{"id":3266,"date":"2025-01-22T13:59:51","date_gmt":"2025-01-22T12:59:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=3266"},"modified":"2025-01-22T13:59:53","modified_gmt":"2025-01-22T12:59:53","slug":"walser-una-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/storia\/walser-una-storia\/","title":{"rendered":"Walser. Storia di un popolo unico"},"content":{"rendered":"<h2>Walser: nella mentalit\u00e0 comune un popolo contadino che ha vissuto nel rispetto dei ritmi della natura e delle stagioni, coltivando prodotti della terra e commerciando, con i montanari delle comunit\u00e0 a loro vicine, in bestiame, pelli e prodotti caseari.<\/h2>\n<h6>Di Gian Vittorio Avondo e Pino Moretti.<\/h6>\n<p>Walser \u00e8 sinonimo di enigma: da dove arriva questa popolazione cos\u00ec singolare, con lingue e tradizioni uniche e fortemente caratterizzanti? \u00abMa perch\u00e9 mai gli abitanti delle estremit\u00e0 delle tre Valli, nelle quali si suddivide la Valsesia, vestono le loro donne di una maniera tutta loro particolare, e parlano un linguaggio, che non \u00e8 n\u00e9 italiano, n\u00e9 francese, n\u00e9 tedesco, col quale per\u00f2 s\u2019avvicina? Perch\u00e9 l\u2019hanno mai sempre serbato incorrotto dopo tanti secoli, bench\u00e9 vivano continuamente in mezzo ad Italiani? Perch\u00e9 sono cos\u00ec gelosi di trasmetterlo ai loro figliuoli, quantunque inutile fuori delle loro Comuni?\u00bb<\/p>\n<p>\u00c8 questo l\u2019incipit del cap. V, riservato al popolamento della valle, dell\u2019accurato studio storico-statistico sulla val Sesia scritto giusto alla met\u00e0 del Diciannovesimo secolo dall\u2019abate alagnese Nicolao Sottile. In esso curiosamente non si fa alcuna menzione del termine Walser, che oggi noi usiamo per definire le popolazioni che abitano i settori pi\u00f9 elevati delle tre valli che compongono l\u2019alto bacino del Sesia (Grande, Sermenza e Mastallone e anche Strona, dove \u00e8 walser Campello Monti), oltre qualche alto settore dell\u2019Ossola (alcune localit\u00e0 site nelle valli Anzasca e Formazza, ma anche Ornavasso, posto alla base di queste, quasi in pianura), e dei bacini aostani di Gressoney e d\u2019Ayas.<\/p>\n<div id=\"attachment_3271\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3271\" class=\"wp-image-3271 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/walser4-1024x653.png\" alt=\"walser\" width=\"1024\" height=\"653\" \/><p id=\"caption-attachment-3271\" class=\"wp-caption-text\">Costruzione di un edificio walser a Pedemonte d\u2019Alagna (Archivio G.V. Avondo).<\/p><\/div>\n<p>Ci\u00f2 perch\u00e9, ai tempi dell\u2019abate Sottile, questo termine che altro non \u00e8 che una contrazione dell\u2019aggettivo walliser (originario del Canton Vallese, Wallis in tedesco), ancora non era conosciuto. Furono infatti alcuni notabili alagnesi, tra cui i sacerdoti Giuseppe Farinetti (1821- 1896, teologo) e Antonio Carestia (1825-1908, botanico), il presbitero Giovanni Gnifetti (1801-1867, alpinista che diede il nome alla terza cima in ordine d\u2019altezza del Monte Rosa), e il medico Giovanni Giordani (1822- 1890), da cui trae il nome la cima meno elevata dello stesso massiccio, a effettuare i primi studi antropologici su queste popolazioni alla fine dell\u2019Ottocento. Fu in particolare Giordani, in uno studio pubblicato alcuni anni dopo la sua morte2, a distinguere il dialetto parlato in alta val Sesia dal tedesco, definendolo una parlata da esso derivante, e fu ancora lui a inquadrarne la provenienza, basandosi su studi realizzati in precedenza addirittura dal primo salitore del Monte Bianco: lo svizzero Horace Benedict De Saussure:<\/p>\n<blockquote><p>Fu in sul finire del secolo scorso (1789) che quell\u2019attento e profondo osservatore che era Orazio Benedetto di Saussure, visitando queste colonie tedesche, che esso chiamava guardia tedesca attorno al Monte Rosa, dall\u2019esame dei dialetti, degli usi e costumi, dei modi di costruzione in legno delle case, espresse la sua convinzione che esse provenissero dall\u2019Alto Vallese. Tutti gli scrittori che in seguito studiarono accuratamente tale questione, vennero a confermare la sentenza di Saussure. Tra questi scrittori, il Prof. Albert Schott (1839) fu il primo a fare profonde ricerche scientifiche intorno ai dialetti di queste diramazioni pi\u00f9 meridionali della lingua germanica, ed a constatarne definitivamente la provenienza dai tedeschi