{"id":3148,"date":"2024-07-30T00:06:00","date_gmt":"2024-07-29T22:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=3148"},"modified":"2024-07-17T15:07:39","modified_gmt":"2024-07-17T13:07:39","slug":"la-certosa-di-pesio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/luoghi\/la-certosa-di-pesio\/","title":{"rendered":"La Certosa di Pesio"},"content":{"rendered":"<h2>La Certosa di Pesio sorse nel periodo di massimo splendore del monachesimo medievale e continu\u00f2 a essere un complesso fiorente per secoli: \u00abuna delle pi\u00f9 magnifiche che siano in Piemonte [\u2026] appare un buon castello in cima a questa valle situato\u00bb.<\/h2>\n<h6>Di Gian Vittorio Avondo e Claudio Rolando.<\/h6>\n<p>La Certosa di Pesio venne fondata nel 1173 dal priore Ulderico, originario di Casale Monferrato e gi\u00e0 confratello della certosa madre di Grenoble, che ricevette in dono la parte alta della valle del Pesio dalla popolazione di Chiusa e dai signori di Morozzo.<\/p>\n<p>La donazione venne fatta, come si legge nel documento, allo scopo di edificare un chiostro e una chiesa \u00abin honorem Dei Sanctaeque Virginis Mariae et Sancti Joannis Baptistae\u00bb (\u00abper onorare Dio e la Santa Vergine Maria e San Giovanni Battista\u00bb). In realt\u00e0 la realizzazione della certosa, oltre a soddisfare l\u2019esigenza di guida spirituale, aveva anche altri scopi.<\/p>\n<p>Si era al termine della lunga e dura dominazione saracena e ci\u00f2 corrispondeva al rifiorire di fede e piet\u00e0 religiosa, che in quel momento vedeva negli istituti monastici luoghi ideali in cui la popolazione, oltre al conforto spirituale, trovava anche rifugio e assistenza. Inoltre la presenza della vicina Certosa di Casotto, nella valle omonima, sorta poco prima (1172) con un numero di monaci superiore ai 12 consentiti dalla primitiva regola, indusse il priore di Casotto a promuovere un secondo insediamento poco lontano.<\/p>\n<p>Questo insieme di fattori concomitanti favor\u00ec dunque la costruzione della certosa che, per sei secoli, concentr\u00f2 in s\u00e9 destino e vicende della valle.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-3151 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/image-35-1024x975.png\" alt=\"La Certosa di Pesio\" width=\"1024\" height=\"975\" \/><\/p>\n<h3>I primi anni della Certosa di Pesio, tra conversi e donati<\/h3>\n<p>All\u2019inizio i monaci si stabilirono sulla riva sinistra del Pesio, dove costruirono una <em>correria<\/em>, ovvero un complesso destinato ai membri laici del monastero, e solo qualche anno dopo, sulla sponda destra, sorse la chiesa dedicata alla Vergine Maria e a San Giovanni Battista, primo nucleo della certosa.<\/p>\n<p>La correria \u00e8 un edificio a un\u2019unica aula con abside semicircolare, la cui parte bassa mantiene la muratura originale, con pietre a taglio netto e giunti stretti. Sopra a questo primo impianto si nota una successiva sopraelevazione, con muri realizzati con malta, ciottoli e mattoni. Per assicurare il sostentamento della comunit\u00e0, le terre a disposizione dei monaci vennero fin da subito suddivise in piccole aziende agricole dette <em>grange<\/em>.<\/p>\n<p>Il sistema era molto efficiente e all\u2019inizio i poderi vennero gestiti da conversi e donati. Conversi erano chiamati i due laici che, con quattro chierici, furono i primi compagni di san Bruno, fondatore dell\u2019ordine. Tutti cercavano l\u2019unione con Dio nella solitudine, ma secondo modalit\u00e0 diverse. Salvaguardando l\u2019isolamento dei padri certosini, i conversi, che vivevano all\u2019interno del \u00abdeserto \u00bb, riuscivano cos\u00ec a proteggere anche la loro stessa solitudine.