{"id":846,"date":"2018-03-16T20:11:11","date_gmt":"2018-03-16T19:11:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=846"},"modified":"2018-12-04T10:04:19","modified_gmt":"2018-12-04T09:04:19","slug":"saraceni-sulle-alpi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/oltre\/saraceni-sulle-alpi\/","title":{"rendered":"I saraceni sulle Alpi"},"content":{"rendered":"<h2>Intervista ad Aldo A. Settia sulle razzie dei saraceni nel Nordovest italiano. Una delle pagine pi\u00f9 controverse dell\u2019Alto Medioevo europeo.<\/h2>\n<h6>Di Roberto Bamberga<\/h6>\n<p>A Sampeyre, paese in provincia di Cuneo circondato dalle Alpi, la festa popolare della <em>Bahio<\/em> ricorda la vittoria delle truppe locali contro i saraceni, avvenuta nell\u2019Alto Medioevo. Il Moro di Mondov\u00ec, protagonista del carnevale locale, rimanda ad altre ipotetiche scorrerie occorse negli stessi anni. Allo stesso modo, molti altri paesini a ridosso delle montagne preservano nel loro folklore la figura del saraceno, vista perlopi\u00f9 come un nemico venuto da lontano e nascosto tra i passi alpini.<\/p>\n<div id=\"attachment_1029\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1029\" class=\"size-large wp-image-1029\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/2302-Bai\u2560\u00c7o-Sampeyre-Piasso-1930-1024x750.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"750\" \/><p id=\"caption-attachment-1029\" class=\"wp-caption-text\"><em>Bah\u00eco<\/em> di Sampeyre anno 1930, alcuni personaggi del gruppo del capoluogo Piasso . Da <a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/terre-di-occitania-tradizioni-luoghi-e-costumi-della-cultura-provenzale-in-piemonte\/\">\u00abTerre di Occitania\u00bb di Gianbattista Aimino e Gian Vittorio Avondo<\/a>.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per sapere cosa c\u2019entrino i saraceni (tradizionalmente rappresentati a solcare il Mediterraneo e a devastarne le citt\u00e0) con le valli alpine del Nord Ovest \u00e8 necessario richiamare una pagina ancora poco nota della storia europea, la conquista araba di Frassineto, identificata con l\u2019attuale La Garde-Freinet, poco distante da Saint-Tropez. Qui i saraceni riuscirono a insediarsi per quasi cent\u2019anni (dall\u2019890 circa al 970-980) muovendo al saccheggio della Provenza, della Liguria e del Piemonte, giungendo fino ad aree alpine molto distanti dal mare (\u00e8 il caso di San Gallo, in Svizzera). A lungo ignorati dai signori feudali, dopo un primo tentativo orchestrato da Re Ugo di Provenza (nel 942) furono scacciati da un esercito composto da forze liguri e provenzali, guidate da Guglielmo I di Provenza e aiutate da Arduino il Glabro.<\/p>\n<p>Ma la memoria delle razzie saracene segn\u00f2 l\u2019immaginario alpino: con il passare dei secoli toponimi, feste e folklore hanno ingigantito il ricordo di questo particolare periodo. Siamo andati alla ricerca della verit\u00e0 storica racchiusa in questa serie di miti e leggende locali, intervistando il professor Aldo A. Settia, gi\u00e0 professore di Storia medievale all\u2019Universit\u00e0 di Pavia.<\/p>\n<div id=\"attachment_1092\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1092\" class=\"size-large wp-image-1092\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/MadridSkylitzesFol100vDetail-1024x756.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"756\" \/><p id=\"caption-attachment-1092\" class=\"wp-caption-text\">I saraceni conquistano Siracusa. Dal Madrid Skylitzes, XII secolo (foto via Wikimedia Commons).<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Verit\u00e0 o leggenda?<\/h3>\n<p><strong>Leggende di devastazioni e rovine hanno accompagnato e, forse, ingigantito la fama di Frassineto. In alcuni casi, inoltre, le razzie saracene si confondono con quelle coeve perpetrate dagli Ungari. Per lo storico che approccia il tema, quindi, il primo problema potrebbe proprio essere quello della trasparenza e dell\u2019affidabilit\u00e0 delle fonti?