{"id":856,"date":"2018-03-16T15:51:11","date_gmt":"2018-03-16T14:51:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=856"},"modified":"2018-04-06T12:41:34","modified_gmt":"2018-04-06T10:41:34","slug":"storia-divulgazione-xxi-secolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/oltre\/storia-divulgazione-xxi-secolo\/","title":{"rendered":"Storia, storie e divulgazione: come si spiega la Storia nel XXI secolo?"},"content":{"rendered":"<h3>Da internet alle tv tematiche, dalle pubblicazioni locali a quelle scientifiche: come sbrogliare la matassa delle informazioni storiche? Lo chiediamo a Giuseppe Sergi, professore di Storia medievale all\u2019Universit\u00e0 di Torino.<\/h3>\n<h6>Di Roberto Bamberga<\/h6>\n<div id=\"attachment_1002\" style=\"width: 760px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1002\" class=\"wp-image-1002 size-full\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/ChristsCollege1903.jpg\" alt=\"\" width=\"750\" height=\"567\" \/><p id=\"caption-attachment-1002\" class=\"wp-caption-text\">Una lezione al Christ College, Nuova Zelanda, nel 1903 (via Wikimedia Commons).<\/p><\/div>\n<h3><\/h3>\n<h3>Facciamo ordine<\/h3>\n<p><strong>Storico locale, divulgatore e storico accademico. Volendo teorizzare il rapporto tra queste tre figure in una struttura ideale verrebbe da pensare che lo storico locale risponde a una <\/strong><strong>\u00abesigenza dal basso<\/strong><b>\u00bb (quella di un popolo o di un territorio che vuole fissare le proprie identit\u00e0 e tradizioni in una narrazione) e lavori per farla emergere. Lo storico accademico, nell\u2019immaginario\u00a0comune, si pone invece come <\/b><em style=\"font-weight: bold;\">auctoritas<\/em><b> in grado di valutare ci\u00f2 che pu\u00f2 avere o meno dignit\u00e0 di essere studiato e impostare i temi di una ricerca scientifica, mentre il divulgatore svolge una sorta di mediazione tra la ricerca scientifica e la curiosit\u00e0 o gli interessi dei lettori pi\u00f9 generalisti. \u00c8 uno schema superato, sempre che sia stato mai attuale?<\/b><\/p>\n<p>Lo schema e la tripartizione rispecchiano gran parte della produzione storiografica attuale, anche se ovviamente esiste qualche pubblicazione ibrida.\u00a0\u00c8 interessante notare che nella lingua inglese il verbo \u00abdivulgare\u00bb non esiste: i vocabolari suggeriscono \u00abspread\u00bb (cio\u00e8 spiegare) oppure addirittura \u00abpublish\u00bb (pubblicare), come se pubblicare fosse di per s\u00e9 raggiungere un pubblico pi\u00f9 largo rispetto agli specialisti.<\/p>\n<p>Lo storico locale ha di solito due difetti: scrive per amore delle sue terre (e il coinvolgimento emotivo non \u00e8 mai buona cosa nella ricostruzione storica) e non \u00e8 attrezzato \u2013 per strumenti e metodologia \u2013 come chi pratica la storia per professione. In nessuna altra scienza (neppure in altre scienze sociali come la sociologia e l\u2019antropologia) si pensa che chiunque possa scrivere con competenza senza una formazione di base. Anche per la storia vale l\u2019affermazione del virologo Roberto Burioni, che per le scienze \u00abdure\u00bb afferma che \u00abla scienza non pu\u00f2 essere democratica\u00bb.<\/p>\n<p>Il difetto della tripartizione presente nella domanda \u00e8 che si riferisce ai produttori di opere storiche, e non ai lettori: invece anche i lettori, i destinatari, sono da distinguere. Per chi si divulga? Per gli abitanti dei luoghi trattati o per presentare una regione a chi non la conosce? Per chi vuole saperne di pi\u00f9 su narrazioni ascoltate nell\u2019infanzia o per turisti? Per lettori forti \u2013 anche se non specialisti \u2013 o per chi ha alle spalle solo una base scolastica?<\/p>\n<p><strong>Quando la <\/strong><strong>\u00abnarrazione amatoriale<\/strong><strong>\u00bb della storia locale pu\u00f2 rappresentare una fonte per lo storico? Quali sono i consigli che si sente di poter dare a chi desiderasse svolgere una ricerca storica sul proprio territorio?