{"id":977,"date":"2018-03-26T08:00:12","date_gmt":"2018-03-26T06:00:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/?p=977"},"modified":"2019-09-26T18:51:29","modified_gmt":"2019-09-26T16:51:29","slug":"conti-gli-anni-piombo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/oltre\/conti-gli-anni-piombo\/","title":{"rendered":"I conti con gli Anni di piombo"},"content":{"rendered":"<h2>Intervista a Gianni Oliva, autore di <em>Torino anni di piombo<\/em> e <em>Il caso Moro<\/em> (Edizioni del Capricorno, 2018).<\/h2>\n<h6>di Roberto Bamberga<\/h6>\n<div id=\"attachment_1012\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1012\" class=\"wp-image-1012\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Ettore-Amerio-fotografato-dalle-BR.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"567\" \/><p id=\"caption-attachment-1012\" class=\"wp-caption-text\">Ettore Amerio fotografato dalle BR durante il sequestro. Da <a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/torino-anni-di-piombo-gianni-oliva\/\">\u00abTorino Anni di piombo. 1972-1982\u00bb<\/a>.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Complicit\u00e0<\/h3>\n<p><b>\u00abNon ho mai tirato molotov, non ho mai usato spranghe, non mi sono mai scontrato con la polizia, ma ho sperato anch\u2019io\u00a0che le BR ce la facessero a sequestrare l\u2019Avvocato\u00bb. Questa \u00e8 una delle frasi forti che caratterizzano la postfazione del suo libro Torino anni di piombo. Partiamo da qui: centinaia di persone oltre a lei avrebbero potuto sottoscrivere una simile dichiarazione, oggi abbastanza scioccante. Come era percepito veramente il terrorismo da universitari e operai?<\/b><\/p>\n<p>In quegli anni ero studente universitario e poi insegnante. Non ero pi\u00f9 un ragazzino, avevo tra i venti e i venticinque anni. Ricordo benissimo che nei primi tempi le Brigate Rosse hanno suscitato molta simpatia, perch\u00e9 facevano esattamente quello che si scandiva nei cortei. Frasi come \u00abattento poliziotto \u00e8 arrivata la compagna P38\u00bb erano gridate durante le manifestazioni; quando qualcuno impugn\u00f2 veramente le pistole trov\u00f2 intorno a s\u00e9 un clima favorevole, una certa forma di solidariet\u00e0 che non deve stupire.<\/p>\n<p>Anzi, le BR trovarono una solidariet\u00e0 pi\u00f9 generica nel mondo studentesco e una pi\u00f9 complice in quello operaio, basti pensare che i nomi di quadri o capiturno colpiti dalle loro pallottole arrivarono alle orecchie dei terroristi da indicazioni interne alle fabbriche. Gli operai della FIAT Mirafiori legati alle Brigate Rosse si contarono a decine: erano attivisti, non semplici informatori.<\/p>\n<p>Politicamente parlando, in un\u2019atmosfera un po\u2019 malata quale quella di quei giorni, qualcuno veramente pensava che la rivoluzione fosse alle porte e di conseguenza le prime azioni delle BR, a quanti la pensassero in quel modo, non potevano che fare piacere.<\/p>\n<p><strong>Si trattava quindi di un nesso pi\u00f9 profondo che la semplice condivisione di una base culturale comune. <\/strong><\/p>\n<p>Io parlerei di complicit\u00e0 intellettuale e morale insieme. E l\u2019ho scritto in questo testo [<em>Torino anni di piombo, N.d.R<\/em>]. Noi studiamo la Storia per fare in modo che certe cose non ricapitino, questo secondo me \u00e8 il senso della Storia. Ma cosa non dovrebbe ricapitare? Non tanto i forni crematori o i gulag, quello che pi\u00f9 mi preoccupa \u00e8 una certa compiacenza riscontrabile nell&#8217;opinione pubblica dell&#8217;epoca in tutti quei casi, la credibilit\u00e0 data da popoli e comunit\u00e0 a personaggi rivelatisi poi criminali. Questo \u00e8 ci\u00f2 che non dovrebbe mai pi\u00f9 accadere.<\/p>\n<p>Secondo me i conti con le Brigate Rosse e con tutto il terrorismo italiano degli anni Settanta sono stati fatti sul piano giudiziario, su quello fattuale, ma non sul piano morale. Collusioni, complicit\u00e0, silenzi e indulgenze: quante volte ci siamo sentiti dire, in quegli anni, che le BR erano poi, in fondo, \u00abcompagni che sbagliano\u00bb? Oppure quante altre volte ci \u00e8 risuonato nelle orecchie lo slogan \u00abn\u00e9 con le BR n\u00e9 con lo Stato\u00bb?<\/p>\n<p>Su questo campo vale la pena parlare degli anni di piombo, proprio per sottolineare le fragilit\u00e0 e la lentezza con cui si \u00e8 preso coscienza che i brigatisti non erano altro che criminali, gente che in nome del proletariato uccise al novanta per cento proletari. In questo senso trovo inverosimile come alcuni atenei invitino gli ex brigatisti a parlare, perch\u00e9 a mio giudizio sono e restano dei criminali. Non basta essere in buona fede per stare dalle parte giusta.