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Magie dell’Alta Provenza
16 Marzo 2018

Un viaggio tra borghi sospesi sulle colline, ulivi e altipiani di lavande: un itinerario incantevole per scoprire la Provenza.

di Annalisa Porporato, Franco Voglino & redazione Chirone

 

Proporre un itinerario in Alta Provenza vuol dire attraversare due territori geograficamente ben distinti. Il primo si snoda lungo la valle della Durance, caratterizzata dal corso del fiume che qui è già ampio e inserito all’interno di una vallata molto larga, racchiusa da due lati scoscesi che delimitano l’altopiano del Pays de Forcalquier. Mentre sui due altopiani a farla da padrone è la lavanda, lungo la Durance è l’ulivo la coltivazione principale.

Forcalquier (foto di Annalisa Porporato e Franco Voglino).

 

Da Sisteron a Mane

La «Porta della Provenza» è Sisteron. Un luogo, abitato fin da prima dell’arrivo dei romani, caratterizzato dalla Citadelle militare e dalle rocce della Baume. Tra le sue case si apre un dedalo di vicoli, mentre i punti scenografici non si contano.

Attraverso una strada panoramica si raggiunge Lurs, borgata di quattrocento anime. L’ingresso al borgo vero e proprio passa al di sotto del Beffroi – la torre dell’orologio con un campanile in ferro battuto – e introduce nelle viuzze selciate che portano alla chieda parrocchiale del IX secolo in stile romanico-provenzale, più volte rimaneggiata.

Molto più recente è invece la chiesa di Notre-Dame de Provence, a Forcalquier, edificata nel 1875 in stile neobizantino. La chiesa è immersa in un parco pubblico che si stende proprio sulla cima della collina su cui poggia il borgo. Da qui si gode di una visuale mozzafiato sui dintorni, mentre ogni domenica, alle 11.30, un carillon manuale composto da quindici campane fa risuonare la sua voce.

Sulla sommità di un’altra collina poco distante si stende il piccolo borgo di Mane. Un grappolo di case raccolte intorno al castello, che veglia sull’abitato dalla sommità del rilievo.

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Da Manosque a Oppedette

Manosque è invece un centro urbano nettamente più grande, con i suoi 22 000 abitanti. Il centro storico si presenta ancora raccolto all’interno delle mura medievali, in un susseguirsi di vicoli e piazzette che appaiono a sorpresa. Meravigliano le porte d’accesso originarie, come la Porte de Soubeyran del XIII-XIV secolo, cui venne aggiunto un campanile nel 1830, e la Porte de la Saunière del XIV secolo. Qui nacque e morì Jean Giono (1895-1970), uno dei più noti scrittori francesi del Novecento: Manosque ne serba la memoria conservandone la casa e altri ambienti a lui familiari.

Il borgo di Oppedette si presenta invece a chi arriva da Reillanne e Vachères come una nave incagliata tra i monti, isolato su alte falesie scavate. La strada da percorrere è molto spettacolare, con una grandiosa vista su vallate e monti lontani. Da qui si raggiunge Simiane-la-Rotonde, passando, dalle gole selvagge e gli altipiani boscosi, alla più classica delle cartoline della Provenza: gli altipiani della lavanda! Il borgo, circa cinquecento abitanti, è issato su una collina e domina il territorio circostante. La visuale dalla balconata del mercato coperto, risalente al XV secolo, è impagabile.

Banon (foto di Annalisa Porporato e Franco Voglino).

 

Banon

Proseguendo attraverso i campi di lavanda si giunge a Banon, altro borgo arroccato. Per accedere alla sua parte più antica è ancora oggi necessario oltrepassare l’antico portale d’ingresso risalente al XIV secolo. Scalinate e passaggi portano quindi all’Hotel-Dieu, antico ospedale del 1850, e alla sommità della collina, ornata da una chiesa edificata sulle rovine dell’originaria cappella del castello. Ma non ce ne voglia la storia, Banon è famosa soprattutto per il delizioso formaggio di capra AOC, che a metà stagionatura viene strofinato nel pepe e immerso nell’acquavite, per poi essere avvolto in foglie di castagno e legato con fili rafia, per completare l’affinamento in vasi di terracotta.

Vuoi approfondire? Clicca qui.

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