<\/strong><\/p>\n<p>Le opere di storia locale sono preziose soprattutto per la conoscenza dei luoghi: \u00e8 in quelle pagine che gli storici possono trovare suggerimenti toponomastici a cui non \u00e8 facile arrivare per altra via. Non devono farsi scoraggiare dalle molte ingenuit\u00e0 che possono incontrare e cercare ci\u00f2 che serve. Il consiglio che si pu\u00f2 dare allo storico amatoriale \u00e8 quello di procurarsi una bibliografia aggiornata sui processi generali che attraversano ogni regione. Quell\u2019aggiornamento pu\u00f2 cambiare anche profondamente alcune interpretazioni di storia locale.<\/p>\n<p>Negli anni Novanta Luigi Bertotti, un farmacista che si dilettava da anni di storia locale, pur se in et\u00e0 avanzata decise di scegliersi come interlocutori i medievisti dell\u2019Universit\u00e0 di Torino e, soprattutto, attinse largamente alla biblioteca del Dipartimento di studi storici e scopr\u00ec, oserei dire \u00abcon gioia\u00bb, quali modifiche poteva apportare a una sua ricerca in corso sui conti di Valperga. Aveva tempo, la sua attivit\u00e0 amatoriale non gli imponeva scadenze, e cos\u00ec scopr\u00ec che cosa era feudale e che cosa non lo era, quali beni erano curtensi e quali no, si convinse che alcuni sviluppi non erano peculiarit\u00e0 del Canavese: e cos\u00ec produsse un libro molto bello, aggiornato ma non per questo meno affascinante per i suoi lettori locali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Contenuti per un pubblico pi\u00f9 ampio<\/h3>\n<p><strong>Anche agli storici specialisti accade di fare divulgazione. In quel caso quanto pesa l\u2019approccio metodologico o l\u2019appartenenza dello studioso a una <\/strong><strong>\u00abscuola<\/strong><strong>\u00bb (sempre che ancora ve ne siano) in un\u2019opera di largo consumo?<\/strong><\/p>\n<p>Le \u00abscuole\u00bb \u2013 che ci sono eccome, anche se i risultati scientifici tendono a convergere e sono raramente contrapposti \u2013 incidono poco sulla divulgazione. Il rimprovero che mi sento di fare a colleghi che divulgano \u00e8 che passano dalla prosa \u00abdi spiegazione\u00bb a quella \u00abdi narrazione\u00bb, allontanando troppo i lettori da una quota di \u00abpresa diretta\u00bb con i risultati della ricerca e rinunciando a combattere gli stereotipi sul passato. L\u2019accademico che divulga spesso \u00e8 ipercorrettivo rispetto alla sua attivit\u00e0 normale, scrive come immagina si debba scrivere per un pubblico largo. Forse ci\u00f2 avviene per la pressione degli editori, ma anche per decisioni spontanee.<\/p>\n<p>Mi occupo da decenni \u2013 prima come condirettore e ora come coordinatore di redazione\u00a0\u2013 del mensile \u00abL\u2019Indice dei libri del mese\u00bb: le recensioni meno riuscite sono quelle degli accademici che pensano, data la sede, di scrivere \u00abda giornalisti\u00bb. Il risultato \u00e8 migliore quando continuano a fare il loro mestiere limitandosi a eliminare le componenti iniziatiche della loro prosa.<\/p>\n<blockquote><p>Anche per la storia vale l\u2019affermazione del virologo Roberto Burioni, che per le scienze \u00abdure\u00bb afferma che \u00abla scienza non pu\u00f2 essere democratica\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_988\" style=\"width: 938px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-988\" class=\"size-full wp-image-988\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Philo_mediev.jpg\" alt=\"\" width=\"928\" height=\"858\" \/><p id=\"caption-attachment-988\" class=\"wp-caption-text\">Lezione, secolo XIV (via Wikimedia Commons)<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La storia vende: in campo editoriale \u00e8 argomento risaputo. Collane e riviste dedicate al grande pubblico riempiono gli scaffali di edicole e librerie. Quello che per\u00f2, a prima vista, pu\u00f2 sembrare un grande flusso di informazioni spesso si rivela essere o una costante riproposizione del medesimo argomento (penso ai nazisti e ai faraoni, per dirne due) o un appiattimento al gossip storico. Condivide questa valutazione oppure ritiene che anche questo genere di pubblicazioni possano comunque servire a mantenere i riflettori accesi sulla grande storia da parte di un pubblico il pi\u00f9 ampio possibile, anche al prezzo di una semplificazione?