<\/p>\n<blockquote><p>Vale la pena ricordare come prese avvio anche un clima di forte violenza verbale, per nulla diverso \u2013 tra l\u2019altro \u2013 da quello a cui assistiamo oggi. \u00c8 importante sottolinearlo perch\u00e9 quindici o vent\u2019anni fa non esisteva pi\u00f9, era sparito dal dibattito politico.<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Queste \u00abzone grigie\u00bb dell\u2019opinione pubblica degli anni Settanta, questa complicit\u00e0 intellettuale \u00e8 qualcosa che spesso manca nelle ricostruzioni, dove pi\u00f9 che altro si sottolinea la paura respirata nelle citt\u00e0 italiane.<\/strong><\/p>\n<p>Sono passati quarant\u2019anni e per come viene trattato l\u2019argomento a scuola \u2013 quando viene trattato \u2013 \u00e8 gi\u00e0 tanto sapere cosa siano state le Brigate Rosse. Proprio per questo, anche in seguito ad alcune reazioni che i libri hanno suscitato, stiamo lavorando con alcuni esponenti del mondo scolastico torinese per invitare nelle scuole le vittime del terrorismo. Abbiamo bisogno che le persone gambizzate dalle Brigate Rosse o da Prima Linea possano finalmente prendere la parola e raccontare ai ragazzi cosa sia stato il terrorismo.<\/p>\n<p>Un po\u2019 come si \u00e8 fatto, fino a qualche anno fa, con i deportati nei campi di concentramento o con i partigiani. L\u2019argomento poi suscita l\u2019interesse dei pi\u00f9 giovani; l\u2019ho notato durante le presentazioni, dove il pubblico era molto eterogeneo.<\/p>\n<div id=\"attachment_1010\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1010\" class=\"wp-image-1010 size-large\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Angelo-azzurro-1024x578.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"578\" \/><p id=\"caption-attachment-1010\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;Angelo Azzurro dopo il rogo. Da <a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/torino-anni-di-piombo-gianni-oliva\/\">\u00abTorino Anni di piombo. 1972-1982\u00bb<\/a>.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Il clima del terrorismo<\/h3>\n<p><strong>Tornando alla postfazione del libro, un\u2019altra frase che evidenzierei \u00e8 \u00abil problema \u00e8 ricostruire il semplicismo di quegli anni, la facilit\u00e0 con cui si \u00e8 varcata la soglia tra la protesta e il crimine. Chi pensa ai terroristi come a personaggi pervenuti alla scelta delle armi dopo un percorso lacerante di approfondimento e di valutazione sbaglia\u00bb. Visto con gli occhi di oggi il passaggio tra protesta e crimine sembra un gradino enorme ma lei, per gli anni Settanta, fa intendere invece il contrario, delinea un rapporto pi\u00f9 stretto. Cosa vuol dire? La societ\u00e0 italiana di allora era pi\u00f9 violenta? O semplicemente \u00e8 cambiata la nostra percezione o la nostra \u00ababitudine\u00bb alla violenza?<\/strong><\/p>\n<p>Il clima politico era molto diverso. L\u2019Italia degli anni Cinquanta e Sessanta era un Paese in forte mutazione genetica: nel giro di dieci o undici anni dalla tradizionale realt\u00e0 contadina sorse una nuova nazione industriale, contraddistinta da grandissimi consumi. Di conseguenza la morale e i costumi cambiarono profondamente, altrettanto velocemente. Noi che quegli anni li abbiamo vissuti eravamo diversi, anche solo rispetto ai nostri fratelli maggiori.<\/p>\n<p>Nel 1968 avevo sedici anni ed ero al liceo Gioberti di Torino, dove si contavano quattrocento studenti. Met\u00e0 di questi, io compreso, erano militanti di qualche organizzazione: Potere Operaio e poi Lotta Continua; furono anni di grande fermento, di cambiamenti radicali nei costumi e di liberazione sessuale. Quello che la mia generazione si aspettava era che la politica assecondasse l\u2019onda progressista che ormai invadeva e animava il Paese, ma questo \u2013 per varie ragioni \u2013 non avvenne. La bomba di piazza Fontana fu un punto di non ritorno: fu percepita come un attacco, da parte di alcuni apparati dello Stato, contro il cambiamento, un atto di forza contro lo sviluppo democratico.