<\/p>\n<p>Con l\u2019andar del tempo ai conversi si aggiunse un altro gruppo, quello dei donati. All\u2019inizio erano semplici operai aggregati al monastero e tenuti soltanto ad alcuni momenti di preghiera. In seguito per\u00f2 vestirono l\u2019abito monacale, conducendo una vita simile a quella dei conversi, senza tuttavia vincolarsi con voti, ma \u00abdonandosi\u00bb al monastero con la promessa di servire Dio con tutto il cuore.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-3152 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/image-34-786x1024.png\" alt=\"La Certosa di Pesio\" width=\"786\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<h3>La Certosa di Pesio e gli abitanti della valle<\/h3>\n<p>All\u2019inizio i valligiani appoggiarono l\u2019insediamento della comunit\u00e0 religiosa, ma dopo qualche decennio i rapporti cominciarono a deteriorarsi e sfociarono in contrasti sempre pi\u00f9 aspri.<\/p>\n<p>Come al solito, i motivi furono di natura economica, perch\u00e9 i chiusaschi si videro progressivamente privati di terre che avevano sfruttato da sempre per il taglio della legna, il pascolo, la pesca e la raccolta dei prodotti del sottobosco. Privilegi che, in periodi di un\u2019economia di pura sussistenza, potevano fomentare l\u2019invidia, la bramosia, l\u2019odio.<\/p>\n<p>Con il tempo le scaramucce si moltiplicarono, fino a trasformarsi in disordini che, nei casi pi\u00f9 gravi, sfociarono in veri assalti alla certosa, con distruzioni e saccheggi. Violenze che indussero i padri ad abbandonare il complesso nel 1350 e a restarne lontano per pi\u00f9 di cinquant\u2019anni, fino all\u2019inizio del XV secolo.<\/p>\n<h3>Tensioni e scontri<\/h3>\n<p>Al loro ritorno i rapporti non migliorarono e continuarono a deteriorarsi finch\u00e9, nel 1509, si verificarono nuovi disordini scatenati dalla disputa sui possedimenti dell\u2019odierna localit\u00e0 San Bartolomeo, al confine tra le propriet\u00e0 certosine e quelle comunali di Chiusa Pesio. Gli scontri furono cos\u00ec violenti da costringere il duca di Savoia a inviare soldati e commissari per sedare la rivolta. Questi riportarono la calma (con numerose condanne a carico dei paesani) e restituirono al monaci il maltolto.<\/p>\n<p>Da quel momento, per\u00f2, pur rimanendo tesi, i rapporti tra certosini e valligiani non arrivarono pi\u00f9 allo scontro fisico, salvo un episodio accaduto nel 1655. In quell\u2019anno un gruppo di bravacci della Chiusa \u2013 la cosiddetta \u00abbanda del Carnevale\u00bb \u2013 sfog\u00f2 il proprio odio contro i monaci assaltando la certosa e portando scompiglio tra le mura del convento.<\/p>\n<p>Tuttavia si tratt\u00f2 di un episodio isolato e non del culmine di una nuova fase di scontri fisici. Nonostante i rapporti tesi, la certosa era un complesso fiorente, che nel 1635 monsignor Della Chiesa descriveva come \u00abuna delle pi\u00f9 magnifiche che siano in Piemonte [\u2026] e se la fabbrica del Monasterio e di sua Chiesa consideriamo, \u00e8 tale che essendo tutta cinta d\u2019alte mura, vedendosi da lontano, appare un buon castello in cima a questa valle situato\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-3154 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/image-32-1024x768.png\" alt=\"La Certosa di Pesio\" width=\"1024\" height=\"768\" \/><\/p>\n<h3>Da Napoleone a oggi<\/h3>\n<p>Ci\u00f2 che non poterono i chiusaschi riusc\u00ec invece a Napoleone Bonaparte che, decretando l\u2019abolizione degli ordini monastici e la confisca dei beni, costrinse i monaci ad abbandonare la certosa (3 marzo 1803).<\/p>\n<p>Da quel momento il complesso sub\u00ec un veloce degrado dovuto a furti, danneggiamenti e all\u2019asportazione degli arredi, che vennero dispersi un po\u2019 ovunque, come accadde per le campane d\u2019argento oggi al Louvre di Parigi.<\/p>\n<p>Dal 1840 a fine secolo la certosa conobbe una breve rinascita. Acquistata dal cavaliere Giovanni Avena, fu trasformata in complesso idroterapico, frequentato tra gli altri anche da Camillo Benso, conte di Cavour, Massimo d\u2019Azeglio e Maria Clotilde di Savoia. Tuttavia, durante la <em>Belle \u00c9poque<\/em> lo stabilimento non resse alla concorrenza dei nuovi e pi\u00f9 mondani centri sparsi in tutta Italia e fu abbandonato.