<\/strong><\/p>\n<p>Condivido senz\u2019altro questa valutazione. Tutta la cultura \u2013 ma la storia in particolare \u2013 deve a mio avviso fornire strumenti e non solo soddisfazioni. Rispetto ai \u00abriflettori accesi\u00bb su conoscenze di quart\u2019ordine preferisco i riflettori spenti: le informazioni sbagliate fanno pi\u00f9 danni dell\u2019ignoranza. \u00c8 meglio \u00absvegliarsi\u00bb di fronte a conoscenze che sorprendono piuttosto che continuare a cullarsi in illusioni del sapere che derivano da frammenti di conoscenza acquisiti nelle scuole elementari. Per esempio le manifestazioni in costume, accettabili come puro divertimento, non fanno compiere nessun progresso culturale e hanno spesso il difetto di rendere pi\u00f9 indelebili gli errori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Tra tv e internet<\/h3>\n<p><strong>Storia e televisione: le sottoporrei due casi particolari e a volte, parrebbe, antitetici: Rai Storia e History Channel. Un suo giudizio. <\/strong><\/p>\n<p>History channel \u00e8 sopravvalutata. Anni fa accettai l\u2019incarico di rivedere la traduzione italiana di una puntata sulla \u00abvita in un castello medievale\u00bb: mi trovai di fronte a tutti, proprio tutti i luoghi comuni sul Medioevo, finii con il riscrivere il testo. In Rai Storia c\u2019\u00e8 di tutto: ogni tanto credo ci sia la volont\u00e0 di far sentire gi\u00e0 \u00aba casa\u00bb lo spettatore, di gratificarlo con informazioni che, almeno sommariamente, sente come gi\u00e0 familiari. Ma non mancano prodotti di qualit\u00e0.<\/p>\n<blockquote><p>Purtroppo i miei studenti meno bravi erano proprio quelli che avevano amato la storia a scuola, prima dell\u2019universit\u00e0. Perch\u00e9 avevano amato una storia-racconto, fatta di date, battaglie, trattati e personaggi isolati: una storia lontana dalla grande storia aggiornata e che insegna anche poco.<\/p><\/blockquote>\n<p><b>Internet \u00e8 un vastissimo archivio di materiali: da una parte si ha l\u2019impressione di una totale perdita di ogni principio di <\/b><em style=\"font-weight: bold;\">auctoritas<\/em><b>, visionando il mare magnum di testi e video su cui \u00e8 possibile inciampare. Dall\u2019altro\u00a0invece rappresenta, agli occhi dei divulgatori, una grande risorsa. Archivi aperti di riviste specializzate e video o interviste a storici autorevoli a portata di mano. Certo, aumentando il numero di informazioni aumenta anche il pericolo di scivoloni. Come cambia il lavoro dello storico nell&#8217;epoca\u00a0dell\u2019open source?<\/b><\/p>\n<p>Sul tema dell\u2019<em>auctoritas<\/em> insisteva, giustamente, Umberto Eco. Chi legge libri sa che i loro contenuti sono stati sottoposti al vaglio di case editrici come Einaudi e Laterza (per fare solo due esempi fra tanti), chi accede a internet \u00e8 in un certo senso disarmato, deve fidarsi solo di se stesso. E non ci si deve guardare soltanto da siti scopertamente dilettanteschi, ideologici e spesso deliranti: Wikipedia per il Medioevo mette in circolo informazioni vecchie e per lo pi\u00f9 sbagliate, e non si pu\u00f2 chiedere agli storici di professione di investire tempo per metterci mano. Curiosamente il divulgatore che vuole ricorrere alla comodit\u00e0 di internet deve essere molto pi\u00f9 colto e preparato del divulgatore di un tempo, solo cos\u00ec pu\u00f2 evitare gli scivoloni.<\/p>\n<p>Discorso differente \u00e8 quello dell\u2019open source, che \u00e8 in parte il presente e certamente il futuro della ricerca: qui si riconoscono le sedi accreditate, non \u00e8 diverso dal lavorare sul cartaceo.<\/p>\n<div id=\"attachment_1003\" style=\"width: 460px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1003\" class=\"size-full wp-image-1003\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Wiki_I_Want_You_For_Wiki.jpg\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"620\" \/><p id=\"caption-attachment-1003\" class=\"wp-caption-text\">Banner \u00abI Want You for Wiki\u00bb di Ventdorage (via Wikimedia Commons).