{"id":607,"date":"2018-03-16T22:56:37","date_gmt":"2018-03-16T21:56:37","guid":{"rendered":"http:\/\/chirone.edizionidelcapricorno.com\/?p=607"},"modified":"2018-04-06T12:36:16","modified_gmt":"2018-04-06T10:36:16","slug":"leremo-di-santa-caterina-del-sasso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/luoghi\/leremo-di-santa-caterina-del-sasso\/","title":{"rendered":"Santa Caterina del Sasso"},"content":{"rendered":"<h2>Sulle rive lombarde del Lago Maggiore, l\u2019Eremo di Santa Caterina del Sasso \u00e8 un mistero architettonico tutto da scoprire, tra panorami mozzafiato e storie curiose.<\/h2>\n<h6>di Roberto Bamberga<\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019eremo di Santa Caterina del Sasso \u00e8 un luogo veramente particolare. La sua ripida scogliera e le sue costruzioni antiche aggrappate sul lago impreziosiscono \u2013 e non di poco \u2013 le bellezze presenti tra le due sponde del Lago Maggiore. Il percorso al suo interno poi non pu\u00f2 che meravigliare: l\u2019eremo \u00e8 infatti un susseguirsi di portici a strapiombo sulle acque, di ambienti incasellati l\u2019uno nell\u2019altro, come una serie di scatole cinesi.<\/p>\n<div id=\"attachment_1052\" style=\"width: 481px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1052\" class=\"size-full wp-image-1052\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Caterinadelsasso0001.jpg\" alt=\"\" width=\"471\" height=\"599\" \/><p id=\"caption-attachment-1052\" class=\"wp-caption-text\">La facciata della chiesa (foto via Wikimedia Commons)<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Alberto Besozzi: l&#8217;eremita<\/h3>\n<p>Tutto nacque intorno al Sasso Ballaro, una cascata di roccia che s\u2019immerge nelle acque del lago. Per secoli fu un luogo funesto \u2013 ben noto ai marinai della zona \u2013 per le temute rocce presenti in profondit\u00e0, motivo di molti naufragi. A uno di questi scamp\u00f2 <strong>Alberto Besozzi<\/strong>, di professione usuraio, che <strong>riusc\u00ec a mettersi in salvo dalle acque<\/strong> e \u2013 ravvedutosi \u2013 scelse di rimanere a vivere qui, in una grotta naturale a strapiombo sul lago. Correva l\u2019anno 1170 e come molte volte accadde, anche in questo caso non pass\u00f2 troppo tempo prima che all\u2019eremita venissero attribuiti miracoli. Nel 1195 Besozzi fece cessare la peste che martellava i paesi vicini. In quell\u2019occasione, secondo la tradizione, fu edificato vicino alla sua grotta un sacello simile in tutto e per tutto a quello del Sinai, dove santa Caterina fu deposta dagli angeli.<\/p>\n<p>Morto nel 1205, il corpo del fondatore fu ritrovato solo nel Cinquecento, durante alcuni lavori di restauro. Nel corso di trecento anni, infatti, <strong>l\u2019eremo non fece che ingrandirsi<\/strong> e <strong>accogliere fedeli<\/strong>, <strong>mentre tra le sue mura si alternarono vari ordini religiosi<\/strong> (dai domenicani agli agostiniani).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Le testimonianze del passato<\/h3>\n<p><strong>L\u2019eremo \u00e8 ancora oggi raggiungibile attraverso la via lacustre<\/strong>, approdando con i battelli, o attraverso un nuovissimo ascensore. L\u2019accesso a questo particolare sistema di edifici, tutti raccolti contro la roccia, avviene da un primo portichetto a sette arcate, dove si pu\u00f2 godere di una visione panoramica dettagliatissima della sponda piemontese del Lago Maggiore. <strong>Dal portico si accede al convento meridionale<\/strong>, dove nel Seicento si trovava anche una foresteria. Qui ha sede la sala del Capitolo, <strong>sui cui muri sono conservati alcuni affreschi medievali<\/strong> tra cui spicca una crocifissione raffigurante, tra i personaggi dipinti, anche Gasparis de Rogiatis, priore tra il 1304 e il 1334. L\u2019altro affresco della sala data invece 1439. Qui sant\u2019Eligio (protettore dei veterinari) benedice il ginocchio spezzato di un cavallo. Al suo fianco si staglia la figura di sant\u2019Antonio Abate, vestito esattamente come ci si aspetta da un asceta orientale.<\/p>\n<blockquote><p>Un gioco architettonico che ha inscatolato in un unico contenitore luoghi un tempo differenti e differenziati.<\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_1050\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1050\" class=\"wp-image-1050 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Santa_Caterina_del_Sasso_2-1024x768.