{"id":3062,"date":"2024-02-22T00:00:00","date_gmt":"2024-02-21T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=3062"},"modified":"2024-02-02T11:38:55","modified_gmt":"2024-02-02T10:38:55","slug":"il-gianduiotto-di-napoleone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/storia\/il-gianduiotto-di-napoleone\/","title":{"rendered":"Il gianduiotto di Napoleone"},"content":{"rendered":"<figure class=\"wp-block-post-featured-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2000\" height=\"1414\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/RGB-DIPLOMI-1.png\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" alt=\"il gianduiotto di napoleone\" style=\"object-fit:cover;\" \/><\/figure>\n\n<h3>Il gianduiotto di Napoleone, ovvero un terzo di Corylus avellana, un terzo di Theobroma cacao e un terzo di zucchero: sono i tre ingredienti del primo cioccolatino incartato al mondo. Prese il nome dalla maschera del Carnevale torinese, Gianduia, ovvero il rubizzo <em>Gi\u00f4an d\u2019la d\u00f4ja<\/em> (la botte di vino) al quale piaceva fare festa e scherzare. La storia di questo delizioso lingottino \u00e8 straordinaria: infatti il suo \u00abpadre putativo\u00bb \u00e8 addirittura Napoleone Bonaparte.<\/h3>\n<h6>Di Clara e Gigi Padovani.<\/h6>\n<p>Il gianduiotto di Napoleone, perch\u00e9? Dopo che nel 1806 l\u2019imperatore francese decret\u00f2 il \u00abblocco continentale\u00bb, per impedire i commerci delle navi britanniche tra le Americhe e l\u2019Europa, il cacao divenne introvabile o troppo caro. Cos\u00ec gli artigiani torinesi si diedero da fare e inventarono un surrogato, sostituendo le preziose fave di Theobroma cacao con le nocciole di Langa e Monferrato. Fino a met\u00e0 Ottocento, infatti, il cacao non era coltivato in Africa, ma soltanto nei paesi dell\u2019America centrale e meridionale. Mancava anche lo zucchero di canna: l\u2019idea di estrarre la dolce materia prima dalle barbabietole, facilmente coltivabili in Italia, fu dell\u2019allora ministro dell\u2019Agricoltura, Camillo Benso conte di Cavour.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-3068 size-full\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Schermata-2024-02-02-alle-11.23.57.png\" alt=\"il gianduiotto di Napoleone\" width=\"1182\" height=\"566\" \/><\/p>\n<h3>Piano teorico-pratico di sostituzione nazionale al cioccolato<\/h3>\n<p>Di questa bella storia per spiegare i natali del gianduiotto esistono le prove. Si tratta di un piccolo opuscolo di una quindicina di pagine, pubblicato nel 1813 a Venezia dalla Stamperia Domenico Fracasso. \u00c8 firmato da Antonio Bazzarini, eclettico autore di origine croate, poi stabilitosi a Torino, e aveva come titolo: Piano teorico-pratico di sostituzione nazionale al cioccolato. Ecco quel che scriveva nel \u00abDiscorso preliminare\u00bb:<\/p>\n<blockquote>\n<p>La noce del Caccao albero sconosciuto a un tempo del nuovo Mondo ha saputo pur troppo smungere dalle borse europee que\u2019 tanti millioni di volontario tributo, che un cieco entusiasmo prodigo profondea in favore d\u2019estere nazioni, frattanto che i generi delle natie contrade, che ben possono equipararne il vanto, giaceansi negletti ne\u2019 chiusi fondachi.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Traducendo dal linguaggio aulico dell\u2019epoca, si pu\u00f2 riassumere cos\u00ec l\u2019appello dell\u2019autore: perch\u00e9 spendere tanti soldi per il cacao, cos\u00ec costoso, quando in realt\u00e0 vi sono prodotti italiani che lo possono sostituire? E quali? Le nocciole e le mandorle.