<\/p>\n<p>Infine, dal 1934, i Padri Missionari della Consolata di Torino ne presero possesso, dando vita a un centro spirituale ancor oggi assai frequentato.<\/p>\n<p>Tra i numerosi personaggi storici legati alla certosa, oltre allo stesso fondatore, padre Ulderico, va citato il beato Ambrogio de Feis, morto alla certosa il 30 giugno 1540; un cenno a parte merita padre Antonio Le Cocq, nato ad Avigliana nel 1390 e ricordato per il libro delle profezie che scrisse. Un\u2019opera importante per l\u2019epoca, tanto che nel 1494, ben 36 anni dopo la morte del frate, l\u2019imperatore Carlo VIII venne a consultarlo per conoscere i propri destini.<\/p>\n<h3><strong>Le attivit\u00e0 della Certosa<\/strong><\/h3>\n<p>Nonostante le mille difficolt\u00e0 incontrate, i certosini svolsero comunque un ruolo fondamentale per la vita dell\u2019alta valle, e non solo nell\u2019ambito spirituale e culturale.<\/p>\n<p>Essi infatti contribuirono allo sviluppo dell\u2019agricoltura e della pastorizia, organizzarono la rete viaria, a partire dall\u2019attuale carrozzabile da San Bartolomeo; furono inoltre gli artefici della nascita di nuovi borghi e comunit\u00e0 quali Pradeboni, Vigna e San Bartolomeo della Certosa.<\/p>\n<p>Determinante, infine, fu la loro opera di salvaguardia dell\u2019importante patrimonio boschivo, oggi parte del Parco Naturale dell\u2019Alta Valle Pesio e Tanaro, una delle aree gestite dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.parcomarguareis.it\/\">Ente Parco del Marguareis<\/a>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-3153 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/image-33-768x1024.png\" alt=\"La Certosa di Pesio\" width=\"768\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<h3>Una visita alla Certosa di Pesio<\/h3>\n<p>La certosa di Santa Maria, sepolta nel verde delle foreste di faggi e castagni che la circondano, nel suo isolamento montano regala al visitatore quella sensazione di solitudine che eleva lo spirito fino al contatto con il sacro che i frati certosini ricercarono in quei luoghi.<\/p>\n<p>Il complesso, che compare quasi improvviso sulla destra orografica del Pesio, \u00e8 ricco di elementi artistici e architettonici nonostante le spoliazioni subite nel corso dei secoli.<\/p>\n<p>In primo luogo la facciata, con il monumentale portale settecentesco e il porticato in stile barocco che lo sovrasta. Il complesso si compone poi di numerose costruzioni articolate intorno al Grande Chiostro, di origine cinquecentesca e pi\u00f9 volte rimaneggiato nel secoli successivi fino all\u2019Ottocento.<\/p>\n<p>Aperto su un lato verso la montagna, lungo i 250 metri di porticato sorretto da colonnine in stile romanico si aprivano le celle dei monaci composte da un\u2019umile stanza, una piccola cantina e un orticello con il pozzo.<\/p>\n<p>Dal Grande Chiostro si accede alla cappella del Priore, un piccolo locale con affreschi settecenteschi. Oltre al Piccolo Chiostro, primitiva costruzione della certosa, si segnala poi la chiesa superiore, costruita a fine Cinquecento su un preesistente edificio del 1175, che era un vero gioiello ricco di scanni intagliati, stucchi e pitture, molti dei quali andati perduti o trafugati.<\/p>\n<p>E ancora lo scalone d\u2019ingresso, opera dell\u2019architetto della corte di Savoia Giovenale Boetto, oltre ai numerosi pregevoli affreschi che si trovano in diversi punti del complesso, alcuni dei quali sono opera di pittori famosi come Antonio Parentano e del fiammingo Jean Claret.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/passeggiate-sui-sentieri-dellarte-alpina\/\">Vuoi approfondire? 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