{"id":3714,"date":"2025-07-29T14:27:08","date_gmt":"2025-07-29T12:27:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=3714"},"modified":"2025-07-15T14:42:21","modified_gmt":"2025-07-15T12:42:21","slug":"erice","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/luoghi\/erice\/","title":{"rendered":"Erice"},"content":{"rendered":"<h2>Erice: Da Enea al Medioevo, culla di storia e leggende.<\/h2>\n<h6>Di Marcella Croce.<\/h6>\n<p>Erice \u00e8 nell\u2019estrema propaggine della Sicilia occidentale, la dove c\u2019\u00e8 una montagna che si erge isolata a 751 m sul mare, visibile a grande distanza. Una montagna che attira su di s\u00e9 qualsiasi nuvola presente sul territorio, creando un deciso cambiamento climatico in ogni stagione dell\u2019anno. Una postazione di grande sicurezza dovettero giudicarla gli antichi, che ne elessero la cima a loro residenza: sembra che sia la <strong>pi\u00f9 antica citt\u00e0 siciliana preistorica tuttora esistente<\/strong>. Ai piedi del monte il piccolo approdo di Drepanon (\u00abfalce\u00bb in greco) faceva il palo all\u2019altra \u00abfalce\u00bb di Zancle (termine di origine sicula) nell\u2019estremit\u00e0 nord-orientale dell\u2019isola: oggi Trapani e Messina rispettivamente.<\/p>\n<h3>La storia e il mito<\/h3>\n<p>Fin dalla pi\u00f9 lontana preistoria la presenza della montagna ispir\u00f2 miti di ogni tipo, fino al pi\u00f9 cruento: su istigazione della madre Gea, Crono avrebbe evirato il padre Urano e, gettando in mare i genitali, avrebbe dato origine alle isole Egadi. In tempi meno remoti Enea, profugo di Troia, sarebbe stato ospite di Aceste re di Erice e sul litorale riposerebbero le spoglie del padre Anchise, in onore del quale Enea inaugur\u00f2 i ludi, come riferisce l\u2019Eneide.<\/p>\n<p>Lungo il versante settentrionale di Erice sopravvivono in buono stato di conservazione circa 700 m delle mura ciclopiche elimo-puniche, costruite fra il IX e il VII sec a.C., con iscrizioni in lettere fenicie non decifrabili con facilit\u00e0, 16 torri e alcune postierle. Nel 1167, in epoca normanna, la citt\u00e0 e il monte furono chiamati Monte San Giuliano, e infine nel 1934 il regime fascista rispolver\u00f2 l\u2019antico nome elimo del mitico fondatore Erice, il figlio di Afrodite e Bute, re degli Elimi poi ucciso da Eracle.<\/p>\n<div id=\"attachment_3717\" style=\"width: 1009px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3717\" class=\"size-full wp-image-3717\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/image-60.png\" alt=\"erice\" width=\"999\" height=\"749\" \/><p id=\"caption-attachment-3717\" class=\"wp-caption-text\">Trapani e le Egadi dalla funivia per Erice (foto di Marcella Croce).<\/p><\/div>\n<h3>La visita<\/h3>\n<p>La funivia collega Erice con Trapani offrendo panorami mozzafiato, con l\u2019estremit\u00e0 della falce di Trapani tutta protesa verso le isole Egadi. Per scoraggiare il ricordo dei riti pagani che erano stati officiati nel tempio di Venere, vi fu eretto sopra il <strong>castello<\/strong>; la <strong>Chiesa Madre<\/strong> di Erice, costruita nella prima met\u00e0 del XIV secolo per volont\u00e0 di Federico d\u2019Aragona, \u00e8 posizionata non al centro della citt\u00e0, come di solito accade, ma vicino alla porta Trapani, in una zona quindi diametralmente opposta al castello. Costruita con le stesse pietre del tempio di Venere, distrutto per volere di Federico, nella parete sud del sagrato ha nove croci greche in marmo provenienti dal tempio; indulgenze papali erano concesse a coloro che partecipassero agli osanna per la Madonna, distogliendoli dalle pratiche in omaggio a Venere.