{"id":2938,"date":"2023-02-14T15:04:35","date_gmt":"2023-02-14T14:04:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=2938"},"modified":"2023-01-31T15:04:50","modified_gmt":"2023-01-31T14:04:50","slug":"pietro-pantoni-il-boia-di-torino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/storia\/pietro-pantoni-il-boia-di-torino\/","title":{"rendered":"Pietro Pantoni, il boia di Torino"},"content":{"rendered":"<h2>Pietro Pantoni fu l&#8217;ultimo boia di Torino, chiamato a sostituire Gaspare Savassa, che i torinesi chiamavano \u00abGasprin\u00bb.<\/h2>\n<h6>Di Pier Luigi Bassignana.<\/h6>\n<p>Pietro Pantoni era nato a Reggio Emilia ed era, per cos\u00ec dire, figlio d\u2019arte: il padre Antonio era boia a Modena, mentre il fratello Giuseppe lo era a Parma. E proprio presso il fratello il giovane Pietro svolse tutto il noviziato, concludendolo con l\u2019esecuzione di un condannato d\u2019eccezione: Ciro Menotti.<\/p>\n<h3>Ciro Menotti<\/h3>\n<p>Per la verit\u00e0, a eseguire la condanna avrebbe dovuto essere il padre Antonio, dal momento che i fatti si svolgevano a Modena: ma siccome la condanna di Menotti aveva suscitato parecchia indignazione, il duca Francesco IV temeva che l\u2019apparizione in pubblico di colui che avrebbe giustiziato l\u2019eroe (ch\u00e9 tale lo riteneva il popolo) avrebbe potuto generare tumulti. Si prefer\u00ec pertanto chiamare da Parma il figlio Giuseppe, che giunse accompagnato dal fratello Pietro. E siccome quel giorno oltre a Menotti si doveva giustiziare anche l\u2019avvocato Morelli, i due fratelli decisero di spartirsi le esecuzioni tirando a sorte. E fu cos\u00ec che a Pietro tocc\u00f2 di giustiziare Ciro Menotti.<\/p>\n<p>Giunto a Torino con seguito di moglie e figli, Pietro Pantoni, sostitu\u00ec\u00a0Gaspare Savassa <em>Gasprin<\/em>, boia dalla carriera lunghissima, iniziata ancora durante l\u2019Ancien R\u00e9gime e proseguita senza intoppi durante l\u2019occupazione francese, quando da boia aveva dovuto riciclarsi a manovratore di ghigliottina.<\/p>\n<p>Anzich\u00e9 occupare l\u2019appartamento di via dei Fornelletti (oggi via Bonelli) che l\u2019amministrazione sabauda metteva a disposizione del boia, Pantoni and\u00f2 a occupare alcuni locali all\u2019ultimo piano delle carceri senatorie in via del Senato (oggi via Corte d\u2019Appello).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2943\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Ciro_Menotti._Ritratto-209x300.jpg\" alt=\"pietro pantoni\" width=\"209\" height=\"300\" \/><\/p>\n<h3>Un mestiere redditizio<\/h3>\n<p>Per l\u2019eccezionalit\u00e0 dei compiti ch\u2019era chiamato a svolgere, in genere siamo portati a pensare al boia come a una figura borderline, fuori dagli schemi della vita quotidiana di ciascuno di noi. Ma non \u00e8 cos\u00ec. Il boia era un normale impiegato statale di alto livello, almeno a giudicare dagli emolumenti che gli venivano corrisposti. Quando giunse a Torino, a Pietro Pantoni fu riconosciuto uno stipendio annuo di 1200 lire. Una somma notevole, se si considera che \u00e8 la stessa che venne corrisposta a Quintino Sella come professore universitario di prima nomina. D\u2019altro canto, in quegli anni un maestro elementare, al culmine della carriera, raggiungeva a stento le 600 lire annue.<\/p>\n<p>Ma lo stipendio di Pantoni era destinato a lievitare in brevissimo tempo. Occorre considerare che quella dei boia era una categoria ristretta, costituita da pochissime persone, spesso imparentate fra di loro. Capitava perci\u00f2 che, se a uno di loro era riconosciuto qualche miglioramento economico, in brevissimo tempo veniva richiesto anche da tutti gli altri: che di solito lo ottenevano. Capit\u00f2 perci\u00f2 che anche a Pantoni, che doveva provvedere a cinque figli, fossero tosto riconosciuti\u00a0due aumenti per complessive 900 lire.<\/p>\n<p>Ma non era ancora tutto, perch\u00e9, in funzione della sua attivit\u00e0, aveva diritto ad alcune indennit\u00e0: se l\u2019esecuzione avveniva fuori Torino (per esempio a Genova), a Pantoni spettavano 22 lire per ogni impiccato e 16,20 lire di diaria giornaliera. Inoltre, sempre per ogni impiccato, gli spettavano ancora 24 lire d\u2019indennit\u00e0 sostitutiva dell\u2019antico privilegio di vendere in esclusiva il grasso degli impiccati, che secondo il popolino possedeva straordinarie virt\u00f9 curative.