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Moncenisio: un valico verso l’Europa
2 Aprile 2019

Percorrendo la Strada Reale della Val Cenischia si arriva a Moncenisio, un piccolo villaggio ricco di storia, sull’antica via dei pellegrini tra la Novalesa e il Moncenisio. Alcuni itinerari per conoscere meglio uno dei luoghi più attraversati nella storia europea.

di Gabriella Rinaldi

La storia del comune è strettamente legata a quella del Colle del Moncenisio che divenne nel XVI secolo una via di primaria importanza per i rapporti commerciali tra Italia e Francia, conosciuta con il nome di via franchigena. Il valico fu attraversato da Pipino il Breve nel 754, quindi da Carlo Magno e poi, possesso dei Savoia, da Enrico IV diretto a Canossa nel 1076; un secolo dopo in ritirata, vi passa Federico Barbarossa. Dal 1860 al 1947 delimitò la linea di confine.

Moncenisio

Uno scorcio di Moncenisio. Da «25 luoghi imperdibili per le vacanze in montagna» di Gabriella Rinaldi.

Dove siamo

Moncenisio, insieme ai comuni di Novalesa, Venaus, Giaglione e Mompantero, si trova in una valle laterale della Val Susa, la Val Cenischia che mette in comunicazione la Val di Susa con la Maurienne, o valle dell’Arc, in Francia, ed è attraversata dal torrente Cenischia. Risale da Susa verso nord ovest stretta fra le pendici boscose del Monte Giusalet e la bastionata rocciosa che scende dal Rocciamelone . Oltre Molaretto la valle volge più a ovest supera un alto gradino e si allarga in ripiani prativi che salgono al Lago e al Colle del Moncenisio.

Tra i più piccoli comuni italiani

Moncenisio è il comune più alto della Val Cenischia e uno dei più piccoli d’Italia. Fino al 1940 portò il nome di Ferrera Cenisio. Dalla fine degli anni sessanta, a seguito della costruzione della grande diga del Moncenisio, ha perso il suo nome originario diventando Comune di Moncenisio. Si sviluppa sul corso del torrente Cenischia e attorno alla chiesa parrocchiale San Giorgio. Qui da ammirare i tre altari lignei. Di fronte alla chiesa il monumentale frassino che la tradizione popolare identifica con l’Albero della Libertà, piantato dopo l’occupazione francese del 1794. Il centro storico del paese è caratterizzato dalla presenza di diverse meridiane. Poco fuori dal borgo centrale, immersi in un bosco di larici, il Lago Grande e il Lago Piccolo.

val cenischia

La Val Cenischia. Da «25 luoghi imperdibili per le vacanze in montagna» di Gabriella Rinaldi.

 

I Marrons

Dal 1500 circa il Moncenisio diventa il più importante valico delle Alpi Occidentali e i suoi frequenti viandanti hanno bisogno, durante il tragitto, di pernottare, di ferrare i cavalli e di procedere allo smontaggio delle carrozze a Novalesa per proseguire lungo le impervie mulattiere che transitando da Ferrera raggiungevano il valico per scendere a Lanslebourg. Nel piccolo paese di Ferrera, nel 1800 si contano ben quattro alberghi e proprio di Ferrera sono molte delle guide e portatori che accompagnano i viandanti attraverso il Moncenisio. Tali portatori avevano il nome di “marrons” ed erano uomini che, dietro lauti compensi, provvedevano al trasporto di persone e materiali attraverso il valico utilizzando muli e rudimentali portantine: le “ramasses”, rozze e robuste slitte, il cui nome deriva dal fatto che anticamente queste slitte erano semplicemente dei fasci di rami. Le tariffe dei trasporti erano decise ad anni alterni dai sindaci di Novalesa e di Lanslebourg, mentre il numero dei portatori dipendeva dal peso da distribuire che, per persone particolarmente corpulente, arrivava anche a dodici uomini.

La costruzione nel 1806 della Strada Napoleonica, oggi SS25, ha segnato il declino della Val Cenischia. I suoi abitanti per qualche tempo furono impegnati nella costruzione della strada, ma presto dovettero ripiegare alla pastorizia o, nei tempi moderni, all’emigrazione a valle.

Moncenisio

Il campanile di Moncenisio. Da «25 luoghi imperdibili per le vacanze in montagna» di Gabriella Rinaldi.