<\/p>\n<p>Il bellissimo campanile gotico, costruito prima della chiesa, fu per lungo tempo carcere giurisdizionale del foro cattolico, con tre sale isolate raggiungibili solo con scale di legno. L\u2019interno della chiesa \u00e8 stato restaurato in stile neogotico nel Diciannovesimo secolo.<\/p>\n<p>Siamo ai limiti dell\u2019abitato, non lontani dalla <strong>Giudecca<\/strong> di Erice, che usufruiva di un cimitero fuori dalle mura. Gli ebrei che avevano scelto la conversione per rimanere in Sicilia dopo l\u2019espulsione del 1492 venivano obbligati a un atto di devozione forzata spazzando le strade dove doveva passare la processione del Venerd\u00ec Santo, mentre la vicina via Deserta ricorda il vuoto che tutti gli altri ebrei in esilio avevano lasciato in citt\u00e0.<\/p>\n<div id=\"attachment_3718\" style=\"width: 778px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3718\" class=\"size-large wp-image-3718\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/image-59-768x1024.png\" alt=\"erice\" width=\"768\" height=\"1024\" \/><p id=\"caption-attachment-3718\" class=\"wp-caption-text\">La cattedrale (foto di Marcella Croce).<\/p><\/div>\n<p>Proseguendo verso sud, in una posizione che vista dall\u2019alto sembra precaria e raggiungibile con difficolt\u00e0, si nota la <strong>torretta Pepoli<\/strong> (1870) di gusto moresco medievaleggiante. Il conte Agostino Pepoli ricostru\u00ec nel 1875-85 le torri difensive del castello quando fu ristrutturata l\u2019area del Balio (dal <em>bajulo<\/em>, governatore normanno), di sicuro uno dei pi\u00f9 bei giardini comunali d\u2019Italia grazie alla sua posizione panoramica.<\/p>\n<h3>Il castello di Venere<\/h3>\n<p>Come gi\u00e0 menzionato, il <strong>castello di Venere<\/strong> fu costruito sulle rovine dei santuari dedicati alla dea dell\u2019amore che Fenici, Greci e Romani chiamarono Astarte, Afrodite e Venere. Dal castello partivano le colombe dirette al tempio di Astarte a Sicca Veneria in Africa, mentre nel recinto sacro del <em>temenos<\/em> c\u2019\u00e8 ancora il pozzo sacro dove secondo il mito Venere faceva il bagno in latte d\u2019asina, ma che molto pi\u00f9 prosaicamente era forse solo un contenitore per il grano o una cisterna. Ci\u00f2 che rese la Venere Ericina famosissima in tutto il mondo antico erano i riti cui le sue sacerdotesse <em>ierodoule<\/em>, cio\u00e8 \u00abprostitute sacre\u00bb, si sottoponevano con passione in cambio di donativi per la dea.<\/p>\n<div id=\"attachment_3720\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3720\" class=\"size-large wp-image-3720\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/image-57-1024x768.png\" alt=\"erice\" width=\"1024\" height=\"768\" \/><p id=\"caption-attachment-3720\" class=\"wp-caption-text\">Il castello di Venere (foto di Marcella Croce).<\/p><\/div>\n<p>Sempre screditati da Greci e Romani, si diceva che i Fenici sacrificassero i primogeniti delle ierodoule e che uccidessero i loro amanti non graditi alla dea. Il culto di Venere, che sopravvisse fino al XIV secolo, fu fieramente combattuto dalla Chiesa Cattolica che vi sovrappose quello della patrona Madonna di Custonaci. L\u2019imperatore Carlo V fece mettere l\u2019aquila degli Asburgo sul portale principale del castello, che fu utilizzato come carcere fino al 1940, ed era un tempo collegato con le torri medievali tramite un ponte levatoio.<\/p>\n<p>Nel centro storico, con le sue caratteristiche straduzze acciottolate, si possono visitare altre chiese: tra quelle in rovina e quelle esistenti nel centro storico se ne contano nel circondario di Erice circa 60, costruite tra il XII e il XVII secolo. Nella <strong>chiesa di San Giuliano<\/strong> sono custoditi i gruppi dei Misteri che vanno in processione il pomeriggio del Venerd\u00ec Santo con statue realizzate in legno, tela e colla, una tecnica che solo Erice condivide con Trapani e che fu importata dalla citt\u00e0 spagnola di Valladolid.