<\/p>\n<blockquote>\n<p>Ella fu gi\u00e0 questione agitatissima, tra le pi\u00f9 rinomate nazioni dell\u2019industre Europa fin dal decorso secolo, se si possa, sotto un s\u00ec felice clima, formar, senza il concorso dell\u2019Indiana mandorla [il cacao, N.d.A.], una composizione analoga al Cioccolato. L\u2019affermarono i pi\u00f9 concordi, ed unanimi; spinti da ci\u00f2 appunto, non essere regione in Europa che non produca de\u2019 vegetali assai nutritivi, ch\u2019\u00e8 in vero la propriet\u00e0 principale dell\u2019occidental nocciuola, quali ridotti in massa, e misti con altre sostanze formar possano una confezione al par del Cioccolato leziosa e salubre.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Bazzarini invitava gli artigiani a usare, oltre alle nocciole, le mandorle tostate, i lupini e il granturco. Al termine della lavorazione, spiegava l\u2019opuscolo, si poteva aggiungere fino a un terzo di cacao, con il consiglio di usarlo come \u00abvernice\u00bb: oltre a far diventare \u00abil pezzo gradito e fragrante, il rende altres\u00ec pi\u00f9 solido e pi\u00f9 somiglievole anche nell\u2019esteriore all\u2019usual pi\u00f9 perfetto\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3069\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Schermata-2024-02-02-alle-11.23.52.png\" alt=\"il gianduiotto di Napoleone\" width=\"1238\" height=\"942\" \/><\/p>\n<h3>La ricetta<\/h3>\n<p>Un surrogato in piena regola, con tanto di ricetta: 5 libbre di mandorle (o nocciole), un\u2019oncia e mezza di lupini abbrustoliti, 2 libbre di granturco, un\u2019oncia e mezza di cannella e vaniglia polverizzate, 3 libbre e 6 once di zucchero. Il composto si pu\u00f2 abbrustolire come il caff\u00e8 e poi macinare sulla stessa pietra \u00above si lavora il Cioccolato\u00bb. Inoltre \u00e8 consigliato aggiungere la cannella e la \u00abvainiglia\u00bb \u00abper accrescerne la fragranza\u00bb. La tradizione vuole che il primo a seguire i consigli di Bazzarini sia stato un giovane valdese, Michele Prochet. Va detto che i maestri dolcieri piemontesi ben conoscevano l\u2019uso delle \u00abtonde gentili\u00bb per confezionare il torrone, con miele e albume d\u2019uovo. Le notizie non correvano come oggi e l\u2019invenzione venne codificata soltanto qualche decennio dopo l\u2019uscita di quel manuale, nel 1852.<\/p>\n<h3>Prochet<\/h3>\n<p>La rivista <em>Il Dolce<\/em>, editata a Torino dall\u2019associazione degli industriali del settore, nel 1932 scrisse poi che \u00abla pasta gianduia non \u00e8 che un cioccolato con nocciuole tostate\u00bb e ne diede la paternit\u00e0 a Prochet. Sulle date non vi \u00e8 certezza. \u00c8 sicuro invece che nel 1878 i due cioccolatieri Caffarel &amp; Prochet fusero le loro due aziende sotto un unico marchio. Anche in questo caso, come per la ruota sul Ceronda, l\u2019unione fu originata da uno sposalizio. Michele Prochet aveva un fratello, Matteo: costui era un personaggio importante nella storia dei Valdesi.<\/p>\n<p>A 26 anni, nel 1862, spos\u00f2 la figlia di Pierre- Paul Caffarel, Milca, e nello stesso anno divenne pastore: per trent\u2019anni fu presidente del Comitato di Evangelizzazione della Chiesa Valdese (una sorta di guida spirituale, come oggi \u00e8 il moderatore della Tavola), poi Gran Maestro della Massoneria, infine fu nominato commendatore della Corona d\u2019Italia.