{"id":3275,"date":"2025-01-28T00:00:27","date_gmt":"2025-01-27T23:00:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=3275"},"modified":"2025-01-22T14:19:52","modified_gmt":"2025-01-22T13:19:52","slug":"camillo-olivetti-luomo-della-macchina-da-scrivere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/storia\/camillo-olivetti-luomo-della-macchina-da-scrivere\/","title":{"rendered":"Camillo Olivetti, l&#8217;uomo della macchina da scrivere"},"content":{"rendered":"<h2>Camillo Olivetti, basta il nome. A distanza di decenni dalla morte, la sua figura (congiuntamente a quella di suo figlio Adriano Olivetti) continua a rappresentare un modello innovativo di impresa e di societ\u00e0, un riferimento per decenni (e non solo in Italia) di intellettuali, sociologi, economisti, politologi.<\/h2>\n<h6>Di Gianni Oliva.<\/h6>\n<p>Camillo Olivetti discende da parte di padre (Salvador Benedetto Olivetti) da una famiglia della comunit\u00e0 israelitica di Ivrea, con numerose tenute sparse nel Canavese, grandi capacit\u00e0 commerciali, investimenti immobiliari a Torino e Milano, intuizioni in campo agrario (\u00e8 Salvador Benedetto a introdurre in Piemonte l\u2019uso delle zolfo contro la peronospera, all\u2019epoca insidiosa malattia delle viti); da parte di madre, Elvira Sacerdoti, da una ricca famiglia del Modenese, piena di interessi culturali e politici, aperta alle suggestioni dei tempi nuovi.<\/p>\n<p>Rimasto presto orfano di padre, Camillo (battezzato con questo nome in onore del conte Cavour) segue gli studi superiori classici al convitto Calchi Taeggi di Milano, per poi iscriversi all\u2019Universit\u00e0 di Torino, dove frequenta il biennio di scienze matematiche e fisiche: ottenuta la licenza, passa al Regio Museo Industriale Italiano (in seguito diventato Politecnico), laureandosi nel 1891 in ingegneria industriale. Le sue condizioni economiche gli permetterebbero una vita senza preoccupazioni, dedicata all\u2019amministrazione delle tenute e delle case, ma il temperamento e le ambizioni lo spingono verso altre prospettive.<\/p>\n<h3>La formazione<\/h3>\n<p>Per imparare in maniera adeguata la lingua e conoscere il mondo industriale inglese, terminati gli studi egli si reca a Londra, dove s\u2019impiega come semplice operaio in un\u2019azienda per comprenderne dall\u2019interno i meccanismi: ne ritorna dopo un anno, padrone della lingua e affascinato dalle nuove tecnologie applicate alla produzione. A consolidare la vocazione all\u2019imprenditoria \u00e8 il Congresso Internazionale di Elettricit\u00e0, che si svolge nel 1893 negli Stati Uniti, nell\u2019ambito dell\u2019Esposizione Universale di Chicago.<\/p>\n<div id=\"attachment_3278\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3278\" class=\"size-large wp-image-3278\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/olivetti1-1024x615.png\" alt=\"camillo olivetti\" width=\"1024\" height=\"615\" \/><p id=\"caption-attachment-3278\" class=\"wp-caption-text\">Il delegati del Congresso Internazionale di Elettricit\u00e0 di Chicago, nell\u2019ambito dell\u2019Esposizione Universale di Chicago del 1893. Il primo a sinistra \u00e8 il piemontese Galileo Ferraris.<\/p><\/div>\n<p>Per rappresentare l\u2019Italia il governo sceglie Galileo Ferraris, lo scienziato piemontese che ha raggiunto fama mondiale scoprendo il principio del campo magnetico rotante: e questi chiede a Camillo Olivetti, che \u00e8 stato tra i suoi allievi pi\u00f9 brillanti e conosce la lingua, di accompagnarlo. L\u2019esperienza americana \u00e8 fondamentale nella formazione del giovane: incontra Edison nella sua residenza di Llewellyn Park, nel New Jersey, e ascolta la musica da uno dei primi fonografi; trascorre un\u2019intera giornata a Newark con il direttore della fabbrica di lampade Edison, informandosi su laboratori, stabilimenti, organizzazione del lavoro; sempre a Newark visita le officine Weston e altri insediamenti industriali minori. Grazie ai contatti stabiliti durante il congresso, ottiene l\u2019iscrizione a un corso di fisica dell\u2019universit\u00e0 di Stanford, in California, e un anno dopo, conseguito l\u2019attestato di specializzazione, diventa assistente di ingegneria elettrica.