<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>\u00abIl percorso \u00e8 arduo\u00bb<\/h3>\n<p><strong>Uso pubblico della storia: la storia continua, come da sempre, a essere trascinata per il bavero sul tavolo dell\u2019attualit\u00e0 e della discussione politica. Se nello scorso decennio i temi erano quelli delle foibe e dei <\/strong><strong>\u00abmanuali scolastici di sinistra<\/strong><b>\u00bb oggi il trend porta direttamente alla caduta dell\u2019Impero romano e alle invasioni barbariche. Tuttavia, seppur chiamato in causa, il ruolo dello storico nell\u2019agone\u00a0mediatico pare relegato in secondo piano, mentre il centro della scena \u00e8 dedicato a opinionisti (politici<\/b> <strong>e non) o a divulgatori non accademici. Qual \u00e8 la sua posizione su un argomento cos\u00ec spinoso? <\/strong><\/p>\n<p>La storia fatta di opinioni, e non di prove, \u00e8 nociva. Avviene di assistere a dibattiti in cui dicono la loro uno storico di livello mondiale e un uomo di spettacolo, con un conduttore che alla fine sentenzia \u00ababbiamo ascoltato due opinioni, il pubblico pu\u00f2 farsi una sua idea\u00bb. Quando avviene \u2013 e avviene \u2013 si tocca veramente il fondo. In particolare \u00e8 pericoloso il frequente ricorso a \u00abidentit\u00e0 inventate\u00bb, non importa se di nazioni o di minoranze. Propongo un esempio banale ma efficace: nessuno che debba sottoporsi a un\u2019operazione chirurgica si metterebbe nelle mani di un dilettante.<\/p>\n<p><strong>Alla luce di quanto detto in precedenza quale futuro si aspetta per la narrazione storica?<\/strong><\/p>\n<p>Come detto prima, preferisco la spiegazione alla narrazione. Purtroppo i miei studenti meno bravi erano proprio quelli che avevano amato la storia a scuola, prima dell\u2019universit\u00e0. Perch\u00e9 avevano amato una storia-racconto, fatta di date, battaglie, trattati e personaggi isolati: una storia lontana dalla grande storia aggiornata e che insegna anche poco. Tuttavia mi rendo conto che una quota di narrazione \u00e8 necessaria perch\u00e9 aggancia la curiosit\u00e0 e prepara la strada all\u2019interpretazione. Il percorso \u00e8 arduo.<\/p>\n<p>Una volta affermato il ruolo della storia come \u00abscienza sociale del passato\u00bb bisogner\u00e0 che si lasci agli storici professionali il compito di fare ricerca e si formi una categoria di divulgatori che professionalizzino la loro attivit\u00e0: a loro non si chiede di entrare negli archivi e di schedare fonti, ma di leggere opere aggiornate e di scrivere in modo chiaro e accessibile. E, inoltre, di non assecondare soltanto gusti che nel pubblico si suppone gi\u00e0 ci siano, ma di far leva sulla meraviglia rispetto a scoperte che sorprendono: chi non \u00e8 contento di apprendere che le corazze romane non avevano forma anatomica, che il vassallo non si inginocchiava davanti a colui che lo investiva di un feudo o che l\u2019economia medievale non si fondava sul baratto?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da internet alle tv tematiche, dalle pubblicazioni locali a quelle scientifiche: come sbrogliare la matassa delle informazioni storiche? Quale modo di divulgare \u00e8 corretto e quale no? Lo chiediamo a Giuseppe Sergi, professore di Storia medievale all\u2019Universit\u00e0 di Torino. Di Roberto Bamberga.<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":988,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[60,88,89,78,90],"acf":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Philo_mediev.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/856"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=856"}],"version-history":[{"count":24,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/856\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1175,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/856\/revisions\/1175"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media\/988"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=856"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=856"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=856"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}