<\/p>\n<p>In pi\u00f9, con le lotte del 1969 sal\u00ec alla ribalta una classe operaia nuova, innervata da immigrati del Sud al lavoro sulle catena di montaggio, stretta tra lo squallore della vita di fabbrica e le difficolt\u00e0 nel trovare un alloggio decente; poveri che nelle nostre citt\u00e0 vivevano a stretto contatto con i ricchi e i loro status symbol. Il risultato fu una forte frizione sociale. Dall\u2019incrocio di questi due filoni, quello politico e quello sociale, sorse la mescola da cui si gener\u00f2 il terrorismo rosso. Ma non solo. Vale la pena ricordare come prese avvio anche un clima di forte violenza verbale, per nulla diverso \u2013 tra l\u2019altro \u2013 da quello a cui assistiamo oggi. \u00c8 importante sottolinearlo perch\u00e9 quindici o vent\u2019anni fa non esisteva pi\u00f9, era sparito dal dibattito politico.<\/p>\n<div id=\"attachment_1011\" style=\"width: 760px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1011\" class=\"wp-image-1011\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Assalto_banco_napoli_1982-copia-1024x645.jpg\" alt=\"\" width=\"750\" height=\"473\" \/><p id=\"caption-attachment-1011\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;assalto alla filiale del Banco di Napoli, in via Rosolino Pilo angolo via Domodossola. Da<a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/torino-anni-di-piombo-gianni-oliva\/\"> \u00abTorino Anni di piombo. 1972-1982\u00bb<\/a>.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Eppure gli anni Settanta furono comunque anni di trasformazione e innovazione.<\/strong><\/p>\n<p>Certamente. La realt\u00e0 continu\u00f2 a evolvere anche durante la stagione degli Anni di piombo. Nel 1978, anno del sequestro Moro, la fabbrica era gi\u00e0 cambiata rispetto alla fine degli anni Sessanta; il mondo e la societ\u00e0 anche. Nella scuola, per fare un esempio, nel 1968 avevamo gi\u00e0 le classi miste, ma durante l\u2019intervallo i maschi stavano da una parte della classe e le femmine dall\u2019altra. Nel 1977 questo non esisteva pi\u00f9. La cattedra sulla pedana alta, simbolo dell\u2019autoritarismo contro cui si lott\u00f2 nel 1968, nel 1977 era gi\u00e0 un ricordo.<\/p>\n<blockquote><p>La macelleria che accadde a Torino io a quei tempi non l\u2019avevo capita, non mi ero reso conto avesse raggiunto tali proporzioni.<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Torino durante gli anni di piombo \u00e8 stata pi\u00f9 volte descritta come una citt\u00e0 grigia, cupa e impaurita. Sottoscrive?<\/strong><\/p>\n<p>Onestamente no. Perlomeno, io non la percepivo cos\u00ec. Certo, molto faceva l\u2019abitudine: ci eravamo abituati ai controlli, specialmente girando per Torino la sera tardi o di notte, c\u2019era parecchia polizia. Soprattutto in centro, dove erano tanti, tantissimi i cortei. Ma eravamo abituati anche a questo, quindi ci pareva normale. Quello che si percepiva, in certi momenti, era la rabbia. Quella s\u00ec, era tangibile. Durante i cortei, negli slogan che si scandivano, passavano messaggi di grande violenza. Quando mi \u00e8 capitato di lavorare a questi libri\u00a0mi sono reso conto della distanza tra ci\u00f2 che \u00e8 accaduto e quella che era la mia percezione. La macelleria che accadde a Torino io a quei tempi non l\u2019avevo capita, non mi ero reso conto avesse raggiunto tali proporzioni.<\/p>\n<div id=\"attachment_1013\" style=\"width: 1034px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1013\" class=\"size-large wp-image-1013\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Torino14-Bassignana-copia-e1520339408754-1024x751.jpeg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"751\" \/><p id=\"caption-attachment-1013\" class=\"wp-caption-text\">3 luglio 1969, scontri in corso Traiano (Archivio Storico della Citt\u00e0 di Torino). Da<a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/torino-anni-di-piombo-gianni-oliva\/\"> \u00abTorino Anni di piombo. 1972-1982\u00bb<\/a>.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Con gli occhi di oggi<\/h3>\n<p><strong>Domanda banale ma obbligata: si pu\u00f2 abbozzare un confronto tra il terrorismo degli anni Settanta e quello di oggi? Mi incuriosiscono, in questo senso, le reazioni della societ\u00e0 civile alla violenza terroristica. Confrontando i titoli dei giornali di allora con quelli di oggi si ha il sospetto che quella in cui viviamo noi sia una societ\u00e0 pi\u00f9 paranoica di quanto non sia stata quella degli anni Settanta. \u00c8 un\u2019impressione erronea?