<\/p>\n<h3>L\u2019idea<\/h3>\n<p>Rispetto alle esperienze fatte in Inghilterra, negli Stati Uniti Olivetti trova un sistema produttivo ancora pi\u00f9 articolato e un livello sociale e culturale pi\u00f9 avanzato. Nel 1895, carico di conoscenze e di stimoli, rientra a Ivrea, ormai maturo per iniziare la vita da imprenditore. Il panorama economico che si presenta all\u2019epoca nel Canavese \u00e8 modesto: non ci sono officine di una certa importanza, non banche, non societ\u00e0 finanziarie. Il distretto vive di agricoltura e di qualche iniziativa nel settore tessile. Mancano del tutto scuole professionali per preparare maestranze. Ma il legame con il territorio d\u2019origine \u00e8 forte e Camillo decide di stabilire comunque a Ivrea la sua attivit\u00e0: se l\u2019industria \u00e8 il motore della crescita e le praterie sconfinate degli Stati Uniti sono diventate la prima area produttiva del mondo, anche l\u2019Eporediese, con i suoi campi e le sue colline, pu\u00f2 diventare un distretto industriale moderno.<\/p>\n<div id=\"attachment_3279\" style=\"width: 987px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3279\" class=\"size-full wp-image-3279\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/olivetti2.png\" alt=\"camillo olivetti\" width=\"977\" height=\"634\" \/><p id=\"caption-attachment-3279\" class=\"wp-caption-text\">La \u00abfabbrica in mattoni rossi\u00bb, il primo stabilimento di Camillo Olivetti a Ivrea.<\/p><\/div>\n<p>Dopo alcuni tentativi nel settore commerciale, legati alla rivendita di bicilette americane Victor e di macchine da scrivere Williams, Camillo nel 1896 decide di aprire un\u2019officina per la fabbricazione di strumenti di misurazione elettrica e la installa alla periferia della cittadina, in un edificio di mattoni rossi di via Castellamonte, una strada all\u2019epoca quasi deserta, circondata da prati e campi. Poich\u00e9 mancano le professionalit\u00e0 necessarie, nella sua villa di Monte Navale organizza egli stesso un corso elementare di elettricit\u00e0 per operai, nella convinzione che non esista la divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale.<\/p>\n<h3>Fuori dagli schemi<\/h3>\n<p>L\u2019impegno didattico di Camillo non nasce solo da necessit\u00e0: egli \u00e8 convinto che il pi\u00f9 importante momento preparatorio di un\u2019industria sia la formazione del personale. Nella sua alta concezione artigiana dell\u2019officina, egli predilige gli operai che negli studi non sono forse andati oltre le elementari, ma che sanno dare un contributo fondamentale di volont\u00e0 e d\u2019intelligenza. Non a caso, alcuni di coloro che vengono formati nei primi anni di attivit\u00e0 della \u00abC. Olivetti&amp;C.\u00bb resteranno sempre al suo fianco, assumendo via via funzioni di alta responsabilit\u00e0: \u00e8 il caso di Domenico Burzio, seconda elementare, il pi\u00f9 giovane tra gli allievi delle lezioni tenute a Monte Navale, il collaboratore pi\u00f9 fedele che diventer\u00e0 il primo direttore tecnico della fabbrica; o di Giovanni Rey, che sar\u00e0 capo delle macchine automatiche; o, ancora, di Giuseppe Trompetto, futuro capo del montaggio.