<\/p>\n<div id=\"attachment_2944\" style=\"width: 178px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2944\" class=\"size-medium wp-image-2944\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/pantoni2-168x300.png\" alt=\"pietro pantoni\" width=\"168\" height=\"300\" \/><p id=\"caption-attachment-2944\" class=\"wp-caption-text\">Lettera in cui Giuseppe Monti, uno degli aiutanti del boia Pietro Pantoni, chiede un aumento di stipendio per aiutare la vecchia madre (Archivio di Stato di Torino).<\/p><\/div>\n<h3>La solitudine del boia<\/h3>\n<p>Insomma, Pantoni avrebbe potuto essere considerato un buon partito, se non avesse dovuto scontare l\u2019eccellente condizione economica con il disprezzo universale. Quando non era nell\u2019esercizio delle sue funzioni, Pantoni era condannato a starsene chiuso in casa, perch\u00e9 nessuno voleva aver nulla a che fare con lui. L\u2019unica persona che ogni tanto interveniva a mitigare la sua solitudine era il canonico Giuseppe Cafasso, il confortatore ufficiale: la persona, cio\u00e8, che aveva l\u2019incarico di assistere il condannato a morte nelle ultime ore che precedono l\u2019esecuzione.<\/p>\n<p>Per il boia mostrarsi in pubblico avrebbe rappresentato un\u2019umiliazione continua. Quando andava in chiesa era tenuto a occupare un banco discosto da tutti gli altri, ma il culmine dell\u2019umiliazione lo raggiungeva quando doveva ritirare lo stipendio. Quel giorno doveva trovarsi accovacciato per terra davanti alla porta del primo presidente della corte d\u2019appello, che doveva firmare il mandato di pagamento. All\u2019invito, sempre accovacciato, entrava nella stanza portandosi davanti al giudice. Il quale, indossato un paio di guanti mai usati e impugnando una penna nuova di zecca, provvedeva a firmare il mandato. Dopo di che, mentre guanti e penna venivano bruciati, un usciere prendeva il mandato con le molle del camino e lo buttava per terra. Pantoni lo prendeva e, rinculando, guadagnava la porta. E questo, tutti i mesi dell\u2019anno!<\/p>\n<h3>Una giornata di lavoro di\u00a0Pietro Pantoni<\/h3>\n<p>In pratica, Pantoni usciva di casa solo quando doveva svolgere i propri compiti. Per prima cosa, si recava al confortatorio, locale attiguo al carcere dove la sera prima dell\u2019esecuzione era stato portato il condannato per trascorrervi la notte con l\u2019assistenza di un sacerdote: compito svolto per molti anni da padre Talucchi e poi da Giuseppe Cafasso.<\/p>\n<p>La nottata si concludeva con la somministrazione di un ultimo pasto: di solito una scodella di brodo caldo. Preso in consegna il condannato, Pantoni provvedeva a legarlo come un salame e poi lo aiutava a salire sulla carretta che doveva condurlo al patibolo: erano le undici del mattino in punto. Qui veniva circondato dai membri della Confraternita della Misericordia, di solito rappresentanti della nobilt\u00e0 che \u2013 incappucciati per non essere riconosciuti \u2013 avevano il compito di assisterlo, anche al fine di evitare che desse in escandescenze; compito svolto anche dal drappello di militari a cavallo che circondavano la carretta.<\/p>\n<p>Nel frattempo la campana del carcere \u2013 l\u2019<em>Areng<\/em> \u2013 continuava a lanciare i suoi lugubri rintocchi. Facendosi largo a fatica attraverso una folla strabocchevole, che accompagnava lungo tutto il tragitto senza smettere un solo istante di rivolgere contumelie, insieme a lanci di sassi e immondizie varie contro il condannato (ma, se quest\u2019ultimo per qualche ragione aveva incontrato il favore popolare, allora sassi e immondizie venivano indirizzati al boia), la carretta giungeva ai piedi del patibolo. Qui il boia procedeva a eseguire le attivit\u00e0 pi\u00f9 sopra descritte, e in quattro e quattr\u2019otto giustizia era fatta.<\/p>\n<p>Quando si verificava l\u2019atto finale, la folla vociante ammutoliva di colpo seguendo con estrema attenzione quanto avveniva sulla forca: tutti erano interessati a contare con la massima precisione possibile il numero di giri e rigiri che avrebbe fatto la corda prima di arrestarsi definitivamente: numero che poi sarebbe stato giocato al lotto perch\u00e9 considerato \u00abbuono\u00bb.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\">Vuoi approfondire? Clicca\u00a0<a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/torino-in-festa\/\">qui.<\/a><\/h3>\n<p><a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/torino-in-festa\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2946\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/torino-in-festa-cover-228x300.png\" alt=\"pietro pantoni\" width=\"228\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pietro Pantoni fu l&#8217;ultimo boia di Torino, chiamato a sostituire Gaspare Savassa, che i torinesi chiamavano \u00abGasprin\u00bb. 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