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019analisi e l\u2019attendibilit\u00e0 delle fonti \u00e8 la prima cosa da valutare, soprattutto su questo argomento di cui sappiamo, in realt\u00e0, veramente poco. Innanzitutto bisogna separare le fonti scritte, documentarie, dalle leggende orali e dalle indicazioni toponomastiche: numerose \u00abtorri saracene\u00bb, come \u00abmonti mori\u00bb, sono sparsi qua e l\u00e0 su entrambi i versanti delle Alpi ma i loro toponimi non hanno di solito alcun fondamento reale.<\/p>\n<p>Lo stesso discorso vale per il folklore, spesso considerato invece espressione di una memoria popolare. Anche tra le fonti scritte per\u00f2 \u00e8 necessario fare una selezione: accanto a fonti ormai considerate un classico sull\u2019argomento, Liutprando di Cremona (920-970 circa), esistono fonti false, redatte nel Trecento o nel Quattrocento per rendere pi\u00f9 avvincente la storia locale. Per la stessa ragione le incursioni saracene furono esagerate all\u2019estremo dalla storiografia successiva.<\/p>\n<p><strong>Pu\u00f2 farci qualche esempio?<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019Ottocento furono trovate delle sepolture a Vinchio, in provincia di Asti, in un luogo conosciuto come \u00abbricco dei saraceni\u00bb. L\u2019attribuzione delle tombe ai pirati arabi fu immediata. Ed era ovviamente erronea. Nel Seicento il prevosto Meiranesio attribu\u00ec un\u2019incursione saracena contro la Novalesa all\u2019abbazia di Pedona. In questo modo si moltiplicarono i fatti rispetto alla realt\u00e0.<\/p>\n<p>Ma ancora nel Medioevo tutto ci\u00f2 che era strano, fuori dall\u2019ordinario, era \u00absaraceno\u00bb. I resti delle citt\u00e0 romane in Provenza erano resti \u00absaraceni\u00bb, le tegole romane riutilizzate per le manutenzioni delle torri erano \u00absaracene\u00bb e cos\u00ec via.<\/p>\n<p><strong>Chi erano i pirati saraceni che infestavano il mare in quegli anni? Abbiamo qualche dato su chi fossero e da dove arrivassero?<\/strong><\/p>\n<p>Arrivano dall\u2019Africa e poi dall\u2019emirato (successivamente califfato) omayyade di Cordoba, nella penisola iberica. Questa \u00e8 un\u2019informazione che abbiamo direttamente da Liutprando. Si trattava di una realt\u00e0 politica tutt\u2019altro che sconosciuta nell\u2019Europa cristiana: quando Ottone I (912-973) divenne imperatore e re d\u2019Italia decise di impegnarsi contro le scorrerie saracene e invi\u00f2 delle ambasciate a Cordoba. Il dialogo fu ripreso anche in seguito, tanto che lo stesso Ottone ricevette alla sua corte un emissario arabo, cui Liutprando dedic\u00f2 il suo libro. Siamo a met\u00e0 del Decimo secolo e quest\u2019azione dimostra come la politica europea non rimase cieca verso Frassineto per cent\u2019anni.<\/p>\n<p>Le modalit\u00e0 di approccio al problema furono di volta in volta differenti. Frassineto poi non fu un unicum: la Sicilia era in mano saracena, avvennero incursioni a Roma, nell\u2019Italia centrale e meridionale dove Bari per trent\u2019anni fu retta da un emirato. Anche nel Garigliano c\u2019erano basi simili a quelle del Frassineto: siamo davanti a un fenomeno pi\u00f9 ampio, pi\u00f9 globale.<\/p>\n<div id=\"attachment_1046\" style=\"width: 655px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1046\" class=\"size-full wp-image-1046\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Otto_I_begegnet_Papst_Johannes_XII.jpg\" alt=\"\" width=\"645\" height=\"830\" \/><p id=\"caption-attachment-1046\" class=\"wp-caption-text\">Ottone I incontra Giovanni XII, bottega di Diebold Lauber, 1450 (via Wikimedia Commons).<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Il covo: Frassineto<\/h3>\n<p><strong>Siamo sicuri della localizzazione di Frassineto con La Garde-Freinet?<\/strong><\/p>\n<p>Fraxinetum non era il nome di un singolo luogo ma era una regione limitata intorno al golfo di Saint Tropez. Liutprando non sa bene dove sia Frassineto: sa che c\u2019\u00e8, da qualche parte tra l\u2019Italia e la Provenza, ma non dice esattamente dov\u2019\u00e8. La posizione presunta viene stabilita solo da documenti successivi, nessuno ce lo dice nel momento in cui accadevano i fatti.