 

Un itinerario in auto al Colle del Moncenisio

Da Moncenisio si raggiunge la SS25 e la si percorre verso il Colle del Moncenisio. Superata la borgata di Bar Cenisio si raggiunge il confine italo-francese. Il brullo pianoro di San Nicolao conduce alle “scale del Moncenisio”, una serie di stretti tornanti che costeggiano la diga e portano al valico: un’ampia conca colmata dalle acque del lago artificiale, una specie di fiordo nordico incastonato ai piedi del Rocciamelone, una delle prime cime delle alpi scalate dall’uomo per motivi religiosi. In epoca medievale Roero d’Asti salì la cima di 3500 metri per assolvere un voto.  Si costeggia il lago (1974 m) e si raggiunge il colle (2083 m). Da qui la strada con ampi tornanti scende verso Lanslebourg e la valle dell’Arc in Francia. Intorno al lago si possono fare innumerevoli passeggiate.

Le scale del Moncenisio. Da «25 luoghi imperdibili per le vacanze in montagna» di Gabriella Rinaldi.

 

L’Anello Moncenisio – Susa

Da Moncenisio si imbocca la strada antica che scende con ripidi tornanti verso Novalesa. Il paese, dalla caratteristica architettura alpina, si sviluppa principalmente lungo la Via Maestra.  Da vedere la chiesa parrocchiale di Santo Stefano, del XVI secolo, che ospita al suo interno alcune preziose tele cinque-settecentesche. Nell’adiacente cappella della Confraternita del Santissimo Sacramento è ospitato il Museo di Arte Religiosa Alpina. Interessante la casa degli Affreschi ex locanda medioevale con un doppio ambiente interno ben conservato. Si prosegue sulla strada fino a Venaus, paese agricolo frazionato in borgate montane che conservano edifici rurali del secolo XVI-XVII. Un ciclo di affreschi del XVI secolo sono conservati nella parrocchiale dei Santi Biagio e Agata. Si giunge quindi a Susa, città romana, che merita una visita approfondita. Lasciata l’auto nel grande piazzale di fronte alla stazione, si segue la pedonale via Roma  su cui si affacciano la chiesa di Santa Maria del Ponte e il Museo Diocesano di Arte Sacra.

Si segue la riva del fiume fino a piazza Savoia dove a sinistra si entra nel centro storico. Si arriva alla cattedrale di San Giusto costruita tra il 1012 e il 1029, con la bella piazzetta e porta Savoia, simbolo della città. Proseguendo nel parco si raggiunge il celebre arco di Augusto rivestito da blocchi di marmo bianco tratto dalle vicine cave di Foresto. Poco oltre il castello della contessa Adelaide, una delle primissime residenze sabaude. Si continua fino alle terme Graziane, due arcate monumentali di un acquedotto che portava l’acqua alla città romana. Si sale lungo la via Assietta alla chiesa di Santa Maria delle Grazie e si prosegue a sinistra fino all’anfiteatro romano. Datato intorno al II secolo d.C. ha forma ellittica con una lunghezza di 37 metri, per le gradinate sfrutta la pendenza della montagna. Scendendo su via delle Grazie si giunge alla chiesa di San Francesco, edificata nel 1244. Lungo via Rosaz si arriva in via Palazzo di Città presso la chiesa di San Carlo. A destra si raggiunge la torre civica e la casa dei Bartolomei, quindi si ritorna all’auto. Da Susa s’imbocca la SS25 del Colle del Moncenisio e dopo circa 4 km si giunge al comune di Giaglione sparso in borgate con case rurali in pietra e legno. La parrocchiale di S. Vincenzo sorge in posizione isolata (frazione Sant’Andrea) su un panoramico poggio che domina la Valle di Susa ed è sede del Museo di Arte Sacra. Si ritorna quindi sulla SS25 che sale con ripide svolte e si addentra a mezza costa nella Val Cenischia. Si supera Molaretto, quasi a picco sul fondovalle, e poco dopo una diramazione a destra conduce a Moncenisio.

Moncenisio

Il borgo di Moncenisio. Da «25 luoghi imperdibili per le vacanze in montagna» di Gabriella Rinaldi.

 

A Giaglione

Con l’auto da Moncenisio si raggiunge la SS25, quindi verso Susa e poco oltre Molaretto si percorre la strada che si dirama sulla destra verso la Val Clarea e raggiunge in breve il bel pianoro di San Giacomo dove si lascia l’auto. Da qui si prosegue sulla strada asfaltata per un corto tratto e, salendo leggermente a destra, si raggiunge l’inizio del sentiero che costeggia il Canale Maria Bona, una delle grandi opere di idraulica della storia. I progetti per la costruzione risalgono al 1200, ma solo nel 1458 le pareti della ‘Gran Rotsa’ furono vinte e l’acqua arrivò ad irrigare i territori di Giaglione. Il nome deriva dalla nobile giaglionese Maria Bona che con una sua donazione permise l’inizio dei lavori. Il canale le è stato dedicato nel 1914. Il sentiero costeggia il canale, interamente scavato nella roccia, per una lunghezza di cinquecento metri circa e ne percorre tutta la lunghezza. Poi prosegue fino al lago artificiale al fondo della valle.

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