<\/p>\n<p>E, grazie a questi prestigiosi ruoli, aiut\u00f2 non poco il fratello Michel nella carriera commerciale. Scrive Alberto Viriglio nel suo libro Torino e i torinesi (1898): \u00abGianduia non \u00e8 una maschera: \u00e8 un carattere. Sotto apparenze d\u2019ingenuit\u00e0 e ruvidezza cela talenti, prontezza d\u2019espediente, ottimo cuore\u00bb. Fu anche un eroe del Risorgimento, rappresentando, prima del 1861, le speranze di libert\u00e0 dell\u2019Italia ancora divisa.<\/p>\n<div id=\"attachment_3067\" style=\"width: 1042px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3067\" class=\"wp-image-3067 size-full\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Schermata-2024-02-02-alle-11.24.06.png\" alt=\"il gianduiotto di Napoleone\" width=\"1032\" height=\"748\" \/><p id=\"caption-attachment-3067\" class=\"wp-caption-text\">Nella stampa Episodio del Carnevale di Torino, realizzata nel 1866 da Felice Cerruti, il 26 febbraio 1865 Gianduia in camicia si lamenta con il re Vittorio Emanuele II perch\u00e9 la capitale del regno \u00e8 stata trasferita a Firenze.<\/p><\/div>\n<h3>Gianduia approva<\/h3>\n<p>Torino in quell\u2019anno divenne la prima capitale italiana, con la sede del governo, del Parlamento e dei ministeri. Conserv\u00f2 quel ruolo, per\u00f2, solo per quattro anni. Nel settembre del 1864 l\u2019annuncio del trasferimento a Firenze della capitale \u2013 in dialetto fu battezzato il tramud \u2013 provoc\u00f2 disordini in citt\u00e0 con quasi cinquanta morti. Bisognava risarcire i torinesi, furibondi per quell\u2019affronto: per il Carnevale si volle tornare ai fasti delle feste sabaude, con le \u00abGianduieidi\u00bb, ovvero la Gran Fiera Fantastica di Gianduia. Questa si tenne per la prima volta nel marzo 1866, con ricchi addobbi lungo la via Po, bancarelle, manifestazioni e padiglioni per il teatro dei burattini.<\/p>\n<p>Gli artigiani esponevano la loro produzione: nel 1867, presso lo stand numero 97 in via Po, nell\u2019isolato San Maurizio (tra le attuali via Rossini, Verdi e Montebello), fecero la loro comparsa i cioccolatini di Prochet. Pare risalga a quel momento il battesimo di questo goloso lingotto. La maschera cittadina Gianduia assaggi\u00f2 quei givu (in dialetto piemontese significa \u00abmozziconi\u00bb), ovvero i primi cioccolatini alle nocciole, e li apprezz\u00f2 tanto da consegnare al fabbricante \u00abun certificato speciale attestante la benemerenza della ditta, autorizzandola a chiamare con nome Gianduia il prodotto Torinese.<\/p>\n<h3>Da Torino all&#8217;Europa<\/h3>\n<p>Questo documento trovasi ancora oggi negli uffici della Succ. Caffarel Prochet &amp; C di Torino\u00bb (dagli archivi dell\u2019azienda Caffarel). Secondo la rivista <em>Il Dolce<\/em>, \u00abla pasta gianduia era allora il miglior cioccolato esistente, poich\u00e9 non si fabbrica va ancora il cioccolato al latte\u00bb. E d\u2019altra parte, finch\u00e9 durava il Carnevale, scrive ancora l\u2019articolista Gagliano, \u00abnon era pi\u00f9 il Re che comandava, ma Sua Maest\u00e0 Gianduia che faceva decreti e leggi\u00bb. Il matrimonio tra le nocciole e il cacao avvenne per necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma Torino con quella nuova specialit\u00e0 riusc\u00ec a conquistare l\u2019Europa. Nel 1911 al parco del Valentino, sulle rive del Po, si tenne una grande esposizione internazionale, che richiam\u00f2 nei suoi padiglioni, sparsi su un\u2019area di circa 120 ettari, almeno sette milioni di visitatori. \u00abPer il cioccolato non temesi la concorrenza s\u00ec della Svizzera che della Francia \u00bb, era scritto nel catalogo.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/storie-di-cioccolato-a-torino-e-in-piemonte\/\">Vuoi approfondire? 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