<\/p>\n<blockquote><p>La vita quotidiana a Frassineto purtroppo possiamo solo immaginarcela! Nessuno ne parla. Le fonti latine sono redatte da quanti subirono le spedizioni saracene: si lamentano, dicono peste e corna dei saraceni riproponendo un modello letterario: i cronisti vedevano nei saraceni una punizione per i loro peccati.<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Si \u00e8 pensato che nell\u2019Italia Nord-Ovest i saraceni abbiano rappresentato una delle pi\u00f9 importanti cesure con il mondo antico. Qualcuno ha infatti voluto collegare le loro razzie all\u2019abbandono di vecchi agglomerati urbani per nuove citt\u00e0 pi\u00f9 facilmente difendibili. Ritiene corretta questa analisi o i dati raccontano altro?<\/strong><\/p>\n<p>Non direi. Per fare un esempio, da quanto ne so io, in Piemonte non vi furono abbandoni di citt\u00e0 in seguito alle scorrerie saracene o ungare. Lo si \u00e8 supposto nel caso di Acqui Terme, che si arrocc\u00f2 nella parte alta della citt\u00e0, ma non abbiamo elementi per esserne certi. Va anche ricordato come l\u2019incastellamento, spesso, fu un processo avviato per mettersi al sicuro da nemici interni pi\u00f9 che per difendersi da quelli esterni. Le costanti lotte tra le diverse fazioni in quegli anni costituirono un elemento di forte insicurezza, ben pi\u00f9 elevato di quello rappresentato dalle incursioni saracene.<\/p>\n<p>Anche le antiche citt\u00e0 romane lasciate in rovina nelle campagne erano gi\u00e0 state abbandonate. Tuttavia, anche in questo caso val la pena ricordare come non sia mai esistito un solo barbaro interessato a distruggere le citt\u00e0 per il solo gusto di distruggere; gli abbandoni seguirono sempre altre scelte, legate alle rotte commerciali e alla sicurezza del territorio.<\/p>\n<div id=\"attachment_1044\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1044\" class=\"wp-image-1044\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Acqui_Terme-acquedotto_romano5-1024x768.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"525\" \/><p id=\"caption-attachment-1044\" class=\"wp-caption-text\">I resti dell&#8217;acquedotto romano ad Acqui Terme (foto di Davide Papalini via Wikimedia Commons).<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Pare per\u00f2 che la diocesi di Alba fosse completamente incapace di svolgere le proprie funzioni dopo le scorrerie saracene.<\/strong><\/p>\n<p>Qui in realt\u00e0 non accadde ci\u00f2 che sembra. Sicuramente da Frassineto e dal mare arrivarono delle incursioni a sconvolgere il territorio albese, facendo danni. L\u2019evento fu per\u00f2 strumentalizzato politicamente a met\u00e0 del Decimo secolo dal vescovo di Asti Rozone (m. 992), un protetto della moglie di Ottone I. Rozone voleva impadronirsi della diocesi di Alba e riusc\u00ec a ottenerla con l\u2019assenso del papa e dell\u2019imperatore; per motivare questo passaggio fu scritto che la diocesi fosse incapace di reggersi in piedi a causa delle scorrerie saracene. Ma gi\u00e0 pochi anni dopo Alba torn\u00f2 autonoma: gli ipotetici danni causati dal passaggio dei saraceni non dovettero essere cos\u00ec gravi.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 possibile risalire a una descrizione di Frassineto durante l\u2019occupazione? Delle attivit\u00e0 che la animavano, dell\u2019organizzazione interna, politica e amministrativa? Inoltre, la domanda ovviamente segue la precedente: i saraceni provarono a estendere il loro dominio sul territorio circostante? E Il bottino della razzie che strada prendeva (in nave verso la Spagna)? <\/strong><\/p>\n<p>Eh, la vita quotidiana a Frassineto purtroppo possiamo solo immaginarcela! Nessuno ne parla. Le fonti latine sono redatte da quanti subirono le spedizioni saracene: si lamentano, dicono peste e corna dei saraceni riproponendo un modello letterario: i cronisti vedevano nei saraceni una punizione per i loro peccati. Sull\u2019altra sponda, le fonti arabe che conosciamo confermano l\u2019esistenza di Frassineto, ma nulla di pi\u00f9. Nessuno ci racconta cosa mangiassero, come dormissero o come si comportassero. Ci\u00f2 che \u00e8 accertato \u00e8 che razziavano ricchezze (i monasteri erano tra gli obiettivi preferiti) e, soprattutto, cercavano schiavi, merce molto richiesta e molto ben pagata nel mondo mediterraneo.