dell\u2019Alto Vallese. Colla sua opera, Die deutschen Kolonien in Piemont, ecc., 1840, esso diede un potente impulso a questi studi, che condussero alla scoperta e pubblicazione di importanti documenti, i quali gettarono molta luce sopra questo argomento, confermando sempre pi\u00f9 l\u2019opinione di Saussure. (Giordani, G., La colonia tedesca di Alagna Valsesia e il suo dialetto, Ed. Candeletti, Torino 1891)<\/p><\/blockquote>\n<p>Studi eseguiti in seguito hanno stabilito che queste popolazioni hanno raggiunto le valli piemontesi e aostane sin dalla fine del XII secolo, quando attraverso i passi alpini si spostarono dal Canton Vallese e in particolare, almeno all\u2019inizio, dal distretto di Goms. Varcando i passi del Gries, di Monte Moro e del Sempione, allora assai agevoli perch\u00e9 si era nel momento di forte regressione glaciale che precedette la piccola era glaciale (PEG) registratasi a partire dai primi decenni del Trecento.<\/p>\n<div id=\"attachment_3269\" style=\"width: 645px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3269\" class=\"size-large wp-image-3269\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/walser-635x1024.png\" alt=\"walser\" width=\"635\" height=\"1024\" \/><p id=\"caption-attachment-3269\" class=\"wp-caption-text\">Il battesimo nella tradizione di Fobello (Archivio G.V. Avondo).<\/p><\/div>\n<p>La migrazione si protrasse fino alla met\u00e0 del XIV secolo e interess\u00f2, come punti di arrivo, villaggi della regione alpina afferente alle valli comprese tra i massicci delle Graie, delle Pennine e delle Lepontine. Dai primi villaggi fondati nei settori pi\u00f9 elevati delle valli appena raggiunte, i Walser si mossero per costruirne altri pi\u00f9 in basso, in modo da evitare fenomeni di sovrappopolamento.<\/p>\n<p>Non essendo portatori di eresie pauperistiche, in quei tempi piuttosto diffuse tra quelle montagne, furono subito ben tollerati sia dalla Chiesa sia dalle piccole signorie feudali, che anzi videro in questa gente la possibilit\u00e0 di ampliare la platea per la riscossione di imposte e balzelli. Questo fenomeno migratorio, pur essendo stato studiato, non \u00e8 ancora chiaro in tutti i suoi termini e, pur avendone percezione, gli storici che ne scrissero negli anni che precedono il Novecento usarono toni non sempre corrispondenti al vero.<\/p>\n<div id=\"attachment_3270\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3270\" class=\"wp-image-3270 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/walser3-1024x750.png\" alt=\"walser\" width=\"1024\" height=\"750\" \/><p id=\"caption-attachment-3270\" class=\"wp-caption-text\">Macugnaga: matrimonio walser nel 1900.<\/p><\/div>\n<p>I Walser sono stati a lungo, e in parte sono tutt\u2019oggi, un popolo contadino che ha vissuto nel rispetto dei ritmi della natura e delle stagioni, coltivando prodotti della terra e commerciando, con i montanari delle comunit\u00e0 a loro vicine, in bestiame, pelli e prodotti caseari. L\u2019isolamento in cui questo popolo rimase per secoli e l\u2019atteggiamento non sempre disponibile delle popolazioni locali, appartenenti a un\u2019etnia diversa, lo spinsero verso un\u2019autonomia sempre pi\u00f9 radicale, che ne determin\u00f2 le scelte in ambito culturale, architettonico, etnografico e nella gastronomia.<\/p>\n<p>Tra le tradizioni walser pi\u00f9 sentite spiccano in particolare due eventi, uno di antica, l\u2019altro di pi\u00f9 recente istituzione: la festa del Rosario Fiorito, storica processione che si svolge ogni anno la prima domenica d\u2019ottobre, e la <em>Walsertreffen<\/em>, la festa delle Genti walser, a cadenza triennale.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/piccoli-popoli-del-piemonte\/\">Vuoi approfondire? Clicca qui.<\/a><a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/piccoli-popoli-del-piemonte\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-3272\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/piccoli-popoli-del-piemonte.png\" alt=\"walser\" width=\"500\" height=\"658\" \/><\/a><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Walser: nella mentalit\u00e0 comune un popolo contadino che ha vissuto nel rispetto dei ritmi della natura e delle stagioni, coltivando prodotti della terra e commerciando, con i montanari delle comunit\u00e0 a loro vicine, in bestiame, pelli e prodotti caseari. 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