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"768\" \/><p id=\"caption-attachment-1050\" class=\"wp-caption-text\">Il portico ad archi (foto via Wikimedia Commons)<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il cosiddetto \u00abcortile del torchio\u00bb\u00a0divide questo primo nucleo dal conventino domenicano, ancora oggi caratterizzato da un portico ad archi a sesto acuto, dal sapore assolutamente medievale. Qui, non pu\u00f2 che incuriosire una danza macabra dipinta con toni popolareschi, dove scheletri danzanti agguantano principi e religiosi, uomini e donne, esattamente come da iconografia consolidata.<\/p>\n<p><strong>Il portico dei domenicani <\/strong>conduce alla chiesa vera e propria, che si erge con la sua facciata porticata ad archi, tutta addossata al campanile. Questa torre trecentesca, 15 metri di puro romanico, era in realt\u00e0 il <strong>campanile della chiesa di San Nicolao<\/strong> (guarda caso patrono dei naufraghi). Era quindi un corpo staccato dagli altri luoghi di culto qui presenti, oggi riuniti in un solo edificio comunicante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Un viaggio tra secoli di devozione<\/h3>\n<p>La chiesa di San Nicolao \u00e8 quindi riunita a quella di Santa Caterina mentre la chiesa di Santa Maria Nova alla cappella dei sassi e al sacello. Un gioco che ha inscatolato in un unico contenitore luoghi un tempo differenti e differenziati. Questa particolarit\u00e0 si deve ai lavori che avvennero nel corso del Cinquecento e che donarono, all\u2019attuale luogo di culto, la facciata tuttora visibile, arricchita da stilemi facilmente ascrivibili al rinascimento lombardo.<\/p>\n<p>Il primo ambiente da visitare \u00e8 la chiesa di San Nicolao, costruita tra il 1300 e il 1320. Colpisce il Cristo Pantocratore in mandorla, facilmente visibile dall\u2019entrata. Sotto di lui gli evangelisti, curiosamente raffigurati con i corpi umani e le teste di animale mentre accanto a loro troneggiano sant\u2019Agostino e san Gregorio Magno dottori della chiesa.<\/p>\n<p><strong>Una decorazione onnipresente<\/strong> accompagna il tragitto attraverso le chiese <strong>conduce<\/strong>\u00a0<strong>alla cappella di Alberto Besozzi<\/strong>, dipinta nel corso del Cinquecento probabilmente da Giovanni Pietro Crespi. Successivamente si accede al sacello,<strong> cuore di tutto il sistema conventuale<\/strong>.<\/p>\n<p>Il luogo dove si erse il primo nucleo dell\u2019eremo \u00e8 ormai inscatolato da varie strutture architettoniche. La prima \u00e8 arricchita da affreschi narranti il trasporto della salma di santa Caterina sul Sinai, mentre pi\u00f9 in alto, sulla volta della cupola, si ammira il beato Alberto in preghiera, in una ridipintura di fine Ottocento (non l\u2019unica, purtroppo).<\/p>\n<div id=\"attachment_1051\" style=\"width: 778px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1051\" class=\"wp-image-1051 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Santa_Caterina_del_Sasso-768x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"1024\" \/><p id=\"caption-attachment-1051\" class=\"wp-caption-text\">Parte del complesso conventuale (foto via Wikimedia Commons)<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>San Carlo Borromeo<\/h3>\n<p>L&#8217;eremo fu molto amato da<strong> san Carlo Borromeo<\/strong> (1538-1584), che<strong> si prodig\u00f2 per mantenere popolare<\/strong> tra le popolazioni del Verbano <strong>la figura del fondatore<\/strong>. Forse troppo: alcuni studi datati agli anni Ottanta del Novecento hanno messo in dubbio\u00a0la leggenda della fondazione. Questa, infatti, <strong>potrebbe essere stata inventata<\/strong> da Antonio Giorgio dei Besozzi di Monvalle (1542-1609), guarda caso <strong>discendente di Alberto Besozzi<\/strong>. Antonio, in ottimi rapporti con san Carlo Borromeo, s\u2019interess\u00f2 a far pubblicare, nel 1593 a Milano, la storia del primo secolo di vita dell\u2019eremo, fonte principale della sua leggendaria fondazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/alla-scoperta-dei-grandi-laghi-del-nordovest-12-percorsi-tra-arte-storia-natura-enogastronomia\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-963 size-medium\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/sartori-grandi-laghi-del-nordovest-300x400-225x300.png\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulle rive lombarde del Lago Maggiore, l\u2019Eremo di Santa Caterina del Sasso \u00e8 un mistero architettonico tutto da scoprire, tra panorami mozzafiato e storie curiose. 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