<\/p>\n<p>Si deve ritenere che a Frassineto ci fosse un porto, utile a imbarcare schiavi e tesori verso la Spagna omayyade. Un ipotesi avvalorata anche dal ritrovamento, nel golfo di Saint Tropez, di alcune navi affondate: grazie agli oggetti stivati all\u2019interno si \u00e8 stabilito fossero navi in arrivo dalla Spagna, forse coeve all\u2019epoca delle scorrerie saracene. Di contro, tutte le indagini svolte nell\u2019entroterra, intorno a La Garde-Freinet, non hanno invece portato a nulla: anche l\u2019archeologia, su questo tema, non ha ancora fornito prove inoppugnabili.<\/p>\n<blockquote><p>In tutti questi casi stupisce l\u2019abilit\u00e0 e l\u2019adattabilit\u00e0 dimostrata dai saraceni, marinai impegnati in spedizioni attraverso passi e vallate alpine. Si sono avanzate le ipotesi pi\u00f9 disparate su questo argomento. Potrebbe anche essersi trattato di \u00abcomplici\u00bb locali, gente pratica di montagna che aveva fatto causa comune con i saraceni. Bande di delinquenti considerati saraceni ma che tali non erano, attive a taglieggiare pellegrini e commercianti.<\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_1043\" style=\"width: 637px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1043\" class=\"size-full wp-image-1043\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Salon_Rico_1.jpg\" alt=\"\" width=\"627\" height=\"470\" \/><p id=\"caption-attachment-1043\" class=\"wp-caption-text\">Il Sal\u00f3n Rico o Sal\u00f3n de Abderram\u00e1n III a Cordoba (foto via Wikimedia Commons).<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Convivenze e connivenze<\/h3>\n<p><strong>Come \u00e8 stato possibile che Frassineto sia durata quasi un secolo? E come mai i tentativi di liberarsi dei saraceni furono relativamente pochi? Come considera l\u2019episodio di re Ugo, che dopo aver orchestrato un attacco a Frassineto con l\u2019aiuto della marina bizantina decise, invece di chiudere i conti, di riappacificarsi con i saraceni nel timore di venir attaccato di sorpresa dal suo avversario, Berengario II?<\/strong><\/p>\n<p>Nel caso di re Ugo, in quegli anni i saraceni erano gi\u00e0 impiantati al Frassineto. Avevano gi\u00e0 esteso la propria area di influenza in Provenza, sui passi montani e messo in pericolo citt\u00e0. Ugo aveva grandi capacit\u00e0 di governo, senza dubbio, e fu anche re d\u2019Italia: da qui la preoccupazione che Berengario II gli sfilasse la corona. \u00c8 un aspetto importante: anche in questo caso gli avversari interni sono pi\u00f9 pericolosi di quelli esterni. Per molto tempo Ugo trascura saraceni e ungari perch\u00e9 probabilmente questi non costituivano un gran pericolo per il suo regno: anche questo riduce la leggenda, il mito intorno ai saraceni del Frassineto; per il sovrano della Provenza l\u2019enclave araba \u00e8 fonte di problemi trascurabili, almeno fino a un certo punto. Solo dopo aver eliminato i nemici pi\u00f9 pericolosi Ugo si occupa dei saraceni.<\/p>\n<p>Non vanno poi trascurate le relazioni pi\u00f9 trasversali. Lo sappiamo con certezza per quanto riguarda l\u2019Italia del sud e possiamo sospettarlo anche per Frassineto: i saraceni erano spesso richiesti dai potenti dell\u2019epoca come mercenari. Erano una forza dalla grande potenzialit\u00e0 militare. Non dobbiamo quindi dimenticare le relazioni, i collegamenti e le complicit\u00e0 che i saraceni ebbero con gli indigeni, con coloro che avrebbero dovuto respingerli.<\/p>\n<p>La richiesta di intervento ai bizantini ci porta invece a un altro punto importante per capire questa storia: il regno italico, come tutti quelli sviluppatisi nel territorio del vecchio impero romano d\u2019Occidente durante l\u2019Alto Medioevo, non disponeva di una sua flotta, era assolutamente indifeso contro gli attacchi portati via mare. L\u2019imperatore romano d\u2019Oriente era l\u2019unico sovrano in grado di opporsi agli arabi nel Mediterraneo.