<\/p>\n<p>Agli occhi di molti popolani eporediesi, l\u2019atteggiamento di Camillo Olivetti appare eccentrico: gira in bicicletta quando i giovani del suo censo usano il calesse o i primi modelli di autovetture, insegna elettrotecnica a operai che non hanno istruzione anzich\u00e9 rinchiudersi nei circoli della buona societ\u00e0, veste in modo inusuale, a mezza strada tra il pittoresco e il trasandato, quando i notabili del tempo hanno doppio petto, bombetta e orologio da taschino. Tutti coloro che lo conoscono ne riconoscono l\u2019ingegno e l\u2019intraprendenza, ma pensano che il suo talento si sposi ad altrettanta bizzarria. In realt\u00e0, Camillo Olivetti \u00e8 semplicemente un imprenditore al di fuori degli schemi convenzionali dell\u2019Italia umbertina e la sua diversit\u00e0 \u00e8 tanto pi\u00f9 avvertita in una realt\u00e0 di provincia come il Canavese. Nel suo modo di comportarsi c\u2019\u00e8 invece una profonda coerenza con le proprie convinzioni ideali.<\/p>\n<h3>Il socialismo<\/h3>\n<p>L\u2019attenzione alla formazione dei dipendenti, la familiarit\u00e0 con cui si rapporta a loro (Domenico Burzio sar\u00e0 per lui prima di tutto un amico), il coinvolgimento diretto delle maestranze nel definire il modello di lavoro, il rispetto per le attivit\u00e0 manuali nascono dalle attitudini politiche di Olivetti. Egli si professa socialista e nel maggio 1898 \u00e8 a Milano, tra la folla manifestante che viene presa a fucilate dal generale Bava Beccaris; nel 1899 si candida a Torino (residenza che alterna a quella di Ivrea) e viene eletto consigliere comunale insieme a capi storici del socialismo come Claudio Treves e Oddino Morgari; collabora con numerosi articoli a <em>Il grido del popolo<\/em>, il settimanale dei socialisti torinesi.<\/p>\n<div id=\"attachment_3280\" style=\"width: 751px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3280\" class=\"size-full wp-image-3280\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/olivetti3.png\" alt=\"Camillo Olivetti\" width=\"741\" height=\"742\" \/><p id=\"caption-attachment-3280\" class=\"wp-caption-text\">L\u2019Olivetti M1.<\/p><\/div>\n<p>Il suo socialismo \u00e8 lontano dalle diatribe ideologiche tra riformisti e rivoluzionari e dai tatticismi congressuali e guarda invece agli aspetti umani e solidaristici: \u00abCuore e mente! Ecco i due impulsi ad ogni nostra azione, che nell\u2019odierna societ\u00e0 borghese si trovano in perenne contrasto tra loro!\u00bb, scrive nel 1895 nel numero speciale di <em>Il grido del popolo<\/em>, pubblicato in occasione del 1\u00b0 maggio. In questo senso, egli \u00e8 figlio della cultura positivista del secondo Ottocento e della convinzione che progresso della scienza e progresso della civilt\u00e0 coincidano.<\/p>\n<p>Essere imprenditore significa per lui contribuire in modo sostanziale al processo e non vede contraddizione tra il ruolo dell\u2019industriale e la prospettiva di un mondo pi\u00f9 equo e giusto. Il limite della classe dirigente nazionale \u00e8 non aver compreso i nessi tra impresa, lavoro e benessere, aver privilegiato la retorica umanistica anzich\u00e9 il pragmatismo sociale. In una conferenza tenuta a Novara molti anni dopo, nel 1927, dir\u00e0:<\/p>\n<blockquote><p>L\u2019istruzione della nostra borghesia ha un fondamento prettamente preindustriale. Noi siamo ancora i figli dei Latini che lasciarono ai servi e ai liberti i lavori industriali e che in ben poco conto li tennero, tanto che ci tramandarono i nomi dei pi\u00f9 mediocri proconsoli o poetucoli ed istrioni che dilettarono la decadenza romana, ma non ci ricordarono neppure i nomi di quei sommi ingegneri che costruirono le strade, gli acquedotti e i grandi monumenti dell\u2019Impero.<\/p><\/blockquote>\n<p>Fare impresa significa per Olivetti migliorare le condizioni di vita generali della societ\u00e0, cio\u00e8 attuare una forma di socialismo pratico, storico e graduale.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/i-grandi-industriali-del-piemonte-i-pionieri\/\">Vuoi approfondire? 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