u00bb. I soggetti coinvolti erano gli stessi gi\u00e0 descritti sopra: garzoni di camera, aiutanti di camera, gentiluomo di camera, maggiordomo. I garzoni di camera andavano al \u00abbuffetto prender il mantile e li coperti\u00bb dei sovrani e dei principi e li passavano agli aiutanti di camera, che apparecchiavano la tavola. Il maggiordomo intanto si preoccupava che il cibo fosse portato dalle cucine al \u00abbuffetto\u00bb. Qui lo prendevano i garzoni che lo portavano nella camera (sembrerebbe quindi che non dovessero fermarsi sulla porta) e lo passavano agli aiutanti. Questi a loro volta lo apparecchiavano.<\/p>\n<p>\u00abQuando il pranzo sar\u00e0 servito il maggiordomo di quartiere andr\u00e0 a fare la riverenza al re\u00bb, avvertendolo che tutto era pronto. A quel punto il re entrava nella sala, lasciando cappello e bastone all\u2019aiutante di camera. Un altro aiutante di camera porgeva al principe ereditario il vassoio con le \u00absarviette\u00bb per il re e la regina, cos\u00ec che questi la desse a sua volta ai genitori. Gran maestro, primo maggiordomo e maggiordomo di quartiere avevano diritto di entrare in camera assistendo al pranzo, ma non avevano alcuna funzione e non potevano nemmeno mettersi alle spalle del re. Anche il controllore di cucina poteva entrare, per prendere eventuali ordini, ma doveva aver \u00abl\u2019attenzione di star vicino alla porta, senz\u2019entrar troppo\u00a0avanti\u00bb. Se il re avesse voluto che \u00abintervenissero molte dame\u00bb, il servizio sarebbe spettato ai paggi, ed allora gran maestro, primo maggiordomo e maggiordomo di quartiere avrebbero esercitato tutte le loro funzioni prendendo posto dietro le sedie dei sovrani. Se poi il re avesse voluto \u00abesser servito dai cavalieri\u00bb, il compito sarebbe spettato a gentiluomini di camera, essendo un pranzo privato.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\">Vuoi approfondire? 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