<\/p>\n<div id=\"attachment_1047\" style=\"width: 810px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1047\" class=\"size-full wp-image-1047\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Romanus1.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"410\" \/><p id=\"caption-attachment-1047\" class=\"wp-caption-text\">Moneta di Romano I Lacapeno, imperatore bizantino nei giorni dell&#8217;attacco ai saraceni (foto via Wikimedia Commons).<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ai saraceni di Frassineto sono imputate la distruzione di Frejus e di Aix en Provence, il saccheggio di vari monasteri sui due versanti delle Alpi (su tutti citiamo la Novalesa, in provincia di Torino); gli si addebitano sortite a Embrun, Oulx e addirittura a San Gallo. Per un periodo pare abbiano bloccato i pi\u00f9 importanti passi alpini. Nella piana si contano razzie ad Acqui Terme, sortite nell\u2019area monregalese e forse fino a Vercelli. Senza contare ovviamente le azioni in Liguria. Ritiene possibile tutto ci\u00f2?<\/strong><\/p>\n<p>Torniamo per\u00f2 sempre al problema delle fonti. Frejus, importante porto in et\u00e0 romana, s\u2019insabbi\u00f2, non sappiamo quando. Questo comport\u00f2 una drastica riduzione delle sue attivit\u00e0 economiche e commerciali: in un simile quadro non siamo in grado di dire quanto le scorrerie saracene siano state cruciali per la sua sparizione. La Novalesa fu sicuramente abbandonata: i monaci andarono prima a Torino e poi a Breme, in Lomellina. Anche qui per\u00f2 la cronaca di quegli avvenimenti fu redatta solo un centinaio di anni dopo. A Oulx \u00e8 documentata una situazione di abbandono ed \u00e8 possibile che i saraceni siano giunti fino a San Gallo. Anche qui per\u00f2 la cronaca di questo evento \u00e8 stata scritto solo molto tempo dopo e capire quanto ci sia di vero e quanto di fantastico \u00e8 difficile.<\/p>\n<p>In tutti questi casi stupisce l\u2019abilit\u00e0 e l\u2019adattabilit\u00e0 dimostrata dai saraceni, marinai impegnati in spedizioni attraverso passi e vallate alpine. Si sono avanzate le ipotesi pi\u00f9 disparate su questo argomento. Potrebbe anche essersi trattato di \u00abcomplici\u00bb locali, gente pratica di montagna che aveva fatto causa comune con i saraceni. Bande di delinquenti considerati saraceni ma che tali non erano, attive a taglieggiare pellegrini e commercianti.<\/p>\n<p>Altre fonti storiche indagate sono le liste vescovili. Alcuni di questi elenchi, riportanti i nomi dei vescovi, presentano vuoti negli anni in cui la presenza saracena fu pi\u00f9 forte. Qualcuno ha dedotto fossero dovute alla fuga davanti ai saraceni o allo spopolamento causato dalle loro razzie. Ma sono solo deduzioni, non abbiamo certezza storica di questi buchi; le ragioni possono essere molteplici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per quasi un secolo i pirati saraceni s&#8217;installarono stabilmente in Costa Azzurra. Da l\u00ec assaltarono le Alpi, saccheggiando monasteri e citt\u00e0. Una minaccia che si tramand\u00f2 per generazioni, fissandosi nelle tradizioni locali. Con il professor Aldo A. Settia proviamo a far luce su questa storia cos\u00ec controversa. Di Roberto Bamberga.<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":1092,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[56,58,65,64,59,57],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/MadridSkylitzesFol100vDetail.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/846"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=846"}],"version-history":[{"count":25,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/846\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1784,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/846\/revisions\/1784"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1092"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=846"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=846"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=846"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}