<\/strong><\/p>\n<p>La differenza di fondo, oltre al fatto che questo \u00e8 un terrorismo internazionale e quello un terrorismo interno, \u00e8 che il terrorismo di oggi mira ad abbattere tutta la struttura della societ\u00e0 occidentale. Allora si trattava di distruggere il potere all\u2019interno della societ\u00e0, cambiare chi dominava la societ\u00e0: era un conflitto politico e ideologico. Per quanto riguarda la societ\u00e0 civile sicuramente oggi \u00e8 riscontrabile una psicosi assente nelle reazioni della societ\u00e0 civile degli anni Settanta. Quello che \u00e8 accaduto in piazza San Carlo a Torino non sarebbe accaduto allora, perch\u00e9 questa paranoia \u00e8 figlia del tipo di attentati portati avanti dal terrorismo islamico, ben diversi da quelli caratterizzanti il terrorismo rosso. Le BR uccidevano un obiettivo, realizzavano omicidi <em>ad personam<\/em>; non si sarebbero mai messi a sparare contro una piazza inerme. Certo, di vittime casuali ce ne furono anche allora, ma si trattava di morti accidentali, come quelle che capitano durante i \u00abregolamenti di conti\u00bb tra gang mafiose. Il terrorismo islamico \u00e8 completamente diverso da questo punto di vista.<\/p>\n<p>Un\u2019analogia per\u00f2 \u00e8 l\u2019atteggiamento della gente. Anche il terrorismo islamico ha dei complici, le sue fila si sono ingrossate di sottoproletari frustrati e di fior di laureati (nelle universit\u00e0 occidentali) volati in Siria per combattere sotto la bandiera dello Stato islamico. Quel sentimento che negli anni Settanta aveva portato a simpatizzare per le BR in certe aree si ripropone nei confronti di chi va a combattere contro l\u2019Occidente. Di nuovo si mette in moto il medesimo meccanismo. Allora fu la societ\u00e0 civile a schierarsi, isolando i terroristi e chiudendo ogni spazio a posizioni intermedie: o con noi o con i terroristi. Oggi \u00e8 pi\u00f9 difficile che questo possa accadere, considerando il terreno internazionale su cui il terrorismo \u00e8 dislocato.<\/p>\n<p><b>Torniamo agli anni di piombo per un\u2019ultima domanda. Fin da subito, a partire dal momento delle prime indagini e dai processi, il terrorismo degli anni Settanta \u00e8 stato \u00abarricchito\u00bb da dietrologie. Alcune, molto longeve, sono ripetute ancora oggi, in un tam tam durato quarant\u2019anni. Come si pone lei davanti a questo fenomeno? <\/b><\/p>\n<p>Le dietrologie nascono spesso dalla incapacit\u00e0 di capire e servono ad accontentare i nostri schemi, le nostre aspettative. Ma nulla di pi\u00f9: con le dietrologie non si fa avanzare la ricerca. Ci sono stati in quegli anni degli schemi mentali per cui il potere era considerato subdolo, capace di organizzare tutto nel dettaglio entrando nella coscienza e nella vita delle persone. Le dietrologie sugli anni di piombo si generarono da quelle convinzioni.<\/p>\n<p>Ma la Storia \u00e8 fatta molto pi\u00f9 di smagliature che di grandi progetti geometrici. Prendiamo per esempio l\u2019omicidio Moro, una miniera per le dietrologie. Chi di fatto uccise Moro furono le Brigate Rosse e non altri. Che poi qualcuno sia stato contento che il sequestro fosse finito in quel modo questo \u00e8 probabile, che qualcun\u2019altro a rapimento avvenuto ne abbia incoraggiato l\u2019esito anche, ma non che la CIA abbia armato le BR o tantomeno che vi fu lo zampino dei servizi italiani. Anche gli aspetti pi\u00f9 misteriosi (come il ritrovamento del memoriale Moro nel covo in via Montenevoso, a Milano, dodici anni dopo la perquisizione fatta dalle forze dell\u2019ordine) sono pi\u00f9 imputabili all\u2019inefficienza che a un lucido progetto oscuro.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/torino-anni-di-piombo-gianni-oliva\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1205 size-medium\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/oliva-gianni-torino-anni-di-piombo-300x400-274x300.png\" alt=\"\" width=\"274\" height=\"300\" \/><\/a> <a href=\"http:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/product\/il-caso-moro-gianni-oliva-edizioni-del-capricorno\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1206 size-medium\" src=\"https:\/\/www.edizionidelcapricorno.it\/chirone\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/gianni-oliva-il-caso-moro-300x400-275x300.png\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Gianni Oliva, autore di Torino anni di piombo e Il caso Moro (Edizioni del Capricorno, 2018). 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