<\/p>\n<div id=\"attachment_3719\" style=\"width: 611px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3719\" class=\"size-full wp-image-3719\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/image-58.png\" alt=\"erice\" width=\"601\" height=\"904\" \/><p id=\"caption-attachment-3719\" class=\"wp-caption-text\">La processione dei Misteri del Venerd\u00ec Santo (foto di Marcella Croce).<\/p><\/div>\n<h3>Musei, conventi e&#8230;<\/h3>\n<p>Si consiglia anche la visita al <strong>Polo Museale \u00abA. Cordici\u00bb<\/strong>, che \u00e8 stato trasferito nei nuovi e pi\u00f9 ampi locali dell\u2019<strong>ex convento<\/strong> del terz\u2019ordine <strong>di San Francesco<\/strong> e che \u00e8 diviso nelle sezioni archeologica, arti decorative, delle armi, dipinti-sculture e dell\u2019arte contemporanea. Con i suoi <strong>cinque conventi di clausura<\/strong>, Erice era uno dei centri principali di produzione dolciaria siciliana. I conventi ericini sono oggi tutti vuoti, ma le vetrine delle pasticcerie di Maria Grammatico sono ancora piene dei loro famosi dolci.<\/p>\n<div id=\"attachment_3721\" style=\"width: 1009px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3721\" class=\"size-full wp-image-3721\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/image-56.png\" alt=\"erice\" width=\"999\" height=\"681\" \/><p id=\"caption-attachment-3721\" class=\"wp-caption-text\">Maria Grammatico nella sua pasticceria (foto di Marcella Croce).<\/p><\/div>\n<p><strong>Maria Grammatico<\/strong> li confeziona di persona, secondo le antiche ricette apprese nell\u2019orfanotrofio di terziarie francescane di San Carlo, dove ha passato quindici anni della sua giovent\u00f9 dopo la morte del padre. Maria aveva dieci anni quando divenne orfana e varc\u00f2 la soglia del convento di San Carlo, all\u2019incirca nello stesso periodo in cui Carlo Levi descrisse i dolci di Erice in Le parole sono pietre. Ascoltando la storia di Maria, ci si rende conto che a Erice nel 1952 si viveva ancora in pieno Medioevo. Uscita dal convento senz\u2019altro tesoro che i segreti di quello che sarebbe stato il suo mestiere, Maria ha aperto la sua prima pasticceria nel 1967. Un tempo le mandorle erano lavorate tutte a mano, adesso sono macinate in piccole impastatrici meccaniche, ma il risultato \u00e8 altrettanto sublime.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/borghi-della-sicilia\/\">Vuoi approfondire? Clicca qui.<\/a><a href=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/borghi-della-sicilia\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-3722\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/borghi-della-sicilia.png\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"658\" \/><\/a><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Erice: Da Enea al Medioevo, culla di storia e leggende; visita alla pi\u00f9 antica citt\u00e0 siciliana tuttora esistente.\u00a0Di Marcella Croce.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":3716,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[138,239],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/image-61.png","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3714"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3714"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3714\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3724,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3714\/revisions\/3724"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3716"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3714"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3714"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3714"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}